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Il lettore di impronte digitali - Ewa Lipska,Marina Ciccarini - ebook

Il lettore di impronte digitali

Ewa Lipska

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Curatore: Marina Ciccarini
Editore: Donzelli
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
Cloud: Scopri di più
Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 527,65 KB
Pagine della versione a stampa: 95 p.
  • EAN: 9788868436391

€ 9,99

Punti Premium: 10

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Gaia la libraia

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Un verso randagio vagabonda nella materia oscura della carta. Non ha padroni. L’autore l’ha lasciato in balìa del destino. Orfano di parole. A volte i versi sono come cani abbandonati che abbaiano alla poesia. Vincitrice di numerosi premi letterari nazionali e internazionali, Ewa Lipska è considerata la più grande poetessa polacca vivente. Tradotta in oltre venti lingue, tra le quali inglese, francese, tedesco, russo, danese, ebraico e spagnolo, è autrice anche di testi in prosa, canzoni e opere teatrali. Questa raccolta affronta un tema molto caro alla poetessa, il paradosso degli esseri umani, condannati all’impossibilità di comprendere loro stessi e il mondo enigmatico in cui vivono. La solitudine dell’individuo diventa ancora più evidente nell’era di internet, nella quale una rete sembra unire «i nostri file virtuali di corpi», dove «ci baciamo con miliardi di bocche», mentre in realtà emerge drammaticamente l’impossibilità di un incontro tangibile e autentico. La realtà virtuale è una metafora eccellente della nostra condizione esistenziale, poiché simula una realtà effettiva che è dato conoscere solo in minima parte e nella quale l’unico modo per avere certezza di ciò che siamo è rappresentato dalle nostre impronte digitali. Anche l’amore, inteso come «luogo che non c’è, ma che sento», è un frammento sfuggente di una vita che sembra essere una «forte misura preventiva contro la morte», scorrendo lungo l’asse temporale del ricordo e della memoria. La caducità e l’inafferrabilità della vita corrispondono all’impossibilità di rispondere alle domande pregnanti dell’esistenza, perché non sappiamo neanche «se è la storia che ha creato noi/ o se abbiamo creato noi la storia./ Se siamo solo l’eco/ di un cuore altrui». Il paradosso e la metafora sono gli strumenti retorici con cui la Lipska costruisce il proprio corpo poetico, creando un universo complesso nel quale gli elementi scavalcano le usuali categorie di tempo e di modo e dove il tempo diventa dilatato e reversibile. I versi della poetessa «come cani che abbaiano alla poesia», in maniera straziante pongono il lettore, «orfano di parole», di fronte all’assurdità dell’esistenza umana e lo accompagnano in un viaggio di consapevolezza la cui meta finale è guardare se stessi, «dritti nell’abisso».
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    alida airaghi

    24/02/2017 07:06:51

    Questa raccolta definisce già dall’originalità del titolo (ammiccante sia al genere poliziesco, sia all’attualità informatizzante) il carattere razionale, ironico e definitorio di queste poesie. Del cui stile possiamo dire subito che si manifesta coerentemente secco, asseverativo, puntuale in tutto il libro, scandito com’è da una paratassi rigorosa, frasi nominali, eccedenza di punti fermi, assenza di metafore e scarsa aggettivazione. In questo suo poetare lontano da ogni retorica e sentimentalismo, vicino invece a una sobria e severa narratività, non troviamo però nessuna indulgenza verso il didascalico, anche quando l’ammonimento etico è prevalente. Lo sconcerto della poetessa di fronte all’irrazionalità dell’esistenza, alle crudeltà della storia umana, è la cifra più evidente del suo messaggio poetico: «Il mondo / in cui vivevamo / si chiamava Rebus / e se ne infischiava delle nostre domande», «Non andrà diversamente. / Sarà così come è stato». L’età contemporanea, dominata dal «dio di Internet», assediata da un ipertecnicismo disumanizzante, dalla finanziarizzazione degli scambi interpersonali, ci costringe a un solipsismo senza scampo. Qualsiasi gesto affettuoso, lo stesso desiderio di innamorarsi risultano bloccati da una rigidità impaurita: «Incombe un amore gelido. / Un tempo friabile sotto cui si spacca il ghiaccio». Nella mancanza di riferimenti culturali o etici, nell’anarchia delle direttive ideologiche, passato e futuro si confondono, fisica cosmologica e quantistica si contraddicono, e l’apocalisse ambientale incombe come uno spettro. Ewa Lipska tuttavia non pare né spaventata né rassegnata: denuncia lo stato attuale delle cose con analitico realismo, con asciutta consapevolezza, come in questo conclusivo appello al mondo: «A volte sei bello. Un vestito cosmico. //… Qualcuno prevede sempre la tua fine. / Non hai parenti stretti. A chi / lascerai tutto questo? Pianeti ficcanaso / forse ne avrebbero voglia».

  • Ewa Lipska Cover

    è nata nel 1945 a Cracovia, dove risiede. Le sue raccolte poetiche, molto note in patria e all’estero, sono tradotte in numerose lingue. Ha iniziato a pubblicare versi nel 1967 e da allora la sua attività non si è mai interrotta, neppure negli anni più difficili della storia polacca. È autrice di testi di canzoni famose, di un romanzo (Sefer), di feuilleton, di prose poetiche e poesie in prosa. Nel 2016 ha debuttato come sceneggiatrice e, nello stesso anno, Il lettore di impronte digitali (Donzelli) è stato tra i finalisti del prestigioso premio letterario Nike. Approfondisci
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