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Ogni mattina a Jenin - Susan Abulhawa - copertina
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Ogni mattina a Jenin Susan Abulhawa
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Descrizione

Un romanzo struggente che può fare per la Palestina ciò che il "Cacciatore di aquiloni" ha fatto per l'Afghanistan. Racconta con sensibilità e pacatezza la storia di quattro generazioni di palestinesi costretti a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione di "senza patria". Attraverso la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, viviamo l'abbandono della casa dei suoi antenati di 'Ain Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin. Assistiamo alle drammatiche vicende dei suoi due fratelli, costretti a diventare nemici: il primo rapito da neonato e diventato un soldato israeliano, il secondo che invece consacra la sua esistenza alla causa palestinese. E, in parallelo, si snoda la storia di Amal: l'infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore. La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell'arco di quasi sessant'anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro. In primo piano c'è la tragedia dell'esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L'autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, racconta la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all'amore.
Il romanzo era stato pubblicato nel 2006 con il titolo Nel segno di David.
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Dettagli

2011
3 gennaio 2011
390 p., Brossura
9788807018459

Valutazioni e recensioni

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zombie49
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Negli anni ’40 Yehya Abulleja e sua moglie Bassima vivono con i figli Hassan e Darwish a ‘Ain Hod, vicino a Haifa. Yehya è proprietario di vasti campi, uliveti, frutteti, e, pur lavorando duramente, la famiglia vive con serenità e senza problemi economici. Al mercato di Gerusalemme Hassan fa amicizia con un ragazzino ebreo, Ari, fuggito con i genitori dalla Germania nazista: sarà un rapporto che durerà tutta la vita. Hassan si sposa con la beduina Dalia e hanno due figli, Yussef e Ismail. Nel 1948 gli inglesi lasciano la Palestina e l’esercito israeliano occupa il villaggio dopo un sanguinoso bombardamento. Gli abitanti devono lasciare le case e i loro beni; Darwish è ferito e resterà paralizzato, Ismail scompare, forse rapito; dopo giorni di cammino i profughi raggiungono il campo di Jenin. Non torneranno mai alle loro case. Nel 1955 nasce Amal, l’ultima figlia di Yussef: diventerà lei la voce narrante per gli orrori della guerra del ’67 e per gli anni successivi. La storia è narrata dal punto di vista degli arabi ma è certo più attendibile di quella che è raccontata, o meglio ignorata, dagli Europei. Ogni giorno la televisione giordana ricorda attraverso testimonianze gli espropri e le violenze subite dal popolo palestinese, ma in Europa non ne giunge notizia. E’ da questa prevaricazione e ingiustizia che nasce il terrorismo arabo, che non si placherà fino al riconoscimento della Palestina. E’ una storia di parte, una vicenda romanzata in cui s’intrecciano fatti storici ed elementi di fantasia, ed è difficile distinguere la realtà dall’immaginazione. Proprio per questo motivo non amo molto questo genere. Susan Abulhawa è una scrittrice americana palestinese, attivista di movimenti a favore dei rifugiati, e forse il racconto contiene elementi autobiografici, ma contrappone in modo troppo netto la vita idilliaca dei palestinesi alla ferocia degli israeliani. Alcuni elementi sono a mio avviso troppo scenografici e improbabili, come la vicenda dei due fratelli.

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Lulu
Recensioni: 5/5

Una storia che prende l anima

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Lapo
Recensioni: 5/5

L’ho letto nel 2010, pubblicato da un’altra casa editrice con un titolo diverso. È una storia dolorosa che genera rabbia, provoca ferite e lascia cicatrici nel lettore; non posso immaginare gli sfregi sulla carne e nell’anima di uomini e donne inferti dalle vittime di ieri, aguzzini di oggi.

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Susan Abulhawa

1970, Palestina

Susan Abulhawa, cittadina americana, nasce da una famiglia palestinese in fuga dopo la Guerra dei Sei Giorni e vive i suoi primi anni in un orfanotrofio di Gerusalemme. In seguito abita in diversi paesi, tra cui anche il Kuwait e la Giordania. Si laurea in scienze biomediche all'Università della South Carolina ed ebbe una brillante carriera nell'ambito delle scienze mediche. Susan Abulhawa è autrice di numerosi saggi sull'argomento, per cui è stata insignita nel 2003 del premio Edna Andrade, relatrice a diversi convegni e attivista in ambito umanitario, ha fondato l'associazione Playgrounds for Palestine, che si occupa soprattutto dei bambini dei Territori Occupati. Vive in Pennsylvania. I suoi articoli sulla situazione palestinese sono apparsi su numerose riviste, tra...

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