La stranezza che ho nella testa

Orhan Pamuk

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Traduttore: Barbara La Rosa Salim
Editore: Einaudi
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
Cloud: Scopri di più
Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 1,33 MB
Pagine della versione a stampa: 574 p.
  • EAN: 9788858421246
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Gaia la libraia

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Un ragazzo ama una ragazza. Tutte le storie, anche quelle più complicate, nascono da questa semplice, universale premessa. Mevlut l'ha incontrata una sola volta: i loro sguardi si sono incrociati di sfuggita al matrimonio di un parente a Istanbul. Eppure è bastato quell'attimo di perfezione e felicità a farlo innamorare. Süleyman, il cugino, gli ha detto che delle tre figlie di Abdurrahman, quella che ha visto Mevlut, quella di cui si è innamorato, è senz'altro Rayiha. Da allora non l'ha più rivista ma, per tre anni, Mevlut le scrive le lettere più appassionate che il suo cuore riesce a creare. Finché un giorno capisce che l'unico modo di coronare il suo sogno è scappare con Rayiha, di fatto rapendola dalla casa paterna in cui è rinchiusa. Così, una notte di tempesta, mentre Süleyman aspetta con un furgone in una strada poco lontana, Mevlut e la sua amata si riuniscono. Nulla potrà andare storto ora, nulla potrà più dividerli, pensa lui. Poi un lampo illumina la scena e rivela il volto di Rayiha: quella non è la ragazza a cui Mevlut ha creduto di scrivere per tutto quel tempo, non è la ragazza di cui si è innamorato a prima vista tre anni prima! Chi ha ingannato Mevlut? E come si comporterà ora il nostro eroe?
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    Romolo

    08/06/2016 21:33:02

    Meravigliosa saga famigliare lunga 50 anni, in una Istanbul in trasformazione che funge da coprotagonista di tutta la storia. Personagggi caratterizzati benissimo, interessanti intrecci interpersonali, ottima scrittura. Assolutamente consigliato

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    enrico.s

    04/03/2016 10:11:52

    Nei libri di Pamuk che ho letto (non tutti) scorre sempre un fiume sotterraneo di serena malinconia che dà il "tono" alla narrazione. Questo ultimo, splendido, romanzo del Nobel turco non fa eccezione: qui il compito di tenere la nota dominante è affidato al protagonista Mevlut, che fin da subito capiamo essere una "brava persona" come lo stesso autore lo definisce quasi cinquecento pagine dopo. Il romanzo, in buona sostanza, è la storia di circa quaranta anni della vita di quest'uomo umile, ma non sottomesso; spesso triste, ma non disperato; solitario, ma non misantropo; pieno di dubbi e debolezze, ma non pavido; tormentato e infine riappacificato con sé stesso e la vita. Insomma, conradianamente: uno di noi. Sullo sfondo la città di Istanbul tra l'inizio degli anni '70 e i giorni nostri, con la sua esplosione demografica, l'evoluzione sociale che l'accompagna e la corruzione dilagante; questo secondo filone narrativo, che comunque si intreccia magnificamente con le vicende del protagonista, almeno per me è di minor interesse, però ovviamente necessario per completare il ritratto di Mevlut. Last but not least: non sono in grado di dire quanto merito ci sia della traduttrice nella resa della cifra stilistica di Pamuk; certo è che la scrittura è da Premio Nobel "vero". Semplice, classica, a tratti quasi da romanzo tardo ottocentesco nelle parti in terza persona, alle quali si alternano le voci dei vari personaggi, in prima persona, che danno la loro versione dei fatti, il che rende vivace e appassionate l'insieme, tenendo sempre accesa l'attenzione del lettore. ...voto, inevitabilmente, massimo.

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    alinghi

    10/02/2016 15:51:39

    Bello, scritto bene, a volte scorre lento a volte velocissimo proprio come il nostro tempo. A tratti ricorda molto Il museo dell'innocenza ma sicuramente con più avvenimenti, storici e non...Melanconico, nostalgico e mai banale. Uno splendito spaccato sulla Turchia di oggi e le sue radici

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    g.b.

    06/02/2016 10:45:25

    Mevlut, la sua storia, la sua Istambul, il tempo che cambia le cose e che non cambia niente. Il tempo come solo Pamuk sa raccontare. Bello davvero.

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  • Orhan Pamuk Cover

    Scrittore turco, Premio Nobel per la letteratura nel 2006. Abbandonati gli studi di architettura, esordisce con il romanzo Il signor Cevdet e i suoi figli (1982), affresco di tre generazioni ambientato nel quartiere natio di Nisantasi, con il quale ottiene grande successo; cui sono seguiti La casa del silenzio (1983) e Il castello bianco (1985), nei quali l’incontro tra un giovane veneziano e uno studioso ottomano è pretesto per affrontare quello, problematico e conflittuale, tra Oriente e Occidente. Lo stesso tema ricorre, declinato in modi diversi, anche nei più recenti Il mio nome è rosso (1998, premio Grinzane) e Neve (2002), dai risvolti più marcatamente politici. Istanbul (2003) ha affascinato per l’abile tessitura che cuce... Approfondisci
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