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William Trevor

Traduttore: L. Pignatti
Editore: Guanda
Anno edizione: 2016
Pagine: 160 p. , Brossura
  • EAN: 9788823506763


Una raccolta di ritratti perfettamente riconoscibili, al punto che diventa facile per ognuno di noi immedesimarsi nella disperazione e nei dilemmi etici personali di questi antieroi.

«Il miglior autore contemporaneo di racconti.» - John Banville

«Trevor, come Čechov, ha la capacità di penetrare nell'animo dei personaggi più comuni, consueti, a volte perfino spenti e di mostrarne tutta la ricchezza interiore.» - Indipendent on Sunday

È il peccato in tutte le sue sfaccettature il protagonista di questa raccolta di racconti, un filo conduttore che lega otto storie di personaggi diversi tra loro, ma accomunati da un senso di sconfitta e segnati da ferite mai rimarginate. Ogni racconto è la storia di una colpa, di un’occasione perduta, la vergogna di un tempo lontano che riaffiora improvvisamente.

La raccolta si apre con la vicenda di Hubert, un giovane ribelle che si diverte a umiliare con perversa cattiveria la cugina Pamela, che di lui è invaghita. Nel racconto Per amore di Ariadne, Barney si vede sfuggire la donna amata, una giovane ossessionata dalla vergogna del padre suicida, a cui non ha il coraggio di dichiararsi e che rimpiangerà per sempre. Anche Charlotte, in Stampe, vive di un ricordo ed è incapace di andare avanti con la sua vita: nei suoi quadri raffigura continuamente il momento in cui, tanti anni prima, è stata al centro delle attenzioni di un affascinante uomo francese. Il tempo perseguita anche Oliver, un padre che incontra casualmente la figlia dopo anni di silenzi e assenze e che probabilmente non vorrà mai più rivederlo. La meschinità della natura umana è al centro anche del racconto Trinità, dove l’autore racconta magistralmente la storia di una coppia di inetti, incapaci di liberarsi della tutela di un vecchio che li tiene legati a sé con il denaro.
Peccati di famiglia è dunque un racconto malinconico di come i sensi di colpa possano portare a una vita non vissuta. Le trame si sviluppano senza colpi di scena, senza fatti eclatanti, conducendo piuttosto il lettore tra il verde dell’Irlanda, nei piccoli centri, dipingendo i suoi abitanti con apparente distacco. L’autore, considerato un maestro della narrativa breve e spesso accostato dalla critica a mostri sacri come James Joyce e Anton Čechov, riesce a farci partecipi dei movimenti dell’animo dei suoi personaggi, svelandone le inquietudini interiori e tratteggiando immagini precise della loro psicologia. I protagonisti appaiono sconfitti, come anime sospese tra inerzia e azione, incapaci di sfidare le proprie radicate inclinazioni caratteriali. Allo stesso tempo, però, Trevor si astiene dal giudicarli, lasciando al lettore la libertà di costruirsi una propria opinione. Nonostante un pessimismo di fondo, lo scrittore si mostra compassionevole nei confronti della fragilità umana e racconta con sincera partecipazione le vicende degli sconfitti dalla vita, di coloro che cercano, invano, di opporsi al destino.

La bravura dell’autore consiste nel coinvolgere il lettore raccontando storie apparentemente insignificanti di personaggi ordinari, ma facendo emergere la profondità della loro vita interiore. Trevor realizza così una raccolta di ritratti perfettamente riconoscibili, al punto che diventa facile per ognuno di noi immedesimarsi nella disperazione e nei dilemmi etici personali di questi antieroi incapaci di imprimere una diversa direzione alla loro vita.