Traduttore: F. Ferrari
Editore: Iperborea
Edizione: 3
Anno edizione: 1993
Pagine: 220 p., Brossura
  • EAN: 9788870910339
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    REXLEX

    09/05/2008 16:15:44

    Che dire di questo libro ? non posso dire che chiuso il volume abbia messo una pietra sopra all'opera di quest'autore che non conoscevo. La voglia di approfondire c'è e quindi è già buon segno. E' difficile star dietro all'autore , non c'è una vera e propria trama . Diciamo che prende alcuni spunti vagamente legati tra loro e li sviluppa. In alcuni punti però ...riesce a dimostrare una profondità non disgiunta da una certa comicità grottesca apprezzabili. E visto che un libro può essere valido anche solo per una frase o una pagina...non mi ha deluso. Comprendo che quello che vi sto comunicando son solo impressioni e non una ragionata "critica" ma anche le impressioni hanno un loro senso. Da rivedere.

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recensione di Baggiani, A., L'Indice 1993, n. 7

Intersecando abilmente i piani narrativi - ma non tanto di 'flash-back' si tratta, quanto di ritorni al passato attraverso la memoria "senza storia" del protagonista, in un'atmosfera quasi proustiana - Nooteboom, di cui avevamo già segnalato "Il canto dell'essere e dell'apparire" come una ben riuscita incursione nel territorio della metaletteratura, estrae stavolta dal suo cappello i fantasmi lievi e disperati del nostro presente, un'epoca in cui come dice Inni Wintrop, "la fine del mondo era vicina, il che non gli pareva poi un gran male. Il diluvio non doveva venire dopo di te, bisognava assistervi". Dalla finestra o da una poltrona di platea, è questo il punto. Sullo sfondo di un'Amsterdam in campo lungo, disgregata e disfatta, nell'arco di trentacinque anni - dai 'provos' al '78 - le curve imprevedibili dell'esistenza mettono insieme davanti all'imperturbabile Wintrop i Taads, un padre e un figlio che, pur non essendosi mai conosciuti, condividono la stessa inesorabile vocazione all'autodistruzione. Confinato, il primo, come "un soldatino a molla in marcia", in una rigida suddivisione del tempo che gli consente di rifiutare il mondo e orchestrare in anticipo la propria morte nei minimi dettagli, o quasi. Assente, il secondo, per lo stesso fastidio esistenziale, ma attraverso lo Zen e il rituale sacrificio della cerimonia del tè giapponese. Rituali, appunto: e il rito è anche un leitmotiv dell'educazione cattolica, negata, di Inni, in cui si intrecciano sangue e sacralità in sprazzi di autoironica memoria (vedi la morte, durante la messa dell'anziano prete). E l'imperturbabile Inni, uno che non è mai diventato niente, ma che "dalla vita, si lascia distrarre", instradato dallo stesso Taads alla vocazione dello spettatore, assiste impotente alle tragedie in corso. Esteticamente attratto dalla realtà, al di fuori delle ideologie, quasi un disincantato nipote di Des Esseintes - un campione del pensiero debole? -, Inni è però costretto a prendere atto degli "accadimenti" che gli fluttuano intorno, invischiato in un passato che ritorna compatto e onnipresente dove si può percepire, a ogni tratto, il respiro enigmatico dell'universo.
E l'enigma resta: il libro si apre sul suo tentato suicidio, le sue notti seminsonni sono percorse da visioni e sogni premonitori - Inni vive facendo oroscopi -, i simboli gli segnano la strada. Puro simbolismo - se si fosse tentati dalle etichette - e in linea con le radici profonde di tanta letteratura del nord; ma manca qualsiasi traccia, in lui, di tormenti esistenziali e politici - vedi le ironiche pagine su Sartre. Nooteboom ha altre carte da giocare e la densità struggente ma rigorosa della sua scrittura allontana ogni nostalgia. "Il mio monastero è il mondo" dirà ad Inni l'amico scrittore. Se la tragedia c'è, bisogna assistervi: dalla finestra o da una poltrona di platee è lo scrittore che deve lasciarsi scorrere davanti il mondo e raccontarlo - rinunciando a plasmarne nei suoi personaggi i destini e forgiandosi se occorre la maschera più acconcia.
Maestro di travestimenti, spettatore silenzioso, Nooteboom rifiuta ancora la falsa oggettività del narratore e si confessa impotente: ma la sua abilissima costruzione narrativa si rivela una volta di più vincente nel gioco della metafora letteraria e la filigrana preziosa del tessuto ne esalta la qualità robusta e la lunga durata.