I vinti non dimenticano. I crimini ignorati della nostra guerra civile

Giampaolo Pansa

Editore: Rizzoli
Collana: Rizzoli best
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 6 ottobre 2010
Pagine: 466 p., Rilegato
  • EAN: 9788817041157
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Descrizione
"Quando pubblicai Il sangue dei vinti nell'ottobre 2003, venni linciato dalle sinistre. Tre anni dopo, nel 2006, per l'uscita di un altro mio lavoro revisionista, La grande bugia, fui aggredito a Reggio Emilia da una squadra di postcomunisti violenti. Perché i nipoti dei trinariciuti dipinti da Giovanni Guareschi mi inseguivano? I motivi erano soprattutto due. Avevo dato voce ai fascisti, obbligati dai vincitori a un lungo silenzio. E avevo posto il problema del Pci e del suo obiettivo nella guerra civile: fare dell'Italia un paese satellite dell'Unione sovietica. Oggi l'Urss non esiste più, anche il Pci è scomparso. Eppure le sinistre continuano a non accettare che si parli delle pulsioni autoritarie dei comunisti italiani e del loro legame con Mosca. E per sfida che nei Vinti non dimenticano ho scritto le pagine che mi ero lasciato alle spalle. L'occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e Fiume, guidata dal servizio segreto di Tito, con migliaia di deportati scomparsi nel nulla. La sorte delle donne fasciste, stuprate e poi soppresse. Le uccisioni di comandanti partigiani e di politici socialisti e democristiani che si opponevano al predominio comunista. La verità è sempre una chimera. Ma non si può cercarla quando si è accecati dalla faziosità politica. Nei Vinti non dimenticano ho rifiutato ancora una volta la storia inquinata dall'ideologia. Questo mi fa sentire un uomo libero, come lo sono i miei lettori." (G. Pansa)

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    Armando

    22/09/2018 11:18:34

    Un libro bellissimo, tutto da leggere che fa luce su moltissime dei crimini degli alleati e dei partigiani nei confronti della popolazione civile, non solo a danno dei nazifascisti

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    avana2@alice.it

    02/07/2017 16:25:27

    'E un libro che mi ha lasciato profondamente deluso; l'autore pare che scriva esclusivamente per lusingare e far piacere a un certo tipo (politico) di lettore. L'esposizione procede lentamente e anche se descrive fatti realmente accaduti appare paradossale da renderli quasi incredibili, tanto da farmi pensare che fosse veramente questo lo scopo dello scrittore. La continua narrazione di truculenti episodi senza un filo logico che unisca i vari capitoli appesantisce la lettura. L'artificio della conoscente che collabora nella stesura è ingenuo e fastidioso. Una pagina così importante della nostra storia doveva essere trattata con più attenzione, con modi più austeri e non con un tono da pettegolo bisbiglio. Anche se l'opera, secondo me non merita assolutamente la sufficienza, forse leggerò ancora libri di Pansa ma dopo questo titolo sarò sicuramente prevenuto.

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    Roberto

    31/10/2010 11:33:10

    Pansa ha descritto semplicemente i fatti e non mette certo in discussione i valori della Resistenza. Ha dimostrato che non e' stata soltanto una guerra di liberazione, ma anche una guerra civile e soprattutto ha dimostrato che i crimini sono stati commessi da entrambi le parti, come in tutte le guerre. E' evidente inoltre che non c' e' stata soltanto una Resistenza democratica e liberale, anzi questa era minoritaria. La maggior parte del movimento partigiano intendeva soltanto passare da una dittatura fascista ad una dittatura stalinista, con tutte le conseguenze che questo tentativo ha comportato.

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    mario

    22/10/2010 11:15:11

    Mi rendo conto che i teorici della resistenza storceranno il naso anche leggendo questo libro. Ma è la nostra storia e Pansa la racconta come ha raccontato i fatti e misfatti dei fascisti nel 1922.

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    piero paci

    21/10/2010 19:54:39

    In questo libro Pansa più che in altri si cimenta in una analisi indubbiamente più radicale, in un'ottica cioè più profonda e la domanda che si pone e pone al lettore "Come celebrare il 25 aprile" resta un punto aperto da studiare tutti insieme per approdare a qualcosa di diverso e di più dignitoso. Ovviamente per tutti così come tutti si dovranno sentire partecipi alla celebrazione.

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