Nel mio paese straniero. Diario dal carcere 1944 - Hans Fallada - copertina

Nel mio paese straniero. Diario dal carcere 1944

Hans Fallada

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Traduttore: Mario Rubino
Collana: La memoria
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 4 aprile 2012
Pagine: 368 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788838926471
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Nel mio paese straniero. Diario dal carcere 1944

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Nel settembre del 1944 Hans Fallada fu internato nel manicomio criminale di una cittadina prussiana per un atto di violenza compiuto durante una forte ubriacatura. Nel corso della reclusione, l'autore decise di stendere il diario della sua vita sotto il nazismo. E lo fece, di nascosto dai suoi carcerieri, vergando fogli con una specie di crittografia, in uno stile concitato e drammatico, a compilare un fascicolo che avrebbe intitolato: "L'autore non gradito. Le mie memorie dei dodici anni sotto il terrore nazista". Era stato un romanziere di grande successo, l'avvento di Hitler aveva spezzato la sua carriera, e la sua vita e il suo stesso equilibrio, con una serie ininterrotta di vessazioni e umiliazioni ma, a differenza di tanti altri esponenti della cultura tedesca, mai aveva voluto lasciare la Germania, pur avendone avuto occasione; e adesso, intuendo la fine della guerra, voleva lasciare ai posteri la spiegazione (più che la giustificazione: non avendo nessuna colpa) del suo rifiutato esilio, o meglio: del suo esilio in patria. E questo libro, rimasto inedito a lungo tra le carte dell'autore, e pubblicato in Germania solo nel 2009. Fallada fa i conti con se stesso e racconta dal basso la vita nella dittatura, in una miniatura quotidiana ma in cui balenano di continuo i grandi personaggi come protagonisti di un romanzo, con dialoghi immaginati e monologhi interiori.
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    cecilia

    03/08/2020 10:36:34

    Vale la pena di completare la conoscenza dell'opera di Fallada con questo memoriale scritto durante l'internamento in manicomio. Scritto con l'urgenza di resistere a una condizione di estrema prostrazione, si trasforma in una profonda riflessione autocritica sulla propria scelta di restare a vivere nella Germania nazista. Ottima edizione Sellerio, con traduzione e nota finale di Mario Rubino.

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    lea

    15/05/2020 07:54:43

    Nel mio paese straniero è un diario tenuto dallo stesso autore durante gli anni che partono dall'incendio del Reichstag sino agli ultimi anni della guerra. Sono il bilancio della sua vita durante gli anni bui, ma anche il ritratto di personaggi che l'hanno caratterizzata prendendone parte. Sono anni complicati e terribili descritti in maniera lucida e dirompente. Sono parole che ci fanno capire e ci mostrano la difficoltà di vivere in un regime dittatoriale e autoritario. Le parole, gli scritti dell'autore sono macigni opprimenti per lui e tutti coloro che li hanno vissuti. Rappresentano un percorso di vita tremendo e orribile. La sua storia è la storia di un esule in patria, di chi fa fatica a sentirsi a casa, di uno straniero in un paese che non sente suo e a cui affida le pagine del suo diario.

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    massimo

    25/07/2017 13:49:48

    La vita di tutti i giorni di un intellettuale sotto il regime nazista. Fallada narra con semplicità sconcertante, attraverso scene della suo vissuto, tutte le anomalie e le brutalità della vita comune nella Germania nazista. L'autore, pur nella consapevolezza della propria sincera contrarietà allo stato di cose, si lascia quasi trasportare dalla corrente, a volte subendo, a volte resistendo, ma sempre nella certezza della vacuità della propria opposizione che poco serve. E' lui il "piccolo uomo" tante volte descritto e sinceramente leggendolo non gli si piuò dare tutti itorti.

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    angela '37

    17/11/2014 19:17:00

    Tutti dovrebbero leggere Hans Fallada, soprattutto quanti giudicano e sparlano dei tedeschi senza conoscerli, ignorando che è la popolazione che più ha sofferto nella prima metà del secolo scorso. Questo libro, "Ognuno muore solo" e "...E Adesso Pover'uomo?"sono tre opere imperdibili. Pertanto condivido ogni apprezzamento espresso dai lettori precedenti.

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    gianni

    01/09/2012 15:01:59

    Una voce ironica e furente da dentro l'abisso. Disegno a tratti magnifico per intensità di un'epoca di pochi eroismi (lo stesso Fallada ammette, del resto, onestamente di non aver mai voluto essere annoverato fra lo sparuto gruppuscolo dei resistenti), con ritratti acuti del nazista tipo (la descrizione dell'SA, brutale e ignorante come una capra, lombrosiano da manuale) e di uomini che resistettero a loro modo, come il sagace Rowohlt. Ne vien fuori il quadro di un popolo al culmine del suo splendore culturale che si lascia, prima, abbindolare da un branco di pazzi e che poi, per lo più, ne ha un terrore complice, totale e autoassolutorio. Inspiegabilmente.

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    federica

    19/07/2012 08:56:13

    Molto bello. Racconta la germania nazista vista dall'interno, infatti l'autore stesso dice di voler raccontare il punto di vista di chi ha scelto di non scappare ma di restare pur non condividendo affatto la nascente ideologia nazista.

Vedi tutte le 6 recensioni cliente
Internato nell'autunno del 1944 in una prigione per criminali infermi di mente con l'accusa di avere tentato l'omicidio della moglie, Hans Fallada (1893-1947) vergò i fogli che gli erano concessi con una crittografia studiata a bell'apposta per scongiurare il rischio di essere letto dai suoi carcerieri. In prigione germinò il romanzo Il bevitore (1950) e il diario ora pubblicato da Sellerio, tradotto da Rubino, che ben rende la vivacità della prosa falladiana. L'autore di E adesso, piccolo uomo?, il romanzo che lo aveva consacrato a una fama internazionale appena un anno prima dell'ascesa al potere del nazismo, continuò a scrivere, più o meno tollerato dal regime, anche durante il dodicennio nero. Le carte ora pubblicate, che del genere del diario conservano appena lo smalto, rivelando una più marcata vocazione memorialistica, scardinano la macchina della censura nazista. Rinchiuso nella sua cella, l'autore traccia un ritratto degli undici anni sotto il regime. Quel che emerge dalla concatenazione degli episodi narrati è una nazione dall'ordine sovvertito, una patria ridotta a "paese straniero", nel quale i pochi "con la schiena dritta" risultano sopraffatti dai tanti delatori asserviti alla politica del terrore. Con professato antieroismo, l'apolitico Fallada, che nelle sue memorie non perde occasione per presentarsi come antinazista, finito in prigione non solo per il contrasto coniugale, ma per i diversi episodi che lo avevano esposto come autore non fedele al partito ("Esistono diversi modi per sbarazzarsi di un autore indesiderato, in quest'ambito il Terzo Reich non è affatto privo di idee"), non teme di risultare pusillanime di fronte ai militanti antinazisti, gli esuli tedeschi, che dall'estero esortavano il popolo alla resistenza: "Non sono un amante dei grandi gesti di fronte al trono del tiranno; farmi massacrare senza senso, senza che giovi a nessuno, a danno dei miei figli, non mi riesce gradito". Con miopia, bisogna ammetterlo, risponde alle accuse di opportunismo mosse dagli esuli, e lo fa ricorrendo spesso a un livore che ricorda i toni della deplorevole Risposta agli emigranti tedeschi di Gottfried Benn. Ciò che sorprende di queste nuove Memorie dalla casa dei morti è la vivacità di un ductus lontano dai timbri del lamento e intriso invece da un humour inatteso che assurge ad arma contro il nemico prossimo al tracollo. Nadia Centorbi
  • Hans Fallada Cover

    Hans Fallada nacque in Germania sulle rive del Baltico nel 1893, morí a Berlino nel 1947. Fu autore di molte opere, tra cui vanno ricordate: E adesso, pover'uomo?; Chi c'è stato una volta; Aspettavamo un bambino; Tutto da rifare, pover'uomo; Senza amore; Ognuno muore solo. Approfondisci
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