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Graham Greene

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
Pagine: 265 p.
  • EAN: 9788804508601

Recensioni dei clienti

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    fix62

    06/04/2016 17.51.52

    Greene intenso, descrive una storia e un periodo buio, neppure tanto lontano da noi nel tempo e nello spazio, che purtroppo quasi nessuno conosce. Non trovo nulla di eccessivo nella sua descrizione di una vicenda che ne riassume in sè altre mille reali, di una prete lontano dagli sfarzi, ma umile e vero. Da leggere!

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    Nicola Intrevado

    08/02/2016 18.59.36

    Leggo su IBS recensioni sul libro che postate prima di questa mia, sono tutte entusiaste, votazioni alte se non altissime, giudizi che apprezzano questo e quello. Nessuna eccezione fuori da un coro unanime di grandiosita' dell' opera. Ma io ho un giudizio mio che pur rispettando quello altrui rimane tale. E singolare. Eccolo. E' un libro poverissimo, nella sua ambientazione iconografica che ricalca l' immaginario collettivo e il fotogramma dell' autore che pure ha vissuto in America latina, e poi di maniera ma di quel manierismo sfacciato che disturba come una scenografia pacchiana e vecchia e riusata per contenere i costi di una nuova edizione di spettacolo estivo. Zorro ed il sergente Garcia. E poi la fabula, ovvia, scontata, prevedibile fino a stupire per la sua sfacciata realta' con la sua clamorosa conferma di ogni piu' piccolo dettaglio. Un campionario di cio' che uno scrittore non dovrebbe dire di un luogo, di un personaggio, in un dialogo, in un contesto, in un romanzo. Mi dicono che sia stato un giallista, ma ho le mie riserve su cio' che si pone quale intreccio di un elaborato che voglia invitare il lettore ad ipotizzare un qualche sviluppo di tipo speculativo e degno. Mi dicono che Greene rimase molto deluso per non essere stato premiato con il Nobel e sia pure nel valore scadutissimo del premio, non ultimo averlo dato a Fo, gli accademici stavolta ci hanno preso e ci hanno confermato l' immeritata attesa con il solo stupore del Signor Greene e non certo di chi ha letto questo suo testo. Unica attenuante generica. Non ho letto altro di Greene e di solito quando un' opera non mi stimola lascio da parte il resto e questo poiche' vi e' tutto un mondo di altre opere. Fin troppe e meritevoli.

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    GD

    26/05/2015 12.12.11

    Ho letto tutti i principali romanzi di Greene ed inseguivo da tempo questo. Che trovo scritto bene, coinvolgente ed ambientato ottimamente (forse solo con qualche forzatura al limite del caricaturale in certi passaggi) e però leggermente inferiore a quelli che considero maggiori (La fine della storia ed Il nocciolo della questione, su tutti). Il cattolicesimo di Greene è ortodosso nel ricordare che ogni abisso di colpa individuale può essere riscattato dall' attimo del pentimento. Trovo però particolarmente efficace Greene quando accompagna il protagonista nella sua personale discesa all' inferno. In un mondo nel quale le certezze sono appannaggio di chi domina disumanamente, uomo è chi coltiva i suoi dubbi, macerandosi nella consapevolezza della propria indegnità. Ho scoperto Greene poco a poco, fino ad arrivare a considerarlo uno dei più significativi del 'mio' novecento, e consiglio la lettura di questo romanzo, e di tutti gli altri, veramente a tutti.

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    silvio camillo

    10/05/2015 12.05.01

    L'ho letto molto tempo fa e vorrei comprarlo per mandarlo in dono a molti preti .E non altro. Saluti Silvio Camillo

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    stefaniag

    06/01/2013 12.26.12

    Bel libro e bella storia ben sviluppata.

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    sasso

    03/10/2012 19.27.55

    Accanto alle tematiche forti, che si appoggiano ad un personaggio particolare (che abbina ai difetti consueti del clero secolare la degradante assuefazione all'alcol), inserito in un contesto storico del tutto eccezionale, si spande la maestria artistica dello scrittore, che si insinua come un pungolo dentro la psiche e dentro l'anima del protagonista, e culmina in pagine d'inusitata potenza, come quelle in cui è descritta la notte trascorsa dal protagonista in carcere, fra tentazioni di cedere alla paura e pulsioni al martirio, o quelle nelle quali si vede il prete costretto dalla fame a massacrare di bastonate una povera cagnetta scheletrica e malata per sottrarle l'osso che stava sgranocchiando.

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    Nicola Mosti

    12/03/2011 10.05.53

    L'ineccepibile quota stilistica (il romanzo è decisamente ben scritto) e l'apprezzabile contestualizzazione storico-geografica non sono sufficienti per sollevare le sorti di un romanzo probabilmente troppo macchinoso. A mio parere, inoltre, l'autore insiste eccessivamente sull'analisi psicologica del personaggio, che risulta ridondante e non del tutto funzionale alla narrazione, tanto che, alla fine, il libro si fa dimenticare senza eccessivo dispiacere.

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    Sal

    13/10/2010 23.18.58

    Indubbiamente un libro la cui lettura lascia qualcosa di duraturo. Forse un pò criptico in alcuni punti, che però hanno come unico effetto quello di stimolare a proseguire nella lettura. Si tratta veramente di un libro bellissimo e profondo. Sicuramente leggerò altri libri di Greene.

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    Marco 75

    03/07/2010 11.50.09

    Questo è uno dei migliori romanzi di Greene, non lo dico io, lo dice tutto il mondo. Quindi vorrei consigliare al signor Stefano,che commentando in questa pagina Il potere e la gloria parla di "mancanza di ritmo", di un romanzo "a tratti irritante" e di "stile confuso", di scendere dal trono sul quale pensa di stare seduto e capire che qui non si sta parlando di una storia a fumetti di Topolino. Graham Greene è uno dei pilastri della letteratura mondiale. Certo non per questo deve per forza piacere.A me per esempio non piacciono nè Faulkner nè Hemingway, ma mai mi permetterei, dovendo commentare delle loro opere, di liquidarle in poche righe, parlando di mancanza di stile, mancanza di ritmo e via dicendo, come se io fossi uno scrittore più bravo di loro. Capisce il discorso signor Stefano? Davanti a certi nomi noi comuni mortali possiamo solo dire "a me il romanzo è piaciuto" oppure "a me non è piaciuto", e volendo elencare quelli che noi pensiamo essere i difetti di questa o quell' opera, farlo con un pò più di umiltà. A meno che lei non sia un critico letterario di fama mondiale, oppure uno scrittore del calibro di Greene. Ma ho i miei dubbi su entrambe le ipotesi.

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    Enrico

    29/06/2009 18.47.31

    Il romanzo è bellissimo e originale. Caratterizato da un andamento non lineare, rappresenta molto bene le incertezze interiori del protagonista e il suo vagare nel mondo in compagnia delle sue profonde contraddizioni. Lettura che lascia il segno e stimola la meditazione su importanti scelte di vita. E' un classico che, a distanza di decenni dalla sua pubblicazione, riesce a colpire chi si avvicina ad esso con animo aperto.

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    Piero Suriano

    16/03/2008 15.37.49

    La religione non odora sempre di santità. Anzi. La vocazione del prete del romanzo di Greene nasce dalla voglia di diventare ricchi e rispettati, di occupare un posto in società e di essere desiderati e resi necessari dagli altri, anche soltanto perchè una donna ti ferma per strada per baciarti la mano in segno di rispetto. La religione non solo non é pura e disinteressata ma é anche inestricabilmente legata al peccato. I ll prete ha una figlia illegittima, é un ubriacone tale da avere nell'acquavite l'unico conforto spirituale e mercanteggia con i campesinos i pesos per dare ai loro bambini il battesimo. Ma la religione é anche redenzione. Arriva il momento fatidico di dover rendere conto dei propri errori, l'ora estrema a cui si è chiamati in prima persona, l'appello a cui non si può far rispondere altri. Il prete non si sottrae a tutto ciò:non affronta serenamente la morte, non può farlo lui che ha vissuto con tormento la vita, il peccato e la vocazione. Anche la morte é tormento e lacerazione. Se il ritmo narrativo fosse più sciolto e, talvolta, meno abulico, il libro sarebbe un capolavoro. Così rimane invece un romanzo sofferto e per nulla consolatorio, ma dall'intreccio narrativo contorto, come se il suo autore lo avesse scritto a puntate e che fra ognuna di esse fosse stato abbandonato su un tavolino per meditare su altro fino a essere sentito un corpo estraneo rispetto a chi l'aveva composto.

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    stefano

    27/01/2007 17.18.25

    temi emoziananti che non riescono a provocare emozione. Privo di ritmo, a tratti irritante. Ambientazione e personaggi solo accennati. Stile confuso. Peccato

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    kappa89

    13/02/2006 14.34.51

    mi sono imbattuta in questo libro per puro caso e devo dire che mi ha travolta completamente...bellissimo e molto profondo

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