Quant'è vero Dio. Perché non possiamo fare a meno della religione

Sergio Givone

Editore: Solferino
Collana: Saggi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 21 giugno 2018
Pagine: 187 p., Brossura
  • EAN: 9788828200239

22° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Religione e spiritualità - Argomenti d'interesse generale - Filosofia della religione

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Descrizione

Uno dei nostri maggiori filosofi si interroga e ci interroga sulla necessità della religione prima ancora che sul bisogno di essa, avendo il coraggio di prendere le distanze da figure mai come ora oggetto di discussione e al centro del dibattito: Nietzsche e Heidegger.

«Il saggio di Sergio Givone, uno dei nostri più intensi e autentici pensatori, capace anche di un dettato raffinato, esige un avanzare lento tra i paesaggi ideali spesso iridescenti che talora costringono a ritorni o, fuori di metafora, a impugnare una matita, segnando, appuntando, sottolineando alla vecchia maniera.»Gianfranco Ravasi, Il Sole 24 Ore

Post-religiosi, atei, materialisti: nell’infinita gamma degli atteggiamenti dell’Occidente secolarizzato verso la religione sembra manchi solo quello più semplice: credere. È ormai una scelta marginale, in via d’estinzione? Niente affatto, tanto è vero che il bisogno di Dio sembra tornare alla ribalta ovunque nel mondo, in modi anche drammatici. Perché? È opinione comune che la religione sia stata inventata dagli uomini per autoconsolarsi della propria condizione mortale. Ma se le cose stanno così, come mai tutte le religioni hanno sempre offerto ai fedeli e ai non-fedeli scenari inquietanti, dal giudizio finale al paradiso e all’inferno? Il fatto è che la religione, nel momento in cui risponde alla domanda sul senso della vita, riguarda la nostra libertà, perché della libertà è l’ultima difesa e non la soppressione. Ecco perché il ritorno a Dio è necessario al fine di contrastare il totalitarismo in tutte le sue forme. Se è vero che la religione non può essere tenuta fuori dalla sfera pubblica, riflettere sulla sua opportunità significa riflettere sulla giustizia, che è ciò da cui si dispiega, secondo la lezione del pensiero antico da Parmenide in poi, l’ordinamento stesso del mondo e del nostro stare insieme come umani. Uno dei nostri maggiori filosofi si interroga e ci interroga sulla necessità della religione prima ancora che sul bisogno di essa, avendo il coraggio di prendere le distanze da figure mai come ora oggetto di discussione e al centro del dibattito: Nietzsche e Heidegger. E lo fa da laico, consapevole che laico non è chi rivendica la propria indifferenza nei confronti della religione ma al contrario chi la prende sul serio, riconoscendo che i contenuti essenziali con cui è chiamato a fare i conti, le ragioni per cui si vive, vengono proprio da lì. Un percorso incalzante e profondo che fa appello alle conclusioni di poeti e scrittori non meno che a quelle dei filosofi – Hölderlin e Dostoevskij su tutti –, intreccia alla religione il discorso sul sacro e mette in guardia dai pericoli del relativismo e dell’etica utilitaristica. Al cuore, una domanda cruciale: davvero possiamo fare a meno della verità sull’uomo e sul mondo che solo la religione è in grado di comunicare?

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    Loris

    05/11/2018 09:38:54

    La lettura del saggio di Givone richiede un certo grado di attenzione, ma ricompensa lo sforzo. Mi risulta difficile offrirne un compendio in poche righe. I rimandi filosofici vanno da Kant e Hegel ad Habermas; un ruolo chiave è giocato anche da un romanziere, Dostoevskij, nella cui opera ritornano le domande chiave sul senso della vita e la natura del male. Le religioni prese in considerazione sono l’ebraismo e il cristianesimo, divise dalla Legge e dall’Amore. Semplificando, Givone riconosce un senso del sacro che nonostante le apparenze non si è dissolto e anzi è alla base dell’atto fondante di ogni cosa. Il sacro permette di distinguere ciò che è bene da ciò che è male, per certi versi precede (è) la voce di Dio, lo guida nel momento della scelta, la stessa cui è chiamato l’uomo. Per Givone il male non è un semplice accidente, un ostacolo da superare nell’evoluzione lineare verso il bene. Esiste e resta una potenzialità sempre presente, evocato dalla stessa libertà che chiama Dio e l’uomo a scegliere. Nella lettura proposta, Dio non offre una giustificazione al male, lo interiorizza, arrivando all’esperienza limite della negazione di Se’ nella morte del Figlio. Il tempo intermedio prima della rivelazione dell’Apocalisse è quello della mistificazione, dell’etica utilitaristica e della ragione che si pone come principio autosufficiente. L’uomo con l’ausilio della tecnica può violare il sacro, ma paradossalmente proprio in questo modo può ritrovarlo. Oppure arrendersi alla vittoria del nulla.

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