Lo studente strategico. Come risolvere rapidamente i problemi di studio

Alessandro Bartoletti

Anno edizione: 2013
Pagine: 215 p., Brossura
  • EAN: 9788862208208

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Educazione e formazione - Tecniche di apprendimento e studio

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    daniele

    29/09/2013 00:15:45

    Uno strumento preziosissimo per risolvere, efficacemente ed in tempi davvero brevi problemi di studio anche complicati e cronicizzati nel tempo. Non si tratta di magie; non è il libro che insegna come superar esami senza studiare, non promette l' impossibile, ma aiuta a sbloccare meccanismi che sono stati inceppati il più delle volte con i migliori propositi. Insegna cioè a prender coscienza ed a liberarsi dalle principali trappole nelle quali ogni studente può cadere, e restare letteralmente imprigionato anche per lunghi periodi, compromettendo così la propria carriera scolastica o universitaria. Non è un manuale di self help, ma personalmente l' ho trovato di facile e piacevole lettura; ricco di suggerimenti e strategie di pronto ed efficace impiego. Assolutamente da leggere, per chi si trova in un momento di difficoltà con lo studio, e/o per chi desidera migliorare il proprio rendimento, facendo paradossalmente, molta meno fatica. Consigliatissimo!

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Tutti abbiamo, in un momento o nell'altro della nostra vita scolastica subìto, il blocco dello studente, e abbiamo sperimentato strategie risolutive. Ma talvolta queste difficoltà diventano apparentemente insormontabili, laddove è difficile individuare una causa specifica non legata a problemi cognitivi, lacune pregresse o altro, per le quali ci sentiamo attrezzati come insegnanti e genitori. Ci si trova in quei casi davanti a un blocco psicologico che rischia di compromettere un percorso scolastico, anche in studenti ben avviati.
L’errore principale che commettono gli educatori, secondo Alessandro Bartoletti, psicoterapeuta e docente del Centro di terapia strategica di Arezzo, è immaginare che con semplici perorazioni, minacce, premi e punizioni si possano superare le difficoltà di studio. Errore che deriva dal mancato riconoscimento dell'origine psicologica del problema. Anzi, spesso si reiterano soluzioni fallimentari, che così diventano parte del problema. Si tratta quindi di analizzare non solo le difficoltà dello studente, ma anche le tentate soluzioni didattiche e pedagogiche intraprese: “l'osservazione clinica delle difficoltà di studio durante l'infanzia fino all'adolescenza ci porta spesso a identificare come siano proprio gli sforzi di genitori e insegnanti a peggiorare e mantenere la situazione”. Bisogna dunque uscire dalla dicotomia capacità/volontà, croce e delizia dei consigli di classe, per affrontare lo studio come problema che non dipende da svogliatezza o scarse capacità. Ma se la responsabilità (e non la colpa) del successo o dell'insuccesso scolastico è prevalentemente degli educatori, quando lo studente raggiunge una certa maturità cognitiva occorre analizzare i “blocchi delle performance” propri, dovuti a stili di apprendimento inefficaci, che innescano un circolo vizioso fino all'abbandono scolastico. Agli stili inefficaci di genitori e insegnanti, corrispondono quindi altrettanti errori strategici degli studenti. L'ambizione del libro consiste, nientemeno, che nel “trasformare il dovere dello studio nel piacere di studiare”. L'approccio praticato è quello della terapia breve di Paul Watzlawick e Giorgio Nardone, elaborata dalla scuola di Palo Alto: ridurre la complessità del problema, evitando un'analisi introspettiva e di lungo periodo sul passato, e concentrarsi sulle soluzioni nello sforzo di realizzare un cambiamento misurabile sul breve periodo.
L'autore suggerisce una terapia che produca risultati efficaci entro dieci. Da qui il titolo: lo strategico si riferisce ovviamente non allo studente ma alla terapia sistemica in grado di sbloccarne le difficoltà. L'assunto da cui parte il testo è che “più ci si sente obbligati più vengono meno il desidero e la voglia di studiare”. L'obbligo non è solo esterno, ma soprattutto autoimposto. In questo caso i principali stratagemmi fallimentari ruotano attorno alle dimensioni della paura e del controllo, che in realtà si alimentano a vicenda: la paura di fallire nutre la necessità di avere tutto sotto controllo. L'intervento del terapeuta si dovrà concentrare dunque su questi aspetti: la paura dovrà essere fronteggiata e il controllo dominato. La tecnica consiste in una reductio ad absurdum, nel fomentare il fallimento strategico, intenzionale, come metodo per liberarsi dalle pulsioni fobico-ossessive, particolarmente insidiose nell'attività di studio. Gli esercizi ai quali è sottoposto lo studente hanno tutti lo stesso obiettivo: studiare di meno, allenarsi all'imperfezione, esercizi di caco-scrittura, e via enumerando.
La seconda metà del libro è dedicata ad analizzare casi clinici esplicativi delle tecniche illustrate. Le terapie adottate, adottano misure omogenee: allentare il controllo, in modo da accettare che il nostro studio è imperfetto, e contrastare la paura figurandoci la peggiore delle situazioni possibili in caso di fallimento, dalla figuraccia in pubblico alla bocciatura con ludibrio. In fondo, come diceva Francesco Bacone, “Vorrei vivere per studiare, non studiare per vivere” e passare esami. Non si dovrebbe studiare per l'esame, ma l'esame è la misura del nostro studio.
 
 
Gino Candreva