Molto forte, incredibilmente vicino

Jonathan Safran Foer

Traduttore: M. Bocchiola
Editore: Guanda
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 28 gennaio 2016
Pagine: 351 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788823514423
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Descrizione
A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: "C'è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo". È l'11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all'enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l'incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    D.

    07/11/2018 16:44:14

    Una scrittura fuori dal comune per raccontare una tragedia fuori dal comune. Emozionante.

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    stefano

    26/10/2018 07:02:09

    Un romanzo sicuramente spiazzante. Una storia rischiosa per il soggetto trattato. Un bambino cerca disperatamente un senso alla perdita violenta del padre. L'11 settembre, rimane una data spartiacque per gli americani. Foer scrive con l'anima, mostrando un lato empatico della sua arte. Non scivola mai nella piaggeria, nel melodrammatico, nello stupido. Un bambino è alla ricerca di un rapporto umano che lo ponga al centro del mondo, che gli apra delle possibilità certe per comprendere il motivo per cui suo padre e altre duemila persone hanno perso la vita. Una chiave per sbloccare le paure che lo attanagliano. Intorno, si muovono figure malinconiche perse nei loro passati drammatici. Eppure, in tutte loro, Foer fa emergere la speranza di farcela, di uscire fuori dalle sconfitte della vita, in una New York tramortita e sognante.

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    Ilaria

    23/09/2018 17:14:59

    Oskar è un bambino geniale e diverso di 9 anni , molto addolorato per aver perso il papà nell'attacco alle Torri Gemelle. Lui è stato l'ultimo ad averne ascoltato la voce disperata e custodisce nel cuore questo grande segreto. Ossessionato da una chiave ritrovata nello studio di suo padre intraprenderà una ricerca di molti mesi percorrendo le strade di New York! Tra le delusioni e qualche picco d' entusiasmo non si accorgerà di aver conosciuto la storia di molte persone che contribuiranno alla sua guarigione emotiva. Si intreccerà alla sua vita la storia forte dei suoi nonni sopravvissuti ad un altro traumatico attacco civile. Ed emergeranno con potenza le cicatrici della sofferenza! Nonostante alcune pagine abbiano faticato a catturare la mia attenzione le altre sono state un tripudio di riflessioni ed emozioni. La realistica confusione che affolla la mente di un bambino sofferente è perfettamente rappresentata dall'autore. Questo è molto più che un semplice libro è un viaggio nella mente di Oscar!le immagini che più l'hanno colpito sono presenti, rappresentate, fotografate e riprodotte nel libro.. è un libro interattivo come solo la mente di un bimbo geniale può essere!

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    Ilaria

    23/09/2018 10:34:43

    una tragedia dei nostri tempi vista e raccontata con gli occhi di un bambino, un bambino forte che ha perso il padre a causa dell'11 settembre. Una lettura davvero piacevole che può essere leggera ma al tempo stesso fa riflettere. Non il solito racconto tragico sull'attentato ma una storia davvero originale.

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    Michela

    20/09/2018 18:53:45

    Molti scrittori contemporanei hanno affrontato il crollo delle torri gemelle e le conseguenze nel mondo occidentale, tra questi Jonathan Safran Foer è stato in grado di elaborare una storia nella quale il lutto per la perdita si presenta in così tante sfaccettature. Tutti i personaggi del libro hanno perso qualcuno a loro caro e sono alla ricerca di un modo per superare il dolore. Oskar, un bambino autistico di dieci anni il cui padre muore l’11 settembre, trova una misteriosa chiave e comincia la ricerca di una serratura che possa riportargli un pezzettino di quell’uomo tanto amato. La storia di Oskar si intreccia a immagini tratte da riviste e fotografie, e a due lunghe lettere scritte dai suoi nonni, in cui ricordi della seconda guerra mondiale fanno luce sulle loro scelte di vita. È un romanzo agrodolce, in cui spesso si sorride e più spesso si scuote la testa, capace di farci riflettere sulla morte e sulle sue conseguenze.

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    Valeria

    18/09/2018 20:53:38

    Meraviglioso, coinvolgente, emozionante, a volte fa sorridere, ma il più delle volte è un pugno nello stomaco. Il dolore del piccolo Oskar, che cerca in tutti i modi qualcosa che gli permetta di rimanere vicino al padre che non c'è, arriva dritto al cuore. Nel leggere le vicissitudini di Oskar e dei personaggi che lo circondano mi sono emozionata, volevo leggere tutto subito ma al tempo stesso volevo rimanere il più possibile tra quelle pagine. L'ho finito da poco e già mi manca, consigliatissimo.

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    Saby

    18/09/2018 15:29:30

    Libro che racconta il dramma di un figlio dopo la morte improvvisa del padre per gli attentati dell'11 settembre. Mette in risalto i sentimenti del bambino, la rabbia, la paura, il senso di colpa, la voglia di ricercare una motivazione per questa morte. Ricerca una cosa ma ne trova un' altra, la serenità.

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    Monica

    18/09/2018 09:13:34

    Il libro parla delle vicende di un bambino che ha perso il padre nel crollo delle torri dell'11 settembre. Trovando tra le sue cose una busta con un nome e una chiave, decide di trovare la serratura, in una specie di ultimo gioco col genitore. La trama non è delle più complicate, ma la lettura è piacevolissima. Ho trovato questo libro emozionante, a tratti struggente, a tratti divertente, a tratti molto tenero. Scritto in modo per certi versi innovativo, è un continuo flusso di coscienza, ma il flusso di coscienza di un bambino, quindi non difficile nè noioso, anzi. Si passa da frammenti di conversazioni, a ricordi, a quelle che lui chiama "invenzioni"(... una cosa che tutti conosciamo, per dirla alla Oskar Schell). Inoltre, nella sua impresa, il piccolo Oskar ci porta a spasso per i 5 distretti di New York facendoci viaggiare e rivedere posti bellissimi, specialmente se, come nel mio caso, abbiamo visitato da poco la grande mela.

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    Michela

    17/09/2018 22:22:06

    Questo libro parla di un bambino, Oskar, che perde suo padre nell'attentato alle torri gemelle dell'11 settembre. Oskar ritrova una chiave in un vaso blu, con su una scritta "Black". Cosa vorrà dire? Forse suo padre gli ha lasciato un messaggio prima di morire? Oskar decide, quindi, di mettersi alla ricerca di tutti i Black presenti a New York per avere notizie della serratura che la sua chiave apre. Ma non stará solo cercando di trattenere suo padre un altro po', non riuscendo a lasciarlo a andare? Io vi posso solo dire che ho riscoperto uno stile di scrittura che amo in questo autore, è il suo primo romanzo che leggo e ne vorrei leggere tutti gli altri. (Che ovviamente non posso non procurarmi al più presto). Non è solo una storia di perdita, è soprattutto una storia di incontri, di crescita, di consapevolezza. Di conoscenza di se. Scava nell'animo del bambino che è in noi. Parallelamente c'è un'altra storia, quella della nonna di Oskar e del nonno che il bambino non ha mai conosciuto. È, quindi, anche una storia di amore, non di coppia ma di amore allo stato puro. Se siete molto sensibili, piangerete in vari momenti di questo libro. Se non lo siete, piangerete comunque. Perché bisogna prendere atto di una semplice cosa: questo libro scava dentro, questo libro tocca, questo libro comunica, scuote. E come ogni cosa che scuote, lascia tracce. Questo libro emoziona. Non perdetevi l'occasione di provare almeno un'emozione: leggetelo

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    Meriam

    17/09/2018 16:29:20

    Libro bellissimo, il film quasi altrettanto

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    Alessandro

    03/05/2018 15:12:52

    Safran Foer, in questa sua opera seconda, ci prende per mano e ci porta per le strade di New York insieme a Oskar, un bambino di 9 anni che ha perso il padre nell'attentato alle Torri Gemelle e che ne cerca assiduamente le tracce partendo da una chiave e un nome. Lo scrittore americano ritorna sui temi di "Ogni cosa è illuminata", guardandoli da un'altra prospettiva, in una particolarissima elaborazione del lutto. Foer sa come mantenere l'attenzione del lettore, muovendolo al riso e al pianto nello spazio di poche pagine. Ancora una volta gioca su diversi piani temporali, affidandosi alle lettere dei nonni che, unite al racconto di Oskar, permettono l'avanzamento della trama e l'analisi dei rapporti familiari. È un libro in grado di fare male, di commuovere e lasciare un senso di tristezza, ma è un libro anche necessario, che si eleva tra le opere post-11/9 per la capacità di raccontare il macrocosmo della tragedia comune attraverso la storia della tragedia personale. Se già dopo il suo primo romanzo, Safran Foer aveva dimostrato di essere di essere una delle stelle più splendenti del panorama letterario mondiale, con quest'opera (in attesa di leggere "Eccomi") dimostra di poter lasciare un segno in tutta la letteratura contemporanea.

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    Vincx

    27/02/2018 18:01:14

    L’idea di romanzo incentrato su un bimbo che elabora faticosamente e in maniera personale e strampalata il lutto per la perdita del padre nel crollo delle torri l’undici settembre mi sembrava uno spunto convincente per avvicinarmi ad un autore che non conoscevo seppur molto celebrato. In effetti, ho trovato Foer uno scrittore molto capace ed estroso. Ma ho finito per ricavare l’impressione (irritante) che scrivere questo romanzo gli deve essere costato una fatica enorme, impantanato costantemente in espedienti estranei allo sviluppo della trama per tergiversare e differire il climax. Insomma, il romanzo delude per via di un ritmo blando, di una trama stagnante e di uno stile virtuoso che finisce per appesantire anziché sostenere la lettura. Se avete i miei stessi gusti, vi servirà molta tenacia e spirito stoico per finire di leggerlo.

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    Alinghi

    23/02/2018 14:09:03

    A tratti veramente molto forte, commovente, triste...architettura non facile da comprendere nell'immediato, protagonista amabile. Restio a leggere libri con bambini protagonisti e narranti, è stato una bella sorpresa. Non il libro perfetto ovviamente, ma sicuramente un buon libro. Può piacere come non piacere, libro atipico, non mi stupiscono i giudizi negativi

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    n.d.

    31/10/2017 23:52:53

    autore sempre all'altezza, dal romanzo anche il film

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    marcello

    30/11/2016 08:31:27

    Qualche apprezzabile sprazzo di lucidità, tanto 11 settembre vissuto con angoscia e disperazione, storia non conclusa di una chiave e tanto tanto nulla per me non comprensibile con tutta la dedizione possibile

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    angelo

    12/10/2016 08:52:13

    Ingredienti: un nonno problematico e tormentato alla ricerca di un figlio mai conosciuto, un ragazzo curioso ed empatico alla ricerca del padre morto l'11/9, una chiave ed un nome come misteriosa eredità, tanti incontri con un'umanità variegata e sorprendente per le strade di New York. Consigliato: a chi vuol farsi travolgere da un'esplosione di fantasia e sentimenti, a chi cerca stili di scrittura e narrazione originali e creativi.

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    Carol

    12/09/2016 19:27:24

    Intenso, commovente, ben costruito, ricco di spunti per riflettere, ben scritto, originale. A volte lo stile è un po' ridondante e artificioso, ed anche alcuni episodi sembrano un po' inverosimili, ma questa è la caratteristica dei libri di questo autore, come se il mondo, le persone e i sentimenti fossero guardati con una lente di ingrandimento. Una sorta di iperrealismo che a volte sfocia nell'irreale, come il realismo magico dei sudamericani. Non do cinque solo perché in alcuni punti è inutilmente ripetitivo. Segnalo al lettore che afferma che il bambino protagonista avrebbe meritato qualche sberla in più dal padre, che il bambino è affetto da qualche sindrome particolare, credo della sfera autistica (lo scrittore non lo dice mai chiaramente ma ce lo fa capire da una serie di indizi) che notoriamente non si cura con le sberle... Infine segnalo all'editore che la versione digitale (epub) del libro penalizza notevolmente la lettura e non solo per la presenza di immagini. Andrebbe migliorata.

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    katia

    29/08/2016 20:47:28

    devastante, commovente. Un libro che lascia il segno.

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    luca

    23/08/2016 10:17:13

    Delusione. L'unico libro di Foer che non mi abbia detto nulla, a dispetto del tema trattato (per motivi diversissimi, ho apprezzato e letteralmente divorato tanto 'Ogni cosa è illuminata' che 'Se niente importa'). Questo invece l'ho trovato veramente prolisso e noioso. Speriamo con il nuovo in imminente uscita di ritrovare il Foer brillante ammirato negli altri due capitoli

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    niccolò

    23/03/2014 12:56:04

    ti conquista con tenerezza. più che una lettura un'esperienza. tra un sogno e una canzone.

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“L’unica luce era la televisione.”

Oskar è un bambino newyorkese di nove anni che ama viaggiare con la fantasia. Un piccolo inventore di mondi magici: come il suo progetto di tubazioni collegate ai cuscini di tutti i letti di New York per raccogliere le lacrime di chi piange prima di dormire, riversale nel laghetto di Central Park per mostrare ogni giorno il livello di sofferenza della sua città.

Anche a Oskar capita di piangere sul cuscino: da quando suo padre è morto nell’attacco alle Torri Gemelle. La sua salvezza è dentro di lui: l’immaginazione.

Da qui parte Jonathan Safran Foer, già autore di Ogni cosa è illuminata, per imbastire un romanzo singolare: più che letto, va vissuto. Immergersi in queste pagine, infatti, è un’esperienza emozionale che capita raramente nel nostro mondo di carta: è l’esplosione di un autore pirotecnico, dirompente, capace di commuovere e di far sorridere. Perché tutto ciò che (de)scrive Foer è Molto forte, incredibilmente vicino: è un catapultarsi in una realtà che, troppo spesso, abbiamo vissuto da spettatori senza renderci conto che la guerra è ogni giorno: invisibile, ma altrettanto letale. Dalle ceneri della devastazione Foer è capace di renderci i fiori del bello, dell’umano, in un rinascimento di carta che – pagina dopo pagina- ci riconcilia con l’esistenza. Quella più vera, quella che sprechiamo nell’attesa di un tram o di un desiderio.

Ciò che più conta, però, è che Foer ci dimostra come “l’immaginazione è lo strumento della compassione”. Un concetto che si respira in tutto il romanzo e che si disvela nelle ultime, geniali, pagine del libro.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Ma che…?

E un bollitore per il tè? Con il beccuccio che, all'uscita del vapore, si apre e si chiude come una bocca e sibila belle melodie, o recita Shakespeare, o semplicemente si scompiscia dal ridere con me? Potrei inventare un bollitore che legge con la voce di papà, così riuscirei ad addormentarmi, o magari un intero servizio di bollitori che cantano il ritornello di Yellow Submarine, una canzone dei Beatles, che mi piacciono perché l'entomologia è una delle mie raisons d’être, un'espressione francese che conosco. Sarebbe bello anche allenare il mio ano a parlare mentre tiro le scoregge. A voler essere proprio spiritoso al massimo, potrei insegnargli a dire: « Non sono stato io! » ogni volta che ne sgancio una di quelle incredibilmente toste. E se mai ne sganciassi una di quelle incredibilmente toste nella Sala degli specchi di Versailles, che è vicino a Parigi, che è in Francia, naturalmente il mio ano direbbe: «Ce n'étais pas moi!» E dei piccoli microfoni? Tipo che tutti ne inghiottiamo uno, e loro diffondono i suoni del nostro cuore grazie a piccoli altoparlanti che potremmo tenere nella tasca della salopette? Di sera, andando in strada con lo skateboard, potremmo sentire i battiti di tutti gli altri, e gli altri potrebbero sentire il nostro, come una specie di sonar. La domanda assurda che mi faccio è se i cuori di tutti comincerebbero a battere contemporaneamente, come alle donne che vivono insieme vengono contemporaneamente le mestruazioni, che sono una cosa che conosco, anche se non ci tengo molto a conoscerle. Sarebbe davvero assurdo, a parte che il posto dell'ospedale dove nascono i bambini farebbe tin-tin come un lampadario di cristallo in una casa galleggiante, perché i bambini non avrebbero ancora avuto il tempo di sincronizzare i battiti. E al traguardo della Maratona di New York sembrerebbe di stare in una guerra.
E poi: tante volte succede che uno ha bisogno di scappare via subito, ma gli uomini non hanno le ali, o comunque non ancora. Quindi: inventare una camicia di becchime?
Insomma.
Tre mesi e mezzo fa ho preso la mia prima lezione di jujitsu. La difesa personale era una cosa che mi incuriosiva al massimo per ovvie ragioni, e la mamma pensava che mi avrebbe fatto bene un'altra attività fìsica oltre a suonare il tamburello, perciò tre mesi e mezzo fa ho preso la prima lezione di jujitsu. Al corso eravamo in quattordici, e avevamo tutti dei pigiami bianchi ultrapuliti. Ci siamo esercitati a far l'inchino, poi ci siamo seduti come gli indiani, e dopo il Sensei Mark mi ha detto di avvicinarmi e mi ha ordinato: «Tirami un calcio nelle pallottole». Qui mi sono sentito in imbarazzo e gli ho chiesto: «Excusez-moi?» Lui ha allargato le gambe e mi ha risposto: «Voglio che mi dai un calcio nelle pallottole, più forte che puoi». Si è messo le mani sui fianchi, ha tirato il fiato e ha chiuso gli occhi, così ho capito che parlava sul serio. «Acci » gli ho detto, e dentro di me pensavo: Ma che...? Lui ha insistito: «Su, avanti. Distruggimi le palle». «Devo distruggerti le palle?» Sempre a occhi chiusi, lui si è scompisciato e mi ha detto: «Anche se provi a distruggermi le palle, non ci riuscirai. E quello che si impara qui dentro. Una dimostrazione della capacità che ha un corpo ben allenato di assorbire un colpo diretto. Ora, distruggimi le palle». Gli ho risposto: «Io sono pacifista» e dato che la maggioranza dei bambini della mia età non sa cosa vuoi dire, mi sono voltato e ho spiegato agli altri: «Io credo che non sia giusto distruggere le palle alla gente. Mai». Il Sensei Mark ha detto: «Posso chiederti una cosa? » Io mi sono girato e gli ho risposto: «'Posso chiederti una cosa?' è già chiedermi una cosa». Mi ha chiesto: «Tu sogni di diventare un maestro di jujitsu?» «No» gli ho risposto, anche se non sogno più neanche di prendere in mano la gioielleria di famiglia. Lui mi ha chiesto: «Vuoi sapere come fa un allievo di jujitsu a diventare maestro?» «Voglio sapere tutto» gli ho risposto, anche se non è più vero neanche questo. Allora mi ha spiegato: «Un allievo di jujitsu diventa maestro distruggendo le palle al suo maestro». Gli ho risposto: «Affascinante». Tre mesi e mezzo fa ho preso la mia ultima lezione di jujitsu.
Come vorrei avere qui con me il mio tamburello, perché anche ora che la storia è finita continuo a sentirmi le scarpe pesanti, e qualche volta una bella tamburellata fa bene. La canzone più strepitosa che so suonare con il tamburello è Il volo del calabrone di Nikolaj Rimskij-Korsakov, che è anche la suoneria che ho scaricato per il telefonino che ho comprato quando è morto papà.