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Traduttore: S. Fanesi Ferretti
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 1997
Pagine: 320 p.
  • EAN: 9788807015175
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recensione di Morello, R., L'Indice 1997, n. 5

Raccontare una storia fino in fondo - ha dichiarato Ransmayr in un'intervista - è uno dei compiti più difficili per uno scrittore, perché la fine è sempre terribile. Uno "happy end" sottolinea una consonanza con la vita, vissuta come valore supremo, guardare al dopo vuol dire invece fare i conti con la morte, sanzione ultima di ogni vicenda e di ogni racconto. Le guerre ad esempio non si risolvono mai positivamente, lasciano tracce indelebili di dolore e di sangue, l'odio che seminano continua a covare sotto la cenere dell'indifferenza o dell'oblio - come dimostra il tragico conflitto dell'ex Jugoslavia. Il romanzo di Ransmayr scopre il nervo dolente di questa violenza latente, facendone l'oggetto di una narrazione lucida, intensa, impietosa.
Nato nel 1954 a Wels, Ransmayr è uno dei migliori autori austriaci contemporanei. Ha esordito nel 1984 con "Gli orrori dei ghiacci" (Leonardo-De Luca, 1991), suggestivo resoconto di una spedizione austriaca dell'Ottocento nelle regioni artiche, ottenendo poi un grande successo internazionale con "Il mondo estremo" (Leonardo-De Luca, 1989, ed. orig. 1988), libro di rara perfezione stilistica che rievoca l'universo mitico e poetico delle "Metamorfosi" di Ovidio.
"Il morbo Kitahara" disegna uno scenario apocalittico: l'Europa del dopoguerra precipita nel caos, regredendo a un'economia autarchica e preindustriale, come previsto dal piano Morgenthau che le potenze vincitrici non vollero realizzare davvero.La storia si svolge nel paese alpino di Moor - che in tedesco significa palude, pantano -, un tempo rinomata stazione termale sulle rive di un lago, divenuta negli anni del nazismo sede di un campo di sterminio. Ebensee sembra essere il modello più probabile di Moor, anche se la terribile scala della morte nella cava di pietra ricorda piuttosto Mauthausen; del resto il nome del battello che solca le acque del lago ("La Greca dormiente") è quello della montagna che sovrasta Gmunden e dunque il Traunsee. L'autore mescola riferimenti storico-geografici reali e invenzione, realizzando un tessuto narrativo di grande suggestione.
Freddo, miseria, paura assillano una popolazione rancorosa, dolente, segnata in modo irreparabile dalla storia, senza futuro giacché "il futuro di Moor era il suo passato. Mai dimenticare". Nella musica portata dagli americani pulsa il ritmo di una vita diversa, libera e in movimento, mentre qui ogni speranza di cambiamento viene delusa sul nascere. I personaggi principali sono tutti in qualche modo vittime di un passato terribile che non passa. Bering, figlio di un reduce di guerra, ha appreso dal padre il mestiere di fabbro, diventando un genio della meccanica, capace di fabbricare con semplici rottami ogni genere di motore. Ma il morbo Kitahara, il disturbo oculare da cui è affetto, gli fa temere di perdere la vista. Le macchie scure che offuscano il campo visivo diventano la spia di un malessere più profondo, destinato a tradursi in furia omicida e autodistruttiva. Ambras, al quale Bering fa da autista e guardia del corpo, è un ex internato del lager nominato dagli alleati amministratore della cava di pietra. Vive in una vecchia villa attorniato da una muta di cani, dominati con la stessa disumana ferocia degli aguzzini verso i prigionieri nell'inferno concentrazionario. Lily, detta la Brasiliana, è una trafficante del mercato nero, figlia di un criminale di guerra linciato a Moor perché riconosciuto durante la fuga in Sudamerica.
Odiati dalla popolazione a causa della loro collaborazione con gli occupanti, i tre vengono sospinti dagli eventi verso un destino comune. Bering è attratto da Lily, durante un memorabile concerto rock organizzato dall'esercito sembra quasi scoccare tra loro un amore, poi la durezza della vita riprende il sopravvento. Quando l'esercito decide di chiudere la cava e di evacuare il paese, destinando la zona alle esercitazioni militari, tutti e tre si imbarcheranno per il Brasile. Anziché una terra di rifugio e di salvezza il Brasile si rivela un'appendice del loro mondo: le tracce di un lager del tutto simile a quello di Moor, scoperte su un'isola, ripropongono la stessa ossessionante violenza della storia. Lily, più vitale, si ritrae inorridita cercando una via di scampo, Bering e Ambras trovano invece la morte in una disperata caduta verso l'abisso.
Vittime della guerra e della violenza non sono soltanto quelli che Levi chiamava i sommersi, i soccombenti, ma anche coloro che si sono salvati, uccidendo in sé speranza e pietà per le vittime. Il mondo di Ransmayr è popolato di sopravvissuti che hanno dovuto estirpare dal loro cuore ogni scintilla d'amore. Freddezza, solitudine, follia sono le cifre di un'esistenza vissuta come tormento, in cui si spalancano rari momenti di tregua, come quelli in cui Bering contempla con piacere un ingranaggio ben oliato.
Un romanzo dunque non soltanto di grande presa emotiva, ma anche con una forte tensione etica, sul quale vale la pena riflettere. Il lettore italiano potrà apprezzarne l'eleganza stilistica grazie all'eccellente traduzione di Stefania Fanesi Ferretti condotta con limpida aderenza all'originale.