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Paul Auster

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806220716

90° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Antologie

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Recensioni dei clienti

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    Louis

    02/06/2015 20.13.25

    Tre storie che si svolgono in una New York rarefatta, un luogo senza tempo, cupo, dove niente è ciò che sembra, dove ognuno può scomparire, perdersi, dissolversi o moltiplicasi in un gioco di specchi e riflessi ossessivi. Non si tratta di detective story, ma la vera indagine è quella condotta nell'animo umano, tra paure, follia, casualità, destino, coincidenze e ossessioni; ci si trova a fronteggiare la piattezza di una vita priva di senso come in Fantasmi, o come avviene ne "La stanza chiusa" la scarsa conoscenza di sé stessi porta a doversi scontrare con gli altri e col proprio passato per poter vedere dentro di sé e ricominciare da zero strappando le pagine di un passato assurdo, ed infine l'ossessione che porta alla pazzia tema portante di "Città di vetro". I protagonisti sono totalmente assorbiti dalla loro indagine fino al punto da non riconoscersi più, attraverso un complesso gioco di ribaltamento dei ruoli e di sdoppiamenti di personalità; la loro ricerca di una propria identità li porta a ridurre la loro vita al minimo assoluto in termini di bisogni e relazioni, fino ad acquistare una nuova forza per riconnettersi con il mondo o fallire e scomparire per sempre. La fine dell'indagine personale di ognuno di loro ci conduce ad un finale aperto, lasciano libero spazio all'interpretazione: "La questione è la storia in sé: che abbia significato o meno, non spetta alla storia spiegarlo". Si possono già osservare tutte le tematiche ricorrenti dell'opera di Auster: il caso, il destino e le coincidenze, un senso di catastrofe imminente, la perdita della capacità di comprendere, inettitudine e incomunicabilità ed un senso di solitudine intrinseco alle vite di tutti. Romanzo assurdo, surreale e inconcludente come d'altronde lo è la vita stessa, perchè "A conti fatti la vita si riduce ad una somma di incontri fortuiti, di coincidenze,di fatti casuali che non rivelano altro che la loro mancanza di scopo."

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    Cockeye

    12/02/2015 12.57.22

    Recensione 2/2 A questo punto mi chiedo: a cosa servono libri di questo genere? Dopo aver vagato per boschi per vari giorni ed essermi isolato dalla vita dei comuni mortali, nascosto ai più con dubbi di identità su ciò che ero e non ero, sono giunto a questa conclusione: questi libri servono a una cosa: a capire come non deve essere la letteratura, come non deve essere scritto un libro. E per voler rimaner sullo stile delle frasi di Auster vi lascio con questa: questo libro non ha alcun senso e proprio perché non ha alcun senso ha un senso. Io piuttosto direi: questo libro è una assoluta schifezza e proprio perchè è una assoluta schifezza ha un senso, cioè che è una assoluta schifezza?.. Cosa mi è rimasto? Il messaggio che io ho colto è la facilità con cui un uomo scende verso la sua distruzione senza alcuna forza, voglia o capacità di reagire; lasciarsi travolgere dagli eventi senza cercare di far nulla per indirizzare le cose verso un'altra direzione. Se cerchiamo le vette della letteratura guardiamo da altre parti. Restando nella letteratura americana senza scomodare i grandi del passato butto lì il primo nome che mi viene in mente: forse un solo racconto di Richard Ford in Rock Springs ha più valore della trilogia.

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    Cockeye

    27/01/2015 19.32.11

    recensione 1/2 Dopo tanto ho trovato il tempo per leggere la trilogia. Puntualmente è tutto il contrario di quello che mi aspettavo e sinceramente è stata una delusione. Per carità lo scrittore scrive bene: il libro è scritto in punta di penna, le pagine scorrono veloci Scritto in maniera autoreferenziale è un omaggio a New York, a se stesso con continui rimandi autobiografici; un continuo omaggio ai libri, alla comunità degli scrittori, alla cultura, ai suoi autori preferiti? Alcune parti e descrizioni sono veramente godibili e degni di un alto valore letterario, purtroppo senza coerenza visto che nelle pagine seguenti scende veramente in basso. Questo per quanto riguarda la forma: scendendo nella sostanza il libro mi ha lasciato più dubbi che altro. Questo lavorare continuo con doppi, doppioni, giochi di specchi, di parole, cose che sembrano e non sembrano è semplicemente stucchevole e noioso. Se all'inizio può sembrare un gioco divertente a cui partecipare alla lunga diventa noioso e ripetitivo sinceramente non se ne capisce nemmeno il senso. Ma anche cercando il senso profondo delle storie abbiamo sempre i soliti discorsi: chi si vuole isolare, chi vive lontano dalla folla, chi c'è e chi non c'è, qualcosa che sembra e non sembra e chi più ne ha più ne metta. Per esemplificare ne cito solo una: nella seconda storia, uno dei personaggi è black. Quando ormai il lettore medio è quasi convinto che in realtà black sia white, dicevamo black va in un locale e come scotch cosa prende? Naturalmente black & white!!!Questa si che è arte, un adolescente al terzo anno di liceo in preda a vanità artistico letterarie avrebbe fatto di meglio. Ancora: il discorso finale di Fanshwe nelle ultime pagine della terza storia è semplicemente ridicolo.

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    GianniF.

    03/09/2014 16.34.03

    Primo romanzo di Auster che leggo e che in parte mi ha lasciato insoddisfatto. La scrittura e' sicuramente autorevole, le storie, invece, mi hanno lasciato perplesso

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    ilse

    26/02/2014 21.56.34

    Inquietante, irrisolto, suggestivo e inconcludente come la vita!

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    mary

    10/12/2013 19.14.48

    Volevo leggere un libro di un autore americano contemporaneo ed ho scelto questa raccolta di tre racconti. In una New York dove puoi camminare per strada essendo chiunque e in momenti diversi puoi prendere identità diverse, si "sprigiona" questa trilogia. Alla fine rimane un senso di freddo che (forse) solo i grattacieli ricoperti di vetri possono dare e la consapevolezza che solo nelle grandi città (lontano dal nostro provincialismo che ci etichetta comunque), si puo' essere sè stessi.

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    Mr

    25/07/2013 09.05.13

    Non amo, in genere, le storie dalla trama indefinita e sfuggente. Quelle contenute in questa trilogia però sono sorrette da una prosa evocativa capace di immergerci in un'atmosfera di malinconico fatalismo che affascina e che è forse il senso vero e ultimo di questi racconti.

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    ferruccio

    18/07/2013 10.58.19

    Questo libro non andrebbe letto come un semplice romanzo, bensì come un saggio introspettivo che tenta di sondare l'imperscrutabilità della mente umana. Le tre storie, di cui è composto il libro, sono legate tra loro da fili appena visibili che si intrecciano e si dipanano a seconda delle circostanze; l'autore ci conduce per mano, a volte a strattoni, in diverse ambientazioni all'apparenza reali e nel contempo frutto di astrazioni della volontà che si libra in dimensioni non facilmente percepibili; i protagonisti si alternano e si tramutano in un valzer caleidoscopico dove un personaggio è multiplo di sé stesso e viceversa. Insomma si tratta di un'opera che può dar luogo a varie interpretazioni con risultanze squisitamente soggettive e discostanti in maniera netta. Per il sottoscritto un'opera eccellente al di là di schemi stereotipati.

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    elisa

    19/02/2013 14.09.12

    A me è piaciuto. Ammetto che all'inzio (era il mio primo libro di Auster) ho avuto difficoltà ad "agganciare" la narrazione, ma una volta presa, non sono più riuscita a staccarmi. Lo trovo pieno di spunti, tranne delle digressioni un po' troppo lunghe, trovo la sua scrittura molto lineare. Mi è piaciuto soprattutto il finale, dove si trovano rimandi agli altri due racconti e il cerchio un po' (non del tutto-ma è questo il bello secondo me) si chiude. Sul fatto che non esista un finale, beh, sono d'accordo da quanto scritto da qualcuno prima di me: anche la vita è così, e, aggiungo io, anche un certo tipo di letteratura. Per i miei gusti, forse un po' troppo inquietante e angosciante (ma perché i protagonisti sembrano sempre scivolare verso una brutta fine senza avere la forza di opporvisi?). Lo consiglio, soprattutto agli amanti del finale aperto.

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    Mariella Agresti

    08/02/2013 18.28.11

    Splendido.

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    bafometto

    11/11/2012 19.05.55

    Racconti allucinati,spettacolari,mai banali. Piccolo chicche,come ad esempio le 4 pagine sul Don chisciotte all'interno del primo racconto,un piccolo capolavoro. Per pochi,eh,di certo se venite dai libri di barbara d'urso e di jovanotti,evitate. Non fa per voi

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    lina

    02/10/2012 01.43.56

    libro ridondante: stavo per lasciarlo alla seconda storia, perchè ripetitivo e prevedibile. oltre che fastidiosamente didascalico quando divaga in aneddoti storici... solo l'ultimo racconto del volume riscatta in parte la "fatica" di averlo finito. molto deludente, però, il finale.

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    cristiano

    08/09/2012 11.58.48

    Tre storie...una sola storia. Lo stile inconfondibile di un autore originale ed innovativo. Ma anche la sensazione che diietro i suoi racconti intricati emerga un certo auto compiacimento che a mio parere toglie "sincerita'" alla narrazione. consigliato a chi cerca introspezione e ambiguità sconsigliato a chi cerca linearità e punti d'arrivo.

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    Andrea

    06/08/2012 16.03.52

    Non tiene l'attenzione del lettore. L'autore ti racconta questa storia soffermando si in continuazione su particolari di poco conto. L'ho trovato lento e non vola mai qua! Personalmente non leggerò mai più un libro di Auster.

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    Paolo

    06/08/2012 03.45.22

    Guardando i precedenti commenti non può che venire in mente una frase di Wilde "la diversità di opinione riguardo un'opera d'arte mostra che l'opera è nuova, complessa e vitale". Suggerisco a chi si trovi a consultare questo sito, incerto se acquistare il libro, di non lasciarsi scoraggiare dalla discrepanza tra le valutazioni dei lettori, piuttosto cerchi di acquistarlo, così da farsi una sua idea appena possibile. Se poi fosse dotato di un po' di coraggio e buona volontà (oltre che una decente conoscenza della lingua) lo invito a leggerlo in lingua originale: a mio avviso un'esperienza incredibile! (e non troppo difficile, fatta eccezione per qualche pagina dell'ultimo racconto)

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    Adriana

    28/05/2012 12.59.00

    Auster è un gran narratore. A prescindere dalle storie in sè, dai personaggi dalle identità incerte, dalle trame più o meno intricate, senza crucciarmi troppo se proprio tutto non mi torna, mi godo la sua verve.

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    roberto

    24/05/2012 13.01.40

    Le tre storie sono molto particolari, e il carattere di "giallo" di cui si parla nella recensione sulla copertina posteriore, è solo la punta dell'iceberg. In realtà le tre storie sono un viaggio introspettivo di ogni personaggio e, personalmente, mi hanno rapito :) ...solo la prima storia forse è troppo lenta nel decollo; il suo modo di scrivere è molto particolare e l'ho "scoperto" solo a metà della prima storia: da quel punto in poi, il libro l'ho divorato!! Consigliato per chi vuole una lettura riflessiva!

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    Davide

    15/05/2012 19.40.02

    Insomma. Un po' una noia. Le storie sembrano sempre sul punto di decollare ma non lo fanno mai.

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    mara regonaschi

    06/03/2012 12.33.37

    Ho appena finito di leggere il libro ma...non me lo ricordo. Non è un buon segno. Ma mi sono ripromessa di rileggerlo, perchè sprazzi di genialità mi balenano nella mente...

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    Francesco db

    09/07/2011 12.19.51

    E' incredibile la superficialità di chi ha comprato Auster credendo di leggere Faletti, o Dan Brown. i grandi scrittori meritano intelligenza, lentezza, desiderio di comprendere e studio. Paul Auster è un grande scrittore, non un mediocre intrattenitore per anime semplici.

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