Traduttore: G. Ibba
Curatore: V. Riguzzi
Editore: EDB
Collana: Lampi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 22 dicembre 2017
Pagine: 64 p., Brossura
  • EAN: 9788810567784
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    alida airaghi

    21/07/2018 07:47:01

    Il racconto vibra di un’atmosfera plumbea di persecuzione, miseria e pericolo, sospesa nella stazione di una cittadina del Nord della Francia, invasa da profughi provenienti da zone occupate dai tedeschi nel 1940. Nel disordine e nella disperazione di tanta gente ammassata, in attesa di prendere treni che non arrivano, si ritrovano due fratelli, Claude e François, tornati in licenza dai rispettivi campi di combattimento per partecipare alle nozze della sorella. Claude è il più giovane, vivace e desideroso di dimostrare il proprio amor di patria in battaglia; François (più anziano, stanco, privo di illusioni e preoccupato per aver dovuto lasciare la moglie e i bambini), tradisce un tormento interiore che fatica a comunicare. Nello squallore che li circonda, François confida finalmente a Claude un episodio recente occorsogli durante un pattugliamento isolato, in cui si era trovato a uccidere un giovane soldato tedesco. Rimasto accanto al cadavere del nemico sconosciuto, fruga nel suo portafoglio per recuperarne i documenti da inviare eventualmente alla famiglia. Tra varie fotografie, ne scopre una che ritrae i genitori del ragazzo: con stupore e sgomento riconosce nel padre di lui le sembianze del suo, disperso in Germania durante la prima guerra mondiale. Ricostruisce così la vicenda paterna, sempre ignorata, ma forse supposta e temuta: un ferimento, una probabile diserzione, e l’esistenza ricostruita oltre confine formando una nuova famiglia. Confrontatosi con Claude, François – assassino di un proprio fratello, nel ruolo inaspettato e crudele di novello Caino (“una cosa così … così straordinaria e così tragica”), si chiede se sia opportuno recuperare i rapporti con la matrigna tedesca, per concludere alla fine che “Ci sono cose che è meglio non dire”. L’approfondita postfazione di Jean-Louis Ska perviene a una conclusione veritiera, anche se un po’ scontata: “Gli uomini sono fratelli e sono le circostanze o i discorsi ideologici che li trasformano in nemici”.

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