Curatore: R. Sanesi
Editore: Bompiani
Anno edizione: 2000
Formato: Tascabile
In commercio dal: 17 maggio 2000
Pagine: XXV-490 p.
  • EAN: 9788845244193
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Descrizione
La raccolta, curata e tradotta da Roberto Sanesi, con un'introduzione di David Gascoyne, ha il pregio di offrire al lettore un panorama esauriente dell'opera poetica eliotiana. Le "Poesie giovanili", "Prufrock e altre osservazioni", "La terra desolata", "Gli uomini vuoti", "Mercoledi delle ceneri" e le "Poesie minori" attraversano e caratterizzano il percorso intellettuale di Eliot, dalla lucida consapevolezza della crisi esistenziale dell'uomo moderno, alla prospettiva di una possibile, intima, salvezza spirituale.

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    Cristiano Cant

    19/10/2017 04:47:05

    Concentrazione e umiltà, passi rispettosissimi e ascolto bene attento, perché qui siamo fra le stanze dell'Olimpo. Un fruscio appena udibile può restituire l'eco di epoche lontane, l'anima piega la sua schiena e scruta in antri inaspettati, l'amore si fa gratitudine, segno ben più vasto della fisicità limitata di un due, e il tempo passa la mano all'inchiostro fidandosi del suo talento, certo che l'esito non tradirà mezzo battito. Uno dei vertici poetici del Novecento, il segreto e la meraviglia della lingua scolpiti in un'architettura di versi che è pura gioia. Un taglio spesso narrativo nelle spezzate fra la fine e l'accapo, ma dai risultati superlativi. Basterebbero le tre righe in esergo a Gerontion a sigillare ogni commento in una specie di resa senza condizioni: "Non sei né giovane né vecchio /ma è come se dormissi dopo pranzo/ sognando di entrambe queste età". E' una lettera d'amore e di domande alla Storia, ai suoi misteri, all'impotenza a capirla, a leggerne le vene, in un presente che non riesce a filare mezza traccia sana dal sangue del passato, non dà esperienza. Scritta cent'anni fa esatti, un capolavoro che dovrebbe abitare gli attici della memoria. Ma ci si perde in questa raccolta, tradotta stupendamente da Roberto Sanesi, come in una navigazione infinita; le suggestioni si perdono, gli agganci fra il mito e l'adesso sono come fuochi siamesi, Eliot dosa la parola come in un reame di cui conosce tutto, i pericoli e le fiducie, le tinte, i fossati, la barbarie. Del resto anche nelle sue prove teatrali cola dalle pagine pura essenza poetica, travolgente, coltissima, come filosofia addolcita in umili cori di abbandono alla Vita, in gratitudine, pur dentro la tragedia (che Eliot non smette mai di guardare in pieno volto). Rimarremo "uomini vuoti" (poesia che vale un testamento), "gli impagliati che appoggiano l'un l'altro/ la testa piena di paglia". Un monumento alla Musa, al disordine accarezzato, alla fioca e potentissima voce che guida una destino.

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