Quando cade l'acrobata, entrano i clown. Heysel, l'ultima partita

Walter Veltroni

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
In commercio dal: 29 aprile 2010
Pagine: 70 p.
  • EAN: 9788806204662
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Descrizione
È notte. Un uomo è sul terrazzo di una stanza d'albergo sul mare; è qui per festeggiare il suo decimo anniversario di matrimonio. La donna dorme. L'uomo ripensa alla loro storia d'amore, a una relazione costruita sulla sincerità. Ritorna con il pensiero agli anni trascorsi e a un'unica bugia: un viaggio. Aveva mentito sulla destinazione, per vedere una partita di calcio: la finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool, a Bruxelles. L'uomo ripensa a quella partita, allo stadio malandato dove si svolgeva, l'Heysel. Ritorna al dramma di una vicenda che doveva essere allegra e giocosa, grandi e bambini insieme per condividere una passione. E che invece era diventata una battaglia, un insensato perdersi della ragione nella cecità della violenza. La parola Heysel avrebbe da allora significato morte: trentanove morti e seicento feriti innocenti. Una strage immane per una partita di calcio, una ferita aperta e non più rimarginata. Nonostante la strage fosse già consumata, si era deciso, per motivi di sicurezza, di giocare egualmente. Una narrazione lirica volta a ricordare una strage assurda, che ha stravolto tutto ciò che di positivo lo sport rappresenta. Tutto, attraverso lo sguardo commovente di una storia d'amore.

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Recensioni dei clienti

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    Liviana

    30/06/2010 18:29:49

    Sconcetante. L'ho comprato perchè io all'Heysel c'ero. Non sono riuscita a finirlo. E' incomprensibile a metà fra racconto e poesia. Ma quelli di Einaudi che l'hanno pubblicato dov'erano quel giorno? Un insulto a chi si impegna a scrivere belle storie ma non ha un nome per farsi pubblicare.

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    daniela

    23/05/2010 22:21:36

    Di solito argomento. Ma il libro non l'ho nemmeno comprato, l'ho trovato - e leggiucchiato qua e là - a casa di un conoscente. Dunque mi prendo il lusso di essere molto sintetica. Nemmeno Laurence Olivier avrebbe potuto salvere questo monologo dal suo destino d'insulsaggine, che non merita nemmeno d'essere confuso con la bruttezza.

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