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Andrea Camilleri

Collana: La memoria
Anno edizione: 2010
Pagine: 277 p. , Brossura
  • EAN: 9788838924538

A metà strada tra cronaca e farsa, Andrea Camilleri torna alle sue ricostruzioni storiche, forse quelle meglio riuscite dopo la serie dedicata al commissario Montalbano, e ambienta il suo ultimo romanzo nella Vigàta del 1929. L'Italia fascista è nel pieno della sua affermazione, il governo ha già assunto i pieni poteri con la costituzionalizzazione del Gran Consiglio del Fascismo e l'instaurazione della dittatura, sono appena stati firmati i Patti lateranensi mentre una nuova fase espansionistica interessa la politica estera. Anche l'Italia è alla ricerca di "un posto al sole" in Africa orientale, un interesse che culminerà, nel 1935, con la guerra in Etiopia e la cacciata del re abissino, il Negus Ailé Selassié.
Prima che si compia il progetto coloniale, Mussolini sta cercando di ottenere un dominio africano, bacino di mano d'opera a basso costo, con i mezzi diplomatici. Quale migliore occasione della presenza sul territorio italiano del Principe Grhane Sollassié Mbassa, nipote diretto del Negus? Il ragazzo, un aitante diciannovenne pieno di vita e di entusiasmo, dal 1929 al 1932 studia alla Regia Scuola Mineraria di Vigàta dove si diploma perito minerario. Sono mesi di sconquassi, quelli che vedono il giovane Principe scorrazzare per il paese siciliano. Nonostante tutti gli accorgimenti usati dalle autorità, preoccupate di mantenere cordiali i rapporti diplomatici tra l'Italia e l'Abissinia, il Principe Grhane non riesce a restare neanche un giorno lontano dai guai.
Il romanzo, scritto in forma di dossier come La concessione del telefono e La scomparsa di Patò, è tutto un susseguirsi di verbali, informative, articoli di cronaca locale e stralci di conversazioni notturne e diurne carpite nei luoghi più disparati tra gli abitanti di Vigàta. Il Ministero degli Esteri scrive al direttore della Scuola Mineraria, il Commissario di Montelusa scrive al Questore, che convoca il Prefetto e allerta il Podestà dopo aver sentito Il Segretario Federale del Partito Fascista e la Curia vescovile. Cambiano le intestazioni ma l'oggetto delle lettere è sempre lo stesso: il negro, l'abissino, l'etiope.
Furbo, avventato e incontenibile, il giovane Principe non disdegna le attenzioni di uomini e donne, vecchie e giovani. Amante del lusso, viene foraggiato sia dalla corte etiope, che si è incaricata di coprire le sue spese correnti, purché contenute nel limite di mille lire mensili, sia dal Partito Fascista, che per evitare incidenti paga tutto il resto. A Grhane Sollassié Mbassa (Grhanuzzo mio per alcune giovani del luogo) i soldi non bastano mai. Gli abiti di sartoria, l'arredamento completo della casa in cui è ospite, le frequenti visite al bordello e il vizio del gioco, tutti gli agi che gli impone il suo rango, hanno un costo che suo zio non intende coprire, così il Principe chiede in prestito, anzi piuttosto estorce, montagne di denaro a chiunque con ogni mezzo. Le autorità del regime, costrette a tollerare ogni suo capriccio per espressa volontà di S. E. Benito Mussolini, aspettano impazienti la firma di un accordo diplomatico tra i due Paesi, mentre il giovane Principe si fa beffe del Duce e dei suoi uomini, dei notabili come delle forze dell'ordine, delle regole e della buona educazione. Una vera furia, un demonio strafottente e cinico che, con lo sguardo distaccato dello straniero, irride il fascismo e i suoi ridicoli mezzi di propaganda.
Ancora una volta Andrea Camilleri imbastisce una trama leggera, godibile, carica d'ironia, facendo trasparire una critica aspra e pungente verso quel "clima di stupidità generale, tra farsa e tragedia, che segnò purtroppo un'epoca".

Recensioni dei clienti

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    Raffaella

    08/04/2015 14.44.12

    Divertente...sarcastico...una piacevole lettura ..consigliato

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    Lupo '58

    06/09/2014 17.57.47

    Romanzo divertentissimo che, attraverso le vicende quasi paradossali innescate dall'iscrizione di un sedicente principe e nipote del Negus d'Etiopia alla Scuola Mineraria di Vigata, dipinge un'esilarante parodia del Fascismo e dei suoi "farseschi" interpreti nell'Italia del periodo coloniale. Svago garantito all'insegna di una satira intelligente e colorita.

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    ago

    23/04/2014 13.36.25

    "Una risata vi seppellirà". Il romanzo più divertente di Camilleri, che qui fa della satira un'arte, mettendo a nudo le ipocrisie di un'Italia che non c'è più (ma ne siamo proprio sicuri...?) molto meglio di un saggio storico. Perde un po' solo nel finale, dove chi, come me, ha letto tantissimo Camilleri, troverà una "soluzione" molto simile a quella di un altro romanzo del Maestro.

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    Leopoldo Roman

    30/12/2013 13.48.41

    Originale nella stesura, divertente nella trama, si lascia leggere tutto d'un fiato. E' il secondo romanzo che leggo di Camilleri. Ma mentre il "Il tuttomio" mi aveva profondamente deluso, questo mi è piaciuto abbastanza. Speriamo che leggendo Montalbano vada ancora meglio.

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    Tiziana

    11/12/2013 23.03.04

    Che spasso, che delizia, che verve! Avrei voluto che questo libro non finisse mai, tanto era il piacere che regalava ad ogni pagina. Arguzia, sottigliezza, incisività, ironia e molto altro ancora: opera di un grande Maestro. perfetto da leggere come intermezzo tra libri più impegnativi, per stemperare impegno e tensione, ma soprattutto per sorridere e talvolta persino ridere. Ne bastano poche pagine al giorno per sentirsi più leggeri e di buon umore. Più efficace di una medicina. Grazie Camilleri

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    silvia

    18/06/2013 17.08.04

    Divertente e intelligente. Scorrevolissimo e piacevole, super consigliato !

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    Matilde Perriera

    26/08/2011 02.40.34

    SPECCHIO RINFRANGENTE-Matilde Perriera-Prezioso laboratorio culturale di cronaca, memoriale, giallo, saggio storico, trattato giuridico-morale, romanzo psicologico, fervida fantasia che consente di introiettare fortissimi imperativi morali, marchiando personaggi sclerotizzati in una forma. Onomatopee, doppi sensi, metafore, similitudini, intrusioni dialettali, espressioni crude, a una prima lettura, disorientano, ma, isolandone i tratti più oscuri, osteggiano la tronfia retorica gabrieldannunziana iperbolica e altisonate, di cui il Fascismo, per incantare le masse, faceva il suo cavallo di battaglia. L'incipit è dato da un fatto realmente accaduto, la frequenza, nell'agosto del 1929, alla scuola mineraria di Caltanissetta, di Grhane Sollassié Mbassa. Nel testo, il Principe si iscrive alla Regia Scuola Mineraria di Vigàta e si scatenano fitti ping pong di lettere, dispacci, telegrammi, articoli di cronaca locale, in un rimando continuo con frammenti dialogici-narrativi tra gli abitanti. I destinatari? Marionette del DUCE dibattute fra ipocrisie, servilismo e apparente fierezza. Cambiano le intestazioni, ma l'oggetto sempre uguale, il Principe che, amante del lusso, frequentatore dei bordelli, sollecitato dal gioco, estorce denaro alla corte etiope e al Partito Fascista. Mussolini gli chiede una lettera di elogi per lo zio Ailé Selassié, ma il giovane si fa beffe di lui, delle forze dell'ordine, delle regole e si volatizza. Ellissi del discorso. S'intuisce dalle esclamazioni, prolessi della tresca amorosa tra la Michilìna laida assà e l'atleta dell'inganno. Misteri. Si scopre che il Principe era già sposato in patria sin dall'età dei quindici anni, che ? che ? che ? Il romanzo, insomma, specchio rinfrangente che fa luce sui nodi problematici di un'epoca e sulle incognite a essa correlate, rappresenta momento di grande formazione perché, contrastivamente, stimola la vivacità percettiva e il desiderio di abbattere i muri di acciaio tra i propri simili.

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    Matilde Perriera

    23/08/2011 20.11.56

    SPECCHIO RINFRANGENTE-Matilde Perriera-Prezioso laboratorio culturale di cronaca, memoriale, giallo, saggio storico, trattato giuridico-morale, romanzo psicologico, fervida fantasia che consente di introiettare fortissimi imperativi morali, marchiando personaggi sclerotizzati in una forma. Onomatopee, doppi sensi, metafore, similitudini, intrusioni dialettali, espressioni crude, a una prima lettura, disorientano, ma, isolandone i tratti più oscuri, osteggiano la tronfia retorica gabrieldannunziana iperbolica e altisonate, di cui il Fascismo, per incantare le masse, faceva il suo cavallo di battaglia. L'incipit è dato da un fatto realmente accaduto, la frequenza, nell'agosto del 1929, alla scuola mineraria di Caltanissetta, di Grhane Sollassié Mbassa. Nel testo, il Principe si iscrive alla Regia Scuola Mineraria di Vigàta e si scatenano fitti ping pong di lettere, dispacci, telegrammi, articoli di cronaca locale, in un rimando continuo con frammenti dialogici-narrativi tra gli abitanti. I destinatari? Marionette del DUCE dibattute fra ipocrisie, servilismo e apparente fierezza. Cambiano le intestazioni, ma l'oggetto sempre uguale, il Principe che, amante del lusso, frequentatore dei bordelli, sollecitato dal gioco, estorce denaro alla corte etiope e al Partito Fascista. Mussolini gli chiede una lettera di elogi per lo zio Ailé Selassié, ma il giovane si fa beffe di lui, delle forze dell'ordine, delle regole e si volatizza. Ellissi del discorso. S'intuisce dalle esclamazioni, prolessi della tresca amorosa tra la Michilìna laida assà e l'atleta dell'inganno. Misteri. Si scopre che il Principe era già sposato in patria sin dall'età dei quindici anni, che ? che ? che ? Il romanzo, insomma, specchio rinfrangente che fa luce sui nodi problematici di un'epoca e sulle incognite a essa correlate, rappresenta momento di grande formazione perché, contrastivamente, stimola la vivacità percettiva e il desiderio di abbattere i muri di acciaio tra i propri simili.

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    Christian

    31/01/2011 00.13.04

    Un Camilleri in piena forma che ricorre a vari espediente per narrare la storia di un principe nero capace di mettere nel sacco uno stuolo di ottusamente fedeli fascisti: consigliato!

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    Leonello Vesentini

    12/01/2011 01.28.38

    Bello e con un gran ritmo. Spassoso in certi passaggi, sottile satira politica in altri, soprattutto canzonatorio di quella innata capacità italiana di essere sul carro del vincitore costi quello che costi, pure se c'è da fare il giullare!

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    silvia

    04/07/2010 12.33.22

    il pregio di questo libro è di sottolineare la grottesca situazione che il nostro paese ha vissuto all'epoca del fascismo: tutti schierati a obbedire agli ordini più assurdi; ma per il resto l'ho trovato un'anticchia faticoso da leggere, niente affatto scorrevole, a tratti molto divertente

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    Maunakea

    04/07/2010 09.23.41

    Un Camilleri al massimo della forma, in questo stile proprio di mescolanza fra fatti storici e verosimile invenzione narrativa riesce a catturare come pochi altri, la struttura che lascia libero il lettore di colmare gli spazi fra i documenti ufficiali e le lettere è una delle più geniali invenzioni narrative che mi sia mai capitato di trovare e che fanno di Camilleri un autore impagabile.

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    Lorenzo

    19/06/2010 15.06.03

    Come sempre Camilleri è superlativo. Un romanzo ambientato ai tempi del fascismo, ma come somigliano ai nostri tempi! Ho appena iniziato "La caccia al tesoro" e mi pare che prometta bene. Poi sono ansioso di vedere cosa ha combinato con Lucarelli!!!

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    Davide

    17/06/2010 16.42.03

    Geniale, letto in poche ore, per fortuna Camilleri produce libri a velocità sorprendente, in futuro avrò sicuramente il privilegio di leggere altre sue opere

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    Renzo Montagnoli

    13/06/2010 17.31.37

    Il nipote del Negus, di Andrea Camilleri, se può avere la parvenza di una commedia fra l’umoristico e il boccaccesco è invece una satira spietata attraverso la messa in scena di una commedia sugli italiani. E quando s’apre il sipario sul palcoscenico si stenta a notare la differenza fra attori e pubblico, i primi impegnati al massimo della loro capacità a tratteggiare un regime dietro la cui parvenza di grandezza i piccoli e i grandi protagonisti si muovono come marionette fra ipocrisie, timori e apparente fierezza, mentre gli altri, il pubblico in sala, sorride, ride, anche fragorosamente, non accorgendosi di trovarsi dinnanzi a uno specchio. Il periodo fascista descritto da Camilleri è quello di un’Italia dai roboanti proclami a cui si finge di credere affinché nulla possa turbare i propri traffici privati, spesso illeciti, nella totale assenza di senso per lo stato. La storia è ambientata nel 1929, ma per come agiscono i personaggi, per come insomma gira la carrozza del paese, si ha l’impressione di un qualche cosa di già visto e che, purtroppo, è sotto ai nostri occhi tutti i giorni, una lenta assuefazione tale da non accorgerci di questa perenne recita a soggetti, tutto uno sbandierare di apparenze, di deformazione della verità, una sorta di sogno infantile il cui risveglio potrebbe tramutarsi in incubo. Non mancano anche siparietti colloquiali, inseriti nel momento giusto e tesi soprattutto a dimostrare che fra l’ufficialità dei comportamenti e la relativa sicurezza del privato tutto era completamente diverso, come se ciascuno potesse contare su una doppia, e distorta, personalità. Ho riso, più volte, ma è un riso amaro che si allarga nello specchio in cui mi rifletto. Semplicemente un libro imperdibile.

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    Arnaldo Caccialupi

    06/06/2010 19.51.28

    Edizione (Sellerio) = 4 (dovrebbe essere cartonata) Copertina = 5 Trama = 5 Suspence = 1 Personaggi = 5 Ambientazioni = 5 Conclusione = 5 e lode. Dialoghi = 5 e lode. Voti precedenti: concordo, uno dei capolavori di un uomo diventato mito. Cosa ti lascia = ilarità continua. Frase svolta: E ora vengo a esporre il caso dell'allievo Rainer Muller. Principale difetto: non ne ho trovati. In una parola = realistico. Ultimo libro letto: Cotto e mangiato.

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    renntiger

    04/06/2010 16.12.33

    Un bel Camilleri, al livello di altre novelle comiche dello stesso autore, anche se lontano dall'inarrivabile Birraio di Preston, un vero e proprio capolavoro.

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    Elena

    02/06/2010 23.47.48

    E' il primo libro che ho letto di Camilleri e devo dire che è stato davvero uno spasso. Ho riscontrato diverse affinità con Andrea Vitali che peraltro è l'autore che in assoluto preferisco: forse per questo mi è piaciuto tanto. Bravo.

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    massimiliano

    02/06/2010 10.46.16

    Summa del Camilleri migliore, compendio delle sue opere più riuscite ed amate, “Il nipote del Negus” - sia per l’ambientazione storica esposta che per la struttura narrativa adottata - raccoglie e diffonde, rinnovandola ma al tempo stesso foggiando qualcosa di diverso, l’eco dei suoi romanzi precedenti quali “La concessione del telefono”, “La scomparsa di Patò”, “Privo di titolo”, “La presa di Macallè”, richiamati alla memoria da associazioni di idee saldamente concatenate tra loro dal collante delle parole impiegate. Ancora una volta il periodo fascista ed il culto dell’apparire anziché dell’essere viene esposto al pubblico ludibrio, l’ironia - testimone degli eventi descritti - in più occasioni trascende in sarcasmo, la maggior parte dei personaggi raccontati diventano caricature di sé stessi, in un turbinio di situazioni degne della tradizione buffa settecentesca, dove il più scaltro ha la meglio sugli altri e detta le regole del gioco. Godibilissimo

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    giorgio g

    31/05/2010 10.02.55

    Camilleri ritorna a due antichi amori: il romanzo storico (esemplare “Il Re di Girgenti”) e l’impostazione, caratteristica de “La Concessione del telefono” e de “La scomparsa di Patò”, fatta di lettere, fonogrammi, circolari, integrata quì da brani di conversazioni in un godibilissimo pseudo-siciliano. E ci torna alla grande, tanto da rivaleggiare con la serie del Commissario Montalbano. Divertente la presa in giro della imbecillità del regime e dei suoi gerarchi, una stupidità che era riuscita a pervadere il nostro Paese, anche se il fascismo non disponeva della televisione…Un Camilleri in piene forma, dunque, che ci fa sperare in nuove e piacevoli ore in compagnia dei suoi libri.

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