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Susan Abulhawa

Traduttore: S. Rota Sperti
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2011
Pagine: 390 p. , Brossura
  • EAN: 9788807018459

Recensioni dei clienti

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    Ilaria

    12/03/2015 21.47.52

    ben scritto, scorrevole, in cui la parte romanzata si intreccia con la storia vera della Palestina e di Israele. Il romanzo è intrigante e l'intreccio con la storia palestinese fa passare in secondo piano anche le parti in cui diventa scontato. Lo consiglio soprattutto perché spiega come le vittime si possono trasformare in mostri e come il dolore può far nascere mostri.

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    alessandradifra

    14/01/2015 09.18.00

    Un libro intenso e emozionante. Sicuramente consigliato

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    marco

    30/12/2014 07.58.07

    Un libro molto bello, mi ha dato la possibilità di conoscere meglio la realta israele/palestinese. Un romanzo che mi ha fatto rilfettere e a tratti commuovere. Un libro che mi ha lasciato dentro qualcosa.

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    LUCIANO

    03/11/2014 16.51.31

    Libro crudo, reale, molto intenso e appassionante. L'ho letto in due giorni, partecipando in modo emotivo alla scioccante vicenda narrata, esplicito esempio dei drammi non risolti dei nostri giorni. Due popoli che si fronteggiano, odiandosi e vivendo gomito a gomito senza speranza. Chi tra i due avrà ragione? Difficile risposta a cui il libro cerca di dare una lettura troppo scontata, troppo romanzata e che lascia troppe questioni irrisolte.

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    Mariflo

    07/09/2014 11.16.53

    Ho dovuto far raffreddare le emozioni prima di scrivere questa recensione. Il libro, scritto da una americano-palestinese, figlia di profughi della guerra dei 6 giorni del 1967, racconta le vicissitudini di una famiglia palestinese dal 1948 al 2002. Ho fatto questa premessa perchè, non volendo in alcun modo esprimere un giudizio politico sul conflitto arabo-israeliano, è opportuno chiarire che tutte le vicende vengono narrate dal punto di vista palestinese. E l'autrice lo fa con una sensibilità e con una profondità tale che non si può non rimanere coinvolti dalla lettura di questo libro. Inoltre, la bravura della Abilhawa è stata anche nella capacità di far emergere, in un racconto intriso di guerra, orrore, morte, rassegnazione, il profondo amore che lega i personaggi della storia. Ne consiglio sicuramente la lettura.

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    Giacomo

    05/08/2014 13.44.44

    Un libro che non mi ha conquistato per nulla, scrittura retorica e a tratti estremamente sentimentale. Un vero peccato perchè poteva aiutare a dare un giudizio oggettivo su cosa realmente accade in quei posti ma purtroppo si è limitata al "vittimismo"

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    Beatrice

    04/08/2014 23.07.00

    Solitamente non scelgo libri che trattano temi come questo ma "Ogni mattina a Jenin" ha scelto me, facendosi trovare in casa in quanto regalo ricevuto da mia sorella e rimasto in bilico su uno scaffale qualche mese. Dopo le prime pagine la lettura mi ha coinvolta e in pochi giorni sono arrivata alla fine di una storia antica e purtroppo ancora estremamente attuale. Consiglio la lettura di questo racconto di vita vera che coinvolge persone di ogni età, immerse loro malgrado in una realtà ingiusta e dolorosa. Un testo per riflettere sugli avvenimenti del nostro tempo raccontati da chi li ha vissuti sulla propria pelle. La presenza di più punti di vista rende tutto davvero commovente e toccante.

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    elisa

    27/03/2014 11.33.13

    Un popolo che da millenni vive in una terra ricca di doni, un popolo pacifico, con tradizioni centenarie, un popolo che per motivi politici viene sradicato da questo Eden con la violenza, morte e distruzione, famiglie, donne, vecchi, bambini massacrati come nei peggiori genocidi di ebrei, armeni....la storia che si ripete, la storia che non insegna: le colombe che diventano falchi sanguinari....gli ebrei o meglio i futuri israeliani che si impossessano di terre dove un tempo vivevano in pace con i palestinesi...libro molto ben scritto, pieno di quel senso di dolore che devono aver provato quelle milioni di persone costrette ad abbandonare il loro passato forse sereno per trovare l'abbruttimento dei campi profughi, dove ancora oggi vincono la fame, la malattia, la paura e la morte. Vergogna, per Israele, per noi occidentali che lo permettiamo.

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    parker

    29/08/2013 17.00.59

    un romanzo toccante che fa riflettere e permette di conoscere un po' di più la questione palestinese. da leggere assolutamente

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    maria

    10/06/2013 15.36.57

    Non condivido le valutazioni basse date da altri lettori nè la definizione di 'libro per adolescenti', cosa significa? Dolore e tragedia immani: questa storia appartiene al genere umano e dimostra che gli errori si ripetono, purtroppo.

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    Falco

    27/05/2013 21.11.18

    Un libro che non mi ha convinto affatto. Scrittura retorica e storia agiografica di una famiglia palestinese dove stanno tutti i buoni, mentre i carnefici stanno tutti con gli Israeliani. Nessun approfondimento di quanto è accaduto negli ultimi 60 anni che aiuti a capire veramente una situazione politica e sociale così complessa e dolorosa.

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    ANGELA 37

    05/08/2012 18.49.39

    Il romanzo narra vicende dolorose con un linguaggio troppo lezioso. Le notizie storiche sono esatte: è un libro per adolescenti.

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    Amina

    27/05/2012 18.26.31

    E' un viaggio dolorosissimo in un mondo nascosto, occultato, travisato, all'interno di una memoria storica che qualcuno ha voluto cancellare, annientare. Ma se tutto ciò è vero, dov'è l'occidente? Dov'è l'America? Dove eravamo, e dove siamo ogni giorno, quando fatti di questo genere accadono nell'indifferenza delle nostre vite vuote, senza morale, senza la vergogna che dovremmo nutrire di fronte a tali nefandezze perpetrate da quel popolo che il dolore dovrebbe averlo conosciuto, ma che sembra non sapere fare altro che perseguire brutalmente lo scopo della propria assurda sopravvivenza. Dolore fondato su dolore. Tra l'indifferenza del mondo. C'è da vergognarsi a chiamarsi uomini. Troppo dolore per un unico libro. Fa così male che si ha voglia di abbandonare la lettura. Perchè tutto ciò che ci hanno fatto credere, forse è una menzogna..... Non ho parole. Solo infinite riflessioni.

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    delia

    07/05/2012 17.52.37

    un libro bellissimo che rimane nel cuore.mi ha commosso tantissimo.

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    Michela

    07/05/2012 12.24.37

    'Ogni mattina a Jenin'è uno dei libri più belli che abbia letto in questo periodo.Un libro che ti tocca il cuore,che ti emoziona e che fa riflettere sulla storia di un popolo costretto ad abbandonare la propria terra,subendo terribili atrocità e sofferenze che tuttora persistono.Un libro ben narrato,da leggere tutt ad un fiato e che ti lascia con un colpo di scena finale del tutto inaspettato.Da non perdere assolutamente!

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    Roberta

    04/05/2012 14.25.58

    Non è facile trovare le parole per descrivere questo romanzo che narra l'eterna lotta tra Israeliani e Palestinesi...difficile schierarsi dall'una e dall'altra parte...difficile rimanere indifferenti di fronte a tante inutili sofferenze. Certe pagine sono come un pugno nello stomaco, certe ideologie impossibili da comprendere per noi occidentali. Sicuramente è uno dei romanzi più belli e toccanti letti finora, ricco di sentimenti e pura poesia, e più istruttivo di tanti libri di scuola. Dovete leggerlo!!

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    roberto

    21/04/2012 18.56.22

    Semplicemente adorabile.La scrittrice riesce a parlarci dell'eterno conflitto arabo-israeliano con una struggente storia d'amore ed un finale a sorpresa che ci regala la speranza per un futuro migliore.

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    Simona

    04/04/2012 01.11.50

    Bellissimo libro, che ben esprime tutta l' amarezza della condizione di profugo, soprattutto quando tale condizione si trascina da oltre mezzo secolo, tre generazioni senza poter far ritorno alla propria terra d' origine, al proprio paese, alla propria casa. Purtroppo anche questo libro, come quello di Ilan Pappè del 2008 (La pulizia etnica della Palestina), non risulta disponibile. Cosa quantomeno "curiosa", visto che si tratta di un libro recente (2011), di cui si è parecchio parlato e che, come dimostrano i voti delle recensioni sopra la mia, ha ricevuto ottimi feedback da parte dei lettori. Sarei grata se qualcuno mi spiegasse questa cosa.

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    gianluca guidomei

    04/01/2012 19.14.00

    "Ogni mattina a Jenin" è un atto d'amore. Non so se sia "Il Romanzo Palestinese" che tutti dovrebbero leggere, ma credo sia un'esperienza del mondo da praticare. Non so quanto sia elevato il suo valore letterario, eppure non mi interessa. Qui c'è altro. La letteratura si fa da parte e lascia spazio alla vita. Le immagini che Abulhawa ricrea sono nitide come in un documentario. Non c'è sublimazione. L'orrore è tangibile. Come la stupidità degli uomini. Come l'inganno del mondo dell'informazione che parla di terrorismo, operazioni di pace, legittima difesa. Quanti anni ancora, quanta ignoranza della storia, quanta informazione corrotta e soprattutto quanta indifferenza del mondo dovrà ancora sopportare il popolo palestinese prima di vedere riconosciuti i propri diritti? Vorrei imparare da questo popolo la dignità che traspare tra le pagine del libro, in cui l'orrore interrompe l'amore tra nonni, madri, fratelli, figli, nipoti. Interrompe. Perché il coraggio e la forza del loro amore ricomincia. Sempre. Vorrei imparare da loro la forza di volontà e l'attitudine a credere che un giorno tutta quella sofferenza dovrà finire. Ma forse vivo in un mondo troppo comodo e ricco per poterlo fare. "Amal, credo che la maggior parte degli americani non ami come amiamo noi. Non è questione di inferiorità o di superiorità. Vivono in sfere sicure e superficiali, e raramente spingono le emozioni umane nelle profondità in cui viviamo noi. Vedo che sei confusa. Pensa alla paura. Quella che per noi è semplice paura per altri è terrore, perché ormai siamo anestetizzati dai fucili che abbiamo continuamente puntati contro. La nostra rabbia è un furore che gli occidentali non possono capire. La nostra tristezza può far piangere le pietre. E' un amore che puoi conoscere solo se hai provato la fame atroce che di notte ti rode il corpo. Un amore che puoi conoscere solo dopo che la vita ti ha salvato da una pioggia di bombe o dai proiettili che volevano attraversarti il corpo".

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    Emanuela

    28/12/2011 19.50.48

    il racconto struggente della vita di tanti palestinesi...che ci aiuta ad aprire un varco in quel buio che ha fatto di queste persone degli "sconosciuti"...da leggere lentamente, con le lacrime agli occhi e la stretta al cuore chiedendosi come mai...come mai l'uomo non impara dagli orrodi del passato..

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