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José Saramago

Traduttore: R. Desti
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
Pagine: 270 p. , Brossura
  • EAN: 9788807721717


«Certo, avrebbe potuto farlo dopo, in qualsiasi momento, ma l'ordine, come pure si dice del cane, è il miglior amico dell'uomo, anche se, come il cane, ogni tanto morde. Avere un posto per ogni cosa e avere ogni cosa al suo posto è sempre stata una regola d'oro nella famiglie perbene, come pure si è ampiamente dimostrato che eseguire in buon ordine quel che si deve è sempre stata la più solida polizza assicurativa contro i fantasmi del caos.»

Quale sarebbe la vostra reazione se un giorno, guardando distrattamente la videocassetta di un film neppure troppo divertente, vi trovaste di fronte a un attore (o attrice) perfettamente identico a voi? Un'ipotesi piuttosto remota, ma possibile, che Saramago affronta in questo nuovo romanzo, complesso e intenso come abitualmente sono le sue storie. In un crescendo sempre più ossessivo il professore di storia Tertuliano Máximo Alfonso, così si chiama il protagonista, si lancia in una indagine quasi poliziesca alla ricerca del suo "gemello", di quel doppio che non aveva mai immaginato di avere. E noi con lui visioniamo le videocassette della casa di produzione per cui l'attore-sosia lavora. Noi, con lui, speriamo di vederlo di nuovo comparire in una delle parti secondarie, in una breve sequenza; lo accompagniamo nel negozio di vendita e noleggio per prenderne altre in prestito e a mano a mano acquistare quelle dove l'uomo duplicato ha avuto una parte. Cerchiamo di risalire al suo nome tra i tanti elencati nei titoli di coda, spuntando via via quelli che non si ripetono. Ascoltiamo la sua voce, identica a quella di Tertulliano. Siamo infastiditi da Maria da Paz, la fidanzata, che giustamente richiede la sua attenzione ormai (noi lo sappiamo) assorbita da tutt'altro. Così come ci disturba un po' il tono della madre Carolina al telefono, sempre a fare domande... Siamo invece incuriositi dal collega professore di Matematica, il primo ad aver notato quella straordinaria somiglianza, tanto da aver suggerito a Tertulliano di vedere quel modesto film, Chi cerca trova, dal titolo significativo. Esultiamo con lui nel momento in cui raggiunge un primo scopo: conoscere quel nome. Fremiamo quando sull'elenco telefonico non c'è traccia di un numero da chiamare e iniziamo al suo fianco un'indagine telefonica, per poi decidere con lui di scrivere una lettera alla casa di produzione. Abbiamo anche noi la sensazione di una presenza strana, indecifrabile e inquietante al nostro fianco e ci scopriamo a domandarci chi siamo in realtà e quale sia la nostra vera personalità.

In qualche modo ripercorrendo la strada già tracciata dal José di Tutti i nomi nella sua ricerca di una donna sconosciuta incrociata nei documenti burocratici nel dimenticato archivio di un'anagrafe, anche Tertulliano va alla ricerca di qualcosa di sconosciuto ma ossessionante e al tempo stesso non privo di un oscuro fascino.

Ma quell'uomo duplicato sarà un problema di Tertulliano o anche nostro?

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

L'uomo che è appena entrato nel negozio per noleggiare una videocassetta ha nella sua carta d'identità un nome tutt'altro che comune, di un sapore classico che il tempo ha reso stantio, niente di meno che Tertuliano Máximo Afonso. Il Máximo e l'Afonso, di applicazione più corrente, riesce ancora ad ammetterli, a seconda, però, della disposizione di spirito in cui si trovi, ma il Tertuliano gli pesa come un macigno fin dal primo giorno in cui ha capito che l'infausto nome si prestava a essere pronunciato con un ironia che poteva essere offensiva. È professore di Storia in una scuola media, e la videocassetta gli era stata suggerita da un collega di lavoro che tuttavia non si era dimenticato di preavvisare, Non che si tratti di un capolavoro del cinema, ma potrà intrattenerla per un'ora e mezza. In verità, Tertuliano Máiximo Afonso ha un gran bisogno di stimoli che lo distraggano, vive da solo e si annoia, o, per dirla con la precisione clinica che l'attualità richiede, si è arreso alla temporale debolezza d'animo comunemente nota come depressione. Per avere un'idea chiara del suo caso, basti dire che è stato sposato e non si ricorda di cosa lo abbia portato al matrimonio, ha divorziato e ora non vuole neanche ricordarsi dei motivi per cui si è separato. In compenso, da questa mal riuscita unione non sono nati figli che ora sarebbero li a pretendere gratis il mondo su un vassoio d'argento, ma la dolce Storia, la seria ed educativa cattedra di Storia al cui insegnamento lo hanno chiamato e che potrebbe essere il suo cullante rifugio, la vede ormai da lungo tempo come una fatica senza senso e un inizio senza fine. Per dei temperamenti nostalgici, generalmente fragili, poco flessibili, vivere da soli è un castigo durissimo, ma una tale situazione, bisogna riconoscerlo, ancorché penosa, solo di tanto in tanto sfocia in un dramma convulso, di quelli che ti fanno accapponare la pelle e rizzare i capelli. Ciò che per lo più si vede, al punto di non suscitare ormai sorpresa, è gente che subisce con pazienza il pignolo scrutinio della solitudine, come è avvenuto in passato recente a esempi pubblici, benché non particolarmente notori, e persino, in due casi, dal felice epilogo, quel pittore di ritratti di cui non siamo mai giunti a conoscere altro che l'iniziale del nome, quel medico generico che tornò dall'esilio per morire fra le braccia dell'amata patria, quel revisore di bozze che esautorò una verità per impiantare al suo posto una menzogna, quell'impiegato subalterno dell'anagrafe che faceva sparire certificati di morte, e che rientravano tutti, per casualità o coincidenza, nel sesso maschile, ma nessuno che avesse la sventura di chiamarsi Tertuliano, e questo avrà certo rappresentato per loro un impagabile vantaggio per quanto riguarda i rapporti con il prossimo. Il commesso del negozio, che aveva già preso dallo scaffale la cassetta richiesta, ha inserito nel registro di uscita il titolo del film e la data in cui ci troviamo, e subito dopo ha indicato al noleggiante la riga dove firmare. Tracciata dopo un attimo di esitazione, la firma ha mostrato solo le ultime due parole, Máximo Afonso, senza il Tertuliano, ma, come chi avesse deciso di chiarire in anticipo un fatto che sarebbe potuto diventare motivo di controversia, il cliente, nel momento stesso in cui le scriveva, ha mormorato, Così è più rapido. Non gli è servito a molto l'aver messo le mani avanti, giacché il commesso, mentre trasferiva in una scheda i dati della carta d'identità, ha pronunciato a voce alta l'infelice e vieto nome, per giunta con un tono che persino una creatura innocente avrebbe riconosciuto come intenzionale. Nessuno, crediamo, per quanto scevra da ostacoli sia stata la sua vita, si arrischierà a dire che non gli è mai capitata una vessazione del genere. Benché prima o poi ci si presenti davanti, e si presenta sempre, uno di quegli spiriti forti a cui le debolezze umane, soprattutto quelle supremamente delicate, suscitano risate di scherno, la verità è che certi suoni inarticolati che a volte, senza volerlo, ci escono di bocca non sono altro che gemiti irreprimibili di un dolore antico, come una cicatrice che all'improvviso si fosse fatta risentire. Mentre infila la cassetta nella sua sciupata cartella d'insegnante, Tertuliano Máximo Afonso, con una briosità degna di nota, si sforza di non lasciar trasparire il dispiacere causatogli dalla denuncia gratuita del commesso, ma non ha potuto impedirsi di dire fra sé e sé, sia pur recriminandosi per la bassa ingiustizia del pensiero, che la colpa era del collega, della mania che ha certa gente di dare consigli senza che nessuno glieli abbia chiesti. Tale è il bisogno di scaricare le colpe su qualcosa di distante quando la verità è che ci è mancato il coraggio di affrontare quel che avevamo davanti. Tertuliano Máximo Afonso non sa, non immagina, non può indovinare che il commesso si è già pentito del maleducato sproposito, un altro orecchio, più fino del suo, capace di frantumare le sottili gradazioni di voce con cui si era dichiarato sempre a disposizione in risposta agli alterati saluti di congedo che gli erano stati rivolti, avrebbe consentito di percepire che si era instaurata li, dietro quel bancone, una grande volontà di pace. In definitiva, è benevolo principio mercantile, radicato nell'antichità e comprovato dall'uso dei secoli, che la ragione ce l'ha sempre il cliente, anche nel caso improbabile, ma possibile, che si chiami Tertuliano.

Recensioni dei clienti

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    Giacomo

    10/07/2016 11.58.30

    Secondo me eccellente, da leggere.

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    piero

    24/03/2016 14.54.56

    Una vera sorpresa !!! A torto considerato un libro minore , ma qui il livello è altissimo ed il finale è quanto di piu' sorprendente mi sia capitato di leggere. Consigliatissimo !

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    moreno

    07/07/2015 20.02.14

    In questo romanzo ho trovago un Saramago che sfruttando la pur apparente futilita' ed improbabilita'dell' argomento, con un ritmo ipnotico, sincopato e psicotico mi ha portato in un abisso, in quella stessa spirale perversa che, loro malgrado, ingoia, senza esclusione, tutti i personaggi della storia. Un thriller psicologico dal finale del tutto inaspettato che tiene incollato alle pagine perché qui tutto è imprevedibile. Non do il massimo dei voti solo perché, 'stile Saramago' a parte che personalmente apprezzo, soprattutto all' inizio, ho trovato la narrazione piuttosto faticosa; ma lo sforzo di andare oltre è stato premiato appieno, ed anzi, forse la difficoltà di lettura può anche risultare funzionale a rappresentare meglio il travaglio, lo sconvolgimento interiore del protagonista.

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    maria angela CAMASTRA

    29/04/2015 19.55.13

    Ho cominciato a leggere Saramago solo alcuni mesi fa, il primo è stato " l' intermittenza della morte" L' ultimo "L' uomo duplicato".Ritengo abbia una scrittura unica, mi sono appassionata subito nonostante la difficoltà, a volte, di capire chi stava parlando, poi ho capito il suo stile. Ho trovato questo libro molto intrigante, l'ultima parte poi l' ho trovata appassionante come un giallo, mi è presa una vera frenesia di vedere come andava a finire e ho chiuso il libro finito alle 2 di notte! Leggere è bello, leggere Saramago è bellissimo! Ho letto diversi libri di diversi autori, ma, senza togliere niente agli altri, Saramago è veramente speciale.

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    angelo

    07/03/2015 23.00.55

    Ingredienti: la scoperta di un sosia da parte di un grigio professore di storia, il disordine mentale di entrambi a seguito della scoperta, le incursioni dell'uno nella vita dell'altro, le conseguenze delle incursioni sulle rispettive donne. Consigliato: a chi ama rispecchiarsi ogni giorno nella propria identità e nel senso comune, a chi gradisce storie distopiche in stile calviniano-pirandelliano.

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    Enzo

    09/12/2014 10.55.40

    A mio avviso Saramago potrebbe pubblicare un inventario sul contenuto delle proprie tasche del giovedì pomeriggio, e trarne invariabilmente un opera al minimo magistrale. Se non bastasse il suo personalissimo stile ipnotico come incentivo a leggere l'autore abbiamo una gustosissima serie di storie, ognuna a modo suo originale partendo dagli assurdi presupposti, saggiamente orchestrate disseminate dappertutto nella sua opera omnia. Qui si cimenta col doppelganger, un tema che mi ha sempre molto affascinato, ampliando a modo suo il discorso sul doppio e aggiungendosi alla lunga fila di illustri letterati che hanno affrontato l'argomento: da E.D.Poe a Dostoevskij, da Wilde a Stevenson, ecc. Ci sono, effettivamente, alcune parti verbose (anche se è la verbosità stessa il marchio di Saramago), ma qualunque pecca viene largamente riparata dalla parte finale del romanzo che diviene, via via, più conturbante e ci obbliga a scivolare nei panni del protagonista ponendoci l'ossessivo quesito: "Cosa avrei fatto io al suo posto?"

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    Elio

    25/12/2013 17.17.19

    L'abilità di scrittore del maestro portoghese è indiscutibile. Ennesimo grande lavoro letterario, surreale quanto basta nonché inquietante come solo Saramago sa esserlo quando racconta la scissione dell'Io. Le dissertazioni, quasi sempre ironiche e che abbracciano tantissime emozioni, sono voli pindarici di incredibile bellezza e sta qui la grande forza di uno scrittore altrimenti "solo" grande, e che invece è stato uno dei pilastri della letteratura novecentesca. Ultima pagina da incorniciare, ti fa sobbalzare lo stomaco come poche altre cose. E non la dimenticherete più, siete avvisati.

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    Maurizio

    22/08/2013 11.53.22

    E' stata dura...Conosco Saramago e lo apprezzo molto. Ma una volta arrivato alla fine di un libro così, il nobel lo meriterebbe anche il lettore. Finale psicoanalitico e schizofrenico, non necessario (secondo me).

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    santini

    07/12/2012 19.49.55

    L'idea e l'intreccio sono geniali peccato però che Saramago voglia comunicare in modo così involuto, la forma è anche sostanza e per definirlo capolavoro manca appunto questo connubio. I capolavori sono altri.

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    ninonux

    21/11/2012 14.08.47

    Superlativo

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    Francesca

    10/10/2012 09.41.36

    Questo libro è un capolavoro, consigliatissimo, Saramago scrive in maniera sublime, l'idea è geniale ed avvincente.Senz'altro uno dei migliori libri scritti da uno dei migliori autori del '900

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    stefano

    29/07/2012 00.33.59

    Uno dei migliori dell'autore. 5/5

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    nico

    04/07/2012 12.20.21

    gran bel libro, purtuttavia in alcuni momenti, pochi per la verità, si avverte una scrittura sovrabbondante che smaglia una narrazione precisa e profonda, caratteristica dell'autore. Da leggere!

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    Andrea

    14/01/2011 20.32.20

    Questa è Letteratua con la L maiuscola. Unico neo è la parte centrale, dove l'attenzione inevitabilmente cala e il modus scrivendi non semplicissimo di Saramago non agevola certo la lettura. Tuttavia il romanzo fa un'analisi psicologica perfetta del suo protagonista e di chi gli sta intorno, il finale poi è uno dei più belli che abbia mai letto. In una scala da 1 a 10 la valutazione sarebbe 9, a causa della parte centrale di cui ho parlato, perciò, non mi sento di dare un 5 pieno...

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    Lorenzo

    17/11/2010 15.34.55

    Il libro che mi ha fatto innamorare di Saramago: non angosciante come Cecità o Saggio sulla lucidità, ma non meno appassionante. Finale sorprendente.

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    fabio

    04/11/2010 10.26.41

    Se un libro può entrare così nell'anima anche se letto nonn in lingua originale la spiegazione è solo una: si tratta di un capolavoro. Grandioso Saramago

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    Nicola Intrevado

    18/10/2010 21.07.45

    Se state leggendo un giallo avvincente e vi mancano solo poche pagine alla rivelazione dell' assassino, lasciate pure perdere, la vita e' troppo breve per sprecarla nell' ovvieta' di un giallino qualsiasi e troppo preziosa, cosi' che merita di essere spesa bene con cose, e persone, di sicura qualita'. Non e' un giallo, questo di Saramago,eppure si nutre degli stessi elementi di suspance serrata, di attesa vestita di indizi, di rivelazione e mistero sottile e di un finale che dire geniale e' dire poco. Non e' neppure un libro sulla solitudine dell' individuo moderno, ma cio' nonostante svela e studia e mostra e dimostra tutti gli aspetti della vita di un uomo moderno che e' anche altro. Altro nel vero senso della parola. Non e' assolutamente un libro sulla coppia ed i suoi affetti o disprezzi, ma meglio, di altri libri che trattano l' argomento, vivisezionano una coppia borghese con tutte le dianamiche iscritte nel loro vivere e dis-vivere. Saramago era un uomo qualsiasi, che viveva in una casa qualsiasi, con opinioni comuni. All' isola di Lanzarote nelle Canarie, dove viveva da tempo, la guida che ci portava al belvedere piu' bello e fasinoso del mondo, mi fece vedere la sua abitazione e, mi disse che, il grande scrittore era sempre presente alle riunioni di interesse collettivo, sia che si trattasse di parlare della raccolta differenziata, sia che si dovesse promuovere un' altra, comune, questione. Da noi se uno pubblica un annuncio sul quotidiano locale si muove con un sussiego degno di un monarca assouto. Ma allora, forse, i geni della scrittura, si occupano di cose comuni proprio come noi ? Che sia questo il segreto della felicita' ? E del successo ? Mistero.

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    MA DP

    06/10/2010 14.43.06

    L'inserimento dei dialoghi in mezzo al testo, senza punteggiatura, rallenta la lettura del romanzo. Trama molto originale, idea azzeccata, senza però diventare avvincente. Molto ben costruita la rappresentazione del protagonista, calata in mezzo all'assurdità della storia. Poco calzante, in ultimo, lo slancio forzato del professore verso un sentimentalismo che non gli appartiene. Finale sbrigativo e non indovinato.

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    Vincenzo A.

    16/09/2010 10.15.38

    Secondo me è un buon romanzo per cominciare a leggere Saramago, per fare palestra con la sua scrittura prima di passare ad un titolo più impegnativo come "Cecità". Il racconto è il pieno stile Saramago: l'autore porge al lettore una storia assurda e ne sviluppa logicamente le conseguenze. Molto gradevole ma prevedibile se già avete letto qualcosa di Saramago. Da leggere ma da non inserire nella sezione capolavori.

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    mario

    06/07/2010 16.17.51

    straordinario e finale memorabile. voto 5/5.

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