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L' Arminuta - Donatella Di Pietrantonio - copertina

L' Arminuta

Donatella Di Pietrantonio

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Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Edizione: 1
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 14 febbraio 2017
Pagine: 162 p., Rilegato
  • EAN: 9788806232108
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Gaia la libraia

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Vincitore Premio Campiello 2017
Vincitore Premio Napoli 2017. Sezione Narrativa.

Per raccontare gli strappi della vita occorrono parole scabre, schiette. Di quelle parole Donatella Di Pietrantonio conosce il raro incanto. La sua scrittura ha un timbro unico, una grana spigolosa ma piena di luce, capace di governare con delicatezza una storia incandescente.

«Ero l'Arminuta, la ritornata. Parlavo un'altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza»

Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L'Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell'altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all'altro perde tutto - una casa confortevole, le amiche piú care, l'affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l'Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo.
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    Edgardo

    08/05/2021 13:18:08

    Certe volte la vita ci costringe ad abbandonare per sempre le gioie e i sogni della fanciullezza per chiederci di diventare adulti prima del tempo. È quanto capita all' Arminuta, la 'ritornata', una ragazzina di tredici anni che viene restituita alla sua famiglia di origine senza un perché, un mistero pietoso che tormentera' la piccola protagonista fino alla tardiva scoperta della verità. Molto bello l'incipit che precipita il lettore nel dramma dell'Arminuta, che improvvisamente perde i suoi riferimenti affettivi e si ritrova in un ambiente a lei estraneo, di povertà materiale e spirituale. Ormai orfana di due madri - mai scocchera' la scintilla con quella biologica - l'Arminuta continua a vivere con dignità e a studiare con ammirevole profitto, pur andando sempre alla ricerca di un perché. Una storia di abbandoni e tradimenti affettivi, di decisioni subite prima con rabbia poi con rassegnazione, parole aspre che ben incorniciano la drammaticità del racconto. Anche se il terreno è arido, riuscirà a fiorire l'unico legame puro e profondo, quello con la sorella minore Adriana. Un tema delicato raccontato con una storia coinvolgente in cui, tuttavia, c'è poco spazio per un'analisi più approfondita dei sentimenti che muovono le decisioni dei personaggi adulti di questo romanzo.

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    c.

    09/04/2021 17:23:12

    Narrazione coinvolgente. Storia non semplice di una povertà e di miseria che si ripercuote sulla vita di una bambina poi ragazza, stravolgendone la vita.

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    Sofia

    01/04/2021 10:43:24

    Libro bellissimo. La scrittrice ha saputo portare l'Abruzzo nelle righe del romanzo e lo ha fatto vivere ai lettori attraverso una storia incredibilmente dura e un linguaggio semplice e diretto, mai banale. Sicuramente leggerò anche Borgo Sud.

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    Nina

    31/03/2021 21:00:43

    Un libro che ho amato, una storia che mi ha travolto e una protagonista sentita vicina. Così semplice e diretto che secondo me o lo ami o restando in superficie non lo percepisci. Storia di una vita che viene travolta e scombinata, di famiglie d'altri tempi, di grande forza, di cose sofferte e mai dette. Da leggere col cuore.

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    elisa

    27/03/2021 22:22:20

    Una storia che non mi è arrivata, non sono riuscita a superare la superficie del racconto. L'ho letto. Ottima scrittura ma nulla più.

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    Francesca

    22/03/2021 09:13:21

    Ho letto L'Arminuta e Borgo Sud uno di seguito all'altro, come se fosse un unico romanzo, ed è stata una bella esperienza. La sorella Adriana mi ha riecheggiato la figura di Lila de L'amica geniale. Una scrittura scorrevole per una vicenda che coinvolge il lettore.

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    Ivana Amarugi

    17/03/2021 10:50:15

    La protagonista del libro,all’inizio della storia è una bambina felice che vive una vita confortevole,in un bel quartiere,in una bella casa con giardino,che divide le sue giornate tra la scuola e le lezioni di danza,che trascorre le vacanze estive al mare con i suoi genitori,ovvero con quelli che credeva fossero i suoi genitori.Una mattina senza alcuna spiegazione viene caricata in macchina con una valigia ed un sacco pieno di scarpe e scaricata sulle scale di casa di un’altra “madre”,che l’aveva affidata alla zia,che non poteva diventare madre alla tenera età di sei mesi.Per “l’arminuta” in abruzzese “la ritornata”,inizia così una nuova vita,in un brutto quartiere,in una casa poverissima,con una famiglia numerosa a lei sconusciuta,che nemmeno la considera.Della famiglia soltanto Vincenzo il fratello maggiore e Adriana la sorella più piccola le mostrano un po’ di attenzione è un po’ di affetto.Poco tempo dopo Vincenzo muore in un tragico incidente e la madre chiusa nel suo dolore trascura gli altri figli e affida tutto il peso della casa alle due bambine.Sara’ proprio questa grande responsabilità e il dover superare insieme tutte le difficoltà quotidiane ad unire sempre di più le due sorelle,che diventano anche amiche inseparabili.L’arminuta col tempo scoprirà la vera causa del suo ritorno all’altra madre;sarà una scoperta dolorosa che la ferirà moltissimo,ma che supererà grazie al sentimento profondo che la lega ormai alla sorella Adriana.”L’arminuta” è un libro dalla scrittura priva di fronzoli,che non cade mai nel sentimentalismo,con una descrizione cruda e precisa dei personaggi che non si dimenticano,di una storia che non si dimentica.

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    paola.zorzan

    14/03/2021 11:33:16

    Premio Campiello 2017. Che potenza: talmente semplice che ti arriva dritto al cuore. C'è anche un sequel, Borgo Sud, che non ho ancora letto.

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    leon posteri

    10/03/2021 15:47:00

    Duro, crudo, essenziale nel linguaggio e nella narrazione. Sentimenti forti e primordiali. Magistrale la scrittura

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    Daria

    04/03/2021 07:36:12

    libro bellissimo, sono di origine abruzzese e leggendo questo libro ho avuto la sensazione di assaporarlo, nei sapori, nei profumi, nell'ambiente.

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    mary

    06/02/2021 13:12:48

    Libro semplicemente meraviglioso. L'arminuta, la ritornata, viene restituita dalla zia , con la quale è cresciuta fino ad ora, credendola sua madre, alla vera madre. All'improvviso, si trova catapultata da una vita agiata da figlia unica all'interno di una famiglia povera,, con una sorella e tre fratelli con i quali deve dividere la stanza. Continua a chiedersi perché la zia l'ha restituita, forse, lei pensa, perché affetta da una grave malattia. Solo alla fine del libro scoprirà la verità e da quella verita' finalmente si aprirà una nuova porta. Meraviglioso il finale . Consigliatissimo.

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    stefania

    18/11/2020 11:59:51

    Stupendo, ti immerge nel racconto della protagonista , nei suoi stati d'animo, ti senti LEI....penso che basti solo questo per comprarlo!

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    giuseppe giovannini

    13/11/2020 08:24:40

    La scrittrice Di Pietrantonio riesce a raccontare una storia di vite intrecciate-ferite in maniera nuda e cruda, "forte e gentile". Nonostante il fatto che nella lettura emerga il sapore acre della dinamica dell'abbandono più forte risulta essere l'indispensabilità delle relazioni, soprattutto quelle che fanno essere pienamente se stessi. "L'Arminuta" è quindi racconto di relazioni che fanno male ma che al contempo risollevano... "L'Arminuta" è un manifesto a mai arrendersi, a mai soccombere all'odio!

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    marta d

    01/09/2020 06:57:58

    Un libro da leggere ! .Intenso con una scrittura magistrale . Consigliatissimo

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    lore lore

    27/08/2020 05:37:19

    Bello questo libro. Bellissima scrittura e ben descritti i personaggi. Mi è piaciuto molto, si colgono tutte le sfumature, dai pensieri dei protagonisti alle atmosfere quotidiane. Primo libro che leggo di questa autrice, ne leggerò altri.

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    Elisa G.

    26/08/2020 10:50:00

    Intenso e bellissimo. Storia e narrazione. E’ ambientato in un territorio circoscritto (Abruzzo) ma si insinua in tutti i territori dell’anima del lettore. L’ Arminuta, la ritornata, va letto

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    Gianele

    14/08/2020 07:18:28

    Un viaggio fra delicati, fragili fili che sostengono i rapporti umani. Rabbia, delusione e paura ma anche speranza, riscatto e perdono nella tenera figura della protagonista. Letto in un giorno, ancor oggi mi offre interessanti spunti di riflessione. Uno di quei libri che non ti abbandonano facilmente.

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    paginediseta

    27/07/2020 20:42:58

    “L’Arminuta” ha come un retrogusto dolceamaro: sa di perdita, di dolore, di bugie, di resistenza, di sorellanza. Mi sono accorta solo alla fine di star salutando una protagonista di cui non ho mai saputo il nome: consapevolezza che mi ha colpita in maniera dolorosa, come continua a fare lo sguardo della ragazza in copertina. L’arminuta, la ritornata: nel suo anonimato leggo il suo smarrimento, l’incertezza. Senza radici, senza madre pur avendone due, orgogliosa e ferita, disperatamente desiderosa di affetto, di appartenenza.

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    Luca

    24/07/2020 09:05:02

    Mi è piaciuto molto: sia la storia, che l'ambientazione che la scrittura. Trovo Donatella Di Pietrantonio una scrittrice con un suo stile e carattere molto originali, mi ha preso molto questo romanzo, così come il suo Bella mia.

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    valentina R.

    26/06/2020 13:33:31

    Ci sono libri che risuonano forte dentro di noi e l'arminuta è uno di quelli. Avrei tanto da dire su questo gioiello della letteratura contemporanea, sullo stile mi soffermo poco: accattivante nella sua semplicità, tocca corde profonde senza l'uso di tecnicismi che strizzano l'occhio al lettore. L'uso di qualche termine del linguaggio comune lo fa apprezzare ancora di più, perché vero, vissuto. La protagonista non ha un nome quasi a volerne sottolineare l'anonimato, la continua lotta fra passato e presente. Sullo sfondo i temi della genitorialità e di attaccamento alla figura materna, il riscatto e la rivincita. Ho pianto tanto, forse sul finale sono riuscita a riabilitare un po la figura della mamma biologica, una donna che ha fatto ciò che ha potuto e con i mezzi economici, culturali e intellettivi, scarsi, che aveva. Vorrei abbracciare forte l'arminuta, darle quelle carezze che non l'hanno confortata; vorrei allo stesso modo abbracciare Adriana, la sorella che ha permesso alla protagonista di far pace con il suo passato e con il suo presente.

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    Silvia Gaia

    11/06/2020 09:45:20

    Ho vissuto fino a 10 anni in Abruzzo, dove sono tornata di recente, e in questo libro ho ritrovato qualche parola dell'infanzia, una mentalità che ho captato nelle campagne dove mia madre insegnava in sperdute scuole elementari (le "pluriclassi, a volte bambini mescolati dalla prima alla quinta nella stessa classe!), la povertà rassegnata dei contadini... La storia è di sicuro straziante, ma non sono d'accordo che sia scritta bene. A parte qualche immagine riuscita qua e là, qualche riflessione veramente acuta, nel complesso ho trovato la scrittura piatta e piuttosto banale. Il fatto è che negli ultimi anni vanno di moda queste storie di donne ambientate in un'Italia dimenticata. L'idea è giusta, ma ci vuole lo stesso una buona penna. Ho preferito di gran lunga "Mille anni che sto qui" di Mariolina Venezia, per restare nel filone. Due stelle e mezzo arrotondate a tre.

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    nucciomo

    09/06/2020 16:06:42

    Essere rifiutati dalla propria madre, dai propri genitori, almeno quelli che fino a qualche minuto prima riteneva tali, senza alcuna spiegazione; vedersi catapultata in un altro contesto, in un’altra famiglia che ti dicono è quella veramente tua. E’ questo il grande trauma di una ragazzina che deve fare il conto di una nuova vita da “rifiutata” e di “povertà”. Chi è tua madre, chiede la sorella più piccola appena conosciuta. Lei risponde “Ho due madri, una è la tua”! Ti ci trovi dentro a poco a poco, quasi rapito dalla forza di questo personaggio che vuole trovare una sua dimensione e che rifiuta quella nuova famiglia. Fino al confronto finale non si capacita del perché la prima madre l’abbia rifiutata. Ci si appassiona nel leggere la storia, pagine semplici scorrevoli, pieni di sentimento. L’amarezza di aver perso tutto senza colpa e la voglia di rifarsi una vita tutta sua, perché ha due madri, ma non ne valgono nemmeno una. Da non perdere, specialmente per studenti. 5/5 5

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    Debora

    03/06/2020 16:29:18

    Questo libro ha un potere magico, quello delle parole, quello della realtà plasmata meravigliosamente dalla scrittrice. Una volta cominciato, è difficile staccarsene.

  • User Icon

    Sharone

    29/05/2020 20:31:00

    Assolutamente imperdibile,nient'altro da aggiungere.

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    Ilaria

    17/05/2020 17:30:07

    Questo libro parla del ritorno, nella casa della madre biologica di una ragazza, detta l'Arminuta ("la ritornata"), che era stata adottata e cresciuta all'interno di un contesto medio-borghese. La dodicenne si ritroverà quindi in una piccola e povera casa di periferia, a condividere la propria esistenza con numerosi fratelli, in condizioni decisamente meno agiate e con una riscoperta madre biologica fredda e violenta, diversa dalla madre adottiva che nei suoi ricordi era dolce ed amorevole. Tra un adattamento difficile, passioni e riscoperte l'Arminuta ci traccia uno spaccato di vita vero in cui in alcuni aspetti o passaggi è impossibile non rivedersi. Bellissima lettura che ricorda un po' la Ferrante.

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    Roberta Berardi

    17/05/2020 11:17:41

    L'Arminuta è senza alcun dubbio uno dei romanzi italiani più intensi e meglio scritti degli ultimi anni. Quasi "verghiano" a tratti, nella sua durezza, nell'asperità della storia, questo romanzo riesce a commuovere (e a tratti a ferire) senza alcun eccesso di retorica. I dialoghi sono fitti, metà in italiano, metà in dialetto, senza fronzoli, spietati, eppure magnificenti, toccanti. Ambientato negli anni '70, L'Armiuta ci regala, con la storia brutale dell'abbandono di una giovane pre-adolescente (oggetto di scambio da una famiglia all'altra), uno scorcio della storia locale, dei poveri e dei ricchi, nell'Italia del periodo, dove l'entroterra si contrappone alla costa, dove le ville si contrappongono alle catapecchie. E' anche una storia di sentimenti umani, di amore materno, filiale, familiare in genere, complicati dall'esistenza di due famiglia, dal tradimento, dall'incertezza sul perché la protagonista è un'arminuta, una ritornata.

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    Pacifico

    16/05/2020 18:55:05

    Parte da un'idea clamorosa, un evento inusuale che se fosse capitato a chiunque di noi da bambino avrebbe sconvolto la vita, per dipanarsi con ritmo incalzante a cavallo tra sconforto e coraggio. Uno dei migliori libri italiani degli ultimi anni.

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    Silviad82

    16/05/2020 16:26:57

    L'Arminuta è un libro che ti entra nella mente, il viaggio della protagonista verso il suo luogo d'origine è una metafora che può richiamare nostri ricordi, anche se a livello esperienziale diversi. La bambina che si sente ceduta più volte per una ricerca di affetto altrui ha fame di amore e di riconoscimento, di far parte veramente di una famiglia. La scrittura scorrevole e allo stesso tempo particolareggiata, mi ha fatto conoscere questa autrice straordinaria che ha pochi eguali nella letteratura contemporanea italiana.

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    Ardesia

    16/05/2020 08:03:14

    La storia mi ha ricordato, per certi aspetti, probabilmente negli atteggiamenti dei personaggi, il racconto di Elena Ferrante. Certo la trama si dipana in maniera affatto diversa, e mi è sembrato di percepire un fortissimo non detto in questa vicenda : non molte parole, se non alcuna, vengono spese per raccontare la scelta difficilissima, pregna di conseguenze, di lasciare una figlia nelle mani d’altri, di riprenderla e poi restituirla. La mente di chi ha preso simili decisioni è insondabile e insondata, tutta solo da immaginare.

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    fra

    15/05/2020 07:15:45

    Un’altra famiglia adottiva, una nuova madre, un rapporto da costruire e una realtà da svelare. Siamo nell’Abruzzo degli anni ’70: L’Arminuta (letteralmente “la ritornata”, in dialetto) racconta l’agitata storia della sorellanza che nasce tra la protagonista – abbandonata ben due volte: prima dalla madre biologica, poi, a dodici anni, dalla madre adottiva – e Adriana, la “sorella ritrovata” presso la nuova famiglia dove viene accolta. Senza aver avuto voce in capitolo, Arminuta (la protagonista, di cui non sapremo mai il vero nome) è catapultata sin dall’inizio del racconto in una condizione per lei nuova e angosciosa; ora è sola e deve far fronte all’assenza di colei che per tutta la vita ha chiamato mamma, alle difficoltà di vivere in una famiglia povera – composta da estranei che le sono diffidenti – e ai pensieri che solo il non sapere la verità può alimentare.

Vedi tutte le 189 recensioni cliente

A cura di: Il Rifugio dell'Ircocervo



Ci sono storie che toccano i punti più profondi dell’animo umano e li rimescolano. Sono storie che stravolgono le convinzioni di chi le legge, creano una nuova mappa di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e costruiscono ricordi così vividi che sembra di averli vissuti in prima persona. L’Arminuta, l’ultimo libro di Donatella Di Pietrantonio edito da Einaudi, racconta una di queste storie.

La vicenda si svolge in un Abruzzo mai nominato eppure presente fin dalle prime pagine nel modo di parlare dei personaggi, popolare e colorito anche se mai del tutto dialettale. L’Abruzzo è la terra dell’autrice e ha fatto da sfondo anche alle altre sue opere, in questo caso però ogni riferimento a luoghi reali rimane implicito: si parla della città e del paese senza mai nominarli davvero, eppure le radici della storia sono profonde e ben salde. Basti pensare al titolo, una parola che in dialetto significa la ritornata.

Il contesto storico è quello degli anni Settanta, anche se la maggior parte delle scene è totalmente fuori dal tempo e dalla realtà e lascia intuire un’ambientazione in un’epoca ancora più lontana. Questa sensazione è tanto più acuta quanto surreale è la storia della protagonista, nata in una famiglia numerosa di un paesino di montagna e affidata ad una ricca parente che non può avere figli perché cresca con tutti gli agi. La bambina si affaccia all’adolescenza senza sospettare di vivere con dei genitori adottivi e un giorno, senza alcun apparente motivo, viene riportata alla famiglia d’origine, dove è costretta a cambiare completamente stile di vita, a condividere una stanzetta con un gran numero di fratelli, a proteggere i suoi pasti dalle mani che saccheggiano la sua porzione e a sbrigare incombenze da adulti che non le erano mai toccate con la vecchia famiglia.

Lo stile di Donatella Di Pietrantonio è scarno ma estremamente vivido e preciso e riesce a catturare sentimenti e stati d’animo con poche parole ben poste, al punto che ho provato sulla mia pelle l’angoscia di una ragazzina che si ritrova da un giorno all’altro a vivere nello sporco e nella povertà più assoluta senza aver avuto, prima di allora, la minima idea di cosa ciò possa significare.

In un ambiente così ostile, però, non mancano le luci: c’è Adriana, la sorella di sangue dell’Arminuta e sua compagna di letto, una ragazzina vispa che ha imparato a stare al mondo come un’adulta e che, al contempo, è ancora una bambina. Tra le due sorelle si instaura un legame quasi più profondo di quello che può legare due persone che hanno passato una vita insieme: Adriana invidia l’Arminuta e al contempo, pur più piccola e indifesa, si sente in dovere di proteggerla, perché non si macchi e non si rompa nel mondo difficile a cui lei è tanto più abituata. La dolcezza e la risolutezza di questo personaggio mi hanno assolutamente conquistata.

C’è poi Vincenzo, il fratello maggiore, con cui riconoscere un legame di sangue è difficile e viene molto più naturale guardarsi e scoprirsi come sconosciuti.

La vera fonte del conflitto che dilania la protagonista, però, più ancora del cambio di vita e di abitudini di ogni tipo, è l’improvvisa mancanza di una madre. Le due madri dell’Arminuta, quella adottiva e quella reale, appaiono entrambe come totalmente incapaci di ricoprire il loro ruolo, per ragioni diverse e che cambiano nel corso della storia. Se all’inizio, infatti, la ragazzina era ben ferma nel chiamare mamma la donna che l’aveva cresciuta ed evitava il più possibile di rivolgersi a sua madre di sangue, questa tendenza viene mitigata e cambiata nel corso della storia e la donna che prima desiderava ardentemente come mamma diventa, più freddamente, Adalgisa. Al contempo, agli occhi del lettore la figura della madre di sangue brusca e spiccia si addolcisce e nelle frequenti, teatrali e drammatiche litigate tra lei e la protagonista si intravede l’ombra di una donna ben più complessa e tormentata di quello che appare dal modo in cui la figlia ritrovata la guarda all’inizio del romanzo.

L’Arminuta è quindi un romanzo che parla di maternità e lo fa con uno sguardo lucido e impietoso, più circoscritto è invece il ruolo dei due padri nella vita della protagonista: quello adottivo è una figura passiva e inconsistente e il suo ruolo nella vita dell’Arminuta appare quasi limitato al volere della moglie. La ragazzina non pensa mai al padre perduto come individuo e ne sente la nostalgia solo come elemento del contesto famigliare. Anche il padre di sangue non è molto presente, ma con il procedere della storia ha un paio di momenti di riscatto in cui dimostra di non essere totalmente insensibile al destino di sua figlia – o almeno di esservi molto più interessato dell’uomo che l’ha cresciuta per 13 anni.

Il romanzo di Donatella di Pietrantonio narra una storia feroce e turbolenta, raccontata con grazia e senza una riga superflua. Ho letto quest’opera col cuore più che con la testa, divorandola in un giorno, e poi l’ho digerita poco alla volta, ho continuato a pensare ai personaggi e al corso che seguono le loro vite. Una voce così potente merita di essere ascoltata.


Recensione di Loreta Minutilli

Ecco svelate da Donatella Di Pietrantonio tutte le distanze che separano la periferia rispetto al centro. Distanze geografiche, culturali, sociali ed affettive. Il nervo scoperto delle dinamiche familiari nel contesto rurale degli anni ’70.

Il quadro di un’Italia spaccata tra le contraddittorie, apparenti felicità e facilità della borghesia di città che tutto si può permettere ed il mondo periferico fatto di braccianti ed operai che faticano per un tozzo di pane da portare a tavola; gente che sotto una scorza dura mostra cuori che battono per le disgrazie ed i dolori che la vita sembra proporre loro in continuazione.

La continua contrapposizione tra “il paese” e “la città” raccontata attraverso l’intimo girovagare per l’adolescenza de l’arminuta, “la ritornata”, tredicenne contesa e rifiutata da due famiglie, costantemente sospesa sul confine tra amore ed abbandono. Il dolore della perdita e la volontà di farsi accettare dal mondo che l’ha abbandonata.

Ritrovarsi all’improvviso catapultata in una realtà familiare nuova, nella fatica della vita di paese, tra parenti mai conosciuti prima, dove la tavola offre il poco che l’indigenza consente, rende l’abitudine e gli agi del benessere cittadino ancor più difficili da smontare. Eppure la sofferenza ed il disagio finiscono col lasciare spazio alla scoperta di affetti e legami nuovi: una sorella minore tanto grezza quanto genuina e leale; un fratello maggiore che flirta con l’illegalità ed un fratellino “ritardato” bisognoso di attenzioni; e persino una madre naturale severa e distaccata apparentemente incapace di dispensare affetto. Ma l’idea di fuga e di ritorno alla città restano una costante nella testa dell’arminuta; la prima madre, le amicizie, la danza. E le profonde incertezze sul perché sia stata abbandonata.

Non ha neppure un nome, l’arminuta. Quasi a voler rendere ancora più accentuata la sua apparente “invisibilità” affettiva.

Non ha un nome nemmeno “il paese”. E neppure “la città”. Quasi a voler generalizzare geograficamente un contesto che avrebbe potuto essere un po’ ovunque. A voler semplicemente sottolineare la differenza tra il mondo rurale e quello urbano.

Scava profondo nel più atavico dei sentimenti umani, l’arminuta, il legame materno e quello familiare mettendone in evidenza l’aspetto fluttuante ed ingannevole.

Un romanzo intenso, triste, profondo e delicato, ricco di inflessioni dialettali che ne acuiscono le tonalità familiari. Storia di dolore, amore, morte, incesto, dignità, speranza e rassegnazione. C’è quasi tutto. E scorre via attraverso pagine asciutte, schiette ed incisive.

 

Le prime pagine del romanzo

A tredici anni non conoscevo piú l’altra mia madre.
Salivo a fatica le scale di casa sua con una valigia scomoda e una borsa piena di scarpe confuse. Sul pianerottolo mi ha accolto l’odore di fritto recente e un’attesa. La porta non voleva aprirsi, qualcuno dall’interno la scuoteva senza parole e armeggiava con la serratura. Ho guardato un ragno dimenarsi nel vuoto, appeso all’estremità del suo filo.
Dopo lo scatto metallico è comparsa una bambina con le trecce allentate, vecchie di qualche giorno. Era mia sorella, ma non l’avevo mai vista. Ha scostato l’anta per farmi entrare, tenendomi addosso gli occhi pungenti. Ci somigliavamo allora, piú che da adulte.

La donna che mi aveva concepita non si è alzata dalla sedia. Il bambino che teneva in braccio si mordeva il pollice da un lato della bocca, dove forse voleva spuntargli un dente. Tutti e due mi guardavano e lui ha interrotto il suo verso monotono. Non sapevo di avere un fratello cosí piccolo.
– Sei arrivata, – ha detto lei. – Posala, la roba.
Ho solo abbassato gli occhi sull’odore di scarpe che usciva dalla borsa se la muovevo appena. Dalla stanza in fondo, con la porta accostata, proveniva un russare teso e sonoro. Il bambino ha ripreso la lagna e si è rivolto verso il seno, colando saliva sui fiori sudati del cotone stinto.
– Tu non chiudi? – ha chiesto secca la madre alla ragazzina che era rimasta immobile.
– Non salgono quelli che l’hanno portata? – ha obiettato lei indicandomi con il mento a punta.
Lo zio, cosí dovevo imparare a chiamarlo, è entrato proprio allora, in affanno dopo le scale. Nella calura del pomeriggio estivo teneva con due dita la gruccia di un cappotto nuovo, della mia taglia.
– Tua moglie non è venuta? – gli ha domandato la mia prima madre alzando il tono per coprire il lamento che aumentava tra le sue braccia.
– Non si muove dal letto, – ha risposto con uno scarto della testa. – Ieri sono uscito io a comprare qualcosa, anche per l’inverno, – e le ha mostrato la targhetta con la marca del mio cappotto.
Mi sono spostata verso la finestra aperta e ho deposto i bagagli a terra. In lontananza un frastuono numeroso, come sassi scaricati da un camion.
La padrona di casa ha deciso di offrire il caffè all’ospite, cosí l’odore avrebbe pure svegliato il marito, ha detto. È passata dalla sala da pranzo spoglia alla cucina, dopo aver messo il bimbo a piangere nel box. Lui ha cercato di tirarsi su aggrappandosi alla rete, in corrispondenza di un buco riparato grossolanamente con un intreccio di spago. Quando mi sono avvicinata, ha urlato di piú, stizzito. La sorella di tutti i giorni l’ha tolto con uno sforzo da lí dentro e lo ha lasciato sulle mattonelle di graniglia. Si è mosso gattoni, verso le voci in cucina. Lo sguardo scuro di lei si è spostato dal fratello a me, restando basso. Ha arroventato la fibbia dorata delle scarpe nuove, è salito lungo le pieghe blu dell’abito, ancora rigide di fabbrica. Alle sue spalle un moscone volava a mezz’aria sbattendo di tanto in tanto contro il muro, in cerca di un vuoto per uscire.
– Pure ’sto vestito te l’ha pigliato quello là? – ha chiesto piano.
– Me l’ha preso ieri proprio per tornare qui.
– Ma chi ti è? – si è incuriosita.
– Uno zio alla lontana. Sono stata con lui e sua moglie fino a oggi.
– Allora la mamma tua qual è? – ha domandato scoraggiata.
– Ne ho due. Una è tua madre.
– Qualche volta ne parlava, di una sorella piú grande, ma io non ci credo tanto a essa.
Di colpo mi ha stretto la manica del vestito tra le dita avide.
– Questo tra poco non ti entra piú. L’anno che viene lo puoi passare a me, stai attenta che non me lo rovini.
Il padre è uscito scalzo dalla camera da letto, sbadigliando. Si è presentato a torso nudo. Mi ha vista, mentre seguiva l’aroma del caffè.
– Sei arrivata, – ha detto, come sua moglie.

  • Donatella Di Pietrantonio Cover

    Donatella Di Pietrantonio vive a Penne, in Abruzzo, dove esercita la professione di dentista pediatrico. Ha esordito con il romanzo Mia madre è un fiume (Elliot 2011, Premio Tropea). Per Einaudi ha pubblicato L'Arminuta (2017), vincitore Premio Campiello 2017 e Bella mia, con cui ha partecipato al Premio Strega 2014 e ha vinto il Premio Brancati e il Premio Vittoriano Esposito Città di Celano.Nel 2020 per Einaudi esce un nuovo romanzo Borgo Sud. Approfondisci
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