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Giovanni Montanaro

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2012
Pagine: 138 p. , Brossura
  • EAN: 9788807018886
Accade sempre in un attimo: dal buio alla luce, dal silenzio a una foresta di rumori. Nascere non è poi gran cosa: l'impegno arriva con il primo sole, intrecciato al nome che qualcun altro ha voluto per noi. Quello di Teresa è zuppo d'ironia: figlia della vecchia Senzasogni, la vorrebbero estranea al desiderio, indifferente alla passione. La sua storia prende avvio nell'anno del signore 1864, a Gheel, paese belga dove si arriva per non più ripartire: gli "spostati", qui, affidati alle cure interessate delle famiglie, fanno la fortuna di chi già è fortunato. Tutti, bestemmiando o sussurrando, provano a chiedere la grazia a santa Dimfna, vergine irlandese sulle cui ceneri è stata costruita la chiesa: più per abitudine che per convinzione, nel rito del venerdì prosciugato d'ogni significato. Tra "loro", i matti, e gli "altri", i sani, in un limbo scuro come il ventre di una balena, cresce Teresa, spalle larghe e capelli neri: affidata alle cure dei signori De Goos, alla loro morte, rimasta senza dote, è costretta a spogliarsi degli abiti civili per assumere quelli di una pazza. In fondo è stata lei a dimostrarsi "diversa" predicendo un giorno il crollo della miniera: così la giovane, "miracolo mancato", si trasferisce dai Vanheim e lì, un po' donna di fatica, un po' compagna di sventura, incontra il "girasole dipinto su uno sfondo blu", Vincent Van Gogh. Il fato, però, vento capriccioso che scompiglia progetti e cuori, li fa avvicinare, sfiorare, poi allontanare, fino a far combaciare le loro strade dieci anni dopo, nel manicomio di Saint-Rémy. E nel giorno del suo ventiseiesimo compleanno Teresa inizierà a scrivere una lunga lettera, provando ad aggirare l'arcipelago di un sentimento che non si potrà mai neppure pronunciare. Se è vero che ogni cosa, al mondo, ha un suo colore da mostrare all'occhio distratto, la tavolozza che vibra sottotraccia contiene combinazioni inaspettate: Tutti i colori del mondo ne mostra la reale, infinita cromaticità emotiva. A dominare su tutto è il giallo di Gheel, dove la follia è pane quotidiano: in una toccante lettera Teresa ricostruisce le giornate di "quelli che fanno il mondo, rendendolo meraviglioso, un po' triste", e l'incontro fatale con chi ha dato una pennellata di nuova luce a ogni pensiero. Il talento di Montanaro, rivelato in uno stile che non ha fretta di arrivare e trova la propria forza in una narrazione elegante, misurata, diventa "grande" nella capacità di immedesimarsi negli umori di una giovane donna violentata dalla sofferenza: e lo è ancora di più nel dare spazio, sostanza, al fantasma di Van Gogh. Perché è lui, Vincent, il fulcro potente di un romanzo dal ritmo lento, cadenzato, misterioso: mostrato attraverso le parole frementi e pudiche di Teresa, Montanaro fa di quell'invisibile, folle genio la luce da cui si è attratti come falene. Tutti i colori del mondo è dunque una storia d'amore atipica, mai consumata: perché tutto, a Gheel, è sciupato, tranne quest'affetto incorrotto, incorruttibile, sentimento affamato costretto a nutrirsi solo di ricordi, in cui la passione, ben lontana dalla lussuria, è costante ricerca di un'impossibile unione, fusione di intenti e paure. Tutti i colori del mondo è, infine, anche un silenzioso inno alla libertà di essere unici, scritto sulla pelle di tutti gli esiliati dal vivere civile, ribadito con il corpo, senza voce. Per rivendicare il diritto di essere se stessi fino in fondo, qualunque sia la natura che abbia deciso di abitarci. Caterina Morgantini

Recensioni dei clienti

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    vialedeitigli

    02/07/2013 12.19.01

    Più che Montanaro, meriterebbe un bel 5 la recensione di Caterina Montanaro dell'Indice. Ma non si può e vado al romanzo. Certo la forma epistolare è stato un ottimo escamotage per poter affrontare un argomento non facile. Ma proprio per tale motivo mi è sembrato infantile, poco accattivante lo stile. Il paese dei matti non è cosa nuova e quindi, pur non stonando con Van Gogh, mi sembra scontato. Non sarebbe scontato se l'autore si fosse documentato meglio sul grande Olandese e, spulciando, avesse trovato elementi inediti sulla sua morte. Il paese di Gheel=giallo mi risulta puerile. Sinceramente ho trovato il testo poco interessante per i miei gusti.

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    Egome

    02/01/2013 15.38.37

    La storia raccontata non è eccezionale, ma la scelta 'epistolare' della narrazione la rende abbastanza stimolante. Gli ingredienti però ci sono: Teresa, una matta non matta con la sua ambiguità fenotipica sessuale; un reale Paese del Belgio (Gheel) con la sua leggenda di santa Dimfna e la lodevole vocazione alla assistenza dei malati di mente, ma con tutte le contraddizioni del perbenismo borghese; un amore solipsistico per lui, VAn Gogh ("Potete amarmi, signor Van Gogh? Chiunque io sia, ho tanto amore per voi"). Quando c'è lui, ogni storia si riempie di colore (il giallo ovviamente predomina: Gheel = Giallo) e diventa affascinante

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    Giugi

    21/11/2012 17.19.01

    Una bella scoperta questo libro e questo scrittore. Uno stile molrto personale, ma nello stesso semplice. Un romanzo secondo me molto bello che ha anche il merito di far conoscere la realtà di questo paese accogliente dove i cosiddetti matti vivono integrati nel tessuto sociale.

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    marcella

    25/10/2012 22.10.52

    L'ho interrotto a metà perchè non mi convinceva. Non capivo dove voleva andare a parare, inoltre il personaggio di Teresa l'ho sentito poco vero, poco autentico. La scrittura è acerba e a volte prolissa, poco convincente. Una delusione!

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    Umberto Mottola

    06/10/2012 09.31.13

    Romanzo breve molto poetico, la cui scrittura apparentemente semplice è pienamente funzionale alla voce narrante. Teresa Senzasogni è un bel personaggio, che tenta in tutti i modi di amare Vincent Van Gogh ma purtoppo non ci riesce. Hanno vissuto insieme qualche splendida passeggiata, ma niente di più. La vita a volte è crudele e nega proprio la cosa più importante: l'amore. Sono grato a questo romanzo di avermi fatto conoscere il paese di Gheel, in Belgio, dove ogni famiglia adotta un matto: è una cosa davvero straordinaria. Alcuni personaggi e alcune situazioni, forse avrebbero dovuti essere approfonditi di più.

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    paciocco

    30/03/2012 15.38.47

    Soggetto potenzialmente interessante, ma sviluppato con una prosa esageratamente semplice e immatura. Si resta sempre in attesa che arrivi il clou del romanzo. Invano.

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