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P. Nasone Ovidio

Anno edizione: 1994
Formato: Tascabile
Pagine: 2 voll., 1024 p.
  • EAN: 9788817129763

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    Dario Rivarossa

    05/02/2000 18.49.55

    Se per Aristotele la "forma" era la perfezione dei "corpi", per Ovidio è il contrario. Tutte le cose, inclusi gli Dei, sono "corpora": forme visibili, palpabili, in cui l'essenza coincide con il "phainomenon". Piante, animali, rocce sono ("signa tene") la "fissazione" (come la ripetizione di comportamenti psicopatologici, secondo Freud; come -- per chi ci crede -- i fantasmi) di drammi (spesso stupri, o amori proibiti) che la Storia non ha saputo risolvere. Gli "antichi" ("memorant", "ferunt") furono geniali nel condensare riflessioni acute sulla Storia in immagini colte al volo tra le forme, i colori, le dinamiche naturali. Altrettanto lo è Ovidio, che sfrutta le caratteristiche della lingua latina per accostare le parole in un ordine espressivo, più che sintattico. Nella descrizione delle metamorfosi, la materia in movimento si traduce in tocchi di stile. [Non assegno il voto massimo a causa della traduzione, che non ha quasi errori, ma che perde molti elementi preziosi nel desiderio di essere discorsiva, magari per i giovani (anche se poi utilizza arcaismi)].

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