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Addio fantasmi - Nadia Terranova - copertina

Addio fantasmi

Nadia Terranova

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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 25 settembre 2018
Pagine: 208 p., Brossura
  • EAN: 9788806237455

nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Addio fantasmi

Nadia Terranova

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Finalista Premio Strega 2019, proposto da Pierluigi Battista
Finalista premio Intersezioni. Italia-Russia 2019


Una casa tra due mari, il luogo del ritorno. Dentro quelle stanze si è incagliata l'esistenza di una donna.

«Un padre sceglie di andarsene per sempre. E la sua scomparsa volontaria, ancora più della morte, mina la vita della figlia. Nadia Terranova sa nominare il dolore con la precisione chirurgica di chi lo conosce. E non lo teme più» - Robinson, La Repubblica

"Fra il tramonto e la cena, l'assenza di mio padre tornava a visitarmi. Aprivo il balcone sperando che il temporale filtrasse dai soffitti e squarciasse le crepe sul muro, supplicavo la tramontana di trasformarsi in uragano e rovesciare in terra l'orologio e le sedie, all'aria il letto, i cuscini, le lenzuola. Non vuoi sapere che sono diventata grande, non ti interessa?, chiedevo, e nessuno rispondeva"

Una casa tra due mari, il luogo del ritorno. Dentro quelle stanze si è incagliata l'esistenza di una donna. Che solo riattraversando la propria storia potrà davvero liberarsene. Nadia Terranova racconta l'ossessione di una perdita, quel corpo a corpo con il passato che ci rende tutti dei sopravvissuti, ciascuno alla propria battaglia. Ida è appena sbarcata a Messina, la sua città natale: la madre l'ha richiamata in vista della ristrutturazione dell'appartamento di famiglia, che vuole mettere in vendita. Circondata di nuovo dagli oggetti di sempre, di fronte ai quali deve scegliere cosa tenere e cosa buttare, è costretta a fare i conti con il trauma che l'ha segnata quando era solo una ragazzina. Ventitre anni prima suo padre è scomparso. Non è morto: semplicemente una mattina è andato via e non è piú tornato. Sulla mancanza di quel padre si sono imperniati i silenzi feroci con la madre, il senso di un'identità fondata sull'anomalia, persino il rapporto con il marito, salvezza e naufragio insieme. Specchiandosi nell'assenza del corpo paterno, Ida è diventata donna nel dominio della paura e nel sospetto verso ogni forma di desiderio. Ma ora che la casa d'infanzia la assedia con i suoi fantasmi, lei deve trovare un modo per spezzare il sortilegio e far uscire il padre di scena.

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    Valentina83

    23/06/2019 08:32:24

    Una bellissima e profonda storia sul tema della mancanza, descritta minuziosamente, in un modo che ti rende immediatamente partecipe del dolore manifestato, urlato, cercato della protagonista. Bellissima la scrittura, meritatissima la cinquina del premio Strega

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    Sabrina

    14/06/2019 14:44:13

    Per me è stato molto difficile leggere questo libro, ma anche molto coinvolgente, perchè - nonostante si tratti di una scomparsa e non di un lutto come nel mio caso - mi sono ritrovata in tantissime cose. Nadia Terranova ha saputo descrivere maestralmente il dolore, ma soprattutto ciò che rimane della vita dopo un evento così traumatico, sin nei più piccoli particolari. Descrive ciò che diventano i rapporti all'interno della famiglia e al di fuori, di come ti vedono gli altri, e di quanto "quel piccolo particolare che ti è capitato" diventi assolutizzante, una sorta di "piovra" dallla quale alcune delle persone più vicine - ad un certo punto - scappano. In questo libro, poi, vi è un altro fattore molto importante: il tempo. Quanto ci vuole a prendere coscienza di tutto? Quanto ad elaborare? Quanto poi a liberarsi da questa piovra (che non è il sentimento per il padre)? Una vita, ci vuole una vita. Lo consiglio non solo a chi si è confrontato con questo enorme dolore, ma anche a chi ha nella sua vita una persona che lo ha subito, che lo subisce.

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    donata

    12/06/2019 09:28:36

    una storia di mancanza, fin troppo manifestata; i personaggi sono ben caratterizzati ed è scritto con una buona mano. lo consiglio copertina 4, storia 3, stile 5

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    Luigia

    11/06/2019 21:52:59

    E' un libro molto bello che ci aiuta a comprendere come alle volte risolvere con il passato è la chiave di volta migliore per vivere meglio il presente e programmare con più serenità e grinta il futuro. Perchè un fantasma se esiste va affrontato e se possibile come nella storia sapergli dire addio. Copertina 5 Storia 5 Stile 5

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    RobertaS

    11/06/2019 20:55:26

    Ida deve chiudere i conti con un passato che da anni tiene intrappolata la sua anima, cristallizzandola nella paura come in una goccia d'ambra. Costretta suo malgrado a tornare a Messina, sua città natale, la protagonista (e voce narrante) ripercorre i luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza, legati a ricordi frutto di una memoria spesso ingannevole e inattendibile. Come Gabriel e Gretta ne I Morti di Joyce, Ida, novella Caronte, traghetta la sua anima - e noi lettori - in una catabasi dolorosa ma necessaria per tornare alla vita. Copertina: 5. Storia: 5 Stile: 5

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    Silvia Caglio

    11/06/2019 20:20:37

    Addio fantasmi, è il romanzo dell’assenza e delle fughe, delle colpe e del perdono. L’assenza del padre, l’assenza di figli, di amici, di un rapporto con la madre, di un marito col quale Ida ha stretto una sorta di ‘patto d’equilibrio’ statico, in una città che non è la sua e in cui si è costruita un altro mondo. Un giorno però Ida è richiamata dalla mamma in Sicilia per sistemare il tetto della casa. Una casa decadente, mai ristrutturata, custode delle loro vite, metafora stessa della vita. Il viaggio e la permanenza le consentiranno di riprendere ciò che aveva deliberatamente interrotto anni prima andando a vivere a Roma. I fantasmi sono quelli del passato, ma anche quelli del presente che la obbligano a prendere atto che il passato stesso non passa, ma permea il presente di ciascuno di noi. Allora le colpe di ognuno riemergono: quelle della madre che teme di non aver fatto abbastanza per trattenere la figlia, quella della figlia di non aver fatto abbastanza per evitare la scomparsa del padre, quella di Nikos per non aver evitato il peggio, quella che Sara riversa su Ida per essere stata presente in un momento difficile della sua vita. Come si supera la colpa? Non si supera, si accetta e si cerca di andare oltre, si cerca di dire addio ai propri fantasmi, magari anche con un gesto simbolico che, nel viaggio di ritorno, significherà ‘lasciar andare ‘ o liberarsi di ciò che per anni era stato custodito nella e dalla casa stessa. Per continuare a vivere Ida dovrà ripercorrere i momenti della sua vita, scardinare le difese costruite negli anni per potersi riappropriare del proprio presente, imparando a dire addio… Copertina: 5 Storia :5 Stile :5

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    Melania P.

    11/06/2019 19:34:37

    La mancanza di un corpo su cui piangere, la scomparsa di un padre la cui assenza è onnipresente. Ida, spirito controverso, rivive il ricordo paterno nella casa d’infanzia, pregna di profumi e oggetti rimasti come catturati in un dagherrotipo. Passato e presente si accavallano. Attraverso una serie di flash back, la voce narrante di Ida, si dibatte tra sentimenti, inquietudini, ossessioni insolute. Ida intraprenderà il difficile percorso di esorcizzazione del dolore, che scopre attanagliare l’animo di ognuno. Condividere il dolore permette di risollevarsi dal baratro e scacciare i propri fantasmi. Solo così si entra a pieno titolo tra i sopravvissuti che, nonostante abbiano subito e affrontato una perdita, sono riusciti ad andare avanti. Gettando la scatola rossa contenente preziosi ricordi materiali e immateriali, come la valigia su cui siede la ragazza in copertina, Ida riesce a dire addio al padre. Il fondo dello Stretto è la sua nuova sepoltura. Questo gesto suggella la rinascita di Ida. La ragazzina di un tempo e la donna che è diventata possono ricongiungersi. Il vero fantasma non è il padre ma Ida stessa, vissuta come in un limbo fra passato e futuro, incastrata tra Scilla e Cariddi, tra terra di ricordi e terra di negazione. La scrittura è misurata, evocativa ed efficace, con l’uso di metafore e figure retoriche talvolta eccessive. La narrazione, scarna di dialoghi, ha un taglio introspettivo, intimistico e tramite flussi di coscienza ci guida nel percorso di crescita e risoluzione del personaggio. Oggetti, luoghi e personaggi sono ben caratterizzati. La Terranova scandaglia la psiche facendo riaffiorare i sentimenti più reconditi, indaga la percezione del dolore e i suoi meccanismi di difesa, analizza le differenti reazioni nell’affrontare una perdita. Concetti universali ed emozioni condivise mai scontate, che stimolano il senso di compartecipazione del lettore perché, in fin dei conti, siamo tutti dei sopravvissuti. Copertina: 4 Storia: 3 Stile: 3

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    Federica

    11/06/2019 16:32:01

    Ida Laquidara combatte con il fantasma di suo padre, scomparso ventitré anni prima e con le innumerevoli forme che un fantasma può assumere. Dapprima affronta un nome, poi un corpo, poi una voce. E nell’elaborare le svariate forme dei fantasmi del padre, riesce a risolvere anche i vari irrisolti della sua stessa vita. La sua relazione coniugale, il rapporto con sua madre, il ritrovo del dialogo con una vecchia amica, ma anche la sua stessa memoria, che trasforma il passato rendendolo una galleria tra l’onirico e il reale. Il romanzo è una vera e propria cerniera che aggancia introspezione psicologica e analisi della realtà lucida e puntuale, con una scrittura acuta, ma al contempo fluida, scorrevole e mai banale. Copertina 3. Stile 4. Storia 4

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    FRANCESCA

    11/06/2019 16:23:11

    Ci sono assenze ingombranti, che non si riescono a superare fino a quando non se ne coglie il senso. Nell’indolenza della calura e nello smarrimento dei ricordi, ondeggia un’assenza che è presenza. E, come un’onda anomala, porta con sé rimorsi, rimpianti e sensi di colpa. Ida Laquidara fa i conti da 23 anni con un abbandono: suo padre, che la madre le aveva affidato, afflitto da depressione, è andato via senza dare spiegazioni, e il tempo per lei si è fermato alle 6:16 di quella mattina. Ida avrà 13 anni fino a quando non farà pace con i suoi fantasmi. La sua non sarà più una famiglia, ma diadi che si alternano sullo scenario di una nuova realtà: lei e il ricordo del padre, lei e la madre, lei e la casa, lei e il suo dolore. La disperazione che cova negli anni come un’ossessione la rende sorda alle sofferenze degli altri, anche della sua unica amica Sara. Con la mamma non ha più parlato del padre, la loro era “la felicità dei pezzi di vetro smerigliati che i bambini trovano sulla spiaggia”, ma il silenzio ha ingigantito il dolore, spargendo dappertutto le ceneri del non detto. Ida abita a Roma con Pietro, ma torna a Messina per i lavori al tetto della casa per metterla in vendita. Senza il marito, su cui riversa il conflitto con una figura maschile sfilacciata, ma che è anche il suo porto sicuro. È un “nostos” difficile, che è ricerca di sé e insieme allontanamento, che cerca risposte ma si fa domande, che ha come obiettivo il recupero di una scatola rossa, l’unica cosa che le interessi della sua vecchia vita, la memoria del padre. Salvo accorgersi che l’acqua che penetra nel tetto in disfacimento della casa, simbolo della vita che si insinua e cerca i suoi spazi, ha diluito il ricordo del padre. Non lo riconosce più. E, grazie a un giovane operaio che porta incisa sulla pelle la traccia del suo dolore, Ida si sveglia da un letargo che l’ha vinta e avvinta troppo a lungo. E finalmente può dire addio ai suoi fantasmi. Copertina: 7 storia: 8 stile: 8

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    Ismaele

    11/06/2019 13:38:21

    Uccidere il padre per far vivere il figlio. Uccidere i fantasmi che ci portiamo dentro per rinascere. A qualsiasi età. Questo è quello che la protagonista deve fare per ricominciare a vivere o forse addirittura per iniziare. Perchè quando il passato che ci portiamo dentro non ci lascia andare, non saremo mai noi stessi, non saremo mai completamente soddisfatti. Un libro potente, con il quale ognuno di noi ha la possibilità di confrontarsi come in un percorso di psicoanalisi. Consigliato sicuramente. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    Michela

    11/06/2019 09:05:07

    Ci sono mancanze ancora più dolorose di un lutto. Ida convive con questo dolore e non sa che il ritorno alla sua terra di origine sarà l’occasione per far emergere i suoi fantasmi ma anche per dir loro, finalmente, addio. Copertina: 4, Storia: 4, Stile: 4

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    Carla Negretti

    11/06/2019 07:00:25

    Ci sono assenze sempre e per sempre presenti. Vuoti che riempiono il cuore di solitudine. Ci sono presenze intangibili che ti accompagnano nella vita senza lasciarti mai. L'abbandono è una non morte, è indefinito e incompiuto. Se ne rimane impregnati e non saranno le nuove presenze a cancellare l'odore. Tre centimetri di dislivello possono causare cascate d'acqua che annegato il cuore. E basta una voce dal passato per smascherare l'inganno. Copertina 2 - Storia 4 - Stile 3

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    Sonia M.

    10/06/2019 22:21:46

    Un romanzo speciale che può essere terapeutico per molti lettori. La protagonista, una giovane donna, ritorna nella sua casa d'infanzia e si ritrova senza volerlo a rivivere un passato drammatico che l'ha segnata in tua la sua esistenza. L'autrice sceglie uno stile scorrevole e lineare, toccando lievemente argomenti delicati. Consigliato! Copertina:4, storia:5, stile: 5

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    Marta Piovan

    10/06/2019 21:47:13

    Ida, la protagonista di questo romanzo, vive il presente ancorata al passato. La scomparsa del padre, quando è adolescente, condiziona la sua intera esistenza e la induce a lasciare la sua città natia, Messina, la terra tra i due mari e la casa in cui ha sempre abitato per andare a vivere a Roma. Solo quando torna per aiutare la madre che vuole liberarsi della casa, Ida si trova a fare i conti con le crepe e le infiltrazioni dell’abitazione. Non sono solo crepe materiali, sono le crepe della sua vita: il rapporto conflittuale con la madre, la perdita improvvisa del padre, la sua vita a Roma. Tutto ciò che la protagonista ha lasciato nell’isola merita di essere ripercorso, ricomposto e lasciato andare, in fondo al mare dello Stretto, il luogo della congiunzione tra il passato ed il presente, il posto dove tutto resta sospeso, dove tutto guarisce. Chi ha potuto apprezzare Nadia Terranova attraverso “Gli anni al contrario” non potrà non amare questo romanzo: doloroso, con molti “non detti”, delicato, malinconico, acre come la salsedine del mare. Superfluo dire come la commozione non si faccia attendere nelle pagine finali. COPERTINA: 4 STORIA: 5 STILE: 5

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    Sophie

    10/06/2019 19:55:39

    Ida ritorna a Messina da Roma per riprendersi i suoi averi in vista della vendita della casa in cui ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza. Un viaggio che la porta a partire dal suo monotono presente col marito per ritornare al suo passato, per chiudere i dubbi e le anomalie che ha generato. I fantasmi derivati dalla partenza del padre, a cui deve ddire addio, che affollano la sua vita insieme alla casa d'infanzia. Questo dissidio interiore viene narrato con uno stile semplice in grado di portare il lettore dentro la storia. Copertina:2 Storia:4 Stile:4

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    Elena

    10/06/2019 19:46:36

    Le nocche bianche emergono dal colore scuro di una valigia di pelle consunta. Lo sguardo assente è rivolto oltre la cornice e la pelle chiara emerge su uno sfondo violaceo. Si staglia così l’immagine di Ida, di Nadia, di ogni lettore. L’autrice si rivolge ai sopravvissuti: tutti coloro che almeno una volta hanno subito il dolore di una perdita e hanno fatto perlomeno un vano passo nel tentativo di ricostruire quella normalità chimerica e agognata. E’ la madre della protagonista a far sì che Ida ritorni nella sua città d’origine, Messina, in una mite giornata di metà settembre. Il tetto sotto cui ora si trova è rovinato, crepato e consumato. Sotto a questo riscopre ogni oggetto, risente gli odori e i colori dell’infanzia. Fra quelle stanze risuonano le catene dei fantasmi passati accompagnate da quel “rumore atono”, riemerge la “materia lavica e fangosa” e si fa più vivo che mai quel vuoto profondo, quella “traccia del suo corpo ancora fresca nel letto”. Passa in rassegna tutte le abitudini, scontate e sottovalutate, che creavano le sue giornate di bambina, come piccoli ingranaggi, fino al momento della scomparsa di suo padre. Erano giorni scanditi dal sole e dal clima mediterraneo, dai turisti in sandali e dagli scatti delle loro macchine fotografiche. Adesso, ancora, mentre grida il suo cambiamento, in una casa avvolta dal tramonto nessuno risponde. Con uno stile dettagliato e minuzioso, Nadia Terranova definisce gli ambienti e le emozioni di un ritorno, costruisce i rumori, i colori e i profumi di un viaggio fatto alle origini, fisicamente ma soprattutto intimamente, di una donna che cerca di recuperare ogni frammento della sua anima rimasto incastrato nella casa di famiglia, al fine di ricostruire il vaso della sua anima, incollare i frammenti con un filo dorato e lasciarsi alle spalle tutti i fantasmi che hanno consumato la sua crescita, così da riprendere dove era rimasta una vita “in un’altra città, in un’altra casa”. COPERTINA: 4; STILE: 5; TRAMA: 4

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    mauro gentil

    10/06/2019 16:59:26

    Un racconto straniante, certo, perché sin dall’inizio si capisce che la narrazione non sarà didascalica, ma seguirà traiettorie iperboliche, lontane da quello che abbiamo creduto essere il centro della storia. E quindi professoresse che disegnano forse visioni, e investigatori che dietro l’aria di ordinari funzionari un po’ grigi nascondono un cuore poetico ed un cuore grande. E migranti che scoprono la durezza e la fallacia del sogno d’occidente, intrappolati in ricordi di fanciulli troppo belli per poterli dimenticare. E poi loro, i ragazzi, che, seppure elusivi, sanno scuotere l’animo anche di vecchi orsi taciturni e scontrosi. Quei ragazzi fantasma che arrivano dal mare a ricordarci che il nostro mondo è troppo piccolo per farci stare solo noi, che esiste altro, altri, che non possiamo più far finta. Copertina 5, storia 5, stile 5

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    Silvia

    10/06/2019 14:32:45

    "Addio ai fantasmi" è un viaggio catartico della protagonista, Ida Laquidara, una sopravvissuta al presente alla sua battaglia, al trauma subito ventritrè anni prima, appena adolescente, quando suo padre abbandonò lei e sua madre senza dare alcuna spiegazione. Da allora Ida piena di sensi di colpa e domande senza risposte si ritrova a dover crescere e a fronteggiare la vita da sola rimanendo prigioniera della sua paura del suo passato. L'inconscio, però, ci ricorda i conti che abbiamo in sospeso: il passato è importante, qualunque sfaccettatura abbia assunto, poichè ci ha reso le persone che siamo, per questo occorre né rimuoverlo, né modificarlo, ma analizzarlo in modo distaccato con una sana apatia per poterlo comprendere, accettare e rielaborare traendone insegnamento per migliorare il nostro presente e futuro. Copertina: 7 Storia:7 Stile: 7

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    Vincenzo

    10/06/2019 11:15:21

    “Addio fantasmi” ci narra la storia di Ida, una ragazza messinese che dopo tanti anni vissuti a Roma deve ritornare nella sua terra natia perché la mamma vuole ristrutturare la casa. Il pretesto diventa una trappola: la protagonista si ritrova a fare i conti col dolore provocato dalla sparizione del padre ventitré anni prima. Nadia Terranova, parlando di perdita e abbandono, scrive un romanzo terapeutico, affinché, tante persone che in un modo o nell'altro hanno sofferto o stanno affrontando situazioni simili, possano liberarsi dai propri fantasmi. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    Jessica joy_in_the_deep

    10/06/2019 10:26:05

    Evocativo, doloroso, quasi magico. "Addio Fantasmi" è un libro bellissimo. Sapevo che mi sarebbe piaciuto da impazzire dal primo momento che l'ho visto, pur senza conoscerne la trama, se non lo "Stretto" necessario (essendo ambientato a Messina leggendolo capirete perché questo mio gioco di parole) e senza averne mai letto neanche un frammento. Sentivo che era il libro per me, quel genere di romanzo che mi entra nel cuore e mi fa emozionare. Così è stato. Una storia potente, quasi immobile ma devastante nei fatti, nei ricordi, nei pensieri. Un libro sulla scomparsa e sulla perdita, sulle mancanze, sulle paure, sulle parole e sui silenzi, sulla sofferenza, sulla memoria, sulle domande che non avranno mai pace. Nadia Terranova ha scritto un piccolo capolavoro, introspettivo, profondo e intenso. Ovunque nelle pagine c'è l'acqua e ci sono i ricordi, che fanno male, che fanno mancare l'aria. Il mare è lì. C'è, quasi non si vede, non sempre, ma è dappertutto. Si sente, si percepisce, si vede nitidamente il dolore, il non riuscire a darsi pace e a superarlo. La speranza non muore perché quel punto di non ritorno non si trova. La narrazione scivola delicata, elegante ed esatta, perché ogni parola è giusta, ogni frase è precisa e azzeccata, non potrebbe essere raccontata in altro modo. I sentimenti Nadia li racconta con le azioni, con i movimenti e le frasi della protagonista Ida, così bloccata ma viva. I sogni, e gli incubi, si intrecciano ai momenti del passato che riaffiorano pesanti e zuppi di inquietudine e nostalgia. Super consigliato, l'ho amato. Mi ha fatto sentire la mancanza della Sicilia, una terra che non conosco e in cui non sono mai stata, ma l'autrice la rende così viva e reale da farla palpitare davvero come se fosse di tutti, anche nostra. Copertina: 4. Storia: 5. Stile: 5.

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I vincitori del concorso “Caccia allo Strega” 2019

Jessica joy_in_the_deep - Recensione stregata scelta da Nadia Terranova

Evocativo, doloroso, quasi magico. "Addio Fantasmi" è un libro bellissimo. Sapevo che mi sarebbe piaciuto da impazzire dal primo momento che l'ho visto, pur senza conoscerne la trama, se non lo "Stretto" necessario (essendo ambientato a Messina leggendolo capirete perché questo mio gioco di parole) e senza averne mai letto neanche un frammento. Sentivo che era il libro per me, quel genere di romanzo che mi entra nel cuore e mi fa emozionare. Così è stato. Una storia potente, quasi immobile ma devastante nei fatti, nei ricordi, nei pensieri. Un libro sulla scomparsa e sulla perdita, sulle mancanze, sulle paure, sulle parole e sui silenzi, sulla sofferenza, sulla memoria, sulle domande che non avranno mai pace. Nadia Terranova ha scritto un piccolo capolavoro, introspettivo, profondo e intenso. Ovunque nelle pagine c'è l'acqua e ci sono i ricordi, che fanno male, che fanno mancare l'aria. Il mare è lì. C'è, quasi non si vede, non sempre, ma è dappertutto. Si sente, si percepisce, si vede nitidamente il dolore, il non riuscire a darsi pace e a superarlo. La speranza non muore perché quel punto di non ritorno non si trova. La narrazione scivola delicata, elegante ed esatta, perché ogni parola è giusta, ogni frase è precisa e azzeccata, non potrebbe essere raccontata in altro modo. I sentimenti Nadia li racconta con le azioni, con i movimenti e le frasi della protagonista Ida, così bloccata ma viva. I sogni, e gli incubi, si intrecciano ai momenti del passato che riaffiorano pesanti e zuppi di inquietudine e nostalgia. Super consigliato, l'ho amato. Mi ha fatto sentire la mancanza della Sicilia, una terra che non conosco e in cui non sono mai stata, ma l'autrice la rende così viva e reale da farla palpitare davvero come se fosse di tutti, anche nostra. Copertina: 4. Storia: 5. Stile: 5.  

Valeria

Nadia Terranova, in Addio Fantasmi, fa proprio questa operazione narrativa, delicata, oscura, catalizzatrice: fa evaporare la figura paterna e quella coniugale del marito, per lasciare sotto un cono di luce, dapprima ristretto, la figlia al suo centro. Una figlia zoppa, incapace di immaginare qualcosa che possa implicare un progetto o un futuro, impossibilitata a immaginare una vita che passi attraverso la sua, incapace a vedersi incastrata, eppure ferma, immobile, sebbene sia scappata a km di distanza. Pian piano quel cono di luce si amplia fino a comprendere l'altra figura determinante, la madre, la sua compagna invecchiata, il suo riflesso maturo. La femminilità, con le sue problematiche, con il suo pozzo (come lo chiama Natalia Ginzburg nel suo "Discorso sulle donne"), viene messa in risalto da questi chiaroscuri, che dove rimuovono e risucchiano, sanno anche ridare e illuminare. E proprio il pozzo mi sembra una metafora adatta a descrivere questo bellissimo romanzo: un pozzo che risucchia un vertice fondamentale di un triangolo familiare, madre-padre-figlia, il padre, lasciando una retta senza principio né fine, quella della coppia madre-figlia. Ma dal pozzo si può riemergere, si può tirare su l'evento primigenio, l'acqua. Altro elemento fondante l'acqua che contiene la vita incipiente, l'acqua vendicativa che distrugge, l'acqua fantasma che macchia e ricorda, l'acqua colpevole ma anche l'acqua purificante. Salsedine e ossigeno: il mare aiuta i pensieri. Un'acqua segnata da confini, quelli dello Stretto di Messina che è limen, che è valico, e quindi crisi. E per un siciliano che decida di andare via, quel confine è un perenne dilemma, è un andare e un tornare, è un dimenticare e un ricordare. COPERTINA 5 STORIA 5 STILE 4                                                                            

                                                                 

martineden      

Di un'infinita profondità. Il dolore esattamente com'è, come deve essere. La perdita. L'assenza del padre. Gli spettri del passato, a partire dal titolo. Di per sé niente di nuovo all'orizzonte. Dal di fuori sembrerebbe l'ennesimo romanzo sostenuto da archetipi e cliché. Errore. Perché le belle storie trovano sempre la loro maniera originale di farsi narrare. Non importano i plot né le strutture. Ciò che conta è la voce, la capacità del tutto umana di rendere partecipi gli altri dei propri trionfi e delle proprie miserie. I personaggi di Nadia Terranova sanno farlo alla grande. COPERTINA 4- STORIA 3- STILE 5                                                                           

Paola M              

A coloro che folgorati dalle promettenti aspettative del titolo -una garanzia, o forse più una speranza, che le paure, le delusioni, la solitudine, i dolori di cui tutti siamo afflitti, possano definitivamente congedarsi-va l’ammonimento di diffidare della semplicità con cui liquidiamo le escrescenze della vita. Sì, perché il libro, scritto con una voce scavante capace di suscitare un effetto ipnotico nel lettore, compie una ricostruzione dolorosa e minuta di quell’apparato VITA, a volte scivoloso e intangibile, di cui siamo prigionieri o rifugiati, perché ancorati più alla infelicità che non alla felicità, più alle forme statiche e rassicuranti di certi modelli di vita che non alla trasformazione di cui siamo pure capaci. Con essa, alla liquidazione, appunto, di certe esperienze che trattiamo come fossero le Sacre Scritture. Il commiato col passato, che si svela nelle ultimissime battute, dopo che il personaggio ha attraversato la dura prova della maturazione, è ritardato da una sequenza descrittiva, e quasi animata, di ricordi. La galvanizzazione degli oggetti (anche gli oggetti hanno una vita, un destino preciso nella storia di Ida),ai quali si conferisce una presenza parlante e rivelatrice, invece di esorcizzare i fantasmi, sembra volerli portare in vita con una precisione maniacale che ci viene in soccorso con la stessa amarezza di una medicina. Tutto si anima fino a comporre una memoria del dolore eterna e palpabile: le solitudini sono “abitate”, le voci fanno “esistere tutti, compresi il portaombrelli e l’inginocchiatoio in noce”, le ore hanno un colore, le cose hanno un volume e un peso specifico. È qui, in questa risalita che si svela il valore curativo del romanzo: nelle pagine che pure abbondano di riflessioni sull’incomunicabilità, sull’ineluttabilità del tempo, sull’inafferrabilità degli altri c’è anche la vita, quella vera e forse quella più bella. Se fosse un bugiardino: lasciare fuori la portata dei bambini. Copertina: 1 Storia: 4 Stile: 5                                                                          

                           

Mirko Denza    

"Mio padre si è messo da parte: non è lui che piangiamo oggi, semmai piangiamo il non averlo pianto e rubiamo un pezzo di dolore estraneo [...]". Esplode, in queste poche parole, l'essenza del romanzo: una scomparsa, un funerale mai celebrato, la scure della odiosa malattia che consegna un padre senza corpo, presente nelle macchie di muffa della casa. Ida, la protagonista di questo spaccato di vita familiare, è una donna di trentasei anni richiamata dalla madre nella sua abitazione di Messina. Per Ida, che vive e lavora a Roma, sposata con Pietro, è un ritorno in un passato mai del tutto cancellato, sempre in cima ai suoi pensieri, soggiogata al duro combattere per cercare di cancellare l'immagine di suo padre, uomo travolto e trafitto dalla depressione che, stanco del suo vivere, si trascina fuori dalla loro vita. I ricordi, le sensazioni, le amicizie di un tempo, il corpo assaporato dalle mani di un estraneo conosciuto al mare, avvolgono l'esistenza di Ida, giovane donna rimasta impigliata in una eterna adolescenza. I suoi tredici anni rappresentano uno spartiacque, un confine da percorrere per raggiungere il cambio di pelle, la maturazione di una scomparsa che si sprigiona negli odori e nelle voci catturati e custoditi in una scatola rossa. La vicinanza con la madre, una donna vittima dell'egoismo emotivo della figlia, la freddezza di Sara, sua migliore amica ai tempi del liceo, diventano lampi di luce che incoraggiano Ida ad abbandonare la muta dei ricordi. La comparsa di Nikos, un ragazzo di appena vent'anni, sarà per Ida il momento culminante che la spingerà a far entrare, per la prima ed ultima volta, l'odore del suo passato, quell'abbraccio caldo non più ricevuto. Copertina 5 (si percepisce la sospensione in un presente eterno); Storia 4; Stile 5.                                                                    

Qualche anno fa ho cominciato a dirigere una collana di narrativa.

Nel primo romanzo che ho pubblicato, il padre del protagonista era morto, caduto dal tetto. Nel secondo, era stato ucciso in una zona di guerra. Dato che le mie scelte non avevano nulla a che fare con riflessioni di ordine tematico, ma solo di qualità prosastica e strutturale, non poteva che essere una coincidenza. Anche nel terzo romanzo, però, il padre era morto: addirittura ghermito da una maledizione. Nel quarto era un inetto che passava le giornate al bar. Nel quinto, la figura paterna, che sostituiva di fatto il padre del protagonista, si rivelava uno sbirro invischiato in trame nere. Nel sesto il padre non c’era proprio, c’era solo la nonna. Babbo assente anche nel settimo. Nell’ottavo, a essere padre era il protagonista, ma abbandonava moglie e figlio per dedicarsi alla sua collezione di serpenti. Nel nono era sostituito da un “putapadre”, e via così. Non sarà, mi son detto, che la letteratura italiana contemporanea esprime tra le righe un nodo problematico, che ci riguarda tutti, rispetto alla figura paterna?

L’assenza del padre è il addirittura il fulcro del secondo ed eccellente romanzo di Nadia Terranova, Addio fantasmi. Un ritorno a casa, da Roma a Messina, risveglia nella protagonista il trauma della scomparsa, che acquista cadenza e si sostanzia in una serie di “notturni”, più o meno onirici: ma lo spazio lasciato vuoto dal padre – cioè tutto, a parte quello contenuto in una cruciale scatoletta rossa – serve alla protagonista per prendere coscienza di come anche la sua vita adulta sia più fantasmatica di quanto non osi ammettere, mentre l’esistenza, quella vera, esiste solo nella contingenza del momento.

L’impressione è quindi che, bypassata l’uccisione, l’assenza del padre diventi condizione necessaria al racconto. Che fare, allora?

Vanni Santoni

Motivazione per la candidatura al Premio Strega 2019:
«In questo romanzo emozionante e profondo Nadia Terranova, come Telemaco alla ricerca del padre Odisseo, torna nella sua città natale e nella casa messinese della sua infanzia alla ricerca di tracce della figura paterna che si è come volatilizzata, rendendosi assente al mondo ma non nella memoria della protagonista. Il padre è scomparso: con ogni probabilità è morto tanti anni prima, ma il suo corpo non è mai stato trovato. E non c’è funerale possibile per un morto che forse non è morto. Mentre Telemaco parte da Itaca per conoscere il destino del padre, Nadia Terranova torna a Itaca-Messina perché attraverso gli oggetti della sua infanzia, gli odori e i colori della sua città, l’atmosfera della casa che la madre ha deciso di mettere in vendita, può finalmente fare i conti con se stessa e con il fantasma di un padre che non c’è più. E mettere a punto, nel tratto di mare che separa Scilla e Cariddi, la cerimonia degli addii indispensabile per continuare a vivere dopo aver portato a termine il lutto».
Proposto da Pierluigi Battista
  • Nadia Terranova Cover

    Nadia Terranova è nata a Messina nel 1978 e vive a Roma. Ha pubblicato cinque libri per ragazzi tra cui Bruno il bambino che imparò a volare (Orecchio acerbo, 2012, illustrazioni di Ofra Amit, premio Napoli, premio Laura Orvieto), dedicato alla vita dello scrittore ebreo polacco Bruno Schulz, e Le nuvole per terra (Einaudi Ragazzi, 2015), un racconto di formazione sentimentale per preadolescenti e genitori. Ha esordito nel romanzo nel 2015 con Gli anni al contrario, storia d'amore di due ragazzi tra il 1977 e il 1989, definito da Roberto Saviano uno dei libri del 2015 e vincitore dei premi Bagutta Opera Prima, Brancati, Fiesole, Grotte della Gurfa. Collabora con diverse riviste. È tradotta in Francia, Spagna, Messico, Polonia e Lituania. Approfondisci
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