Editore: Mondadori
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
Pagine: 264 p., Brossura
  • EAN: 9788804525837
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Recensioni dei clienti

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    brigitte

    11/12/2006 14:56:28

    stupendo ! fantastico ! meraviglioso ! da leggere assolutamente !

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    Claudio

    03/05/2005 14:50:24

    Ho preso il libro stimolato dai pareri entusiastici dei lettori, l'ho trovato abbastanza insulso. Piatto, con personaggi improbabili e che si comportano in maniera abbastanza strana e poco plausibile, descritti in maniera superficiale e poco chiara. Tra l'altro molto prevedibile fin dalle prime pagine. Manca totalmente di spessore e francamente sembra più una favola per bambini che un romanzo. Ecco, se era una favola, allora va anche bene, come libro per adulti fa ridere! Calvino, che comunque non amo, scriveva con questo stile ma con tutt'altro spessore, Sgorlon mi sembra un'emulo ma senza il genio di Calvino. Ennesima dimostrazione che le recensioni online valgono poco, soprattutto se positive!

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    omar1982

    08/09/2004 22:45:30

    RIDATECI SGORLON! questo è l'appello che io,umile lettore ventiduenne,rivolgo alle case editrici italiane. Ho letto di Sgorlon,oltre a questo libro,la conchiglia di anataj,il taumaturgo e l'imperatore,l'ultima valle(Tutti straordinari)e ora ho iniziato La fontana di Lorena...che ho,con una fortuna sfacciata,trovato da un rigattiere,visto che sul mercato librario italiano il titolo è esaurito!e con lui anche altri libri di questo straordiario narratore,come i racconti della terra di Canaan o l'armata dei fiumi perduti...ma ho idea che,se questo autore non verrà messo più in rilievo,che il cancro si allarghi a macchia d'olio,e che,scandalo degli scandali,parte della narrativa di Sgorlon cadrà nel dimenticatoio.Amici lettori,comprate,leggete i suoi libri,perchè sono molto belli,e la sua penna è magica,ipnotica e rilassante come quasi nessun altro ora in italia!Mi ha dato più un suo libro di mille sproloqui vanitosi e irritanti dei giovani scrittori di oggi,che posseggono tutto tranne l'umiltà,e il narcicismo che hanno nello scrivere è frutto di un'ansia e una paura di non farcela,di non credersi realizzati...Sgorlon evidentemente non ha di queste paure,come non ne hanno i veri grandi,e scrive con la maestria par sua assoluti capolavori,misconosciuti e non ristampati,ma sempre capolavori. Volevo infine complimentarmi col signor Bartolomeo di Monaco:essendo a lui affine per gusti letterari,spesso mi imbatto in sue recensioni,e devo dire che sono molto belle e che invogliano veramente alla lettura!Continui così!

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    Bartolomeo Di Monaco

    22/02/2004 22:45:53

    Quando Sgorlon in questo romanzo descrive i "mercanti di uomini" che capitano a Naularo, un paesino di frontiera friulano, per reclutare lavoranti da inviare in qualche parte dell'Impero asburgico, ho pensato ai protagonisti di quello splendido romanzo che è "La conchiglia di Anataj", i quali devono essere stati reclutati allo stesso modo da questi signori che "Portavano cappelli di feltro con sopra il pennello, giacche verde scuro con le mostrine bene in vista, la martingala, il panciotto, l'orologio d'argento con una lunga catena. Calzavano stivaletti neri o pesanti scarpe da viaggio, solidissime e con il tacco massiccio." Probabilmente anche Valeriano, Silvestro, Marco, Bastiano, Arrigo e altri friulani, che animano "La conchiglia di Anataj", erano stati ingaggiati per i lavori alla ferrovia siberiana da mercanti simili che in una qualche locanda "convocavano gli uomini senza lavoro. Offrivano da bere a tutti i presenti e subito esponevano le condizioni d'ingaggio, i luoghi, il salario, la durata del lavoro. Non badavano mai al centesimo. Gettavano i loro talleri d'argento sul banco di marmo perché tutti ne sentissero il tintinnio. Fumavano sigari lunghi e affusolati, o pipe bavaresi dal lungo cannello. Quando parlavano nelle piazze, in giornate serene e asciutte, usavano dei grandi imbuti di ferro per moltiplicare la voce e farsi sentire da lontano." La lunga citazione merita il suo spazio, qui, per la sua bellezza e perché rievoca usanze che forse da qualche parte dell'Italia resistono, laddove manca il lavoro e abbonda la miseria. Gli anni in cui si svolge la storia sono quelli che precedono e si inseriscono nella Grande Guerra, quando il Friuli non era certo prospero come ai nostri giorni, sebbene la sua gente sia rimasta la stessa, operosa e mai stanca o senza speranza nell'avvenire. Ecco che un inverno, la sera di Santa Lucia, nel paesino di Naularo capita un forestiero, sui quarant'anni. Subito il paese è in subbuglio. La curiosità divora i suoi abitanti, finché si viene a conoscere che l'uomo provien

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