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Fred Vargas

Traduttore: M. Botto
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Pagine: 257 p. , Brossura
  • EAN: 9788806182335
Ricercatrice di archeozoologia specializzata in medievalistica, Fred Vargas occupa ormai da molti anni le sue vacanze scrivendo splendidi romanzi polizieschi il cui successo si è progressivamente costruito sul passaparola dei lettori, incantati da una scrittura raffinata e da un universo narrativo che riesce a essere allo stesso tempo accogliente e inquietante.
Come sempre nella lunga tradizione del noir, i protagonisti di Vargas sono eroi marginali, incapaci di adattarsi alla rigidità del sistema. A differenza del noir americano e del néo-polar realistico, però, la violenza rimane qui sempre ai margini del racconto, confinata all'interno dell'antefatto criminale, appannaggio esclusivo degli assassini a cui gli stralunati eroi di Vargas danno la caccia utilizzando il loro intuito, la loro sensibilità, le loro insicurezze. In Un po' più in là sulla destra facciamo conoscenza con Ludwig Kehlweiler, affascinante ex funzionario del ministero dell'Interno che va in giro tenendo in tasca un rospo addomesticato e che passa il suo tempo sulle panchine di Parigi a osservare dettagli che appaiono insignificanti ma che poi, non si sa mai, possono rivelare segreti sorprendenti. Come il commissario Adamsberg, amatissimo protagonista di altri romanzi di Vargas, Kehlweiler non procede con metodo e non si fida della logica implacabile. Alla mano destra, "sicura, salda, detentrice del saper fare, guida del genio umano", preferisce la mano sinistra, "imperfetta, goffa, esitante, e quindi salutare produttrice dell'incasinamento e del dubbio". Di chi pencola troppo verso la mano destra Kehlweiler diffida: "Due passi in più, ecco spuntare il rigore e la certezza. Avanti ancora un po', altri tre passi, ed è il disastroso tracollo nella perfezione, nell'impeccabile, poi nell'infallibile e nell'implacabile". A questa categoria appartengono tutti i nemici di Kehlweiler, dall'antipatico commissario che rifiuta di occuparsi di quel piccolo, incongruo osso umano trovato sulla griglia di un albero, fino all'assassino stesso, ancora "un po' più in là sulla destra".
Insieme a Kehlweiler ritroviamo qui Marc Vandoosler, uno dei tre storici disoccupati che i lettori italiani hanno già incontrato in Io sono il tenebroso e in Chi è morto alzi la mano. Studioso del medioevo perennemente agitato e scontento della sua agitazione, Marc abbandona a malincuore i suoi archivi per seguire Ludwig, perché in fondo le improbabili congetture di Kehlweiler l'hanno convinto che da qualche parte c'è effettivamente il cadavere di una donna a cui manca un alluce e un assassino da scovare.
Questa volta il percorso dell'inchiesta ci porta lontano dalle strade della capitale a cui ci aveva abituato la maggior parte dei romanzi di Vargas, fino a un villaggio sperduto della Bretagna in cui ritroviamo certe atmosfere di una provincia del nord cara a Simenon. Più giovani, anarchici e irrequieti di Maigret, i nostri eroi mettono però in gioco nell'indagine una parte più profonda di sé. Ai tavoli di un vecchio caffé fumoso, insieme alla birra consumano anche l'amarezza delle ferite passate, i rimpianti degli amori perduti, il gioioso riconoscimento delle affinità comuni, ed è forse questo l'aspetto più tipico e godibile di tutti i gialli di Vargas. Paola Carmagnani

Recensioni dei clienti

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    Andrea

    01/12/2011 18.03.50

    Dopo aver letto un - noiosissimo - romanzo thriller di stampo americano, mi sono buttato per caso su questo romanzo di Fred Vargas - più che altro per via della presenza dei simpaticissimi Evangelisti. Finalmente un giallo ambientato in un piccolo paesino e non in una grande metropoli, con personaggi semplici e "reali" che fanno sorridere - e con la pioggia (e il vento) della Bretagna, che riescono benissimo a dare un'aria autunnale al tutto. Niente di trascendentale, ma una lettura piacevole. Consigliato. Voto: 3,5/5

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    Gianni F.

    27/08/2011 15.19.23

    Un romanzo acuto e molto arguto. Personaggi strambi ma decisamnte simpatici. Una storia non irresistibile, ma comunque coinvolgente.

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    MB

    08/04/2011 15.19.48

    Non indimenticabile come i precedenti, ma bello davvero!

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    Milena

    30/09/2010 10.49.30

    Ho gradito molto di più "chi è morto alzi la mano" della stessa autrice. Questo libro non mi sta coinvolgendo per nulla infatti la sto faticando molto a concluderlo. Peccato.

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    elena

    07/05/2010 13.57.16

    Ho trovato questo libro noioso, poco trascinante. Della stessa autrice mi è piaciuto di più "L'uomo dei cerchi azzurri".

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    Kat70

    29/04/2010 10.13.01

    Interessante, anche se non indimenticabile come "Chi è Morto Alzi la Mano", divertente e piuttosto coinvolgente. Non molto riuscito il personaggio del Tedesco che come unica nota divertente ha il rospo Bufo, ma è compensato dal meraviglioso collaboratore Marc che avrebbe dovuto essere il protagonista assoluto. La storia è ben scritta e sa decisamente catturare l'attenzione. Lo consiglio.

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    Proto Ulpianciccio

    09/04/2010 00.07.08

    Le atmosfere della Vargas sono sempre intriganti, il libro si legge con piacere e, obiettivamente, i personaggi sono originali e divertenti. Però il troppo stroppia. La trama è risibile, l'autrice calca tantissimo la mano nel tratteggiare i personaggi, cercando una caratterizzazione che alla lunga è un po' stancante. E un po' snob anche. Non è possibile che ogni cosa che dicono sia per forza originale, non è credibile che ogni snodo narrativo sia così intellettuale, che ogni azione suggerisca una riflessione. Questo alla lunga è veramente noioso, anche se, va detto, la scrittura della Vargas è fluida e piacevolissima. Merita comunque un approfondimento. Francese fino alla punta delle dita dei piedi!

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    Robin

    24/08/2009 14.45.51

    Intrigante, strano a sufficienza e alquanto "francese". L'unica pecca, all'inizio e per quasi più della metà, risulta un pò noioso e la storia avanza a fatica. Poi è tutta un'ascesa. Godibile.

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    MAURO

    07/04/2009 23.51.49

    intrigante

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    alby

    23/03/2009 11.12.26

    Ho trovato faticoso leggere questo libro della Vargas. Un po' perchè occorreva allontanarsi dal suo personaggio più riuscito (Adamsberg) per riavvicinarsi a Kehlweiler, ma soprattutto per la necessità di passare ad un registro di lettura meno dinamico. Mentre con Adamsberg, la mente vola tra i suoi pensieri, nelle sue statiticità, nelle sue uscite meno prevedibili che portano il lettore a percorrere una strada non lineare, ma che giunge a rischiararsi completamente in prossimità della fine del racconto; in questo caso, la lettura incespica, tra personaggi appena delineati e quindi difficili da ricordare, improbabili risvolti della storia, e un calarsi nel finale pasticciato e poco credibile che lascia delusi e poco soddisfatti alla chiusura del libro. La dinamicità del lettore qui non si esprime nella fantasia che naviga ben guidata dall'andatura del racconto ma bensì nel movimento delle mani che ripercorrono avanti e indietro le pagine cercando di riprendere in mano, i pezzi persi durante la lettura. Solo in alcune descrizioni del personaggio principale, si intravvedono per poche righe, quelle sfaccettature della parte più intima ed emotiva del personaggio che la Vargas è in grado di farci vibrare dentro mentre si legge.

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    CRISTIANO

    11/03/2009 12.19.24

    Libro molto divertente scritto in modo estremamente fluido pur non essendo affatto banale, e' pervaso da una certa malinconia,e si evince che l' autrice e' molto piu' interessata a scandagliare l'animo umano piuttosto che a strutturare un classico libro giallo, preferendo puntare il suo sguardo verso quelli che la letteratura americana definisce dei losers..In sintesi puo' apparire un libro molto lieve ma in realta' offre innumerevoli spunti che accompagnano il lettore per giorni anche a lettura abbondantemente ultimata.Non e' un libro per tutti ma chi ha amato certe di storie di pepe carvalho o anche alcuni scritti meno trucidi di bukowsky lo consiglio caldamente.

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    KINE

    08/02/2009 12.30.43

    Carino ma non indimenticabile... ho fatto fatica a capire chi erano tutte quelle persone che il protagonista incontrava per strada, e ricordarmi i loro nomi... nel mazzo.

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    lhl

    16/01/2009 10.50.20

    La trama si stiracchia come un gatto al risveglio per quasi tutto il libro, durante il quale ti ritrovi a cercare di capirci qualcosa di tutte queste persone incontrate per strada, nel bar, nelle case. La confusione regna abbastanza sovrana fino a dipanarsi in poche pagine ed in un paio di "sfoghi" dell'indagatore, mitragliate in faccia agli accusati, durante i quali occorre prestare grande attenzione alle conclusioni di Kehlweiler in quanto fino a quel momento poteva essere tutto ed il suo contrario. Meno brillante di altre opere, liquido per molte pagine, condensato in altre.

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    gmb

    14/01/2009 13.30.59

    Primo libro della Vargas letto, carino, alcuni buoni spunti di certo non indimenticabile.

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    Silvia

    12/01/2009 15.30.42

    E' il primo libro che leggo della Vargas, ed e' godibile, ben scritto. Ne leggero' sicuramente altri, di questa scrittrice francese.

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    antonietta

    07/12/2008 12.50.01

    Non è all'altezza degli altri, perlomeno secondo me, ma bello anche questo. Sono assolutamente concorde con tutti coloro, che prima di me, hanno infierito sulla Casa editrice Einaudi per la frammentazione senza capo né coda fatta nella pubblicazione dei romanzi!

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    Louis Kewheiller

    07/12/2008 09.29.16

    Copertina=5 Trama=3 Suspence=4 Personaggi=5 Ambientazioni=2 Conclusione=5. In una parola = molto francese. Qualcuno, prima o poi, mi spiegherà il criterio adottato per le pubblicazioni in Italia delle opere della Vargas.

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    egosergio

    29/11/2008 17.10.29

    Forse meno elaborato nella trama rispetto ai romanzi successivi della Vargas, ma per questo più godibile alla lettura. Suggestiva l'ambientazione bretone, anche se purtroppo manca il profumo del calvados,e stupenda l'invenzione della macchina oracolo. In quanto a Kehlweiler non ho potuto fare a meno mentre leggevo il libro di visualizzare il personaggio con l'attore Jean Reno.

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    aart

    06/11/2008 18.46.25

    Semplicemente bello.

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    guerino paolini

    01/11/2008 16.26.06

    La Vargas si cimenta con le atmosfere care al grande Simenon, ma il paragone appare irriverente. Le trame dei romanzi del prolifico scrittore ambientati nei mari del Nord o nei canali del Belgio danno l'impressione che il freddo e l’umidità ti penetrino nelle ossa, anche se si è in piena estate. Il romanzo dell'autrice francese, che passa le sue ferie a scrivere - beata lei!- è godibile, anche se a volte trovo i suoi personaggi lontani dalla realtà e per dirla tutta un po' supponenti nel voler essere ad ogni costo originali. L'ispettore della Vargas ama la birra, ma da parte mia preferirei trovarmi davanti a un buon bicchiere di calvados, magari in compagnia dell'indimenticabile Maigret.

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