L' uomo senza qualità

Robert Musil

Curatore: A. Frisé
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 2 voll., 1791 p.
  • EAN: 9788806173821
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Recensioni dei clienti

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    norman bates

    21/02/2015 06:39:33

    Ma come, non vi accorgete dell'ironia continua che attraversa tutto questo libro? Certi personaggi e certe situazioni io li vedo tutti i giorni, lo sforzo penoso che fanno nel cercare di capire qualcosa della realtà che invece, per sua natura, è molteplice e complessa al punto che non si può ridurre a nessuna categoria precostituita (e quelli dell'Azione Parallela che parlano parlano senza mai produrre niente! Ah, ah! il generale, poi, è eslarante, per non parlare della lettera del padre di Ulrich... fantastica!). Tra le mille cose, Musil mostra anche le circostanze in cui ebbe origine il nazismo (vedi il giovane Hans Sepp)tra la superficialità e l'incapacità di capire della gente... Se siete maschi, come non innamorarvi della bellissima sorella di Ulrich (persino più intelligente di lui) che arriva all'improvviso. E quanto erotismo sottile in Bonadea, Agathe, Clarisse... Musil ha una scrittura unica: la costruzione delle frasi non è sperimentale come in Joyce, ma risulta comunque impegnativa perché le sue descrizioni e le sue analisi sono di un livello altissimo di intelligenza... e per capire quello che dice una persona moooolto intelligente, beh, bisogna sforzarsi un po'... D'altra parte, se vuoi scalare l'Everest, un po' di preparazione ci vuole e qualche sacrificio lo devi fare... ;)

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    Stefano

    18/06/2014 11:41:11

    Un libro che va preso con leggerezza, con la mente libera da ogni pregiudizio. Musil mette in campo la sua "anima" a disposizione di tutti senza dare risposte definitive. L'atteggiamento libero da ideologie è determinante per assaporare l'intimità dello scrittore nell'impegno di questa meravigliosa opera. Se c'è un certo distacco e non ci immedesimiamo in Ulrich quello che rimane è poesia. Stefano

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    Roberto Agostini

    03/06/2014 18:31:34

    Quasi di fronte alla stazione di Klagenfurt - la cittadina austriaca che diede i natali a un'altra testimone della letteratura, la poetessa Ingeborg Bachman - c'è il piccolo museo di Musil. Povero, in esilio dal nazismo, lasciò incompiuto - ci sono varie versioni - il suo capolavoro. Come per altri libri monstre, pietre angolari del Novecento, Musil sfidò il genere, in particolare trasformando il romanzo in saggio, cioè lasciando prevalere la riflessione sull'azione, anche se personaggi ed eventi non mancano. Ma sono sempre anticipati, sottolineati, introdotti e congedati, capitolo per capitolo, da pensieri su pensieri. Dopo varie letture, il lettore andrà a memoria, fra la selva di temi e controtemi. Della mia ultima lettura mi rimane impresso l'excipit, o finale provvisorio, dove i due protagonisti, fratello e sorella (detti "gemelli siamesi") consumano in una pensioncina sul golfo adriatico il tanto desiderato incesto. Sono le due metà del sentimento dell'Io, che per mille pagine Musil ha inseguito e ci ha fatto balenare. Ma l'unione mistica, la fusione, non riesce. Così, uno dei libri più impegnativi per noi lettori, lascia tutti gli interrogativi aperti, in una società dove "gli uomini senza qualità", esseri incompiuti, recalcitranti e diversi dall'ordine consueto, provano a rientrare nell'Eden, senza poterlo toccare. Hanno cercato di staccarsi dalla routine insignificante. Sullo sfondo, ben presenti sebbene in controluce, le macerie dell'Impero Asburgico, che pochi anni dopo il racconto di Musil imploderà. Anche il contesto non ce la fa, seguendo i conati dei personaggi. E tutto è destinato a cambiare. Ma è così ai nostri occhi, a un secolo di distanza?

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    Davide

    05/03/2014 18:08:13

    Cervellotico, pretenzioso, filosofeggiante, verboso. Si sommano gli eccessi nell'opus vitae incompiuto di Musil, che può essere considerato, a ragione, il più importante romanzo-saggio di inizio Novecento assieme alla Recherque di Proust e all'Ulysses di Joyce. Dall'"uomo delle possibilità" auspicato da Nietzsche al finis Austriae, alle teorie epistemologiche dell'empiriocriticismo di Mach , il crogiolo concettuale imbastito da Musil diviene sia una sorta di Bibbia laica del nichilismo, sia materia per un esercizio di stile di de-costruzione letteraria : non è infatti solo la società descritta nel romanzo ad essere vuota, ma la struttura narrativa stessa, costituita dal solenne periodare di digressioni che si tramutano puntualmente nella parodia di sè stesse ( come già in Sterne e Melville ). Dal teorema iniziale ( la presentazione del protagonista ) si dipana una catena di corollari potenzialmente infinita ( e non finita ) che conferisce all'opera una struttura aperta , ludica, sperimentale. Una danza nietzscheana "su una corda di luce" , il volto segnato da un sorriso scanzonato.

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    Simona

    06/12/2013 19:22:22

    Mi vergogno un po' a dire che non avevo mai letto questo libro. Trovo che sia magistrale, a tratti anche pensante se vogliamo, ma è il peso della cultura che travolge il lettore con tutta la sua forza..

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    Marco

    04/06/2013 20:43:38

    E' un libro che deve essere assolutamente conosciuto, ma che va preso a piccole sorsate. L'ho studiato per anni in Libreria,leggevo e rileggevo qualche pagina, poi passavo oltre e compravo altro, ma ad ogni nuova passeggiata in libreria o in biblioteca mi riaccostavo a "L'uomo senza qualità" di Musil:quasi come se quelle centinaia di pagine avessero su di me un potere magico. Ora a 31 anni l'ho letto, e credo anche che sia l'età più giusta per assaporare e gustare un'opera così impegnativa, non avendo naturalmente la minima presunzione di averne carpito tutti i suoi segreti. Di cosa parla questo strepitoso romanzo musiliano? Apparentemente di nulla, di riflessioni sulla riflessione, dell'idea più che della vita; ma alla fine invece scoprirete come non possiate più fare a meno dei personaggi, dei loro tic, dei loro pensieri, della loro storia; avrete un'immagine di loro chiara, nitida,ne sentirete molto spesso la mancanza.. e andrete a rileggere qualche pagina per non dimenticarli. Musil metta in scena in definitiva l'essenza più profonda dell'Uomo moderno, ma lascia aperta ogni possibile conclusione sul significato ultimo del vivere. Peccato solo che per quanto riguarda Musil e le sue opere si trovino davvero pochi studi tradotti in italiano.

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    Pasquale

    09/11/2011 11:02:39

    La realtà e l'estasi. Sintetizzare in una recensione un'opera così vasta e profonda è una pretesa sommamente irreale, come voler agire nella propria piena realtà! Potrei definirla come un viaggio nel cuore del sentimento, alla ricerca di una dimensione umana che trascenda i limiti di un mondo dominato da un'assurda ragione. La conclusione di questo immaginifico viaggio culmina con l'incontro di due anime che racchiudono la loro ricerca interiore in questa splendida frase: Allora si apersero gli occhi dell'anima, e vidi l'amore che mi veniva incontro. E videro il principio e non la fine, solo l'avviamento.

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    fabio

    04/09/2009 12:28:37

    Inutile dire che questo capolavoro (incompiuto, ma va bene così) resta uno dei pilastri della letteratura mondiale e della cultura personale di ogni buon lettore. Ulrich, il protagonista, è un uomo con tutte le qualità, a differenza del contesto storico stereotipato e decadente (Finis Austriae) in cui si trova ad operare. Il romanzo è diviso in due, come l'Ottava di Mahler (Sinfonia dei Mille): la prima parte è per la mente, la seconda per il cuore.

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    edward

    22/10/2008 20:57:07

    E' un libro che probabilmente si meriterebbe il massimo dei voti: è scritto in maniera mirabile, il protagonista è forse uno dei più affascinanti di tutta la letteratura, e ci sono pagine in grado di trasmettere emozioni come pochi altri libri. Non ho dato il massimo per due motivi: non è per nulla scorrevole, ed è purtroppo un romanzo incompleto, visto che l'autore è morto prima di porvi fine. Ma per un libro del genere doveva esser davvero dura immaginarsi un finale.

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    Luigi Murtas

    22/10/2008 17:13:10

    Davvero una lettura coinvolgente, e non sai bene perchè, non essendo un romanzo d'avventura, nè d'amore o di ricostruzione storica. E' una lunga, complessa (ma non artificiosa) introspezione psicologica dei singoli personaggi e delle loro relazioni reciproche. Ci viene offerto praticamente tutto quello che effettivamente riscontriamo nelle nostre vicende di comuni mortali nell'era post-tutto: dai grandi ideali (purtroppo spesso relegati nel cassetto per dare la precedenza alle troppe contingenze) sino ai tic e alle fisime, passando per tutta la gamma di sensazioni banali e a volte involute, ma tenerissime, che ci passano per la mente (basti pensare a quell'annotazione dell'autore sulla allegrezza eccitata che ci coglie tutte le volte che ci capita di convivere con altri e sul modo tutto suo che ognuno ha di compiere i piccoli gesti quotidiani, dal farsi la barba al togliersi le scarpe). Leggetelo: riderete e vi commuoverete e scoprirete la dimensione al tempo stesso semplice e articolata dell'animo umano.

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    Giovanni Desideri

    25/02/2007 17:43:00

    se un buon libro è tale quando torna spesso in mente e diventa anzi per chi lo ha letto un punto di riferimento per il suo particolare stile e per il suo contenuto, questo è uno dei migliori mai scritti. Alcuni dicono che sia difficile da seguire proprio perché la scrittura genera l'ironia attraverso la complessità di lunghi ragionamenti, solo apparentemente contorti. E questo per quasi duemila pagine. Ma una volta accettato il modo di procedere (e aiuta comunque la brevità dei singoli paragrafi), è uno di quei libri che sembrano racchiudere il mondo intero: c'è dentro tutto, anche se vi succedono così pochi fatti e se manca di una trama. Così diventa un libro piacevole e persino divertente, anche se complessivamente non esprime certo una visione "allegra" o "positiva" del mondo. Vi mancherà, dopo aver usato tutta la vostra pazienza per finire di leggerlo. E vi sorprenderà l'idea che sia uno dei pochi libri che meritano di essere letti di nuovo!

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