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Tutte le poesie Trilussa
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Descrizione

Un'edizione che sottopone a vaglio critico e filologico l'opera di Trilussa. Ripristinando la successione delle dodici raccolte poetiche stabilita dall'autore, controllando le prime stampe e, quando possibile, gli autografi, i curatori hanno ricondotto i testi alla lezione filologicamente più sicura e li hanno accompagnati con un ricco apparato di note, che analizza la struttura metrica, l'inquadramento storico-letterario, i riferimenti alle vicende politiche, i confronti con altri scrittori e fornisce spiegazioni linguistiche e stilistiche. Alle dodici raccolte canoniche segue una ricca sezione di poesie sparse, pubblicate sui giornali dell'epoca e sconosciute al pubblico, e una serie di illustrazioni a sanguigna realizzate dallo stesso Trilussa. Saggi introduttivi e commento di Claudio Costa e Lucio Felici.
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Dettagli

2015
Tascabile
8 settembre 2015
CLIX-1917 p., Brossura
9788804655008
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Indice


Introduzioni di Lucio Felici e Claudio Costa
Cronologia
Tavola delle sigle e delle abbreviazioni
Nota all'edizione

LE POESIE

Lupi e agnelli
Le favole
Nove poesie
Le cose
I sonetti
Le storie
Ommini e bestie
La gente
Libro N. 9
Giove e le sue bestie
Libro muto
Acqua e vino

POESIE SPARSE (con appunti e abbozzi inediti)

Profilo dei libri
Bibliografia ragionata
Indice dei titoli e dei capoversi

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Alice C.
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Mentre una notte se n'annava a spasso, la vecchia tartaruga fece er passo più lungo de la gamba e cascò giù cò la casa vortata sottoinsù. Un rospo je strillò: "Scema che sei! Queste sò scappatelle che costeno la pelle... - lo sò - rispose lei - ma prima de morì, vedo le stelle. ("La tartaruga" di Trilussa). Un poeta italiano di cui si sente poco parlare. Io lo trovo geniale con la sua capacità di affrontare con ironia la vita e i suoi vizi, oppure vedere la felicità nelle piccole cose. Peccato solo che non sappia leggere il romanesco, parte della magia si perde.

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Carlo
Recensioni: 5/5

Opera imprescindibile per conoscere a fondo questo grande poeta. Dalle sue prime esperienze giovanili (Le stelle de Roma) alle sue ultime poesie si può apprezzare il cammino e la crescita artistica di questo grande cantore dell'animo umano. L'ironia e l'arguzia con la quale chiudeva i suoi componimenti non possono nascondere la sua lettura spesso malinconica delle umane meschinità e per questo anche oggi risulta così attuale. Ottima la scelta di inserire anche i brani di prosa ed eccellenti e puntuali i commenti e le riletture delle poesie

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Cristiano Cant
Recensioni: 5/5

Chissà quanto avrà goduto, quanto si sarà divertito quest'uomo ad inventare scenette e caricature, a sbeffeggiare il potere in un'Italietta violentata dal tanfo del fascismo e ad ingozzarsi dell'imbecillità sparsa fra gli ettari dei salotti romani. Era una specie di divinità, un giocoliere geniale che ha elevato il vernacolo a livelli di vera meraviglia. Scegliere fra i suoi versi è impresa di enorme soggezione, ci si perde e ci si incanta come dentro un bosco di delizie continue. Costretto a offrire una poesia tuttavia vado su "L'omo finto", capolavoro (ma fra i tanti): "Dice che un giorno un Passero innocente, /giranno intorno a un vecchio Spauracchio/ lo prese per un Omo veramente,/ e disse: - Finarmente potrò conosce a fonno er padrone der monno! - /Je beccò la capoccia, ma s'accorse/ ch'era piena de stracci e de giornali./ Questi - pensò - saranno l'ideali,/ le convinzioni, forse,/ o li ricordi de le cose vecchie/ che se ficca nell'occhi e ne l'orecchie./ Vedemo un po' che diavolo cià in core.../ Uh! quanta paja! Apposta pija foco/ per così poco, quanno fa l'amore!/ E indove sta la fede?/ E indove sta l'onore?/ E questo è un omo? Nun ce posso crede.../ Certe vorte, però, lo rappresento,/ disse lo Spauracchio - e nun permetto che un ucello me manchi de rispetto,/ cór criticamme quello che ciò drento./ Devi considerà che se domani/ ognuno se mettesse a fa' un'inchiesta/ su quello che cià in core e che cià in testa,/ resteno più pupazzi che cristiani". Non sono per niente storielle banali, facezie o lepidezze scontate, ma vertici di intarsi e di destrezza sulla parola ideati da una fonte grondante felicità. Sotto una parvenza giocosa, ecco arrivare l'urto, il ceffone, la botta verso le grasse e meschine terga dell'idiozia diffusa, verso la sozzeria delle corruzioni, la miseria dei forti, in un continuo elogio del popolo, della gente semplice, del profumo di un borgo, del fischio di un passero, del rintocco di una campana fra le viuzze di Trastevere. Incantevole.

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Trilussa

1871, Roma

Pseudonimo di Carlo Alberto Salustri, nato anagrammando il cognome.Figlio di Vincenzo, originario di Albano Laziale e morto quando il figlio aveva tre anni, e Carlotta Poldi, bolognese.Poeta italiano. Adottò fin dagli esordi il dialetto romanesco. Sin da giovanissimo collaborò con il periodico romanesco "Rugantino" diretto da Luigi Zanazzo.Di carattere folcloristico è il primo volume di versi, Le stelle de Roma (1889); poi la sua vena, prevalentemente satirica, andò via via affinandosi, trovando la misura più congeniale nel bozzetto di costume e nella favola moraleggiante di ascendenza esopiana: Quaranta sonetti (1895), Favole romanesche (1900), Caffè-concerto (1901), Er serrajo (1903), Ommini e bestie (1908), Le storie (1913), Lupi e agnelli (1919),...

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