Il nostro bisogno di consolazione

Stig Dagerman

Traduttore: F. Ferrari
Editore: Iperborea
Edizione: 6
Anno edizione: 1991
Pagine: 48 p., Brossura
  • EAN: 9788870910216
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    Cristiano Cant

    07/10/2016 09:13:10

    E' ancora miracolosamente possibile che una sfoglia di pagine,un soffio di frasi racchiuso in qualche decina di fogli,possano pesare e valere non meno di grandi bronzi,di castelli perfetti, di scrigni carichi delle preziosità migliori.E' il meraviglioso pregio della tragedia di alcuni destini:diffondere come una luce esplosiva che ammanti l'interezza del prossimo col suo canto unico,qualcosa come un incastro al rovescio dove la coscienza incalzata da un dolore fin troppo etico sversa nell'arte la sua materia più alta, più lirica,più imprendibilmente saggia,pur sotto le ruote di una vicenda intima disperata.Perché questo accada è uno dei grandi segreti del cuore umano,uno di quei tesori forse voluti dal cielo di cui la poesia,chiamata a quest'incarico dal creato tutto,si impadronisce per plasmarne ogni goccia,ogni sillaba, ogni giuntura interiore.Qualcuno naturalmente va scelto fra le anime in grado di incarnare tutto questo,qualcuno che dosi e spinga insieme nella forza della scrittura il martirio e la dolcezza,il dubbio atrocemente sospeso al suo cappio e la spinta a deporre oltre ogni capire i mille inafferrabili suoni di una quotidianità perduta.Questo libro è un sudario sull'anima,confessione straziante e insieme flagello che annienta,le tratte angosciate di uno spirito al sommo del suo genio rese con intatto acume di poeta e con una drammatica sapienza che dona alla lettura vertici di commozione rarissima. Pagine di uno nero splendido,di una forza trattenuta e liberata,un io scardinato fino ai limiti della carne,luce pura:"Ciò che cerco non è una scusa per la mia vita,ma il contrario di una scusa:l'espiazione.Mi coglie infine il pensiero che qualsiasi consolazione la quale non tenga conto della mia libertà è ingannevole,non è che l'immagine riflessa della mia disperazione.Quando infatti la mia disperazione dice:abbandonati allo sconforto, perché il giorno è racchiuso tra due notti,la falsa consolazione urla,spera:perchè la notte è racchiusa tra due giorni".

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    Cristiana

    11/09/2015 20:02:50

    Poche pagine meravigliose, sincere, profonde. Io non le ho trovate tristi ma solo vere. Forse non conoscevo ancora bene la vita dell'autore e non mi sono fatta influenzare, oppure come tutti i grandi libri queste pagine parlano a noi di noi stessi ed io non sono una persona malinconica; non so... comunque leggerò e rileggerò questo libretto e il mio solo rimpianto è proprio quello che dopo aver letto la vita dell'autore in fondo al libro mi farò qualche scrupolo a regalarlo a chi amo che così, a mio parere, perderà il piacere di leggerlo se non lo conosce.

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    spaggio

    29/01/2014 17:17:18

    La fredda lucidità della disperazione esistenziale che individua l'impossibilità di raggiungere la pienezza del vivere: e non resta che un intangibile silenzio a consolarci. Dieci pagine, null'altro, amarissime.

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    Loris

    28/05/2012 11:48:51

    Queste dieci pagine si leggono in pochi minuti. Poi però viene voglia di tornarci sopra, di sviluppare immagini e similitudini per arrivare a scrutare l'anima di Dagerman,cercando magari qualche riflesso della propria. Essere fuori dal tempo, essere a prescindere da ogni funzionalità: è l'orizzonte utopico della liberazione dall'angoscia della condizione umana.

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    Giovanni Miano

    17/12/2011 20:21:47

    Breve e triste saggio sulla caducità dell'uomo e sul continuo bisogno di consolazione che tale condizione genera. Testo molto intenso nel quale l'autore sfoggia il suo genio mediante una lucida analisi dell'argomento e metafore molto ricercate. Il contenuto, seppur con una lieve nota finale positiva, è di carattere pessimistico e lascia presagire il triste destino del giovane scrittore svedese.

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    Wiccio

    16/02/2010 02:15:16

    Dagerman ci offre una raccolta di riflessioni. Una visione, quella estrapolata dai suoi occhi, tramutata poi in parole, a tratti satirica, a tratti tristemente realistica. E la realtà è difatti l'unico vero grande Male, da ella non si sfugge. Triste, deprimente e asfissiante al punto tale da trovare consolazione solamente nella morte. Dagerman muore suicida all'età di 31 anni. Il suo bisogno di consolazione non è stato ascoltato da nessuno se non dalla morte stessa (e da noi, giunti troppo tardi). Le sue care e amate parole, nelle quali confidava, non lo hanno aiutato. Ma possono aiutare noi, sono un monito dal quale trarne insegnamenti. «Dimenticatelo spesso».

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    Silvia

    25/09/2008 15:35:49

    "semplicemente molto vero".........Mi è stato prestato questo libro di poche pagine e mi ha colpito subito dalle prime righe così intense, dense di tristezza, speranza, seppure travestita da rassegnazione e mille domande apparentemente assurde, ma molto profonde.....ho deciso che leggerò altro di questo autore....

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    fabrizia

    01/11/2005 18:47:48

    Mi ha commosso questo autore giovane e sensibile.Ho parecchi anni adesso e la mia vita scorre tra compromessi e mediazioni... vorrei dire a Stig se mai dovessi incontrarlo in questa vita o altrove che siamo noi a consolare la vita e non viceversa, sento infatti, con il passare del tempo tutte le ferite inferte alla stessa. E parafrasando.... le stelle stanno a guardare... Ti immagino come fossi tu, la prima stella della sera....

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    Barbara

    22/04/2004 17:46:05

    Che dire....Piccolo....ma grande grande libro. Poche pagine ricche di essenza, di dolore e di una profondissima tristezza. Induce a riflettere...Bellissimo

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    veritas

    20/10/2003 11:28:52

    Si potrebbero versare lacrime leggendo questo libricino, di un Dagerman sempre all'altezza. Nonostante la diversità di periodi, le sue parole scorrono fluide a farci riflettere su epoche tano simili. Eccellente come il solito.

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