Vincoli. Alle origini di Holt - Kent Haruf - copertina

Vincoli. Alle origini di Holt

Kent Haruf

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Traduttore: Fabio Cremonesi
Editore: NN Editore
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 5 novembre 2018
Pagine: 260 p., Brossura
  • EAN: 9788894938036
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Torna in libreria Kent Haruf, il caso editoriale degli ultimi anni.
Il primo romanzo dell'immaginaria città di Holt, la "capitale" delle grandi pianure americane. Dall'800 a oggi la vita grama dei colori tra rodei, mietiture, solitudini (e un giallo!)


«Ci sono un cane, un pollaio, un paio di pantoloni gialli. Sembra l'inizio di una delle barzellette che ci raccontavano da bambini. Sono invece le prime pagine del libro di Kent Haruf» - Andrea Vitali

Con Vincoli si torna a Holt, anzi si va alle origini di Holt, a cavallo tra Ottocento e Novecento nel primo romanzo che ha imposto Haruf all’attenzione del pubblico americano. Un viaggio nella storia di una famiglia delle pianure americane, narrata dalla voce della loro vicina, Sanders Roscoe. Un romanzo corale e travolgente, intenso e poetico, con cui Haruf inizia il suo viaggio nell’America rurale, teatro delle sofferenze e metafora della tenacia dello spirito umano, anticipando tutti gli elementi che rendono unica la sua poetica.
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    e.r._appunti_di_viaggio

    28/07/2020 21:09:54

    “Questo libro è per le spighe di grano, per le mucche, per i cieli d’estate e la neve, per le stelle e l’erba, per la polvere e il dondolo, per una crostata di ciliegie e per le cartoline; ma questo libro è soprattutto per gli acerbi ragazzi che eravamo, per i dettagli in cui ci siamo persi, per i guai che ci hanno ammaccato, e per la porta che siamo riusciti ad aprire, finalmente liberi di vivere giorni più luminosi” così si presenta tra le mani del lettore la quarta di copertina di questo volume, una sottile seduzione che apre la curiosità sul mondo di Haruf. Un paese immaginario Holt (tre negozi, la pensione, il bar, il cimitero e le quindici, venti case) gli anni quelli del vecchio sogno americano e la storia che si intreccia tra due famiglie, nello sfondo di questa America rurale, piena di sogni e speranza, ma anche di crudeltà, soprusi e dolore, vita e morte. La penna di Kent Haruf, ci conduce in questo viaggio, ci rende partecipi e, la lettura diventa vorace, curiosa, mai banale, con tematiche familiari e sociali sempre in evidenza. E la sensazione di richiudere questo libro con i suoi personaggi, è un po’ di desolazione e tristezza come una vecchia canzone di Springsteen “soffiar via i sogni che ti devastano soffiar via i sogni che ti spezzano il cuore soffiar via le bugie che ti lasciano solo perduto e con il cuore spezzato” Tracce o meglio Vincoli che lasciano davvero il segno.

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    F

    17/05/2020 20:49:33

    Il primo titolo scritto da Kent Haruf che ci trasporta per la prima volta ad Holt, con la maestria che gli appartiene. La penna di Haruf ha la capacità di parlarci del quotidiano con una maestria che colpisce e conquista. Da recuperare assolutamente.

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    Federica

    13/05/2020 16:42:16

    è stata una bellissima scoperta: avevo iniziato tempo fa "Benedizione" ma non mi aveva colpito per niente, quindi mi sono avvicinata con diffidenza a questo capitolo della saga. Ho trovato uno stile più descrittivo e prolisso, le storie dei protagonisti mi hanno conquistata. Un racconto a posteriori che si svela a poco a poco e ci porta dove tutto ha avuto inizio, quando Holt ancora non era la "popolosa" Holt. Non capisco perchè NN editori non l'abbia pubblicato prima della trilogia!

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    silvia

    13/05/2020 06:15:06

    È il mio primo Haruf, la mia prima visita a Holt...è già la amo. Amo l’ambientazione, i protagonisti, la vita nel ‘900...e la penna di questo autore, che ci parla come se fossimo lì, davanti a lui, senza filtri né linguaggi ricercati, é veramente il tratto distintivo!

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    valeria71

    28/03/2020 13:50:27

    La quarantena mi sta riservando delle scoperte entusiasmanti! Ho trovato la scrittura di Haruf strepitosa: apparentemente semplice e spigolosa come può essere il volto di un contadino segnato dal sole e dal freddo. Se pensi ai suoi personaggi la parola dignità è quella che ti viene in mente per me prima! Le loro azioni non sono mosse dalla rassegnazione bensì da un’intima consapevolezza di un disegno superiore. E se non viene voglia di leggerlo dopo aver scorso le righe della quarta di copertina... “questo libro è per le spighe di grano, per le mucche, per i cieli d’estate è la neve, per le stelle e l’erba, per la polvere e il dondolo, per una crostata di ciliegie e per le cartoline; ma questo libro è soprattutto per gli acerbi ragazzi che eravamo, per i dettagli in cui ci siamo persi, per i guai che ci hanno ammaccato, e per la porta che siamo riusciti ad aprire, finalmente liberi di vivere giorni più luminosi”.

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    Lucia C.

    05/03/2020 08:53:47

    Sono rimasta molto delusa da questo romanzo che mi è parso troppo lento e pesante. Trasmette tantissima amarezza che non viene mai smorzata in alcun modo e si giunge alla lettura delle ultime pagine provando un'enorme rabbia per delle vite che sono state inutilmente sprecate e represse.

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    Rigus68

    08/02/2020 17:14:35

    Non è la saga dei Forsyte, che incarna i valori e i comportamenti della classe dominante, soprattutto l'idea di poter comprare ogni cosa col denaro. E’ un’anti-saga quella che Sanders Roscoe inizia a narrare il 31 dicembre 1976 e che percorre a ritroso fin dalle origini, dal 1896. Fu l’anno in cui Roy Goodnough e la moglie Ada abbandonarono l’Iowa per migrare in Colorado, approfittando di un ultimo atto dell’Homestead Act di Lincoln (1862), che assegnava terre demaniali ai coloni nelle terre selvagge. I Goodnough trovarono infatti terre desolate e semidesertiche, che dovettero dissodare e coltivare con indicibile fatica e dolore. Sanders narra le vicende di almeno tre generazioni di coloni, compresa la sua famiglia, i Roscoe, stabilitisi nell’appezzamento vicinale. Tre sono i personaggi principali del romanzo: Roy e i suoi due figli, Edith e Lyman. I due giovani sventurati fin da piccoli, dopo la morte della madre, sono incatenati alla terra da un padre-padrone che li rende schiavi e spadroneggia senza pietà sulle loro vite, massacrandoli con uno spaventoso carico di lavoro. Non c’è modo di spezzare le catene e fuggire, fino a quando Lyman, approfittando dell’entrata in guerra degli USA nel 1941, fugge da casa per arruolarsi. Sparirà per vent’anni lasciando la povera Edith in balia del violento e disumano padre. E’ un romanzo di vincoli, materiali e morali: alla terra, agli usi e costumi dei coloni forgiatisi in quelle dure terre, a una rigida morale che non lascia scappatoie a una vita quasi infernale. Scritto in una prosa limpida, serrata, che non lascia spazio alla fantasia e che narra con profonda conoscenza i riti della terra e i ritmi della vita quotidiana. E che nasconde una vicenda noir: nell’incipit troviamo Edith, già ottantenne, ricoverata in ospedale ma sorvegliata a vista da poliziotti. Non saprete mai perché se non leggerete il romanzo fino alle ultime pagine. E sarà comunque una lettura appassionante ed emozionante. Un romanzo di rara fattura.

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    Luì

    06/10/2019 10:00:54

    Non conoscevo Haruf e questo libro l’ho comprato d’istinto. L’ho trovato meraviglioso quindi non mi perderò la trilogia della pianura. Nonostante le vicende raccontate siano dure, il racconto è delicato, direi poetico. Gran bel romanzo davvero, sono felice di aver “scoperto”, seppur in ritardo, questo autore.

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    Nunzia

    25/09/2019 20:53:07

    Finalmente è ritornato in libreria uno dei titoli dell'autore americano da me prediletto, Kent haruf. Non vedevo l'ora che uscisse questo titolo perché dopo aver terminato la trilogia della pianura mi sentivo un po', un po' persa e adesso avere la possibilità di ritornare tra le stradine della città inventata della Trilogia della pianura, Holt, Mi sono risentita un po' a casa. Scrivendo in questo libro la vicenda è collocata a cavallo tra 800 e 900. Osserviamo la vita cittadina di Holt tra rodei, mietitura, la quotidianità dei cittadini e situazioni un po' più particolari. Non è assolutamente all'altezza della Trilogia ma comunque è un bel modo per continuare a rimanere tra le pagine di questo straordinario scrittore.

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    Greta

    22/09/2019 14:14:03

    “Vincoli” è un bellissimo romanzo che parla dell’evoluzione di due famiglie , ambientato nell’immaginaria contea di Holt . In questo libro è presente il senso del dovere delle donne , la loro debolezza e la crudeltà degli uomini . Siamo in una società patriarcale in cui i legami familiari contano più dei sentimenti . In questo caso la famiglia è una prigione a cui non si può sfuggire. Una storia intensa, fragile, ricca di silenzi e sacrifici . Secondo me è il romanzo più bello dell’autore forse perché è il più completo ma nello stesso tempo anche il più duro. “Vincoli” è un romanzo sulla sopravvivenza, sulla rassegnazione e sul dovere, ma è anche la storia di una donna che ama, nonostante il soffocante peso che è costretta a portare. Questa donna affronta ogni giorno con un sorriso , nel suo cuore vibrano le emozioni che sono quelle che danno colore alla sua vita.

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    Mara

    22/09/2019 14:06:47

    “Bentornati (o benvenuti) a Holt!”. Così si conclude questo romanzo ambientato nella stessa cittadina immaginaria della meravigliosa Trilogia della Pianura, che avevo letto un paio di anni fa, sempre pubblicata da NNE editore. Ma vorrei dire che nonostante abbia molto amato la Trilogia della Pianura, e l’abbia regalata spesso ricevendo sempre e solo ringraziamenti, stavolta Haruf supera se stesso e scrive un romanzo epico, sulle origini del paese di Holt e sui suoi primi abitanti. Un libro indimenticabile. Consigliato a tutti.

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    Era

    21/09/2019 20:28:43

    Dolce e delicato, ma anche molto duro, crudo, potente e ingiusto. Ho provato tanta tenerezza durante la lettura, tenerezza nei confronti di Sander Roscoe che, parlandoci a tu per tu, ci narra la storia di Edith partendo dalla fine e che è, al tempo stesso, protagonista e spettatore della parabola della famiglia Goodnough; tenerezza soprattutto per Edith vittima del suo senso del dovere nei confronti della famiglia, della sua incrollabile speranza che la fa attendere anche oltre ciò che è accettabile, che non ha ancora imparato a dire a se stessa qualcosa che assomigli ad un infinito si". Il romanzo ripercorre la storia di una famiglia dal 1896 al marzo del 1977, in una Holt ancora arida, in cui l'unico orizzonte è caratterizzato dai campi di granturco.

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    Angi

    21/09/2019 20:17:37

    Come in tutti i libri di Kent Haruf che ho letto, anche qui si vive con determinazione, dolore e sacrificio. Il tono del romanzo è sempre malinconico, anche quando racconta momenti belli della vita dei protagonisti. Sarà per quel senso di fragilità e di transitorietà della vita umana che è un tratto caratteristico delle storie di Haruf. Sopra le storie e oltre i personaggi, un paesaggio naturale descritto con cura, capace di trasmettere emozioni bellissime, calde e colorate.

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    Gina

    21/09/2019 20:14:41

    Questo libro, inizialmente, mi stava facendo pensare che era ben lontano dai precedenti di Haruf, che avevo letto e amato: troppo duro, esasperato, con qualche descrizione ai limiti dello splatter. Mi sentivo delusa, come fossi arrivata a un appuntamento tanto desiderato e avessi trovato il ragazzo del mio cuore cambiato, diventato quasi freddo e respingente. Poi qualcosa si è sciolto in lui e mi son sciolta anch’io nelle sue parole, che mi parlavano della vita nella sua essenza più profonda, ancora una volta. Della vita e di uomini e donne, soprattutto donne, per le quali vivere coincide esattamente con quello che sono e sentono. Un’umanità che conosce l’asprezza del vivere ma anche la sua dolcezza, la resistenza e la speranza, perché è così e non potrebbe essere diversamente. La felicità è solo un odore nell’aria fresca sulla ruota panoramica della vita, quando “non si riesce a dire a se stessi un infinito sì”.

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    Dani

    09/08/2019 21:22:23

    Un balsamo per l'anima. Semplicemente.

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    Francesca

    20/06/2019 15:30:10

    Ho letto l'ultima riga, l'ho chiuso, mi sono detta "Bello!". Una storia cruda e reale, narrata senza abbellimenti ma tuttavia in un modo quasi dolce, delicato. La disperata conquista dell'ovest, i rapporti di amicizia e di sangue, la vita in una terra di sabbia in cui il supermercato più vicino è a 10 km. Di per sé la vicenda poteva rischiare di essere noiosa ed insignificante, non lo è mai ed Edith è un personaggio cui è facile voler bene. E' il primo libro che leggo di Haruf (che ho ahimè scoperto tardi) e leggerò anche la trilogia della pianura. A tratti la lettura mi evocava sentimenti simili a quelli provati leggendo Steinbeck, e questo non mi è parso poco.

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    Maurizio

    14/06/2019 09:44:20

    Tre stelle abbondanti, quasi quattro. I vincoli di cui parla il titolo sono quelli di Edith, la vera protagonista della storia. Vincoli familiari e personali che diventano catene e le impediscono di far sbocciare davvero la propria vita. La storia di Edith viene ripercorsa a ritroso, nella sua difficoltà e tristezza. Ottant’anni di storia di due famiglie, persone comuni con vite reali, raccontate con un’ottima caratterizzazione dei personaggi, che li rende vitali e presenti davanti agli occhi del lettore. Un epilogo chiaro fin dall’inizio eppure non scontato, descritto senza commenti né giudizi, com’è giusto che sia.

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    Walter

    11/06/2019 19:30:37

    Il potere di questo romanzo è straordinario, persone comuni le cui vite sono comuni ma proprio per questo reali e ci elevano tutti.

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    Giovanna

    27/05/2019 09:26:30

    4 stelle e mezzo Dolce e delicato, ma anche molto duro, crudo, potente e ingiusto. Ho provato tanta tenerezza durante la lettura, tenerezza nei confronti di Sander Roscoe che, parlandoci a tu per tu, ci narra la storia di Edith partendo dalla fine e che è, al tempo stesso, protagonista e spettatore della parabola della famiglia Goodnough; tenerezza soprattutto per Edith vittima del suo senso del dovere nei confronti della famiglia, della sua incrollabile speranza che la fa attendere anche oltre ciò che è accettabile, che non ha ancora imparato a dire a se stessa qualcosa che assomigli ad un infinito si". Il romanzo ripercorre la storia di una famiglia dal 1896 al marzo del 1977, in una Holt ancora arida, in cui l'unico orizzonte è caratterizzato dai campi di granturco. Haruf riesce a farti immergere totalmente, fin dall'inizio, nella realtà di Holt, nella storia di Edith e Lyman e a trasmettere nero su bianco il lento ed inesorabile scorrere del tempo, senza che quasi nulla di rilevante accada nelle vite dei protagonisti. I vincoli del titolo sono quelli della famiglia, ma anche quelli autoimposti, che diventano come catene che si accorciano e stringono sempre di più e dalle quali, con lo scorrere del tempo, diventa sempre più difficile liberarsi. E' un romanzo di una intensità straordinaria, che trasuda da una scrittura discreta e lineare. Indimenticabili i personaggi, non solo della famiglia Goodnough, ma anche di John e Sanders Roscoe, Mavis e Rena Pickett. Sento già una profonda nostalgia di Holt... d'altra parte, "se sai come guardarlo, questo è davvero un bel posto".

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    Tinama

    09/05/2019 15:18:54

    K.H ha il potere con la sua narrativa di farti appassionare alle storie che racconta ma soprattutto affezionare ai protagonisti e alle loro vicissitudini, descritte in questo libro con particolare attenzione ai dettagli. E’ in Vincoli che nasce la contea di Holt che poi vede il suo sviluppo nelle altre opere dell’autore. Come riporta Fabio Cremonesi il tutto collocato in una “cornice noir”che crea nel lettore una lieve sensazione (perché chi legge viene preso da ben altro di più intenso e coinvolgente) di suspense. “Quando conosci qualcuno da tutta la vita, cerchi di capire il suo punto di vista. E quello che non riesci a capire, lo accetti e basta…Ero lì per darle una mano, per quanto potevo. Non toccava a me fare domande stupide su cose che non mi riguardavano”. Di qui la filosofia di base dell’autore: “raccontare i suoi personaggi senza giudicarli con profonda fiducia nella dignità dello spirito umano”.

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  • Kent Haruf Cover

    Kent Haruf (1943-2014), scrittore americano, dopo la laurea alla Nebraska Wesleyan University ha insegnato inglese. Prima di dedicarsi alla scrittura ha svolto diversi lavori, come operaio, bracciante, bibliotecario. Grazie ai suoi romanzi, tutti ambientati nella fittizia cittadina di Holt, ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Whiting Foundation Award e una menzione speciale dalla PEN/Hemingway Foundation. Con il romanzo Il canto della pianura è stato finalista al National Book Award, al Los Angeles Times Book Prize, e al New Yorker Book Award. Con Crepuscolo, secondo romanzo della Trilogia della Pianura, ha vinto il Colorado Book Award, mentre Benedizione è stato finalista al Folio Prize. Approfondisci
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