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Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Edizione: 6
Anno edizione: 2003
Pagine: 209 p.
  • EAN: 9788807016196

Recensioni dei clienti

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    giorgio g

    31/05/2016 08.59.19

    Ho tenuto fede al mio proponimento e ho riletto, a distanza di una dozzina d'anni, il libro con il quale Simonetta Agnello Hornby fece il suo trionfale esordio nella narrativa. Le mie impressioni di allora sono confermate: è senza dubbio il suo migliore libro. La storia di Adriana Mangiaracina, vedova dell'avvocato Orazio Alfallipe, del figlio Gianni con la moglie Anna Chiovaro, della figlia Lilla con il marito dottor Gian Maria Bolla e dell'altra figlia Carmela con il marito Massimo Leone si interseca in un groviglio inestricabile con quella di Maria Rosalia Inzerillo intesa la Mennulara. Ma è tutta la gente del paese di Roccacolomba a fare da contrappunto alla storia, come il coro in una tragedia greca. Non manca neppure la mafia, questa eterna presenza della Sicilia, rappresentata da don Vincenzo Ancona, che ha " la sicurezza di chi sa di essere nel pieno diritto di fare come gli aggrada". La frase che ho trovato nel libro e che, a mio parere, meglio rappresenta il carattere degli isolani è: "l' abilità a dissimulare i propri pensieri e sentimenti che i siciliani si bevono col latte materno". Una rilettura davvero fruttuosa!

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    Gianfranco

    30/05/2016 14.14.44

    Tutto sommato è un buon libro, la scrittura è gradevole e la trama è ben intrecciata. Da siciliano, ho apprezzato la conversazione tra il presidente del circolo agricolo e il giovane idealista comunista, in cui il vecchio aristocratico borghese espone con malinconia i tratti peculiari della sicilianita' che da un lato stigmatizza, ma dall'altro si rende conto della loro ineluttabilità, cadendo nell'ossimoro di desiderare un cambiamento culturale ma incapace di adeguarvisi restando prigioniero delle rigide consuetudini sociali, che come catene invisibili obbligano i siciliani ad un frustante quanto necessario conformismo. Vorrei infine far notare quella ritengo una imprecisione; nel racconto si fa riferimento alla raccolta delle mandorle nel periodo compreso tra la tarda primavera e l'estate, ma le mie reminiscenze collocano tale raccolta dopo ferragosto in apertura del trittico comprendente anche uva e olive.

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    Silvia

    30/01/2008 10.42.42

    Libro scritto magistralmente, che mi ha fatto conoscere una Sicilia che non sapevo, personaggi ben delineati e veri nei sentimenti che esprimono, nelle esistenze che vivono. Emozionante in ogni suo capitolo. Bellissimo!

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    Newe

    28/08/2007 11.37.44

    Ben scritto e scorrevole!

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    Paola1977

    05/05/2007 14.34.47

    Dov'è il "divertimento maestoso" di cui parla Busi????? Bella mossa pubblicitaria per un libro che al massimo mi ha strappato qualche sorriso (tiratissimo). Mi sembra che l'autrice abbia cercato di copiare autori che,prima di lei,hanno eletto la Sicilia come fulcro delle loro storie,ma non basta essere siciliani (o mezzi siciliani...) per saper raccontare la Sicilia. Niente di originale.

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    cri

    09/04/2007 15.17.20

    In poche pagine tutta la Sicilia della fine degli anni cinquanta , primi anni sessanta del 900.La povertà, il profondo classismo che diventa discriminazione e abuso nei confronti dei più deboli e, in particolare, delle donne. Donne obbligate all'ignoranza, crude e indurite dalla vita che , riescono ,però , a trasmettere i valori dell'onestà, della dignità e del rispetto. Uno spaccato di vita ironico e amaro ma caldo come il sole che sembra di sentirsi addosso quando si leggono le descrizioni dei pomeriggi di Roccacolomba.

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    giulietta

    09/12/2006 10.58.14

    Il libro è fantastico, scritto molto bene, avvincente...geniale!Mi spiace se qualcuno non lo ha apprezzato, è vero che da leggere "c'è tanto", e forse è questa cosa che può turbare... Superconsigliato!

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    Maria Luisa Sotgiu

    13/05/2006 22.45.42

    Ho terminato oggi di leggere “La Mennulara”, di Simonetta Agnello Hornby, edito da Feltrinelli: sono stupita della bravura dell’autrice di aver saputo scrivere un romanzo della Sicilia degli anni 50-60, della vita di paese, della gente di quell’epoca, della vita di una “crìata” , (serva), riuscendo ad attirare l’interesse del lettore con la caratteristica del genere “noir”. La figura della protagonista principale del romanzo, Maria Rosalia Inzerillo, detta la Mennulara, ovvero raccoglitrice di mandorle (lavoro che svolgeva da giovinetta), nasconde dei segreti che si intuiscono fin dall’inizio, ma non si riesce a capire esattamente quali siano e il lettore prosegue a leggere avvinto dalle vicende che si susseguono, per riuscire a capire che cosa nasconde la cameriera-padrona, la cameriera che ha dedicato la sua vita alla famiglia di Orazio Alfallipe, l’avvocato che lei ha amato, e dal quale è stata riamata. Una donna che si è comportata con il padrone come una donna innamorata, aspettando che lui si pentisse di essersi allontanato per seguire i capricci di un’amante, aiutandolo a catalogare i reperti antichi ritrovati negli scavi, imparando a studiare i segreti della ceramica greca, a capire la musica che a lui piaceva tanto; aiutandolo infine a salvaguardare il patrimonio della famiglia, che senza la sua amministrazione si sarebbe perso. La figura di questa donna è stata descritta con rispetto, con amore, con pietà per i dolori che ha dovuto subire nel corso della sua vita: da giovanissima quando subì uno stupro da parte del figlio del capomafia della zona, fino alla sua morte. Il linguaggio è particolare: nei dialoghi si sente il modo di parlare dei siciliani. Il libro merita piena votazione. Maria Luisa Sotgiu

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    stefania

    07/03/2006 14.00.39

    Il libro l'ho letto così come si beve una medicina, proprio perché me l'aveva regalato un'amica che ne era rimasta entusiasta. Noioso, provinciale, stupido e scritto male. Improbabile in tutte le sue sfaccettature e anch'io come qualcun altro che ha lasciato qui il suo commento ho trovato eccessivo il commento il Aldo Busi , che lo definisce "un divertimento maestoso", non è divertente ne tantomeno maestoso anzi proprio mediocre.

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    xxx

    23/02/2006 22.00.05

    Lo stile della narrazione ricorda le telenovele, ed il dramma interiore di Maria Rosalia Inzerrillo, viene svelato al lettore che ha la pazienza di raggiungere la lettura degli ultimi capitoli. S.A. Hornby attraverso una trama fitta ma spesso noiosa, riesce a costruire con abile pazienza l'interesse nei confronti del suo personaggio " LA MENNULARA". Il volume in mio possesso, edito dalla Feltrinelli, era corredato di fascetta verde chiaro con sopra stampata la seguente frase : " Un divertimento maestoso." Aldo Busi. Mi sembra davvero troppo per un testo che considero poco più che mediocre.

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    Carla

    27/01/2006 22.41.36

    Ho "conosciuto" l'autrice tramite una intervista radiofonica su una piccola emittente locale cuneese che ha nel proprio palinsesto un programma fantastico che parla di libri "Il posto delle parole". Ho letto "La zia Marchesa" e sono corsa a cercare il precedente libro. Molto bello! La figura della Mennulara è descritta molto bene e soprattutto il piccolo paese che ruota attorno al mistero della sua vita. Stupendo! Da leggere tutto di un fiato!

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    Barbara

    18/03/2005 18.46.46

    Uno spaccato della remota Sicilia, e di una donna meravigliosa.....che prende forma dalla parole della gente... bellissimo. Consigliatomi e consigliato.

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    maria rosa giannalia

    04/02/2005 23.23.59

    Di scritture sulla Sicilia e i siciliani ce ne sono parecchie, molte sono di alto livello perchè penetrano l'essenza della sicilianità. Cosa che invece questo libro è molto lontano dal fare. Anche se l'autrice si sforza di penetrare in quell'essenza, c'è un eccessivo indulgere alla "costruzione" narrativa. L'architettura del racconto è sapientemente commerciale, l'autrice sa a quale pubblico rivolgersi. Ma non è certo quello che ama immergersi nella scrittura non per evadere ma per restare e conoscere. Questa assai improbabile Mennulara avrebbe potuto vivere dappertutto tranne che in Sicilia.Anche la lingua utilizzata non ha il coraggio dell'ambiente che descrive: qualche parola qua e là per dare colore, ma non troppo, altrimenti i lettori potrebbero irritarsi!. Buono da leggere in treno in alternativa a qualche giallo pocket.

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    SergioPicariello

    15/12/2004 12.32.19

    Veramente un pastrocchio, sono pienamente d'accordo con ant. Una storiella senza gloria; poche idee per un dejà-vù frammentato e molto noioso, inspiegabilmente preceduto da una massiccia campagna pubblicitaria. Mi guarderò bene dal leggere "La zia Marchesa".

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    alessandra

    09/11/2004 09.56.26

    veramente un bel libro, che resterà nella mia memoria, lo consiglio a tutti

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    luciano

    30/10/2004 14.44.08

    Tra i grandi romanzi sulla Sicilia (Verga, De Roberto, Capuana, Tomasi di Lampedusa) e questo c'è la stessa differenza che esiste tra un dipinto e la sua copia in puzzle. Il dipinto esprime la bellezza, la poesia, l'armonia come le ha viste ed espresse il genio del pittore. Il puzzle si compone di tanti frammenti troppo lucidi che mettono in risalto solo le linee di congiunzione e ne tradiscono la natura di prodotto industriale, asettico, costruito, freddo, artificiale, che vorrebbe riprodurre le emozioni del dipinto di cui è copia ma non ci riesce. Tra 50 anni questo romanzo, frutto di un paziente lavoro di tavolino ma in cui non esiste il minimo pathos, sarà stato triturato dal tempo e dimenticato, mentre i grandi romanzi di cui sopra brilleranno per sempre nel firmamento della letteratura. Ma il cruccio maggiore è che coloro che lo trovano incantevole non conoscono nè De Roberto nè gli altri. Ma così va il mondo.

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    ant

    11/10/2004 21.14.30

    Non so come si fa a definire un capolavoro un "pastrocchio" come questo, mi ricorda i peggiori libri di bevilacqua e busi

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    ALESSANDRA

    06/09/2004 09.46.10

    SPLENDIDO, LO CONSIGLIO A TUTTI!

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    massimo notari

    10/06/2004 23.20.30

    s t u p e n d o

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    Laura Vinti

    30/04/2004 10.00.53

    Una grande figura di donna, cui fa da sfondo un'umanità descritta con affetto, acume e ironia, senza tacerne le meschinità né tantomeno i piccoli gesti di eroismo quotidiano e misconosciuto. Leggo che le sono stati contestati i cliché sulla Sicilia, forse a ragione, forse a torto, non so. Dal romanzo esce una figura di donna talmente potente, convincente e toccante, che poco importa se il mafioso abbia o meno i tratti consunti dell'uomo d'onore tante volte propinatici. Da leggere, più volte.

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