Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer - copertina

Molto forte, incredibilmente vicino

Jonathan Safran Foer

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Traduttore: Massimo Bocchiola
Editore: Guanda
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 28 gennaio 2016
Pagine: 351 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788823514423
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A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: "C'è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo". È l'11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all'enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l'incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.
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    Giulia

    15/05/2020 18:01:44

    Foer tratta temi importanti e delicati in questo romanzo, seguendo le vicende di Oskar, un bambino che vuole assolutamente scoprire la relazione tra una chiave trovata nell’armadio di suo padre, morto nell’attentato delle Torri Gemelle, e il nome “Black” scritto sulla busta della chiave. La storia è parecchio confusa, soprattutto perché non seguiamo solo il punto di vista di Oskar, ma anche quelli dei suoi nonni che narrano la loro storia. Il vero problema è che arrivati a un certo punto della narrazione si è veramente confusi perché non si capisce chi parla, in quanto all’inizio dei capitoli non c’è scritto il narratore di questi ultimi. Il finale ha un significato importante ma è davvero deludente, ci si sente proprio come se tutta la ricerca di Oskar fosse stata fatta completamente a vuoto.

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    flavia

    15/05/2020 08:39:29

    Bellissimo e tristissimo, ho adorato Oskar e la sua innocenza

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    Rebecca

    14/05/2020 06:33:21

    Jonathan Safran Foer è magistrale, e questo basterebbe. La storia, in questo caso, sarà indimenticabile e le avventura del piccolo Oskar diverranno le vostre, alla ricerca della chiave giusta. Non credo di avere le parole per spiegare quanto mi sia piaciuto questo libro.

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    danicicletta

    13/05/2020 09:30:21

    Questo libro l'ho comprato tanto tempo fa, ma poi è rimasto inspiegabilmente li, nella pila dei libri da leggere ma che, per qualche motivo, non iniziavo mai. C'è da dire che ho attraversato un momento particolare della mia vita per cui...ci sta. E' un libro strano questo, che cerca di narrare l'angoscia che ha seguito l'11 settembre da un punto di vista di un bambino dalla famiglia un po' particolare. Ci sono momenti in cui è veramente toccante, altri che si perde via in pagine di rara noia. Non è un libro brutto, non è un libro facile.

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    Spinyweeny

    12/05/2020 12:39:22

    Foer riesce a parlare di argomenti enormi, come la perdita, con una delicatezza disarmante. Libro bellissimo, dovuto a una storia sicuramente forte, ma sopratutto dalla capacità dello scrittore.

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    Anastasia

    12/05/2020 09:40:14

    Storia molto commovente, racconta il lutto vissuto da più punti di vista. La tematica è trattata con molto delicatamente e a tratti con rispettosa leggerezza. Il racconto è estremamente complesso nella narrazione, un po' disordinato e frammentato da foto, lettere e articoli di giornale. In ogni caso non ho mai perso il filo della storia. Davvero molto bello e particolare.

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    JayJayOkocha79

    11/05/2020 18:41:57

    Bel romanzo, ben scritto e profondo. La storia d Oskar e del suo forte legame con il padre morto nella tragedia delle Torri Gemelle tocca nel profondo, così come la storia dell'amore tra suo nonno e sua nonna. E' un libro triste ma non è pesante, a tratti è quasi leggero. Comunque tocca nel profondo. Da leggere

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    Valentina

    11/05/2020 16:10:33

    Ho come l'impressione che questo autore sia un po' sopravvalutato. Questo romanzo non mi è dispiaciuto però non è nemmeno un capolavoro. Darò comunque un'altra possibilità a Jonathan Safran Foer.

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    Teo

    11/05/2020 15:21:43

    Un po' confusionario e sconclusionato. Non credo di averlo capito fino in fondo.

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    Francesca

    11/05/2020 15:10:05

    Davvero bellissimo, particolare anche nella grafica. Leggerò altri romanzi di questo autore.

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    jay

    11/05/2020 14:49:30

    incredibilmente deludente, così come lo è la vita che viene strappata all'improvviso. Bellissimo nella sua imperfezione, con un senso di non finito e confusione.

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    Costanza

    11/05/2020 12:45:52

    Uno dei libri più belli mai letti che ci fa affrontare il dramma delle torri gemelle da tutt'altro punto di vista: il libro è emozionante come pochi altri, commovente, dà speranza ed è arricchito dalle immagini e illustrazioni presenti, rendendo la ricerca del protagonista anche la nostra. Consigliato a tutti.

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    Chiary

    11/05/2020 12:38:05

    Tra i miei libri preferiti: l'improvvisa mancanza della figura paterna che lascia un conto aperto nella vita di un ragazzino. Super consigliato

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    Gabriele Della Torre

    02/04/2020 14:56:48

    Libro interessante che ci permette di percorrere l'accettazione del lutto di chi abbiamo amato. Purtroppo la lettura è in alcune parti difficoltosa.

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    Gaia

    08/01/2020 14:53:44

    Uno dei libri più belli letti nell'ultimo anno. I personaggi sono descritti benissimo e la storia trasmette molte emozioni contrastanti tutte ugualmente commoventi. Veramente consigliato per chiunque ami i romanzi.

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    gabriele

    19/12/2019 16:42:30

    Bellissimo e commovente

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    lillibeth

    24/10/2019 18:28:41

    A mio parere un libro per ragazzi. Bello per osservare con un diverso punto di vista un tragico momento come quello dell’11 settembre.

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    n.d.

    22/10/2019 09:26:25

    Bello e commovente. Di quei libri che non vorresti chiudere mai ...

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    Michela

    05/10/2019 21:28:01

    Non sono riuscita a finire il libro e mi dispiace, perché leggendo altre recensioni invece, dovrebbe essere coinvolgente.

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    paola antonelli

    03/10/2019 09:44:14

    Un bambino alla ricerca di Black, di una porta da aprire, o forse più probabilmente di un significato. La vita sa essere più spaventosa della morte.

Vedi tutte le 178 recensioni cliente


“L’unica luce era la televisione.”

Oskar è un bambino newyorkese di nove anni che ama viaggiare con la fantasia. Un piccolo inventore di mondi magici: come il suo progetto di tubazioni collegate ai cuscini di tutti i letti di New York per raccogliere le lacrime di chi piange prima di dormire, riversale nel laghetto di Central Park per mostrare ogni giorno il livello di sofferenza della sua città.

Anche a Oskar capita di piangere sul cuscino: da quando suo padre è morto nell’attacco alle Torri Gemelle. La sua salvezza è dentro di lui: l’immaginazione.

Da qui parte Jonathan Safran Foer, già autore di Ogni cosa è illuminata, per imbastire un romanzo singolare: più che letto, va vissuto. Immergersi in queste pagine, infatti, è un’esperienza emozionale che capita raramente nel nostro mondo di carta: è l’esplosione di un autore pirotecnico, dirompente, capace di commuovere e di far sorridere. Perché tutto ciò che (de)scrive Foer è Molto forte, incredibilmente vicino: è un catapultarsi in una realtà che, troppo spesso, abbiamo vissuto da spettatori senza renderci conto che la guerra è ogni giorno: invisibile, ma altrettanto letale. Dalle ceneri della devastazione Foer è capace di renderci i fiori del bello, dell’umano, in un rinascimento di carta che – pagina dopo pagina- ci riconcilia con l’esistenza. Quella più vera, quella che sprechiamo nell’attesa di un tram o di un desiderio.

Ciò che più conta, però, è che Foer ci dimostra come “l’immaginazione è lo strumento della compassione”. Un concetto che si respira in tutto il romanzo e che si disvela nelle ultime, geniali, pagine del libro.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Ma che…?

E un bollitore per il tè? Con il beccuccio che, all'uscita del vapore, si apre e si chiude come una bocca e sibila belle melodie, o recita Shakespeare, o semplicemente si scompiscia dal ridere con me? Potrei inventare un bollitore che legge con la voce di papà, così riuscirei ad addormentarmi, o magari un intero servizio di bollitori che cantano il ritornello di Yellow Submarine, una canzone dei Beatles, che mi piacciono perché l'entomologia è una delle mie raisons d’être, un'espressione francese che conosco. Sarebbe bello anche allenare il mio ano a parlare mentre tiro le scoregge. A voler essere proprio spiritoso al massimo, potrei insegnargli a dire: « Non sono stato io! » ogni volta che ne sgancio una di quelle incredibilmente toste. E se mai ne sganciassi una di quelle incredibilmente toste nella Sala degli specchi di Versailles, che è vicino a Parigi, che è in Francia, naturalmente il mio ano direbbe: «Ce n'étais pas moi!» E dei piccoli microfoni? Tipo che tutti ne inghiottiamo uno, e loro diffondono i suoni del nostro cuore grazie a piccoli altoparlanti che potremmo tenere nella tasca della salopette? Di sera, andando in strada con lo skateboard, potremmo sentire i battiti di tutti gli altri, e gli altri potrebbero sentire il nostro, come una specie di sonar. La domanda assurda che mi faccio è se i cuori di tutti comincerebbero a battere contemporaneamente, come alle donne che vivono insieme vengono contemporaneamente le mestruazioni, che sono una cosa che conosco, anche se non ci tengo molto a conoscerle. Sarebbe davvero assurdo, a parte che il posto dell'ospedale dove nascono i bambini farebbe tin-tin come un lampadario di cristallo in una casa galleggiante, perché i bambini non avrebbero ancora avuto il tempo di sincronizzare i battiti. E al traguardo della Maratona di New York sembrerebbe di stare in una guerra.
E poi: tante volte succede che uno ha bisogno di scappare via subito, ma gli uomini non hanno le ali, o comunque non ancora. Quindi: inventare una camicia di becchime?
Insomma.
Tre mesi e mezzo fa ho preso la mia prima lezione di jujitsu. La difesa personale era una cosa che mi incuriosiva al massimo per ovvie ragioni, e la mamma pensava che mi avrebbe fatto bene un'altra attività fìsica oltre a suonare il tamburello, perciò tre mesi e mezzo fa ho preso la prima lezione di jujitsu. Al corso eravamo in quattordici, e avevamo tutti dei pigiami bianchi ultrapuliti. Ci siamo esercitati a far l'inchino, poi ci siamo seduti come gli indiani, e dopo il Sensei Mark mi ha detto di avvicinarmi e mi ha ordinato: «Tirami un calcio nelle pallottole». Qui mi sono sentito in imbarazzo e gli ho chiesto: «Excusez-moi?» Lui ha allargato le gambe e mi ha risposto: «Voglio che mi dai un calcio nelle pallottole, più forte che puoi». Si è messo le mani sui fianchi, ha tirato il fiato e ha chiuso gli occhi, così ho capito che parlava sul serio. «Acci » gli ho detto, e dentro di me pensavo: Ma che...? Lui ha insistito: «Su, avanti. Distruggimi le palle». «Devo distruggerti le palle?» Sempre a occhi chiusi, lui si è scompisciato e mi ha detto: «Anche se provi a distruggermi le palle, non ci riuscirai. E quello che si impara qui dentro. Una dimostrazione della capacità che ha un corpo ben allenato di assorbire un colpo diretto. Ora, distruggimi le palle». Gli ho risposto: «Io sono pacifista» e dato che la maggioranza dei bambini della mia età non sa cosa vuoi dire, mi sono voltato e ho spiegato agli altri: «Io credo che non sia giusto distruggere le palle alla gente. Mai». Il Sensei Mark ha detto: «Posso chiederti una cosa? » Io mi sono girato e gli ho risposto: «'Posso chiederti una cosa?' è già chiedermi una cosa». Mi ha chiesto: «Tu sogni di diventare un maestro di jujitsu?» «No» gli ho risposto, anche se non sogno più neanche di prendere in mano la gioielleria di famiglia. Lui mi ha chiesto: «Vuoi sapere come fa un allievo di jujitsu a diventare maestro?» «Voglio sapere tutto» gli ho risposto, anche se non è più vero neanche questo. Allora mi ha spiegato: «Un allievo di jujitsu diventa maestro distruggendo le palle al suo maestro». Gli ho risposto: «Affascinante». Tre mesi e mezzo fa ho preso la mia ultima lezione di jujitsu.
Come vorrei avere qui con me il mio tamburello, perché anche ora che la storia è finita continuo a sentirmi le scarpe pesanti, e qualche volta una bella tamburellata fa bene. La canzone più strepitosa che so suonare con il tamburello è Il volo del calabrone di Nikolaj Rimskij-Korsakov, che è anche la suoneria che ho scaricato per il telefonino che ho comprato quando è morto papà.
  • Jonathan Safran Foer Cover

    Jonathan Safran Foer (Washington 1977) è narratore statunitense. Nel 1999 si è recato in Ucraina per condurre ricerche sulla vita del nonno ebreo. Da quel viaggio è nato Ogni cosa è illuminata (2002), romanzo vincitore del National Jewish Book Award e del Guardian First Book Award. Un altro dramma sommesso della memoria è Molto forte, incredibilmente vicino (2005), divagazione di un ragazzo alle prese, tra foto di famiglia e altre reliquie, col ricordo del padre, vittima dell’attacco alle Torri Gemelle. Nel saggio Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (Eating animals, 2009) ha raccontato le motivazioni della propria scelta vegetariana. Nel 2007 è stato incluso nel Granta's Best of Young American Novelists. Tra gli altri libri... Approfondisci
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