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Pedro Páramo

Juan Rulfo

Traduttore: P. Collo
Editore: Einaudi
Collana: Letture Einaudi
Anno edizione: 2014
Pagine: 142 p., Brossura
  • EAN: 9788806221621
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Recensioni dei clienti

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    Umberto Mottola

    02/05/2013 18.21.14

    La scrittura è densa, evocativa, allucinatoria, mescola il sogno con la realtà, ma la storia è troppo frammentata e non segue un filo logico. Troppi sbalzi di tempo, di luogo, e di personaggi.

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    francesco v

    28/09/2012 11.05.07

    Premetto di aver provato a leggere per 3 volte Cent'anni di solitudine , e di aver desistito verso pag 90 dopo il terzo Aureliano Buendia, o il secondo Aureliano Aureliano Buendia, non ricordo. Perdonami Pedro Paramo, ma non ti ho proprio capito. Questo non vuol dire naturalmente che tu sia un libro brutto. Voglio solo dire che chiedermi una seconda lettura è una punizione che credo davvero di non meritare

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    maurizio

    12/10/2009 15.28.11

    piccolo quantitativamente, ma grandissimo nella qualità. Una lettura difficile, ma appassionante. Un libro che non si capisce perchè sia così poco conosciuto.

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    Alessandro

    04/06/2009 18.54.16

    Un breve romanzo costruito su brani di esperienze evocate e sui riverberi sparsi delle personalità di alcuni personaggi, dei quali forse nessuno è un vero e proprio protagonista. L'efficacia della narrativa di Rulfo risiede, forse, soprattutto nella sua capacità di comunicare al lettore, con una quantità misurata di parole, delle storie che sono al tempo stesso collettive ed estremamente personali della popolazione di un villaggio rurale messicano. In verità è difficile inquadrare la vicenda come una vicenda messicana o come la storia del “satrapo” Pedro Pàramo. Il mosaico elaborato da Rulfo è una rappresentazione di tante vite, sia perché sono tante le persone coinvolte nella narrazione, sia perché ognuna di esse rievoca, insieme alle proprie esperienze, le vicende di moltissimi altri esseri umani che hanno popolato e popolano il Pianeta e che, come le figure di questo romanzo, non hanno alcuna speranza di poter comunicare al mondo i propri sensi di colpa, rancori, afflizioni provate per le ingiustizie subite. Il riconoscimento che l'intera umanità deve loro si articola simbolicamente, nella narrazione di “Pedro Pàramo”, attraverso le testimonianze che si trasmettono nella polvere che inonda gli spazi pubblici e privati del villaggio nel quale si ambienta il romanzo, testimonianze che assediano inesorabilmente l'io-narrante, e con lui il lettore. Il fatto che l'unica vera padrona del villaggio sia la morte porta le molte storie di Pedro Pàramo e il vissuto dei protagonisti ad eternarsi in una dimensione paradigmatica universalmente valida e comprensibile. È spontaneo il desiderio di leggerlo almeno una seconda volta.

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    Fabio Palma

    10/03/2009 09.09.21

    E ti ritrovi con la matita in mano, corerndo dietro ai pensieri di Preciado, paramo, Ranteria...capolavoro. Indispensabile leggerolo più di una volta. Piccolo, ma mai fragile. Corto, ma denso come un soldio. Difficile, ma gratificante.

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    pancho

    12/03/2007 10.04.28

    affascinante. lettura imperdibile per gli amanti del realismo magico latinoamericano.

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    giovanni stam

    31/01/2007 15.36.10

    E' un libro che monta nella memoria. Non viene scalfito il suo valore dal passare del tempo. All'inizio si resta disorientati dai morti che raccontano la loro storia, ma poi si resta intrappolati come il protagonista in quel mondo di ombre. E Pedro Paramo è uno dei più grandi cattivi della letteratura.

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    michele

    12/07/2005 08.29.18

    Davvero il piu' bel libro che io abbia mai letto. Come dice Garcia Maarquez nel risguardo: "non si va a dormire prima di averlo letto almeno due volte". Una parabola (discendente) fantastica e allucinata, dall'inferno di Comala sino alla grandezza dell'uomo. E oltre. Leggerlo due volte di fila e' davvero il minimo.

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