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Né stato né nazione. Italiani senza meta
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Né stato né nazione. Italiani senza meta - Emilio Gentile - copertina
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Descrizione

Il mondo in cui viviamo è diviso in Stati nazionali. Ma l'Italia va controcorrente: alla vigilia del 150° anniversario dell'Unità, il nostro paese sembra afflitto da una grave crisi di sfiducia nella propria esistenza. Molti cittadini pensano che la nascita dello Stato unitario sia stato un errore e che una nazione italiana non sia mai esistita. E vorrebbero prendere un'altra strada; ma non sanno quale. In un mondo di Stati nazionali, gli italiani rischiano di vagare, litigiosi e divisi, verso un futuro incerto e senza meta. Emilio Gentile invita a riflettere su oltre un secolo di storia, per comprendere le ragioni di tanto smarrimento. E, con l'immaginazione, apre uno spiraglio al miracolo della speranza.
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2013
Tascabile
7 novembre 2013
116 p., Brossura
9788858109809

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Luca Bidoli
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A che cosa servono gli storici? A scrivere, anche, libri come questo, rigoroso ed impietoso. Con chiarezza e lucidità in uno stile sobrio ed intenso, cosa rara tra molti cultori di Storia Patria, l'autore ripercorre i momenti salienti che hanno visto l'affermarsi, il momentaneo tramonto ed il ritorno, preponderante, del concetto di nazione e di Stato nazionale nella sua dimensione europea ed italiana in particolare. Un forte richiamo all'oggi, con parole che non fanno sconti a nessuno, specie alla nostra classe politica. Cito: " Nonostante l'entusiasmo popolare del 17 marzo 2011, trascorso un anno dalla festa unitaria, non era aumentata la fiducia degli italiani e delle italiane verso lo Stato, che appariva ogni giorno più degradato e inefficiente, governato da una corrotta e inetta classe politica, intenta a garantire la propria sopravvivenza perpetuando gli strumenti della democrazia recitativa per preservare i propri privilegi in una società sempre più diseguale di ricchi sempre più ricchi e di poveri sempre più poveri"( p. 109). Parole che, credo, non abbiano perso nulla della loro forza ed incisività. Un'ottima lettura, che non solo induce al pensiero ma a quel residuo moto di sdegno che è pur sempre la caratteristica saliente di ogni coscienza civile.

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Daniele
Recensioni: 5/5

Questo libro raccontò molto più di cosa avevo aspettato. L'introduzione è saliente e passa poi a un argomento che copre la formazione delle nazioni nella storia, poi l'Italia in particolare. Sono straniero e mi sono sentito capace di capire i dettagli qui: non è che non sono profondi, ma sono leggibili.

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beniamino.z
Recensioni: 5/5

Interessante analisi storico-politica-sociologica sulle condizioni dell'Italia alla vigilia del suo 150° anniversario dall'Unità. Un'Italia molto lontana da quelle vicende risorgimentali ma altrettanto vicina per le molte, forse troppe, affinità culturali e sociali di quel lontano passato. Come sempre l'autore nella sua introspettiva ricerca delle condizioni di sopravvivenza del paese, ne analizza fisiologicamente le condizioni come stato e come nazione. Ne viene fuori una diagnosi ed un quadro d'insieme, a dir poco, disastroso. Nè Stato, nè Nazione (scusate, con la lettera minuscola per accentuarne il decadimento e la decomposizione). Tutto il resto non c è !! Punto. Nonostante i pannicelli caldi delle periodiche dichiarazioni dei massimi vertici istituzionali. Chi attualmente li rappresenta, per la loro storia personale e politica passata, non hanno mai creduto in una Italia vera, nè come stato e neppure come nazione. Che guardino, piuttosto, dentro la loro coscienza e facciano una severa analisi del loro operato ed operare politico. Questa è oggi l'Italia. Dove gli osservatori stranieri, anche i meno accreditati, hanno titolo e diritto per criticare ogni nostra scelta politica interna ed internazionale. E dove qualsiasi turista straniero ha il diritto di venire a lavarsi i piedi nella Fontana di Trevi, senza che nessuno lo ammonisca e/o lo censuri con qualche sanzione amministrativa. Ed ignorando che quell'opera porta la firma di un caposcuola dell'architettura rinascimentale.L'Italia non interessa più a nessuno. A cominciare dai suoi stessi governanti che la usano in funzione a loro strumentale ed utilitaristica. Lettura necessaria. Anche se scatena dei forti 'mal di pancia'. Ottimo lavoro. Buona lettura. Valutazione massima.

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Emilio Gentile

1946, Bojano (CB)

Storico italiano.Allievo di Renzo De Felice.   Nella sua prima monografia, ha analizzato il ruolo della rivista La Voce nel panorama culturale e politico dell’età giolittiana (La Voce e l’età giolittiana, 1972). Successivamente si è dedicato alla nascita dell’ideologia fascista (Le origini dell’ideologia fascista, 1975) e alla figura di Mussolini (Mussolini e La Voce, 1976). Nel corso degli anni Gentile si è specializzato sul periodo del fascismo, dando alle stampe un buon numero di saggi su modernità, nazione, totalitarismi (ricordiamo almeno Il mito dello Stato nuovo, 1982, e Le religioni della politica, 2001). È stato insignito del premio Hans Sigrist dall’Università di Berna (2003) e (sulla scia del suo...

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