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Georges Perec

Traduttore: D. Selvatico Estense
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 572 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788817005531

Recensioni dei clienti

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    angelo

    28/07/2015 15.26.07

    Ingredienti: un palazzo di 10 piani e 100 stanze di un quartiere parigino, la descrizione di un attimo della vita di tutti i suoi abitanti, il ritratto quasi maniacale di interni e arredi, un complicato groviglio di storie lungo 500 pagine, districato in 2 pagine finali. Consigliato: a chi sa trovare l'ordine dentro un apparente e profondo caos, a chi vuol comporre un puzzle labirintico-scacchistico-caleidoscopico.

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    Emiliano

    21/09/2013 15.35.27

    Come entrare con una steady cam dentro un condominio parigino, attraversando divisori e finestre. Il tutto condito dalla strepitosa capacità di osservazione e descrizione di Perec. Non si è trasportati dalla storia (che è inesistente) ma dal film mentale che ci fa mentre l'autore ci descrive maniacalmente si tutto e di più. Una grande idea per un libro unico nel suo genere. Strepitoso ed indimenticabile.

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    Daria

    06/02/2013 22.27.31

    Ho scoperto questo libro alcuni mesi fa, e lo trovo uno dei libri più belli che ho letto negli ultimi anni: è bizzarro, geniale, completamente diverso da qualsiasi altro. Però la sua stessa stranezza è un'arma a doppio taglio, e sono convinta che per gli stessi motivi per cui mi ha conquistato un altro lo potrebbe odiare ferocemente. Leggerlo è come aprire un baule pieno di oggetti: o forse piuttosto una grande scatola con dentro novantanove cioccolatini, uno diverso dall'altro e tutti buoni. Meglio non mangiarne troppi al giorno, però, perchè se no uno non se li gusta: una decina nell'arco della giornata sono già fin troppi, quindi per finire la scatola ci vuole del tempo. La struttura del libro è molto insolita: come si sa (io per la verità non lo sapevo, prima di comprarlo) il protagonista è un condominio, e ognuno dei novantanove brevi capitoli ne descrive una stanza. Contemporaneamente viene raccontata, un pezzetto alla volta, la storia delle persone che li abitano, come in un gigantesco puzzle. E, come in un puzzle, per avere la visione d'insieme bisogna arrivare alla fine. La cosa più stupefacente del libro, però, è il meticoloso elenco degli oggetti che popolano la casa, uno ad uno: ed è proprio l'ossessiva precisione con cui sono descritti a rendere il libro, paradossalmente, così surreale. E' come quando si guarda un oggetto con la lente d'ingrandimento: più dettagli si scoprono, più l'oggetto si trasforma in qualcosa di completamente diverso da ciò che siamo abituati a vedere. Anche perchè questa folla di oggetti fa non solo da cornice, ma anche da contrappunto (spesso ironico) alle vicende degli uomini e delle donne che li possiedono. Può darsi che molti non sarebbero della mia opinione, ma tanto capirlo è facile. Se a pagina 30 state già pensando "ma che schifezza", piantatelo lì: tanto dopo non migliora. Ma se invece state pensando "quest'uomo è un genio", continuate senza paura e non sarete delusi...

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    Vermont

    16/01/2013 22.49.55

    Semplicemente un capolavoro. Spiace vedere che qualcuno non è riuscito (forse volutamente) ad apprezzare il genio di Perec.

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    silvia

    21/04/2009 14.05.22

    mi piace! è vero, ho appena iniziato a leggerlo e sono ancora alle prime pagine ma, sembrerò sciocca, non capisco chi è la voce narrante. winckler che muore all'inizio? per favore qualcuno mi aiuta sto arrancando nella lettura proprio perchè mi mancano i riferimenti... grazie

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    Ileo

    27/02/2009 17.48.23

    Il romanzo dei romanzi. Sbalorditivo, il gusto per l'enumerazione può stordire, ma se si legge con passione e attenzione per i particolari giusti, seguendo la storia (o le storie) si può cogliere il gioco che sta dietro e dentro il testo. Il testo è disseminato di tracce. Seguitele, mettetele nel giusto ordine e forse scoprirete il senso del testo, il senso dello scrivere di Perec, il senso della vita del protagonista, e non solo.

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    giorgia

    04/09/2008 14.12.52

    ho letto quest'estate sia "la solitudine dei numeri primi" che il romanzo di perec...marco i. come hai ragione...

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    marco i.

    20/07/2008 12.10.09

    Mi stavo attardando a leggere i commenti sul libro di Giordano, centinaia! in un paese che legge poco. Poi vedo quelli relativi ad un capolavoro assoluto della letteratura del secondo novecento e ne scorgo un pugno. Non mi consola l'idea di pochi ma buoni e non voglio ammettere che la barbarie sia incipiente. Nella terra di mezzo tra l'elitarismo e la massificazione demolitrice, scorgo solo una possibile spiegazione. Ovvero che la lettura richiede sempre un atto di responsabilità grande almeno quanto quella della scrittura. Far perdere lo sguardo in orizzonte in grado d rompere i confini mentali in cui viviamo, è possibile leggendo, solo se noi siamo disposti a farlo. Il lettore diviene complice della grandezza di uno scittore, folle il pensare che ne possa essere mero spettatore. I capolavori non fanno per chi cerca dalla lettura, svago, appagamento, turbamento. Eppure a nessuno quanto a queste persone sarebbe consigliabile farlo. Le istruzione per l'uso dobbiamo forgarcele da soli, è vero, ma per farlo dobbiamo guardare in alto come faceva Perec.

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    Stefano O

    17/07/2008 21.17.54

    Libro magnifico.Stupendo.Sbalorditivo.E non è vero che tutti i gusti sono gusti.

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    mondoblu

    21/06/2008 22.19.39

    Un libro pedante, prolisso, pretenzioso, forse inutile...

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    Stefano

    13/09/2006 18.12.35

    Bella. Si, non bello, perché questo non è solo un libro ma una vera "opera letteraria". E come le opere d'arte, anch'essa possiede un impianto geometrico che Perec ha disegnato un po' come un Leonardo per "L'ultima cena" o un Picasso per la "Guernica". Un quadrato di cento caselle, dieci per dieci, rappresenta i cento (per la verità novantanove) ambienti del condominio di Parigi descritti dall'autore, i novantanove capitoli del libro ordinati seguendo la linea invisibile disegnata da un cavallo del gioco degli scacchi che salta da uno scacco all'altro; e salta senza mai incrociare due volte lo stesso luogo ma riempiendo tutto lo spazio della scacchiera. Tutto, a parte quella casella mancante. Il pezzo mancante. L'elemento chiave attorno a cui ruotano le vite di tutti i condomini e gli altri personaggi meticolosamente descritte da Perec che stende sul testo le parole come il suo personaggio Bartlebooth stendeva i colori dei suoi acquarelli che poi trasformava in puzzle. Molte le storie, dunque, i personaggi, gli ambienti, gli oggetti, gli intrecci, le citazioni implicite nel testo, tra cui "Le città invisibili" di Calvino a cui questo puzzle intricato, che poi altro non è che la vita, piacque. Ogni elemento trova in queste pagine il suo posto grazie non all'ordine né al caos, ma a un sapiente utilizzo dell'arte delle combinazioni. Ho scoperto l'esistenza di qust'opera tardi e solo perché ne parlava Piergiorgio Odifreddi nel suo "Il matematico impertinente". Attratto dalla magia delle combinazioni, sto ora leggendo "Il castello dei destini incrociati" di Calvino la cui struttura narrativa è ricavata disponendo le carte dei tarocchi in sequenze incrociate in verticale ed orizzontale. Come dire, un libro tira l'altro!

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    Argante72

    30/08/2005 09.37.58

    E' un libro davvero curioso. Storie dentro storie come fossero scatole cinesi. Perec tenta di raccontare le vicende dei suoi personaggi attraverso gli oggetti che li circondano. Certo l'inventiva dell'autore è senza limiti, davvero meravigliosa. Perec dimostra una grandissima cultura, tutto il romanzo è infatti disseminato di citazioni che risultano però discretissime ma che testimoniano la sua preparazione. E' evidente che Calvino ne fosse innamorato...se qualcuno ha letto Le città invisibili, lo capisce da solo.

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    Ivano

    12/03/2005 23.01.39

    Il romanzo di Perec parla di puzzle, esso stesso si configura come un puzzle, come un mosaico, in quanto confluiscono, senza intrecciarsi particolarmente, diverse storie di diversi personaggi. A mio avviso, c’è uno zelo eccessivo, oserei dire maniacale, nella descrizione dei dettagli (l’arredamento di una stanza, per esempio) e ciò ne appesantisce la lettura. Ritengo che "La Vita Istruzioni Per L’Uso” sia un romanzo eccessivamente frazionato e prolisso.

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