Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2010
Pagine: 281 p., Rilegato
  • EAN: 9788806195441
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Recensioni dei clienti

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    simonetta ortelli

    28/03/2015 23:13:18

    Come tutti i fan dei Pink Floyd sanno, "SHINE ON YOU CRAZY DIAMOND" non significa "splendi su di te diamante pazzo " ma "continua a brillare, (tu) diamante pazzo" dove "shine on" è un phrasal verb e va considerato un tutt'uno e YOU CRAZY DIAMOND è un vocativo. ON è una preposizione spesso associata a verbi per indicare un'azione continuata (come GO ON, KEEP ON). L'errore è piuttosto grossolano e basta leggere qualsiasi traduzione del testo per rendersene conto. simonetta.

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    ilovecomics

    02/09/2012 19:54:50

    Cosa c'è dietro una band tra le più osannate e celebrate del pianeta ? Quali segreti, quali ambizioni, quali tensioni ? Syd Barrett, fondatore e leader dei primi Pink Floyd, è qui presente/assente, evocato da decine di personaggi sui quali, almeno nella ricostruzione "fantastica"di Michele Mari, ha lasciato un segno indelebile. La collaborazione di Syd coi Pink Floyd è stata brevissima, ma per i successivi quarant'anni non ci sarà un loro album foto canzone film verso concerto discussione che, in un modo o nell'altro, non si possa collegare a Syd e al trauma che la drammatica separazione, dopo il primo album del 1967, ha generato negli altri membri del gruppo. La vita di Syd è, alla fine, una serie di tracce ed il libro è lo sviluppo ed il tentativo di dare un senso ad ognuna di questa tracce. Mari è bravissimo nell'intessere, tra realtà e fantasia, la rete di incroci, connessioni, verità multiple che avvolgono Syd, gli altri membri della band, ma anche parenti amici collaboratori, tra sensi di colpa, invidie ed incomprensioni: padroneggia in modo eccellente l'intero repertorio della band (musica e testi) e fa sicuramente venir voglia di riascoltare tutto il repertorio dei Pink ... Consiglio caldamente il libro a chiunque abbia un minimo di familiarità con la musica del quartetto di Cambridge.

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    Emiliano

    03/05/2012 22:51:38

    Al secondo libro letto di Mari, confermo che l'autore e' una bella scoperta. Anche Rosso Floyd e' originale ma per me, che non sono fan dei PF e neppure di questo tipo di musica, e' stata una lettura pesantuccia. Un lettore come me forse non coglie il senso di tanto affannarsi per accertare questioni di poco conto, e ovviamente a partire da questo, crolla tutta l'impalcatura del libro. Mari pero' lo leggero' ancora!

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    ilse

    26/11/2011 22:10:26

    Questo libro è un viaggio.

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    lucianocomida

    14/01/2011 08:55:53

    Non amo i Pink Floyd perchè sto dalle parti del rock caldo e viscerale, ironico e passionale (da Springsteen a Ray Davies, dai Ramones agli Wilco, da Young a Ben Harper). Amo invece la letteratura di Michele Mari: lo seguo dagli inizi e più lo leggo e più mi convinco che è (semplicemente) il miglior scrittore italiano. Quello più personale e più audace. Inoltre, soprattutto gli ultimi bellissimi libri (Verde mare, Cento poesie, Rosso Floyd) sono godibili anche da chi poteva restare sconcertato dalla ricerca linguistica di altre opere. In particolare, Rosso Floyd scorre via che è un piacere, per certi versi una storia di fantasmi e la ricostruzione di un'epoca, ma anche uno scandaglio sul rapporto follia/creazione e la messa in scena di testimoni che si contraddicono. E non preoccupatevi: ogni lettore trova ottimo pane per i propri denti. Chi ama i Floyd e chi li detesta, ma pure chi ne sa poco o nulla non avrà difficoltà a inoltrarsi nella pagine del romanzo.

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    ag

    13/01/2011 21:20:24

    Nonostante l'avvertenza iniziale (che comunque riguarda la "precisione onomastica, cronologica e topografica dei riferimenti"... "funzionale alla finzione") ci sono degli errori di cui non si capisce l'eventuale significato: - Il pittore Duggie Fields diventa "Douglas Field" (d'accordo per il nome in versione anagrafica, ma nel cognome manca una S, anche nell'indice). - Si mette in bocca a Jon Carin (p.233) che il concerto "The Wall" del 21 luglio 1990 a Berlino si tenne davanti a due milioni di persone, quando il loro numero in realtà oscilla tra le 250.000 e le 350.000, non di più. - Si dice, almeno un paio di volte (es. p. 218), che Barrett dipinse in righe rosso e blu la sua fetta dell'appartamento condiviso con Duggie Fields a Earls Court. Le righe rosse e blu sono certamente quelle della maglietta di Barrett nel video di "Interstellar Overdrive": quelle di Earls Court erano blu e arancioni, come le descrive chi le vide di persona ("orange and purple" (Malcolm Jones) o "orange and turquoise" (Mick Rock)). Schiarite per la copertina di "The Madcap Laughs", sembrano perfino gialle. Sono arancioni anche nell'ultima biografia di Barrett: "A very irregular head". Cambiarle in rosso ha a che fare con il titolo del libro? Non si capisce. Per il resto è un bel libro.

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    andrea caterini

    16/12/2010 18:46:03

    libro bellissimo e commovente! davvero un lavoro ammirevole.

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    diamonds

    15/09/2010 10:39:56

    Mari per sempre

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    gabril

    04/07/2010 18:00:06

    Stupisce la bravura e l'originalità di Mari, scrittore fuori dal coro nel panorama italiano(ma ingiustamente ignorato dal jet-set dei premi letterari), che costruisce intorno alla figura dalla doppia valenza angelico-diabolica di Syd Barrett una coralità di voci, ciascuna con caratteristiche proprie, che ricostruiscono la storia -e vanno cercando il senso- della musica e dell'epopea dei Pink Floyd. Sviluppato come una vera e propria indagine istruttoria, chiamando in causa testimoni, comprimari e comparse, personaggi delle canzoni e figure oniriche, il libro è una dichiarazione d'amore all'emblematico Syd, eterno bambino fatalmente perduto e letteralmente sepolto (visse per anni in uno scantinato) nella sua realtà molteplice, chiuso in un silenzio inespugnabile. Nella fantasmagoria delle voci interpretanti che Mari abilmente mette in scena, il suo mistero rimane intatto, luminoso e impenetrabile like a Crazy Diamond.

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    Pasquale

    26/06/2010 08:33:34

    Romanzo bello e visionario..un po' come i Pink Floyd.

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    stefano gervasoni

    20/06/2010 08:57:51

    ottimo, ma solo per appassionati, nel senso che si da per scontato che il lettore conosca i fondamentali della storia del gruppo. Dopodichè si legge tutto d'un fiato. Un sacco di curiosità, aneddoti, notizie e racconti difficili da trovare altrove. Un must per chi ama i PF.

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    Arkadin

    19/06/2010 11:55:25

    Curioso resoconto dalla struttura romanzata delle geste di una delle più grandi band del Rock: I Pink Floyd. Per tutto il racconto l'autore imbastisce un intrigante e serrata istruttoria sul successo della band e sul tributo di idee che i 4 Pinks devono allo sfortunato ma geniale Syd Barrett. Quasi a voler affermare con forza che tutta la musica dei Pink Floyd, sia stato fino alla dipartita dalla Band di Roger Waters per "insanabili" contrasti umani con David Gilmoure, un lunghissimo tributo e saccheggio delle idee musicali di Barrett. Nonostante sia un fan della seconda ora dei Pink, non me la sento di confermare il punto di vista dell'autore perchè i Pink hanno dimostrato anche senza Waters, di poter fare ottimi lavori senza perdere lo stile inconfondibile (e fortunatamente inimitabile) che da sempre li contraddistingue. Infine il sapore nostalgico che aleggia in tutto il libro ha qualcosa di stancamente ideologico e ciò rende la seconda parte del racconto debole. Il mistero così della musica dei Pink Floyd alla fine rimane non svelato è ciò è un bene per noi fan.

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    Gian Luigi Soldi

    13/06/2010 17:34:55

    A esser sincero non l'ho ancora finito: l'ho iniziato stamane e ne ho già interiorizzato oltre la metà. Perchè allora scrivo anzi tempo? Semplicissimo. Conoscendo Loro (essendo parte di Loro da quarant'anni), non posso che aggrovigliarmi in questo "pozzo e pendolo" di cui mi sento piccolo copartecipe... Parola per parola conosco tutto!.. Romanzo? Forse!: "levigatura" / "smussatura" nei confronti delle "certezze" ... ma è tutto, son tutti vero/i,... per chi lo SA e s'è appollaiato dentro quel rifugio immenso! Ogni pagina, commento, ogni "angelo" di quell'immenso travaglio ... C'è, esiste!!, ed ha sofferto!!... (e continua a soffrire!!),, Magnifico: Appendo le mie lacrime al sole, anche se in quest'istante preciso piove..... Ma, ma Michele Mari, La prego: ..... Nick Mason è nato il 27 gennaio 1944 e non il 6 marzo di quell'anno!!!!!!!..... Mi dispiace, mi dispiace veramente, ma esigo una rettifica pubblica!!!... E creda, la esigo, la esigo veramente col cuore!! glspinkfloyd@gmail.com

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    filippo

    08/06/2010 20:22:49

    da tradurre in inglese il prima possibile. 'sto gran bel libro ha tutte le potenzialità per poter diventare un "cult" anche tra gli anglossasoni

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    Hugo

    07/06/2010 21:30:06

    Passio Domini Nostri Syd Barrett secundum Michaelem

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    roberto

    03/06/2010 16:34:11

    tengo a precisare che il 20 giugno 1971 ero sulle gradinate del palaeur di roma ad ascoltare l'inconsueta musica di quattro inglesi che ;come annunciato , facevano dell'associazione tra musica ed effetti luminosi il loro punto di forza .gli effetti luminosi non ci furono (sciopero CONI ? furto?)ma l'esperienza fu di quelle che cambiano il modo di vedere la musica e forse il mondo (avevo 18 anni). da allora aspettavo qualcuno che mi spiegasse chi erano i "pinfloid": non bastarono recensioni ,antologie,biografie tutto rimaneva "fumoso" grazie alle realfantasmagoriche ricostruzioni di michele mari ho potuto rivivere sensazioni credute morte ed ho finalmente capito chi erano i PINK FLOYD :un complesso pop di cellule neuronali !

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    Begatti

    02/06/2010 17:07:15

    Se Sydbar (modesto, questo soprannome) voleva leggere un libro sui Pink Floyd che raccontasse semplicemente la storia del complesso di Cambridge, non era il caso di comprare il libro di Mari. Che è un romanzo, per quanto destrutturato, e racconta una storia attraverso le voci di una serie di testimoni (alcuni che ovviamente, essendo defunti, rendono testimonianze immaginarie). Per cui il commento di Sydbar dimostra solo che ha frainteso completamente Rosso Floyd. Mari dimostra di conoscere piuttosto bene la storia dei veri Pink Floyd e di Barrett, ma quello che gli interessa è ovviamente usarla come spunto per raccontare una storia che evoca lui come scrittore; parte dalla vera storia, ma poi va in tutt'altra direzione. Non è la prima volta che Mari gioca a questo gioco: è già accaduto in Tutto il ferro della Tour Eiffel, per esempio. E il nostro lo sa fare benissimo, con dei risultati non solo affascinanti, ma in questo caso pressoché ipnotici. Tanto che non sono riuscito a staccarmi dal libro.

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    flavio alberto

    27/05/2010 23:43:12

    Bella prova di mari, un romanzo-inchiesta che cattura l'audio-lettore pinkfloydiano, lo avvince con trovate incalzanti e innovative, lo strapazza di nostalgia sulle ali di questa bizzarra storia del gruppo più sperimentale (anni '60) poi commerciale (anni '70) e infine degenerato in circo barnum (anni '80) del rock! Punteggio pieno.

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    Latinese

    26/05/2010 20:56:52

    Anche a me piacciono i Pink Floyd, almeno fino a Meddle; e non è che non mi ascolti anche i loro album successivi, perché qualche canzone decente l'hanno saputa metter su fino alla fine. Detto questo, a me il libro mi è piaciuto e non poco. Ovvio, se volevo leggermi la Vera Storia dei Pink Floyd mi andavo a comprare qualcos'altro; è evidente che Mari qua e là inventa, aggiunge, cambia, sposta, eccetera. Ma la storia che tira fuori è un'autentica bomba. Anch'io non sono riuscito a smettere di leggerla, anche se mia moglie mi diceva di andare a dormire che era tardi. Niente, volevo sapere cosa succedeva dopo. E le invenzioni di Mari, così folli e tenebrose e misteriose, alla fine sono perfettamente intonate alla musica dei Pink Floyd. Che qui sono i personaggi di un romanzo che senza di loro non si sarebbe potuto scrivere.

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    Sydbar

    23/05/2010 09:54:25

    Incredibile guazzabuglio di pseudo-finte-assurde-fantastiche-fantascientifiche testimonianze di amici e collaboratori dei mitici Pink Floyd, all'interno di una molto fantasiosa "istruttoria" al termine della quale non si capisce bene dove si voglia arrivare. Soldi sperperati...che amarezza per uno come me che ha i Pink Floyd nel dna leggere una cosa del genere, assolutamente inutile e inconcludente...brilla pazzo diamate, passa oltre e non ti curar di loro! Syd

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Orrore! L'ultimo romanzo di Michele Mari, Rosso Floyd, è attraversato, come un breve grido, da questa esclamazione; il racconto si articola come un'istruttoria in cui intervengono, accanto a una miriade di musicisti rock più o meno famosi, personaggi vivi e morti, di fantasia o realmente esistenti, a formare una polifonia complessa che parte da un'unica frase sonora, "Syd Barrett" (primo, mitico leader dei Pink Floyd) sempre variata, sempre presente. Non tragga in inganno lo stile colloquiale di molte pagine del romanzo; anche se sembra prevalere un parlato scandito dai "tre puntini" di celiniana memoria, la scrittura è, come di consueto in Mari, assai sorvegliata, niente affatto casuale, mai trasandata. E l'autore è lì, in agguato, pronto a gridare: "Orrore!".
Al centro di Rosso Floyd sta dunque Syd Barrett, destinato a lasciare presto la sua bandper gravi disturbi mentali, non si sa se da addebitare a malattia o ad abuso di lsd. O forse, a tutt'e due le cose insieme. O forse ancora a un'insostenibile richiesta da parte di chi lo circondava affinché ai suoi primi successi ne seguissero altri; richiesta tanto pressante da trasformare lo stato di grazia creativa di Syd in una sorta di cieca maledizione, cui il ragazzo riuscì a sottrarsi soltanto con una chiusura autistica. Il vortice narrativo di Rosso Floyd ruota attorno a un'assenza. La voce di Syd compare soltanto indirettamente, in poche sue battute riferite dagli amici, a provare che egli era il più spiritoso, il più pronto, il più brillante di tutti: un vero crazy diamond. La domanda che innerva l'istruttoria riguarda i motivi che portarono Syd, dopo i primi successi, a vivere da recluso, fino alla morte avvenuta nel 2006. La pluralità di personaggi e di punti di vista crea un caleidoscopio che rompe ogni certezza, la parziale fattualità che si era consolidata in una dichiarazione viene invalidata, modificata o integrata da un'altra e il mosaico che così si compone ha sfumature troppo varie per permettere al lettore di cogliere un disegno la cui interpretazione sia inequivocabile. Ciò non discorda con l'intento dello scrittore, il quale, nell'avvertenzapreliminare, dichiara che la sua è un'opera di fantasia e che "la precisione onomastica, cronologica e topografica dei riferimenti è strettamente funzionale alla finzione, proprio come si dà nei sogni".
È bene perciò procedere nella lettura ricordando le regole prime del lavoro onirico, condensazione e spostamento. Faranno da guida le molte ricorrenze e i non pochi segnali disseminati nel testo: come le briciole di Pollicino, aiuteranno a ritrovare il sentiero e a non perdersi nella selva fitta di nomi e di fatti. Ma attenti, lettori: nel romanzo si intrecciano molti viottoli e, al loro incrocio, le briciole non sempre danno un'indicazione chiara. Il lettore può decidere di tirar dritto, mentre dovrebbe (forse) imboccare il sentiero laterale, memore di quanto afferma Nick Mason (batterista dei Pink Floyd; nel romanzo, l'uomo cane) nella quarta "confessione": "Ricordo come fosse ieri: eravamo in macchina, e sotto un temporale stavamo andando a prendere Syd. (…) Un attimo prima di girare a sinistra verso casa sua Rick disse: 'Metto la freccia?', e qualcuno rispose: 'No, cazzo, vai dritto!'". "Vai dritto" e il gioco cambia: Syd resta fuori dalla gara e i suoi compagni restano dentro, ma in un "dentro" che è pur sempre un "fuori". Non a caso, lo stesso Nick ha significativamente intitolato Inside Out l'"autobiografia" dei Pink Floyd.È meglio il "fuori" o il "dentro"? È meglio il successo che tocca tutti gli altri componenti della band o l'isolamento abulico di Syd? Il muro, quello che compare in The Wall, isola o protegge, opprime o consente una vita sicura?
L'ambiguità del reale, il continuo trasmutare delle cose, l'indecifrabilità dei comportamenti umani sono uno dei fili fondamentali che formano l'elaborato intreccio di Rosso Floyd. Lo conferma una citazione dal Ramo d'oro di Frazer, inserita nel testo a mo' di referto: "Chi toccava il maiale era impuro per tutto il giorno. Alcuni dicevano che questo avveniva perché il maiale è impuro, altri perché è sacro"(i maiali ricorderanno qualcosa ai fan dei Pink Floyd…). Questa citazione immette, d'un balzo, nel cuore pulsante di Rosso Floyd,costituito da un capitolo di The Wind in the Willows (un classico inglese per l'infanzia, scritto all'inizio del Novecento da Kenneth Grahame, livre de chevet di Syd Barrett) intitolato The piper at the gates of dawn – che è anche il titolo del primo album dei Pink Floyd. Il pifferaio di cui qui si parla è il dio Pan che, su uno sfondo fortemente visionario, degno di un viaggio psichedelico, appare al Topo e alla Talpa, due delle bestioline antropomorfe protagoniste del racconto: "Tutto questo vide, in un istante senz'alito e intenso; (…) – Topo – trovò fiato a bisbigliargli, scossa. – Hai paura? – Paura? (…) Paura? Di lui? Oh, no, no! Eppure… Oh, Talpa, ho paura!". Eccolo, l'orrore sacro nel libro prediletto di Syd bambino, l'orrore sacro destinato a dominare la vita di Syd, a fare di Syd stesso una sorta di homo sacer, quell'uomo che, nel diritto romano arcaico, tutti potevano uccidere impunemente. Syd, dopo essere stato metaforicamente ucciso da molti, torna dai suoi compagni, ancora in vita, come presenza fantasmatica, creatrice, sovrannaturale, quasi fosse anch'egli un pifferaio magico invasato dal dio, che seduce e conduce con sé una schiera infinita di creature, animaletti, spaventapasseri – verso un mondo fantastico di umani zoomorfi e di bestie antropomorfe.
Mari fa del personaggio di Syd un grumo in cui si concentrano i suoi temi preferiti; in Rosso Floyd si possono rintracciare molti elementi del "mito personale" dello scrittore. Per Mari esso comprende l'attrazione per ciò che è sotterraneo (Syd, come la Talpa di The wind in the willows, vive sicuro soltanto nella dimensione ipogea), la fascinazione del "doppio" (in Rosso Floyd i doppi non si contano), il "demone della desemantizzazione" (lo stesso che contagia lo smemorato Felice di Verderame, che dà senso alle cose attraverso libere e assai arbitrarie associazioni, e il Walter Benjamin di Tutto il ferro della torre Eiffel, cheafferma: "I nomi… la cosa più pericolosa del mondo, un attimo di distrazione e sono i vessilli del caos"). Così Syd, con i suoi deliri verbali, vuole "desemantizzare il mondo per dar senso al mondo".
Il romanzo si conclude con le parole di Alistair Grahame, figlio di Kenneth, morto suicida a vent'anni. In un discorso stringente, Alistair dimostra che il libro per bambini scritto dal suo papà parla dei Pink Floyd, anzi, siccome ognuno dei personaggi del libro a ben vedere presenta una caratteristica di Alistair, Alistair è quel libro, meglio Alistair è i Pink Floyd. La Rivelazione finale di Alistair serra le fila, e il continuo gioco degli sdoppiamenti trova requie in un'unità allucinata.
Vince su tutto l'idée fixe dell'infanzia come cruenta, lacerante, paradossale "età dell'oro", decisiva per ogni futura creatività; una costante che, come una linea iridescente, simile alla traccia viscosa lasciata dalle strane lumache di Verderame,attraversa l'opera di Michele Mari. La scia delle lumache è organica e repellente, ma anche riscattata dalla magia dei colori dell'arcobaleno: così l'infanzia, per Mari, è luogo rosso di sangue e di viscerale sofferenza, ma anche ricettacolo di ogni vera, autentica bellezza.
Giovanna Lo Presti

Ai fan della band mancava solo questo: un romanzo scritto come una vera e propria Opera rock, con musica, testi, parti recitate, centinaia di personaggi pronti a portare la loro testimonianza e una ricca cornice scenografica fatta di ricordi, dubbi e leggende.
È la storia di Roger Waters, Richard Wright, Nick Mason, e dei due grandi amici e rivali, Syd Barrett e David Gilmour, il quinto componente dei Pink Floyd. Un gruppo che con il suo disco più noto The dark side of the Moon rimase nella classifica dei dischi più venduti di Billboard dal 1973 al 1988, 724 settimane, per uscire quando venne deciso che quella classifica dovesse includere solo gli album degli ultimi dieci anni. Un gruppo che, quando negli anni Ottanta si muoveva per i tour, usava venti Tir strapieni di qualunque marchingegno tecnologico, animali, macchine, coriste, giganteschi maiali gonfiabili, pittori, sarti, sommozzatori, un vero e proprio circo ambulante. Un gruppo che il 15 luglio 1989 installò nella laguna di Venezia, davanti al Palazzo Ducale, una struttura galleggiante di 400 tonnellate. I decibel, in quella notte indimenticabile, infransero vetrate antiche e danneggiarono decine di mosaici bizantini. Ma erano gli anni di The Wall e i Pink Floyd cantavano il loro inno alla ribellione.
Quando, negli anni Sessanta, Syd Barrett scelse il nome della band, incrociando i nomi di due noti bluesman, Pink Anderson e Floyd Council, l’idea non era quella di far nascere la più grande band progressiva della storia del Rock. Syd Barrett e Roger Waters, amici sin dall’infanzia, avevano in mente una band psichedelica, in cui l’estro creativo e visionario di Barrett aveva la parte prevalente. I primi due album del gruppo, quasi interamente scritti da Barrett, sono il risultato di lunghe visioni assurde ispirate a Lewis Carroll. Sono fiabe popolate di animali di tutte le specie, nani, giocolieri, bande musicali. Centinaia di comparse ed effetti sonori: rumori della foresta, barriti di elefanti allucinati e ronzio di insetti sempre più piccoli e molesti. Era la mente di Sid Barrett a produrre ininterrottamente un grande flusso di musica e mostri, era l’effetto del “Diamante” come veniva chiamato allora l’LSD, Lucy in the Sky with Diamond, come cantava John Lennon.
Le droghe sintetiche fecero il successo del gruppo ma segnarono la fine di Barrett. Quando la casa discografica EMI decise di produrre, nei leggendari studi di Abbey Road, il loro terzo album, Barrett fu messo alla berlina. Il loro ultimo tour americano era stato disastroso, Syd aveva lo sguardo perso nel vuoto e un filo di bava gli colava dalla bocca. Riusciva a stento a suonare la chitarra mentre la sua voce era solo un bisbiglio. Durante quel tour gli fu affiancato un suo vecchio vicino di casa, David Dave Gilmour. Per un lungo e penoso periodo i due suonarono insieme, con Gilmour che seguiva Barrett con la chitarra, pronto a continuare quando lui si bloccava perso nelle sue farneticazioni. Abbandonarlo fu durissimo, ma aprì la strada al grande successo planetario dei Pink Floyd che gli dedicarono uno dei loro pezzi più famosi: Shine on you Crazy Diamond, “Splendi su di te, Diamante pazzo”.
L’esperimento che compie Michele Mari in queste pagine è proprio il tentativo di rintracciare i segni del passaggio di Barrett in tutta la produzione dei Pink Floyd. Lo fa utilizzando le prove testimoniali di moltissimi personaggi: oltre ai componenti della band vengono interpellati miti del rock come David Bowie o Brian Jones, registi che hanno usato le loro musiche, come Michelangelo Antonioni, e quelli che non le hanno ottenute, come Stanley Kubrik. Vecchi compagni di scuola, fratelli e fidanzate.
Dopo lo spettacolo teatrale e il film Pink Floyd. The Wall del regista Alan Parker, un romanzo che non è solo un tributo alla band, ma è un vero e proprio esperimento letterario e linguistico, visionario e stupefacente, in puro stile Pink Floyd.