Traduttore: R. Boi
Editore: Nord
Collana: Narrativa Nord
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 12 gennaio 2017
Pagine: 297 p., Rilegato
  • EAN: 9788842928492
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Recensioni dei clienti

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    Roberta

    05/05/2018 13:46:20

    Sinceramente leggendo la trama mi aspettavo qualcosa in più... Una manciata di pagine che racconta, escludendo l'epilogo, soltanto un paio di giorni vissuti all'interno di una cantina, con l'alternarsi di soldati americani e tedeschi a controllare una famiglia rifugiata. Ho trovato troppo misero lo spazio dedicato al rapporto speciale tra Renèe e il suo mancato carnefice Mathias, che invece erano il fulcro della storia e poche descrizioni e dettagli che avrebbero reso sicuramente il romanzo più avvincente e sofferto. Alcune pagine fatte di date, episodi già fin troppo noti e nomi di spedizioni belliche sembrano ricopiate da qualche libro di storia e non aggiungono niente di significativo alla trama che manca a mio avviso di profondità ed emozione.

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    lalla278

    16/01/2018 10:34:34

    Mi è piaciuto molto il personaggio di Renée (Rebeca), di 7 anni. L'autrice ci descrive i suoi pensieri, i suoi fatti, le sue parole e si adatta bene a una bambina di questa età che ha una grande sicurezza e personalità. Non mi è piaciuto Mathias, sanguinosa SS che improvvisamente avrebbe dato la sua camicia per salvare una bambina che conta su di lui. Mi sono lasciata trasportare dal racconto. La storia è molto viva, ricca di colpi di scena, nei dettagli di questa vita di miseria dove è necessario sopravvivere. La trama di fondo si basa su fatti che sono realmente accaduti mentre la storia immaginata da Emmanuelle Pirotte è una avventura rocambolesca, che adoro! La fine del libro mi è piaciuta molto.

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    RossaMina

    21/12/2017 16:33:34

    Sinceramente non ho ben capito se mi è piaciuto o meno. L'ho apprezzato perchè diverso dai soliti sullo stesso argomento, ma per essere una storia di guerra è un pò troppo fantasy. Troppo esagerata la perspicacia della bambina di soli 6/7 anni, ma poi alla fine si capisce il perché….

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    Carlo

    14/03/2017 07:17:45

    Libro ben scritto, avvincente, romantico e commovente. Una storia un po' diversa nel quadro della seconda guerra mondiale. Mi è piaciuto.

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    Elena

    01/03/2017 08:54:25

    Il libro si legge bene grazie alla scrittura fluida, però ha dei difetti, il maggiore dei quali sono i personaggi della bambina e del soldato. Mentre i personaggi secondari appaiono sotto una buona luce, i due principali non suscitano emozioni, sono vuoti, sterili. Giusto la bambina suscita un po' di antipatia, il che è molto strano dato che in realtà dovrebbe suscitare compassione e sentimenti positivi. E' insomma la freddezza dei personaggi a rendere questo libro non particolarmente emozionante. Altro difetto è la staticità, la mancanza cioè di accadimenti: a parte un paio di scene in cui succede qualcosa, per la maggior parte del romanzo non succede niente. Non do un voto basso perché è un libro che, una volta iniziato, si vuole portare a termine, però a livello di contenuto è troppo scarno e non suscita le emozioni che solitamente fanno provare i libri in cui si parla di un argomento così grande come la persecuzione degli ebrei.

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    Questa storia, al contrario, di banale non ha nulla, è emozionante, profonda, toccante, arguta, è un libro che ho letto con un piacere genuino, che da tempo mancava di accompagnarmi durante le mie letture. E' un racconto che ti scuote e ti stringe il cuore, che ti rapisce con il suo messaggio di compassione e altruismo, che emerge proprio là dove la crudeltà regnava sovrana.

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    monica

    25/01/2017 12:13:56

    sicuramente un buon romanzo facile lettura angosciante in alcuni punti cosa che non stupisce dato l'argomento trattato. consigliato.

Vedi tutte le 7 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione
Le prime frasi del romanzo

Il pezzo di pane rimase appeso alle labbra del padre. Tutti si bloccarono davanti al proprio caffè fumante. L’urlo di una donna dalla strada. Pianti, grida, il nitrito di un cavallo. Il padre andò ad aprire la finestra; il cucinino si raffreddò all’istante. Il padre si sporse, chiamò un uomo. Si scambiarono qualche parola, coperti dalla confusione della strada. La madre e i due figli, Henri e Marcel, guardavano Renée in silenzio. Ma Renée diede ancora due rapidi morsi alla fetta di pane imburrata. Aveva fame, nonostante tutto.
Il padre richiuse la finestra. Sembrava invecchiato di dieci anni. «Stanno tornando», disse con voce sorda. La madre si fece il segno della croce.
«Bisogna fare qualcosa per Renée», riprese il padre.
«No!» singhiozzò la madre. Non osava guardare la bambina. Anche Henri si era voltato. Marcel invece continuava a guardarla.
Il padre era rimasto in piedi, il corpo contratto, la faccia stravolta dalla paura.
Fissava sua moglie. «Sai perché l’hanno fucilato, Baptiste? Perché aveva delle bandiere inglesi giù in cantina. Perciò, per un’ebrea...»
La madre gli fece segno di tacere. Ebrea. Cosa significava quella parola? Non aveva mai capito bene in cosa consistesse, il fatto di essere ebreo. Era pericoloso, punto e basta. Erano cinque mesi ormai che Renée stava a casa loro. Doveva avere sei o sette anni, non lo sapevano esattamente. Era un po’ selvatica, e fiera, con due occhi neri come se ne vedevano solo tra gli zingari. Due occhi che ti seguivano sempre con attenzione, che ti divoravano; due occhi pieni d’intelligenza, indubbiamente. Avidi, sempre in allerta, interessati a tutto, e che sembravano capire tutto... Renée faceva persino un po’ paura. Ma non a Marcel, che con lei batteva la campagna per intere giornate. In settembre c’era stata la grande festa della Liberazione, ma poi nessuno era venuto a prenderla. E adesso ecco che l’incubo ricominciava. Chi l’avrebbe mai detto... In pieno inverno poi, come se non bastasse.
Il padre si dondolava da un piede all’altro. «I tedeschi saranno qui tra neanche mezz’ora. I Pierson, loro sanno di Renée, e non perderanno l’occasione per spifferare tutto.»
La donna sapeva che suo marito aveva ragione. Durante la messa, gli sguardi astiosi di Catherine Pierson la dicevano lunga.