Perché le nazioni falliscono. Alle origini di potenza, prosperità, e povertà

Daron Acemoglu,James A. Robinson

Editore: Il Saggiatore
Collana: La cultura
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 14/03/2013
Pagine: 527 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788842818731
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    Francesco Mambretti

    05/11/2014 18:50:23

    Nel retro di copertina Jared Diamond sostiene che si tratta di un grande libro, ma non lo è affatto. È un saggio mediocre e presuntuoso, che pretende di essere risolutivo sulla comprensione delle cause degli squilibri di sviluppo. Questi non dipenderebbero da differenze biogeografiche o culturali, ma dall'esistenza di istituzioni inclusive piuttosto che estrattive. A parte l'uso improprio del termine "estrattive" (avrei detto "predatorie"), è facile convenire con gli autori sull'importanza della democrazia. Siamo tutti d'accordo che quando il potere è nelle mani di élite parassite ci sono ben poche possibilità di sviluppo scientifico, tecnologico, economico e sociale (vedi Italia dei nostri giorni). Il problema è però comprendere perché le istituzioni inclusive si siano affermate in un posto piuttosto che in un altro, in sostanza in Inghilterra e in Nordamerica, piuttosto che in Asia, in Africa o nell'America tropicale. L'unica risposta che gli autori forniscono è che la storia succede per caso (parlano di contingenza della storia). Basterebbero quindi piccole divergenze perché le direzioni di sviluppo si bipartiscano, con esiti magari opposti. Anche su questo siamo tutti d'accordo, per quanto il tema della casualità della storia meriterebbe riflessioni di ben altro spessore. Sì, la storia succede per caso, ma i paesi tropicali sono poveri e quelli temperati sono ricchi, almeno nella storia moderna (ma in realtà fin da prima). La casualità della storia esclude da un bel pezzo gli spazi tropicali e anche quelli subtropicali. C'è evidentemente una ragione geografica. Gli esempi tipo Nogales non funzionano, perché gli epicentri degli Stati Uniti non stanno a Nogales Arizona. Il Messico è un disastro, gli Stati Uniti se la cavano e coinvolgono anche la loro Nogales. Gli autori sono ignoranti in geografia e forzano la realtà per tentare di dimostrare tesi insostenibili e superficiali. Diamond sottoscrive recensioni entusiastiche, incassa e sorride.

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    roberto

    15/09/2014 13:51:25

    Un'ipotesi molto interessante e ben argomentata sulla questione piu' basilare e delicata nello studio della storia e dell'economia: quale e' l'elemento alla base della prosperita' (o della rovina) di uno stato o di una popolazione? Il modello proposto, basato sulle istituzioni politiche che alimentano quelle economiche e ne sono a loro volta influenzate, in un ciclo che puo' essere virtuoso o vizioso, sembra convincente. L'unica cosa che mi lascia perplesso e' la definizione sempre positiva del concetto di "distruzione creatrice" come elemento caratteristico dei paesi con istituzioni orientate alla prosperita': qualcuno ha usato qusto termine per definire anche effetti tutt'altro che positivi dei recenti eccessi finanziari delle economie occidentali.

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