Il prigioniero coreano (DVD)

Geumul

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Titolo originale: Geumul
Regia: Kim Ki-Duk
Paese: Sud Corea
Anno: 2018
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Nam Chul-woo è un povero pescatore della Corea del Nord che ha come unico mezzo per guadagnare da vivere per sé e la sua famiglia la sua barca. Un giorno, per un guasto accidentale, viene trascinato dalla corrente del fiume alla deriva e supera il confine arrivando in Corea del Sud. Qui viene sottoposto ad una serie di brutali indagini....
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    Clark

    11/05/2020 13:08:53

    IL PRIGIONIERO COREANO segna il ritorno al cinema "tradizionale" di Kim Ki-Duk, dopo la fortissima crisi di identità provocata dall'incidente sul set di DREAM, la realizzazione di ARIRANG e se si escludono PIETÀ e i violentissimi MOEBIUS e ONE ON ONE. Certamente il film più politico del cineasta coreano, che racconta le vicissitudini di un "miserabile pescatore" in balìa della corrente, e non solo quella del fiume che divide le due coree. Il film, che certamente non sarà visto in Corea del Nord e di sicuro non sarà gradito ai coreani del sud, racconta la situazione di una nazione, quella coreana e l'organizzazione di due stati, quello del nord e quello del sud, contrapponendo comunismo e capitalismo, come le due facce di una stessa medaglia, necessari l'uno all'altro per continuare a esercitare il potere, democratico o dittatoriale che sia… In mezzo c'è l'uomo, con il suo orgoglio patriottico, la fedeltà ai valori familiari e, finanche, la capacità di fidarsi del suo simile. Il film, oltre a descrivere il binomio Nord-Sud, soprattutto nelle sue implicazioni politiche e sociali, si sofferma sulla dicotomia Uomo-Stato e Uomo-Individuo, tradendo la necessità di recuperare il rapporto di fratellanza fra gli uomini (e non solo sul 38mo parallelo), di privilegiare il confronto allo scontro, per arrendersi all'evidente egemonia del potere (politico, economico…) sulla persona. L'unico (vero) dialogo, a dispetto dei continui interrogatori, è affidato alle bocche "innocenti" di chi guarda l'uomo con occhi da uomo ed è disposto a constatare il fallimento di qualsiasi società autoreferenziale che, pur di affermare se stessa, continua ad escludere l'UOMO. "[...] Ho incontrato una ragazza, molto bella, che è costretta a vendere il suo corpo. Perché deve umiliarsi, se vive in un Paese così ricco? [...]" - "Più forte è la luce, più grande è l'ombra. La libertà non garantisce la felicità".

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    Clark

    11/05/2020 12:48:26

    IL PRIGIONIERO COREANO segna il ritorno al cinema "tradizionale" di Kim Ki-Duk, dopo la fortissima crisi di identità provocata dall'incidente sul set di DREAM, la realizzazione di ARIRANG e se si escludono PIETÀ e i violentissimi MOEBIUS e ONE ON ONE. Certamente il film più politico del cineasta coreano, che racconta le vicissitudini di un "miserabile pescatore" in balìa della corrente, e non solo quella del fiume che divide le due coree. Il film, che certamente non sarà visto in Corea del Nord e di sicuro non sarà gradito ai coreani del sud, racconta la situazione di una nazione, quella coreana e l'organizzazione di due stati, quello del nord e quello del sud, contrapponendo comunismo e capitalismo, come le due facce di una stessa medaglia, necessari l'uno all'altro per continuare a esercitare il potere, democratico o dittatoriale che sia… In mezzo c'è l'uomo, con il suo orgoglio patriottico, la fedeltà ai valori familiari e, finanche, la capacità di fidarsi del suo simile. Il film, oltre a descrivere il binomio Nord-Sud, soprattutto nelle sue implicazioni politiche e sociali, si sofferma sulla dicotomia Uomo-Stato e Uomo-Individuo, tradendo la necessità di recuperare il rapporto di fratellanza fra gli uomini (e non solo sul 38mo parallelo), di privilegiare il confronto allo scontro, per arrendersi all'evidente egemonia del potere (politico, economico…) sulla persona. L'unico (vero) dialogo, a dispetto dei continui interrogatori, è affidato alle bocche "innocenti" di chi guarda l'uomo con occhi da uomo ed è disposto a constatare il fallimento di qualsiasi società autoreferenziale che, pur di affermare se stessa, continua ad escludere l'UOMO. "[...] Ho incontrato una ragazza, molto bella, che è costretta a vendere il suo corpo. Perché deve umiliarsi, se vive in un Paese così ricco? [...]" - "Più forte è la luce, più grande è l'ombra. La libertà non garantisce la felicità".

‘Il prigioniero coreano’ e` cinema delle rovine

L'ultimo pellicola di Kim Ki-Duk racconta la storia di un pescatore sospeso tra le due Coree, in un conflitto e un’umanita` corrotta che sono ovunque.

Guardando la locandina del nuovo film di Kim Ki-Duk vengono subito in mente tutti i temi che da qui associamo al cinema orientale, soprattutto quello del regista di Ferro 3, Soffio e Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera: racconti surreali e sospesi di umanita` modeste, regia essenziale, grandi silenzi. Il prigioniero coreano, invece, e` una spy story claustrofobica e traboccante di dialoghi, racconto di come una costruzione sociale – il governo comunista/capitalista, la famiglia – possa umiliare i desideri fino a renderli irriconoscibili a chi li ha sognati per tutta la vita.

Nam Chul-woo e` un pescatore della Corea del Nord che una mattina, quando la sua rete si incastra nel motore della sua barca, si ritrova alla deriva e trasportato dalla corrente verso sud. Qui subira` gli interrogatori della polizia: prima la sua innocenza e` scambiata per la strategia di una spia, poi e` costretta osservare la ricchezza capitalista del Sud, come se liberarsi dal regime comunista non sia una scelta ma un dovere morale.

Chul-Woo si chiude sempre piu` in se stesso ma non si arrende: vuole rivedere la sua famiglia, tornare all’appartamento squallido dove si e` svegliato tutte le mattine della sua vita. Quando ci riuscira`, subira` le stesse umiliazioni all’inverso e la sua semplicita` d’animo ne uscira` talmente mutilata da impedirgli di fare l’amore con la moglie, in una sequenza a specchio straziante. Il prigioniero coreano e` cinema delle rovine, il conflitto coreano e` solo lo scenario di un’umanita` corrotta che e` ovunque, anche in occidente, anche qui.

 

Kim Ki-duk torna al suo cinema delle origini con un film politico che critica regimi e sistemi ideologici delle due coree

Trama

Quando il motore della sua barca si rompe, un pescatore della Corea del Nord va alla deriva verso la Corea del Sud. Lì viene sottoposto a brutali interrogatori, poi viene rispedito in patria. Prima di lasciare il paese, realizza quanto esso sia diverso dall'immagine di "paese sviluppato" che ha sempre avuto e si rende conto di quanto lo sviluppo economico non corrisponda alla effettivà felicità di un popolo. Tornato nel Nord, l'uomo subisce lo stesso trattamento, finché non si trova intrappolato contro la sua volontà tra le due ideologie.

  • Produzione: Tucker Film, 2018
  • Distribuzione: Mustang
  • Durata: 114 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 2.0);Coreano (Dolby Digital 5.1)
  • Lingua sottotitoli: Italiano; Italiano per non udenti
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Note legali