Pane amaro. Un immigrato italiano in America

Elena Gianini Belotti

Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2006
Pagine: 385 p., Rilegato
  • EAN: 9788817009836
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Recensioni dei clienti

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    Esther

    29/02/2016 09:06:11

    Questo romanzo, acquistato moltissimi anni fa e riletto di recente, è amaro e malinconico. Un plauso all'autrice, la cui penna delicata è riuscita a tratteggiare tinte forti, ma anche sfumature in chiaroscuro di ciò che è stata l'esperienza più brutta che ha toccato milioni di italiani: l'emigrazione. Anch'io ho appena ultimato la stesura di uno storico inerente alle migrazioni italiane e posso dire che, oltre al saggio di Gian Antonio Stella "L'orda. Quando gli albanesi eravamo noi", c'è tutto un sottobosco di orrori da scoprire, se solo si sa dove guardare. I libri scolastici ovviamente parlano di mere cifre, ma dietro quelle cifre c'è stata della gente che è morta di fame, che è stata impiccata, massacrata di botte, sparata o mandata alla sedia elettrica. Pochi sono stati gli italiani che ce l'hanno fatta. Per cui il mio grazie va a chi, come la Belotti, parla di Gildo e non di Rodolfo Valentino o di altrettanti italoamericani famosi alla stregua di Frank Capra, Bob De Niro, Coppola eccetera. Perché gli ultimi, i poveracci, quelli che nella scala sociale risiedono agli ultimi gradini, hanno tanto da dire ed è bello dar voce anche a loro.

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    Cricco

    15/11/2013 14:59:03

    Mah, di molto bello c'è la ricostruzione storica. Per il resto la trama è molto statica, soprattutto all'inizio. L'unico personaggio che emerge è quello che incarna il padre dell'autrice, gli altri hanno una caratterizzazione psicologica meno definita, nonostante se ne parli abbastanza.

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    concetta

    21/02/2012 12:54:58

    concetta ho letto in questi giorni "pane amaro", devo dire che mi è piaciuto moltissimo, raccolgo il suggerimento che ho trovato tra le recensioni e lo passerò al mio collega che, a scuola, coordina le attività di intercultura, ne parlerò con i ragazzini, anche se non insegno lettere, forse li aiuterà a riflettere prima di offendere il loro compagno magrebino. ieri a san vittore un ragazzo si è impiccato, ho pensato a gildo e ho capito cosa deve aver provato quel giovane, perciò la crudezza di certe pagine non mi è sembrata inutile, è la realtà, a volte, ad essere cruda. mi è piaciuto tanto anche come l'autrice ha presentato la figura del protagonista con i suoi stati d'animo, emozioni, abbattimenti, alla fine si ha l'impressione di averlo conosciuto davvero.

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    monica

    26/01/2012 10:15:27

    Un bellissimo romanzo storico....da regalare!

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    paolo

    06/04/2011 12:20:59

    Bellissimo. Un libro che ti prende e ti coinvolge, dall'inizio alla fine. Qualche pagina sembra dura e forse evitabile, ma rende possibile un collegamento con la realtà odierna che fa commuovere e riflettere. Da leggere, consigliare, regalare.

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    Maria Tassoni

    22/01/2011 09:50:38

    E' un romanzo velato di malinconia ma di una bellezza struggente. Resta il suono di una fisarmonica a raccontarci che la vita è bella nonostante tutto...

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    marco

    09/11/2008 22:30:44

    stupendo racconto della vera realta di tempi passati dai ns nonni, se qualcuno sapese come troavare questo libro in lingua inglese! grazie

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    M. T.

    07/09/2008 16:05:35

    Uno dei più bei libri che ho letto...

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    Maria

    13/03/2008 08:33:31

    Un romanzo storia di immigrazione ma anche resoconto di umanità, compassione e sensibilità. Un libro che resta nel cuore come la fisarmonica abbandonata dal protagonista.

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    mimisilvi

    24/02/2008 19:10:22

    Non conoscevo la scrittrice Gianini Belotti e desidero farle i miei complimenti più sinceri. Brava, brava, bravissima! Questo libro mi ha conquistato ed era tanto che desideravo trasmetterle la mia ammirazione.

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    daniela ferrari

    11/09/2007 14:38:11

    E' un libro stupendo. Una storia dolorosa ed emozionante. La testimonianza che la storia si ripete, soprattutto quella degli emigranti.

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    normanna albertini

    13/04/2007 20:33:15

    Insegno italiano agli stranieri e le storie che mi capita di ascoltare sembrano ricalcare perfettamente quelle del libro: l'essere umano è identico in tutto il globo e la spinta a sopraffare e ridurre in schiavitù non è prerogativa di nessun popolo, è nel cuore dell'uomo. E va regolata con le leggi ma, soprattutto, va prevenuta con l'educazione alla convivenza e al rispetto dell'"altro". Quello che, particolarmente in questi ultimo anni, non è successo. Il libro è bellissimo, ben scritto, si legge d'un fiato ed è soprattutto chiaro e crudo, direi pervaso da un verismo che, quando si tratta di memoria, in altri libri manca o viene filtrato da un'aura di nostalgia. Un libro educativo, non soltanto per i giovani, ma per tutti coloro che hanno rimosso il nostro passato di miserie. Dopo i saggi di Gian Antonio Stella, il romanzo più bello sull'emigrazione italiana. I più vivi complimenti all'autrice!

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    Francesca Bellafronte

    26/06/2006 17:28:42

    E' una lettura avvincente e, nel contempo, scovolgente, per le occasioni di riflessione che offre sul passato ma, soprattutto, sul nostro presente. Noi, italiani benestanti di inizio XXI secolo, quanto dissimili siamo dagli americani d'inizio secolo scorso, nel modo di fare e di pensare verso gli immigrati nel nostro paese? Noi, italiani di oggi, quanto diversi eravamo da queste orde disperate che, anche a rischio della vita, affrontavano una pericolosissima traversata verso un futuro completamente precario e incerto, nella speranza di un lavoro? E quanto diversi eravamo dai poveri diavoli che oggi, sull'onda lunga della stessa sparanza, sbarcano sui nostri litorali? Come eravamo e come siamo diventati: come in un gioco di specchi, su uno sfondo storico meticolosamente ricostruito, possiamo scoprire le identità multiple di cui siamo portatori.. Consiglio la lettura di "Pane amaro" a tutti gli insegnanti di storia e a quelli impegnati in progetti sull'intercultura, di vari ordini di scuola. Consigliare, regalare, far circolare questo bel libro può contribuire a combattere i pregiudizi verso l'altro o, almeno, a far scoprire che la realtà è molto più articolata e complessa di quello che pensiamo e che ci fanno vedere in TV.

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    claudio arzani (arzy)

    27/05/2006 00:36:36

    Anche gli italiani hanno mangiato polvere amara. Storia di emigrazione nella quale lo zio d'America non ritorna nei panni trionfanti dell'arricchito: l'America non è il paese di Bengodi, come probabilmente non lo è l'Italia dei giorni nostri per i troppi albanesi asseragliati nelle case coloniche abbandonate nelle campagne. E gli americani dei primi del secolo scorso? Uguali agli italiani che oggi affittano a prezzi esorbitanti catapecchie sapendo che un numero improbabile di neri o di slavi vivrà assiepandosi in stanze invase da scarafaggi. Gli eroi si chiamavano Sacco e Vanzetti, colpevoli di essere lavoratori e italiani. Come oggi i gioiellieri dalla pistola facile che a Milano hanno mirato alla testa del ladro in fuga, sparato e ucciso uno slavo per una "spaccata", vengono, in quanto italiani, condannati giusto per l'etichetta, per salvare la faccia. 18 mesi di un carcere del quale, grazie alal condizionale, non varcheranno mai la soglia. Del resto, si sa, l'unico emigrato buono è quello morto. Oggi tocca agli slavi, agli albanesi, ai tunisini, agli africani. Centanni fa erano di turno i barboni italiani sbarcati oltreoceano.

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    ant

    28/04/2006 23:18:03

    Attraverso l'esperienza del protagonista(Gildo), l'autrice ci fa vivere, senza alcuno sconto, un incredibile serie di emozioni e sensazioni che puntano dritto all'animo e alla sensibilità di ognuno di noi. La tenacia , sentimento comune a tutti gli emigranti, che si scontra con una realtà durissima(il viaggio in nave dove mancavano solo le catene per essere emuli di Kunta Kinte, il lavoro in cantiere, l'ostilità dei locali). Molto commovente l'episodio dove Gildo, ritornato dal manicomio, riesce a dare gioia alle nipotine raccontandogli storie e cantandogli canzoni. Per concludere un grazie all'autrice, questo libro mi rimarrà impresso nel cuore

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    michele calcagno

    22/04/2006 12:13:56

    Non conoscevo l'autrice: mi ha piacevolmente sorpreso. Ottima la ricostruzione storica del contesto narrativo principale; buona la caratterizzazione dei personaggi. Condivido l'opinione di chi ha scorto una eccesiva "pesantezza" nella profusione dei particolari più sordidi o ripugnanti. Oscura (volutamente) la conclusione, che lascerebbe spazio a più di una interpretazione senza l'ausilio della traccia biografica. In complesso un buon libro.

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    flora

    11/04/2006 13:12:57

    Un libro meraviglioso, come se ne trovano pochi. Da leggere tutto d'un fiato.

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    mineo mauro

    13/03/2006 16:00:58

    Una accurata e approfondita scenografia socio-culturale delle campagne bergamasche e della industrializzazione spasmodica negli USA del primo novecento.Il dramma del sogno americano per emigrati poveri,sconfitti nel sogno e nella vita reale. Un quadro amaro,avvincente,che avrebbe trovato perfezione con qualche allegerimento. Ottima la capacità letteraria propria di una brava scrittrce.Libro amaro,ma bello e decisamente consigliabile anche per la sua attualità nelle attuali condizioni dell'emigrato in Europa.

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