Traduttore: P. Parnisari
Editore: Feltrinelli
Edizione: 4
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
In commercio dal: 5 giugno 2013
Pagine: XXXI-72 p., Brossura
  • EAN: 9788807900198
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Descrizione
"Immaginate un uomo, accanto al quale sta stesa su un tavolo, la moglie suicida che qualche ora prima si è gettata dalla finestra. L'uomo è sgomento e ancora non gli è riuscito di raccogliere i propri pensieri... Ecco, parla da solo, si racconta la vicenda, la chiarisce da se stesso". Così Dostoevskij presenta al lettore il proprio racconto: 'fantastico' perché registra come sotto dettatura i pensieri che si svolgono nell'interiorità dell'uomo, ma anche estremamente 'reale' nella sua verità psicologica. Passando attraverso vari sentimenti spesso contraddittori, prima discolpandosi, quindi accusando, dandosi spiegazioni che si riveleranno fasulle, il protagonista giunge a poco a poco alla verità. Introduzione di Paolo Di Stefano.

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Recensioni dei clienti

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    Egome

    03/12/2018 09:13:59

    Il protagonista è un uomo non più giovane, con un’esperienza traumatizzante ed avvilente alle spalle (cacciato via dall’esercito per codardia), costretto per poter sopravvivere economicamente a gestire un banco dei pegni. Ed è li che conosce Màr’ja, sedicenne, orfana, povera, ospitata non proprio amorevolmente dalle zie… La sposa: non è amore, ma desiderio di colmare una solitudine, sfruttando una compagna da ‘assoggettare’ alla sue esigenze, alle sue regole…Non sarà così: la giovane non è tipo da sottomissione, rivendica la sua presenza, vuole un ruolo che il marito non riesce a darle, ‘si vendica’ inscenando un flirt con un avventore occasionale che si illude di conquistarla. Ma lei, nonostante l’apparente disponbilità iniziale, lo respinge , vuole solo ‘vendicarsi’ di quel marito così estraneo, così lontano, che però ha assistito alla scena del mancato tradimento. Il finale è tragico, perché lui . non corrisposto, si innamora sempre di più di questa fanciulla, mai conquistata ed ora anche malata. Il gesto estremo di lei (suicidio) lo lascia attonito, pieno di rimorsi, di dubbi, di domande e soprattutto di solitudine … Detta così può apparire la solita vicenda di cronaca (da cui in realtà prende spunto il racconto): ciò che fa la differenza è l a narrazione in prima persona del protagonista, che si rivolge direttamente alla gente, al lettore per esternare a qualcuno il grande dolore che lo affligge, per narrare la sua tragedia, solo , vicino al corpo della moglie ormai morta. E qui Dostoevskij ti coinvolge, ti affascina, come se anche tu fossi vicino a quel letto di morte e al protagonista …

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    Filippo Giordano

    03/07/2018 23:17:57

    Lungo monologo di un marito scioccato dal suicidio della moglie per troppo tempo dallo stesso esiliata in casa a causa di un precedente tentativo di evasione di quest’ultima da una condizione di sudditanza economica e assenza di affetto. Una riflessione allucinata che vorrebbe essere un tentativo di discolpa ma che pian piano serve a far prendere coscienza al marito della propria meschinità. Una colpa che troppo tardi gli fa rendere conto che in futuro egli pagherà con la stessa moneta inflitta in passato alla moglie : un destino di inconsolata solitudine.

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    Elisabetta

    22/09/2016 17:25:52

    Un uomo ferito, umiliato e profondamente fragile, che farà del proprio ottuso orgoglio l'arma di un improbabile riscatto per un passato doloroso che continua a tormentarlo. La negazione del proprio sentire più autentico (seppur assai controverso) come baluardo verso il prossimo e in modo particolare verso se stesso e la donna che, dopo accurato e inquietante calcolo, sceglierà in moglie. Una ragazza 'mite' e altrettanto fragile, perfetto strumento di questa assurda e malata convinzione di poter ottenere amore dall'altro senza dare niente in cambio oltre al quotidiano distacco e alla continua indifferenza. Pur nell'atto estremo della moglie fanciulla, chi dei due personaggi principali sia poi ad aver maggiormente fallito è difficile a dirsi. La mite, con la sua rinuncia alla vita ma pur sempre con il suo definitivo e inequivocabile rifiuto a far rivivere un amore ormai impossibile? Oppure l'uomo, pur sempre vivo ma irrimediabilmente sconfitto per la propria incapacità di dare e quindi meritare il bene dell'altro? Ancora una volta un meraviglioso racconto dai temi quanto mai delicati e scioccanti. Un monologo interiore degno del miglior Dostoevskij che, con la consueta irruenza e passionalità, ci fa vivere il delirio di questo essere sconfitto e disperato. Un uomo sopraffatto dalle proprie incertezze, incapace di vivere il presente se non lasciandosi soffocare da un passato che non lascerà alcuno spazio per un futuro. Se, come me, pensate che, di fronte a Dostoevskij e Tolstoj, tutto impallidisca, allora leggete 'La Mite', perché non mancherà di commuovervi.

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