Non sanno camminare sulla terra

Sergio De Santis

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 13 febbraio 2018
Pagine: 151 p., Rilegato
  • EAN: 9788804685692
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Descrizione

Ogni esistenza ha bisogno di uno scopo, un fine, anche se si tratta di semplici illusioni. Dopotutto avere un amore, un sogno, una fede fa la differenza tra vivere e sopravvivere.

1896: Gualtiero è un illustre professore di chimica, ambizioso e pieno di ideali, che guarda con rassegnazione i propri figli avviarsi verso incerti destini. Un secolo dopo, Daniele, un suo discendente, trascorre la quotidianità ben lontano da quegli ideali, forse anche a causa del suo strano lavoro. Con alcuni colleghi, in un anonimo ufficio perso nella campagna romana, distrugge documenti spesso inquietanti, vecchi verbali della questura o ancor più misteriosi rapporti riservati. Daniele è separato e ha un figlio che vede poco o nulla, dotato di un'intelligenza straordinaria. Da alcuni anni si è appartato a vivere in un borgo di pietre sormontato da un castello, che da un millennio tiene stretta a sé una collina di olivi. Gli alberi digradano verso valle facendo finta di non accorgersi della grande città che, giorno dopo giorno, si avvicina con il suo cemento. In questo scenario idilliaco, sospeso nel tempo, Daniele prova a venire a patti con se stesso. E lo fa attraverso un silenzioso confronto con i colleghi – Lucia, una donna piena di vita impegnata nella scelta delle proprie illusioni; Ico, un uomo burbero sempre in lotta con tutti – e soprattutto attraverso la ricostruzione del proprio passato e degli ideali che hanno mosso i suoi antenati, lungo l'arco del Novecento. Gradualmente, Daniele si convincerà sempre più che ogni tentativo di cambiare il mondo debba partire dall'impegno di cambiare se stessi. E saranno proprio gli olivi e i contadini, loro padroni e custodi, a insegnargli a non continuare a inciampare nelle fragilità e nelle vicissitudini della sua famiglia. Con la leggerezza di una favola e la profondità di un racconto filosofico, Sergio De Santis mette in scena le vicende di una famiglia attraverso i nodi cruciali della Storia del nostro Paese, ma soprattutto mostra i turbamenti dell'uomo moderno, alla costante ricerca della propria dimensione esistenziale.

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Il professor Gualtiero si stava togliendo cautamente le bende dagli occhi. Sulla scrivania aveva poggiato una candela e la sua pistola. Ormai si era abituato alla mancanza della vista, non era stato difficile trovare con la mano la pistola che da sempre dormiva nel cassetto centrale. Per accendere la candela, invece, aveva avuto non poche difficoltà., ma alla fine c'era riuscito lasciandosi guidare dal calore di un fiammifero sulle dita che tenevano fermo lo stoppino.
Era il 24 marzo del 1896, questo il professore lo sapeva bene, anche se non poteva leggerlo sul calendario. Erano trascorsi poco più di venti giorni dalla sconfitta dell'esercito italiano ad Adua, laggiù, in Africa, dove i guerrieri di Menelik II avevano massacrato migliaia di soldati del tenente generale Baratieri. Il professore, grande estimatore di Garibaldi e Mazzini, non nutriva alcuna simpatia per qualsiasi forma di colonialismo, tuttavia era rimasto turbato al pensiero che tanti giovani connazionali erano stati trucidati nella lontana Abissinia.
Gualtiero aveva iniziato con la professione di medico, ma presto si era appassionato alla chimica, che insegnava ormai da molti anni all'università. Il giorno seguente alla notizia del disastro di Adua gli era parso naturale mettere il suo genio al servizio della nazione per preparare una nuova polvere da sparo più potente e micidiale. Solo che agitazione e rabbia non vanno d'accordo con la scienza. Troppo coinvolto emotivamente, era venuto meno ad alcune regole del rigido protocollo per gli esperimenti. La chimica, però, non tollera le distrazioni, e la miscela di polveri gli era esplosa in faccia danneggiando i suoi occhi. I colleghi dell'università lo avevano curato con devozione, ma non erano sicuri del buon esito delle terapie. Gualtiero aveva deciso: se, tolta la fasciatura, non avesse scorto la luce della candela, si sarebbe fatto saltare le cervella.