Traduttore: S. Cosimini
Editore: Iperborea
Anno edizione: 2011
Pagine: 240 p.
  • EAN: 9788870911909
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Recensioni dei clienti

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    GABRIELLA

    07/09/2017 20:24:28

    una reale ma poetica spoon river ma di vivi abitanti di uno sperduto villaggio islandese. mi ha conquistato!

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    Marina

    29/07/2017 13:30:35

    Avevo molte aspettative,invece ho fatto fatica a finirlo...lento e noioso,non è il mio genere...mi ha messo angoscia...per me è no.

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    valerioboing

    07/01/2017 09:36:03

    Un libro che lascia il segno. La narrazione si sviluppa in 24 ore ma sembra un secolo...Lo consiglio, un gran bel libro.

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    Lollilot

    15/07/2015 08:05:23

    A volte si pensa che i giorni scorrano tutti uguali, ma a volte un giorno solo ha la profondità di una vita e lascia il segno indelebile. E questo romanzo si svolge nell'arco di un giorno e poco più. Lo scrittore lo descrive in modo così eccellente che sembra trascorra una vita. Non è un romanzo, ma una poesia. In alcuni punti non riuscivo a procedere nella lettura, poiché il periodo era così intenso, le parole così bene scelte e mescolate che mi occorreva assaporarle bene, molto bene, per coglierne tutta la loro bellezza e raffinatezza. Ecco, di certo è un romanzo per lettori molto raffinati ed esigenti, gli altri forse neppure se ne accorgerebbero di quanta maestria esprime l'autore. Purtroppo, come è stato consigliato dal signor Enrico, non mi sono accorta che questo romanzo fosse il capitolo primo di una trilogia: l'ho scoperto solo dopo e non potrò leggerlo tutto di un fiato. E me ne spiace molto. Ho già prenotato però i romanzi successivi. Invece non ho ben compreso la critica di parla di due squadre: abbiamo letto il medesimo libro? L'unica partita che si gioca è quella della vita, ma mica la vita è quella che cosa ci passa accanto mentre noi facciamo altro. I protagonisti, qui, vivono tutti e tanto, nella loro pur vera semplicità. Quando non si è protetti dalle mura cittadine, quando gli elementi sferzano così l'uomo, non posso che inciderlo in profondità. E la frase che accompagna il romanzo "Nulla mi è delizia, tranne te", rimane scolpita nel cuore per giorni e giorni, anche dopo aver riposto il libro sullo scaffale della libreria. Mi chiedo se mai se andrà dal mio cuore.

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    enrico.s

    06/07/2015 11:46:41

    Questo è il primo capitolo di una trilogia ("La trisetzza degli angeli" e "Il cuore dell'uomo", sono il secondo e il terzo), che io consiglio di leggere tutta d'un fiato. Il ciclo delle tre opere può essere iscritto sotto il genere del "romanzo di formazione", dato che racconta la vicenda di un anonimo protagonista ("il ragazzo", viene sempre chiamato), che incontriamo all'inizio di una gelida primavera islandese di fine ottocento, solo, disperato per la perdita del suo migliore amico, alla ricerca del miglior modo per lasciarsi morire anche lui, e che abbandoniamo, a malincuore, alla fine dell'estate, altrettanto gelida, dopo vicissitudini ed esperienze che gli restituiscono il senso del vivere. Però il romanzo è molto di più di un bildungsroman: alla trama principale, infatti, vanno aggiunte storie e personaggi collaterali indimenticabili. Bellissima anche la ricostruzione del contesto ambientale (fatto di neve, freddo, vento, nebbia, e però anche di luminose giornate estive) resa attraverso una splendida cifra stilistica, molto personale e originale nel panorama letterario contemporaneo, fatto, ahimè, di lingue sempre più omogenizzate ed appiattite su registri "bassi". Notevole anche il modo in cui vengono trattati temi di carattere morale e filosofico, attraverso la proposizione di tante domande e nessuna risposta diretta, lasciando al lettore la libertà di interrogarsi e trovarle da sé. Insomma, una bella scoperta, che, tra l'altro, mi ha fatto invaghire dell'Islanda...peccato solo per il finale (del terzo libro della trilogia), forse un filo troppo "romanzesco"; ...resta comunque il giudizio più che positivo nei confronti di questo ottimo scrittore e della sua opera, tanto che mi sarebbe piaciuto avesse scritto anche un quarto o un quinto capitolo della "saga del ragazzo". Buona lettura.

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    champaosel

    17/02/2015 09:05:51

    scabro, profondo, potente, implacabile. assolutamente da leggere.

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    francesco v

    07/01/2015 10:24:31

    Libro magico, sia dal punto di vista narrativo che stilistico, nelle prime 50 pagine.. Ma il resto del libro scorre come una partita di calcio in cui dopo venti minuti una delle due squadre è in vantaggio 6-0

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    Roberta

    26/08/2014 12:58:36

    Ogni pagina è un dono. La storia è semplice e struggente, raccontata con una maestria che lascia senza fiato. Da leggere e rileggere, da regalare e consigliare.

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    SG

    07/02/2014 10:42:56

    Commovente, epico, suggestivo, con inaspettati tocchi di umorismo. Nonostante il registro lirico - che potrebbe disorientare chi si aspetta una scrittura più tradizionale - è un libro estremamente scorrevole e avvincente.

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    lory

    30/01/2013 15:28:59

    Bellissimo! riporto: "La vita umana è sempre una gara contro il buio dell'universo, in cui non abbiamo bisogno di parole per sopravvivere, ne abbiamo bisogno per vivere". Un inno all'amicizia, all'amore, alla vita, alla lettura in una terra fredda e solitaria come l'Islanda.

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    Adriana

    12/04/2012 09:15:54

    Sono affascinata dal Nord, dal freddo e dal buio. Mi aspettavo molto da questo islandese, ma la trama 'scollata' e il periodare 'legnoso' mi hanno profondamente deluso.

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    tiziano

    23/02/2012 20:42:58

    Libro che si può a pieno titolo definire "epico". Mi ha ricordato molto "la camicia di ghiaccio" di Vollmann. Ben scritto, d'un tratto ti ritrovi infreddolito e con una bella barba ghiacciata. Da leggere.

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    oncecaldas

    14/12/2011 19:18:14

    non ho niente da aggiungere agli altri commenti. ogni parola in più sarebbe sprecata. ho visto che è stato eletto libro dell'anno da diverse librerie indipendenti.

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    silvia

    13/12/2011 18:21:02

    un capolavoro! un romanzo indimenticabile per la vicenda e la prosa poetica con cui l'autore sa descrivere l'aspetto il carattere e l'anima dei personaggi

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    Andrea

    04/06/2011 15:26:01

    semplicemente un capolavoro

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    Tyven

    05/05/2011 00:16:46

    Scritto in una forma particolare. Accostamenti di immagini e parole... come se fossero parte di quel dipinto che hai da sempre sotto gli occhi. Divorato in due giorni.

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    Ambra

    21/04/2011 16:39:51

    Un romanzo di pura poesia. Di mare, di speranza, di sale, di lacrime, di cieli, di forza e di coraggio. Conosci Bardur (il protagonista, un giovane pescatore islandese) nella prima pagina ed è come se fosse un tuo caro amico di sempre. Letteratura rara.

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"Alcune parole sono capaci di cambiare il mondo, di consolarci e di asciugare le nostre lacrime. Alcune parole sono palle di fucile, altre note di violino. Alcune possono sciogliere il ghiaccio che ci stringe il cuore, e poi si possono anche inviare in aiuto come squadre di soccorso quando i giorni sono duri da affrontare e noi forse non siamo né vivi né morti". Paradiso e inferno di Jón Kalman Stefánsson è un romanzo epico e atemporale, ambientato in un momento imprecisato del secondo Ottocento in una terra aspra ai confini del mondo, dove l'individuo quotidianamente deve combattere con una natura ostile e più forte di lui, ma che nella sua spaventosa grandiosità riesce a procurare emozioni fortissime in chi possiede una sensibilità in grado di entrare in sintonia con il sublime. Barthur è un giovane pescatore, forte e coraggioso, amante della vita e, soprattutto, della poesia. L'amore per la parola, scritta e ascoltata, lo rende unico tra i suoi compagni, uomini semplici, abituati a una quotidianità fatta di poveri gesti, consuetudini antiche, lavoro duro. Insieme agli altri pescatori affronta fatica e rischio in battute di pesca al merluzzo in un mare gelido, inospitale, ma che "talvolta è talmente amichevole che si scende fino a riva per accarezzarlo", e di cui non c'è niente di più bello, "nelle giornate serene o nelle notti terse, quando anche lui sogna e la luna è il suo sogno". Tra di essi ce n'è però uno, il ragazzo, che lo ammira profondamente e farebbe qualsiasi cosa per compiacerlo e per poter ascoltare dalla sua bocca le sublimi parole dei poeti, di cui ha compreso la forza e il potere che hanno sugli esseri umani. Un giorno Barthur, intento alla lettura del Paradiso perduto di Milton, di cui vuole mandare a memoria dei versi, dimentica a terra la cerata. Quando una spaventosa tempesta sopraggiunge e sta per rovesciare la barca, i suoi compagni capiscono che per lui non c'è più nulla da fare e sono costretti a lasciare che il suo maglione si impregni di acqua gelata e che, lentamente, i flutti ghiacciati se lo portino via. Il ragazzo, disperato, vorrebbe uccidersi per ricongiungersi con l'amico, suo unico affetto al mondo, non prima però di aver restituito il libro fatale al capitano Kolbein, che vive, ormai vecchio e cieco, in una locanda in un remoto villaggio in fondo a un fiordo. Inizia così la seconda parte del romanzo, non meno epica e avventurosa della prima. Il ragazzo lascia il vero paradiso perduto, la sicurezza della baracca-ricovero dei pescatori prima e dopo le uscite in mare, dove ogni gesto, ogni parola è antica, scontata e i rapporti tra gli uomini sono schietti, onesti, certi. Cammina a lungo, attraverso lande innevate e inospitali, in una solitudine totale e tuttavia non così estranea a chi come lui è abituato ai grandi spazi aperti, alla luce delle stelle, all'urlo del vento e alla furia del mare. L'inferno lo trova nella locanda, piena di gente, di fumo, di rapporti falsi e di parole non dette. Vi incontrerà un'umanità tormentata, dai rapporti non limpidi, molto lontana dal suo mondo di semplici pescatori. Qui, però, oltre al vecchio capitano amante dei libri, vivono due donne stravaganti e straordinarie, che gestiscono la locanda e la vita al suo interno in maniera del tutto originale, totalmente noncuranti del giudizio del mondo e delle sue convenzioni. Attraverso le cure e le attenzioni di ogni genere che esse gli dedicano, il ragazzo supera il suo istinto suicida e ritrova pian piano la voglia di vivere, pronto ad accettare la vita con il suo carico di dolore e di contraddizioni, consapevole che può esistere una sofferenza a cui né le parole né un indumento caldo possono portare conforto. Elena Rossi