Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

Christiane F.

Traduttore: R. Tatafiore
Curatore: K. Hermann, H. Rieck
Editore: Rizzoli
Collana: Vintage
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 344 p., Brossura
  • EAN: 9788817073509

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Problemi e processi sociali - Malattia e dipendenza

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    Serena

    24/11/2017 11:53:35

    L'edizione è pessima, il testo brulica di errori di battitura. Detto questo il libro in sé mi è piaciuto molto, la scrittura è passabile ma è comunque difficile concentrarcisi quando si legge di vicende così crude e forti. Un libro che a me ha fatto riflettere molto, perché penso che la droga non sia il problema, ma semmai il sintomo di qualcosa ben più profondo e molto doloroso. Christiane ne è la prova: quando smette di drogarsi comunque il suo dolore esistenziale non sparisce e si accorge che la sua vita è disseminata di dubbi e incertezze, che non c'è nessuno a farle da guida e che gli adulti che ci hanno provato in realtà sono altrettanto fragili e frustrati. Ogni generazione è un po' il riflesso di quella che l'ha preceduta, e le centinaia di ragazzini che morirono per l'eroina a Berlino erano la prova lampante che, nonostante i progressi economici e tecnologici, la società era (ed è) ancora marcia. Penso che questo libro prima di tutto sia un manifesto dei diritti umani e ancor più nello specifico dei diritti dei bambini.

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    Fabiana

    25/09/2017 12:54:39

    Secondo me una testimonianza non si può commentare, non si può dire "mi è piaciuta" o "non mi e piaciuta" perché non è una storia scritta per il gusto di raccontare e non è una storia che si legge per il gusto di leggere e distrarsi. Una testimonianza di qualsiasi genere (malattia, disturbi alimentari e mentali, schiavitù, abusi, droga ecc.) sono scritte per favorire la diffusione di un problema e la sua comprensione. Con questo libro ho capito meglio il mondo della tossicodipendenza, mi ha lasciato qualcosa, ho capito perché Christiane ha iniziato a frequentare il giro e si capiscono anche le motivazioni degli atteggiamenti della madre. Mi piace che il libro sia intervallato da riflessioni di psicologi e di chi nel mondo della droga e dei giovani ci lavora, fa comprendere meglio la criticità e la serietà della situazione. Mi dispiace non aver provato durante la lettura con Christiane il senso di smarrimento e di frustrazione durante una crisi di astinenza, il pulsante della psicologia in quel caso non è stato troppo schiacciato. Il lessico adottato non è stato approfondito e curato, l'autrice ha usato le frasi tipiche dei drogati e il gergo del suo giro: "farsi una pera", "stare in rota", "bucomani", "froci" ecc... In un certo senso avrei preferito leggere qualcosa di più ben scritto, ma non posso neanche affermare che questa "mancanza di stile" sia un difetto perché invece altre persone potrebbero pensare che l'aver usato il gergo tossicodipendente sia una carta in più, capace di arricchire ulteriormente il libro e, in effetti, in una testimonianza non si può pretendere una certa forma elevata perché è difficile che il testimone sia allo stesso uno scrittore e poi è la storia che conta, non come è scritta. Quindi, stile a parte, il libro mi ha colpito.

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    librimania

    19/01/2016 17:59:17

    Letto ai tempi della scuola...scioccante e profondo...

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    viola

    04/09/2014 13:25:41

    è molto difficile recensire un libro del genere....sicuramente un libro da leggere,sopratutto perchè raccontato in prima persona dalla protagonista,che ci fa quindi entrare nel suo mondo e ci fa capire tutto quello che sta dietro alla "pera". Se è difficile,anzi impossibile giustificare,forse può essere possibile provare compassione per questa ragazza e forse la sua esperienza può essere un monito per i giovani che si accosteranno al romanzo. In questa edizione sono presenti diversi refusi,un vero peccato.

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