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Opinioni di un clown

Heinrich Böll

Traduttore: A. Pandolfi
Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: XVI-232 p., Brossura
  • EAN: 9788804670834
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Recensioni dei clienti

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    V.

    15/07/2017 10.26.42

    Ho amato questo libro. Il protagonista Hans mi è rimasto dentro, l'ho trovato molto umano

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    paolo sacchi

    25/05/2017 20.28.45

    Come ho letto anche da altri, anche a me questo libro non ha entusiasmato. Nè bene nè male, Di male c'è solo la "fissazione" dell'Autore di parlare dei cattolici : i cattolici qua e i cattolici là ,disopra e di sotto. Lui pensa forse che l'argomento - categoria possa tanto interessare il lettore ? O pensa che i cattolici siano diversi da gli altri uomini ?

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    Hodor

    16/12/2016 17.21.31

    Critica contro l'ipocrisia di una certa parte dell'apparato cattolico e denuncia dell'incomunicabilità tra le persone tutte molto troppo concentrate su se stesse vittime a loro volta della conseguente e infinita solitudine. Il protagonista è l'ennesimo soggetto con velleità artistiche "incapace a farsi una ragione" di come va la vita. Alcuni passaggi sono un pò noiosi ma in generale l'ho trovata una buona lettura.

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    maria

    15/01/2016 11.33.57

    Mi è stato regalato da un ragazzo che lo regalavo a tutti quelli a cui voleva bene. l'ho regalato a tutti quelli a cui voglio bene.

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    Elena V.

    10/07/2015 17.07.19

    Un libro che dà la sensazione (impagabile) di sentirsi capiti.

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    leonardo

    31/05/2015 07.54.47

    Un libro che ti cambia la vita

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    silvia

    24/03/2015 14.34.08

    A leggere queste recensioni mi sembra che parliate di libri diversi, per cui vorrei offrire la mia opinione sui temi caldi: 1. "Non ha trama e la narrazione è lenta (è noioso)." Certo che "non ha trama",il libro intero copre 3 ore di vita del protagonista! Cosa vi aspettavate? La narrazione non è in ogni caso noiosa, è anzi concitata, ma se cercate un libro in cui "succeda qualcosa", controllate prima il quarto di copertina e girate a largo. È facile. 2. "Il protagonista è piagnucoloso e scaricabarile delle proprie sciagure sul primo che passa (non posso identificarmi e mi irrita)" Vi svelo un segreto: l'autore non salva nessuno in questo libro, non è che Hans è il buono e gli altri (cattolici/borghesi) sono i cattivi. C'è una critica alla società, ovviamente, ma se non riuscite a immedesimarvi o identificarvi col protagonista: relax, l'autore ha voluto così. Hans comunque non scarica affatto le sue colpe sugli altri: le sue colpe non valgono meno di quelle degli altri. Proprio volendo immedesimarsi, dovremmo farlo in uno degli altri (ma non maria che non esiste come personaggio): Hans è il Clown, noi siamo il pubblico. È impossibile per questione di ruoli immedesimarsi con il clown. Infatti il peculiare moralismo di Hans a me mette un po' a disagio, mi fa strano... non vorrei, ma è così. Già solo per questo il canale dell'empatia è tagliato. Io personalmente ho letto il libro d'un fiato, perché anche se uno volesse interrompere per poi riprendere 3 giorni dopo, non saprebbe a che pagina chiudere, il ritmo è lento ma serrato, una specie di gabbia (a patto ovviamente di farsi prendere), e poi perché "dovevo" sapere se Hans avrebbe trovato un modo per superare i suoi dilemmi insolubili, per conciliarsi con la situazione, che tipo di soluzione avrebbe trovato,se l'avesse trovata. E il finale è stato all'altezza. Ma poi la critica sociale, come documento storico non universale, già di per se vale il libro.

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    Cristiano Cant

    03/02/2015 12.04.16

    Un clown struccato conserva sempre dentro il suo bislacco incanto la voce e lo sguardo di una verità eternamente mascherata. E' per questo forse che deve coprirsi, per mostrare agli uomini il loro vero volto sporcato, il canto della più bassa cordialità diretto da coscienze perse, la vuota contegnosità di ossequi interessati, la dirittura, la circostanza, la maniera. E gli uomini ridono di questo, ridono di se stessi, ma solo in quegli istanti. Dopo dimenticano, rimuovono, e tornano al loro ovile grigio, mentre è al clown che rimane nel cuore la mestizia d'aver capito tutto: la trama di un sociale nauseante, ipocrita fino alle ossute mascelle di sorrisi odiosi, la storia di una diversità che sente se stessa e l'aria intorno in tutte le sfumature possibili, gli odori di ogni persona addirittura percepiti al telefono, miracolo d'invenzione rarissimo. E un amore che sconta le proprie incomprensioni vivendo infine di questi rintocchi formali, e perciò condannandosi a un silenzio che è il giusto solco di un destino annunciato. Il finale è fuori da ogni dubbio fra i più belli della letteratura di ogni tempo. Un capolavoro di generosa grandezza che Boll ha donato alle coscienti e caldissime lacrime del Novecento, conforto e prestigio in un romanzo di smisurata perfezione.

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    giovanna

    10/02/2014 10.53.33

    vero capolavoro, triste e realista, critica spietata all'ipocrisia di ogni tempo

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    Carmengiusy Esposito

    30/01/2014 18.46.50

    Mai letto nulla di più noioso, tetro ed insignificante.. Pessimo, davvero pessimo.

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    sandro landonio

    03/01/2013 01.11.56

    Sono fra quelli che trovano il libro molto bello. L'ipocrisia della società tedesca degli anni '60, non è diversa da quella di tante altre nazioni o di tempi diversi. Si percepisce quindi che l'ironia di Boell si applica su comportamenti universali, ritraendo atteggiamenti e tipi umani presenti in ogni luogo e tempo e portando la propria critica fino a rappresentazioni grottesche della realtà. Adotta un metodo spiazzante per la descrizione concreta delle varie situazioni, con divagazioni improvvise da "stream of consciousness" e personaggi che rientrano improvvisamente in trama, dopo esserci stati presentati per brevi accenni precedentemente. Il risultato letterario è però comunque ottimo, un capolavoro nel suo genere, la trama non ha importanza, rimane l'intensa sensazione d'amarezza nel riconoscere i soliti vincitori alla Kalick ed i soliti vinti alla Behlen, ogni giorno intorno a noi.

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    ViolettaDelPensiero87

    12/12/2012 14.50.16

    Di una pesantezza unica..il classico libro che ti fa passare la voglia di leggere.

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    paolo

    02/10/2012 23.41.49

    E' un romanzo certo ammirevole, ma l'ammirazione non basta. E' letteratura di impegno nel senso più alto quella di Boll, che anche qui, per spiegare un periodo storico del suo Paese sceglie un mosaico di personaggi in movimento attorno ad un epicentro. E' il clown, protagonista picaresco, vitalissimo e maliconico, che per resistere alla grettezza della società che lo circonda si nasconde dietro la sua maschera di pagliaccio. La sua mente e il suo corpo non hanno requie, entrambi feriti, combattuti tra i bisogni pressanti della carne, alimentari e sessuali, e la volontà di non piegarsi al perbenismo opprimente di familiari, amanti e conoscenti, tutti organizzati quasi militarmente in oscure istituzioni religiose, politiche, scolastiche. Ma i soliloqui del clown Hans col trascorrere delle pagine risultano troppo lunghi, pedanti, piagnucolosi e si finisce quasi per capire i "cattivi" che lo abbandoneranno rifiutandosi di comprendere i motivi della sua inconsolabile malinconia.

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    Michael Moretta

    16/04/2012 18.56.06

    Primo libro che leggo di Heinrich Böll e deo ammettere che è stata una piacevole sorpresa. Bella la scrittura e interessanti gli argomenti trattati. La Germania immediatamente post seconda guerra mondiale con le sue contraddizioni e le sue potenzialità, che si intrecciano con la vita spezzata del clown Hans, lasciato dalla sua amata Maria e con la sua carriera distrutta dalle ultime pessime performance. Il tutto inserito nel più generale contesto di una critica complessiva al cattolicesimo, pienamente condivisibile nelle sue ipocrisie portate all'eccesso. Nota curiosa secondo me è il fatto che il libro racconta tre ore della vita di Hans, tre ore a partire dal ritorno nella sua città natale di Bonn dopo l'ennesimo fallimentare spettacolo fino al momenti in cui decide di scendere in strada armato di chitarra e cappello. In queste tre ore telefonerà a tutte le persone che conosce ed inoltre riceverà pure la visita di suo padre. Tre ore intense, in cui l'autore riesce ad esprimersi a livelli altissimi di stile. Un libro che di sicuro consiglio.

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    Daniele Curlante

    25/03/2012 23.12.07

    Melanconico ma non triste. Un flusso di coscienza che ti rapisce fino alla fine. Un capolavoro, e lo si percepisce sin dalle prime pagine che ti conquistano.

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    Massimiliano

    27/12/2011 23.21.05

    L'ho letto a vent'anni, pieno di rabbia e ce l'avevo a morte con gli ipocriti (i cattolici, in primis): un'esperienza memorabile. A volte, quando si dice, "questo libro è un monumento alla letteratura", "unico", "l'ho divorato", ecc. bisognerebbe anche tenere conto non solo del valore letterario (e qui in pochi, no il sottoscritto sia chiaro, possono dire qualcosa), ma anche dell'epoca in cui si è letto, dell'umore personale, di ciò che uno stava vivendo. Insomma non so se a 40 o a 60 anni continuerebbe ad essere un gran libro. Comunque, almeno provatelo.

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    MIKARLO

    01/12/2011 10.14.30

    Se cerchi storie non fa al caso tuo, gira altrove, ma se vai ricercando il valore intrinseco di letteratura lasciati andare a questo incantamento

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    Mattia

    24/08/2011 16.03.02

    Sottoscrivo quanto affermato da Ivano. Non ho trovato molto spessore in queste opinioni. Il libro è comunque bello ma siamo lontani dal capolavoro.

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    moreno

    16/06/2011 12.09.56

    Pessimo e molto pesante. L'ho finito ma solo perchè ho voluto punirmi.

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    Piero Suriano

    14/01/2011 22.37.36

    Il protagonista, Schnier, in tono monocorde imputa tutti i mali della società e, soprattutto, le sue disgrazie personali, prima fra tutte, l'abbandono di Maria sua compagna, alla religione cattolica. Proprio lui, figlio di papà, che in teoria avrebbe avuto la possibilità di avere la strada spianata verso il successo, si trova a finire i suoi giorni derelitto in mezzo ai derelitti. Questo perché, secondo la visione allucinata di Böll, la parola successo nella Germania del dopoguerra fa rima con omologazione e spersonalizzazione dell'individuo. Certo Herr Schnier non è che sia un modello di uomo, un eroe senza macchia e paura, un rivoluzionario dal carattere forte e impetuoso; i doveri e le responsabilità della vita lo atterriscono e il suo più ardente desiderio è di vendere "quaderni e caramelle" e "alla sera" mettersi "a letto con Maria e dormire accanto a lei". Il sospetto è che se la sua bella non l'avesse lasciato per qualcun altro più cattolico e con i piedi in terra, il ribelle borghese Schnier se ne sarebbe stato tranquillamente rintanato in casa benedicendo la buona borghesia cattolica tedesca. Solo i bambini riescono ad estraniarsi dalle regole piatte imposte dai "principi dell'ordine" dell'onorata società; agli adulti non spetta che attendere "il riposo serale", dove tutto si acquieta e uomini (persino medici e preti) ed animali si assomigliano. "L'aria cattolica" diventa per la pecora nera degli Schnier una cappa che pervade e opprime l'intera società tedesca e il solo mezzo per evitarla è porsi fuori da essa. I fautori della Parola di Dio hanno omesso di ricordare l'importanza "delle donne nel Vangelo" e delle ingiustizie perpetrate in nome del denaro. Al fratello Leo che, spazientito, gli chiede che tipo di uomo lui sia, il protagonista risponde: "Sono un clown e faccio raccolta di attimi", come dire, sono e vivo me stesso, unico usbergo per difendersi dalla fatica di vivere, perché se sei spiritoso, sei condannato a recitare quella parte per sempre.

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