Cargo

Georges Simenon

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Traduttore: Marco Bevilacqua
Editore: Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 8 marzo 2006
Pagine: 350 p., Brossura
  • EAN: 9788845920325
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Gaia la libraia

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Come in un incubo, sin dall'inizio Joseph perde il controllo della situazione e viene travolto da eventi il cui senso gli è oscuro: prima la fuga da Parigi insieme a Charlotte, la compagna che, "in nome dell'Idea", ha ucciso l'uomo che era stato il suo amante. E che rifiutava di darle il denaro per finanziare il loro giornaletto anarchico. Poi, l'imbarco a bordo di una nave di contrabbandieri, il precipitare in "un universo incoerente, buio e fradicio", l'arrivo in una miniera d'oro colombiana, tra ragni, cimici e ratti, fino a Tahiti, dove Joseph incontrerà il suo destino...
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    tommaso

    18/10/2011 13:24:33

    Cargo il cui protagonista Joseph Mittel è un romanzo particolarmente intenso a livello emotivo,alcune pagine fanno soffrire il lettore. Joseph è un giovane malaticcio, insicuro, tubercolotico, il figlio non voluto, cresciuto senza un padre che si è suicidato in nome di un ideale. Proprio a causa di un ideale si ritrova sballottato a seguire da fuggiasco, Charlotte una giovane parigina di umili origini che ha assassinato per la causa anarchica un ricco uomo di affari.Questa fuga porterà Joseph a incontrare personaggi dai tratti reali, meschini, uomini potenti senza scrupoli che hanno una vita disordianata, ripugnante, ma che si sono scelti e non vogliono cambiare come il comandante Mopps del Cargo, Moise, Dominico. In sostanza il genio di Simenon è tale perchè affronta una serie di temi immortali, quali l'amicizia, il rapporto tra uomo e donna, l'adulterio,l'importanza di ricercare una felicità duratura, che niente ha a che fare con la ricchezza, ma che si basa su rapporti umani, sinceri. Mittel dalle proprie peripezie giunge alla conclusione che la propria vita avrebbe avuto un senso solo se si fosse creato una famiglia. Purtroppo la vita sembra essere crudele; l'uomo capisce tal volta troppo tardi i misteri di cui è fatta. Joseph sembra avere trovato, troppo tardi, la donna con cui condividere i piaceri più semplici della vita. Tita è la donna in grado di regalare a Mittel quell'ordine, quella serenità e comprensione che nessuno prima di allora gli aveva dato.Lei lo rassicura, non lo abbandona mai. E' saggia e pura. Coerente nelle parole e nelle azioni, non sguaiata, frivola, meschina e di facili costumi come Charlotte e neppure capricciosa, desisderosa di tutto ciò che vedeva come la madre Bebè, che sembrava ricordarsi di Mittel di tanto in tanto; quasi a ricordargli che non era venuto al mondo per desiderio dei genitori.

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    francesca70

    25/01/2008 10:26:51

    E' vero, il libro in alcuni punti è un pò statico.Cupo e triste come sono tutti i romanzi di Simenon.Ma ogni suo romanzo vale la pena leggerlo.Povero Mittel,finisci nell'immedesimarti nella sua situazione e nella sua solitudine. Ho tovato il libro molto attuale nonostante la data della prima pubblicazione(1936). Consiglio di leggerlo. Leggete anche l'ultimo uscito "Il treno".Non l'ho ancora letto ma sarà sicuramente meraviglioso.

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    Alessio Quatrini

    18/02/2007 14:40:54

    finalmente un libro piutttosto lungo di simenon, l'unico suo difetto è quello di scrivere libri che finiscono subito e vorresti fosero infiniti. Il capitano Mopps è il personaggio più bello, c'è dovunque la sua presenza anche se non è il principale.Poi la francia, panama, colombia e polinesia, viaggi che attraversano i personaggi, non potrebbero mai essere loro senza quei nomi geografici.Barranquilla......

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    Davide G.

    07/02/2007 18:31:26

    I racconti di Simenon ti lasciano una nostalgica amarezza, perchè i suoi protagonisti, come il Mittel di Cargo, sono persone fragili, alle prese con le difficoltà della vita quotidiana e la paura di non sapere come reagire di fronte ai problemi. Proprio come molti di noi da questa parte del libro; noi che ci possiamo benissimo immedesimare in queste vite marginali, dipinte da Simenon magistralmente, e ci affezioniamo alle traversie di questi personaggi come se ci guardassimo allo specchio e contemplassimo ciò che siamo e come viviamo. Ecco, dunque, un altro anti-eroe simenoniano, che però si tramuta in eroe in alcune drammatiche situazioni, proprio come noi tutti, che spesso siamo comparse fragili di fronte agli eventi ma che a volte sappiamo reagire con il cuore e l'istinto di sopravvivenza trasformandoci in indomiti eroi, anche se per un breve fugace lasso di tempo.

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    fabrizio

    24/07/2006 03:42:40

    Stepitosa sintesi di un percorso di vita che ci accomuna tutti. Ci sono descritti gli eventi che segnano il passaggio dall`adolescenza alla fase adulta, alla famiglia, alla nuova liberta`della maturita` e alla fase della riappacificazione finale. E`cupo e a tratti sembra statico, ma decrizioni ambientali e psicologiche sono attuali e coerenti. Amaro, ma mai melodrammatico.

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    unalaura

    13/07/2006 11:47:25

    tutto è sospeso, in stallo, ma l'attenzione viene catturata, trascinata in una lettura vorticosa per arrivare alla fine del viaggio!

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    luca

    15/06/2006 23:30:20

    Un ottimo Simenon, tra i più belli che abbia letto. Ci sono tutte le tematiche care alllo scrittore belga: i tropici, il progressivo estraneamento del protagonista dalla vita "normale", la "pazzia"...da leggere senz'altro.

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    Simone

    09/06/2006 11:22:28

    L'ho letto molto lentamente, e ho potuto apprezzare l'atmosfera dei luoghi descritti. Aleggia sopra tutti i personaggi un senso di sospensione, di incertezza e irrealta'. Nessuno e' quello che sembra, in questo romanzo. Lo sconsiglio a chi soffre di malinconia.

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    vidforull

    08/03/2006 20:18:45

    un buon libro,ma simenon ha fatto di meglio,cmq x 2 terzi ottimo

Vedi tutte le 9 recensioni cliente

Nella vastissima produzione di Georges Simenon vi sono anche quelli che lui definiva romans durs, non connessi al commissario Maigret e non strettamente gialli: Cargo è uno di questi. Scritto al ritorno da una crociera per il Sudamerica e il Mar delle Antille, il romanzo narra la fuga rocambolesca di una coppia di ragazzi poco più che ventenni che, dalla Francia, si imbarca su un cargo diretto a Panama. I due si conoscono nell’ambiente anarchico, ma hanno ben poco in comune: il protagonista, Joseph Mittel, è un giovane spiantato figlio di un famoso anarchico suicida; tubercolotico, sensibile ma ancora indeterminato, ha sempre vissuto all’ombra paterna grazie alla generosità della sua rete di conoscenti, pressoché ignorato dalla madre. Charlotte invece è una risoluta ragazza del popolo che, con il pretesto di servire la causa anarchica, prima estorce denaro al suo ex datore di lavoro e sgradito amante, poi finisce per ammazzarlo. Per sfuggire alla polizia s’imbarcano su un cargo diretto a Panama, lui lavorando in qualità di assistente alle caldaie, lei soggiornando nella cabina e nel letto del capitano Mopps, per arrivare, tra alterne vicende, a vivere prima nella giungla tropicale e infine a Tahiti.

Tra le varie peripezie a catturare l’attenzione del lettore c’è uno speciale senso di mancanza, d’indeterminatezza, di nostalgia perpetua rispetto a una felicità mai conosciuta. La vita di Mittel è dominata da questo senso di perdita. È un ragazzo senza passato e senza nome; non sa cosa fare di sé stesso e allora segue la corrente nella quale si trova invischiato. È per caso che sta insieme a Charlotte, non per amore; così come è un caso che si ritrovi coinvolto come complice di un omicidio, poi fuggitivo sul cargo di un contrabbandiere, poi padre: via via che il viaggio continua è sempre il caso a dirigere la sua vita, non una scelta. Questo romanzo non è la semplice scrittura di una trama avventurosa, è la messa a nudo della precarietà, del falso equilibrio su cui poggia la fragile impalcatura della vita dell’uomo. Anche quando il protagonista, sognando una vaga ma pulita, rassicurante idea di felicità familiare, si batte per creare un po’ di ordine, un evento fortuito torna a disperdere ogni altra possibilità. Non c’è sorpresa in tutto questo: fin dalle prime pagine aleggia un inquieto sentore di catastrofe incombente, e il calore soffocante, l’umidità claustrofobica, la natura opprimente, i miasmi della palude, tutto concorre a confermarlo.

Lo stile è trascinante, l’architettura della storia talmente ben calibrata che davvero ogni descrizione, ogni passaggio appare nella sua consequenzialità addirittura necessario e la lettura – nonostante la mole di pagine sia maggiore rispetto ad altri lavori dell’autore – scorre vorticante. Ma la storia possiede degli echi angoscianti, uno speciale ammonimento che ha a che fare col diventare adulti e un gran pessimismo di fondo. E mostra un’alienazione disturbante: l’estraneità non solo rispetto agli altri, inetti a qualsiasi atto di empatia, ma anche rispetto a sé stessi, alla propria capacità – messa a dura prova – di mantenere la salute mentale; alla propria vita, che non corrisponde a quello per cui si è tanto lottato; persino rispetto al proprio corpo, gracile, malaticcio, limitante.

Così la fuga, che dopo la perdita e l’alienazione è l’altro tratto distintivo del romanzo, assume i contorni di una fuga da sé stessi tentata ma mai riuscita, che si risolve in un perenne vagare disarticolato e senza senso, in miseria e pena. Eroe tragico moderno, Mittel è prigioniero di un percorso non scelto ma subito e tuttavia vissuto al massimo delle proprie possibilità, e perciò teneramente umano.

Quello che di più interessante caratterizza questo autore è il multistrato della sua scrittura: sembra sempre che, oltre le righe, voglia sussurrare al lettore qualcosa di più; a volte cerca di distrarre con elementi utili allo scorrere del racconto ma non al senso del messaggio – in questo caso per esempio la sottotrama del geologo belga, o la misteriosa Barranquilla – veri e propri MacGuffin letterari. Si è condotti per mano in un mondo altro, con una perfetta tessitura narrativa che l’autore svela poco per volta, senza fretta; l’impressione è di incredibile equilibrio e maestria, e di una ricchezza e profondità che si ritrovano solo nei grandi classici. A questo proposito si è detto che Cargo è il più conradiano dei testi di Simenon, e a ragione. La somiglianza a La linea d’ombra è evidente, non solo per l’ambientazione esotica, la vita di bordo o i presagi di follia e morte che aleggiano e tormentano gli uomini – che pure ci sono, e magistralmente evocati –, ma soprattutto per la potenza narrativa e simbolica della scrittura, che attraverso le parole di questi autori diviene il mezzo attraverso cui stimolare la partecipazione emotiva del lettore traslando l’individuale nell’universale: è questo che li rende sempre attuali, immortali.

Recensione di Violetta Marzano

Cupa, tesa e inquietante, l'atmosfera di questo noir di Georges Simenon rispecchia i sentimenti che si agitano negli abissi dell'anima dei protagonisti, caratteri ribelli e vittime delle brutture della vita, come spesso accade nei romanzi dello scrittore belga, che predilige personaggi ai margini della società, figure equivoche e caratterizzate da un forte travaglio interiore. Proprio come Joseph Mittel e Charlotte, due giovani che devono ben presto fare i conti con quanto di peggio l'esistenza possa riservare: la mancanza d'affetto, la violenza, l'angoscia della colpa, la fuga e l'incertezza del futuro. Affiliati a un'associazione anarchica, poco più che ventenni e già ricercati a causa dell'omicidio dell'amante di Charlotte, i ragazzi sono travolti dagli eventi che li spingono ad imbarcarsi sul mercantile del comandante Mopps per sfuggire la giustizia. Quest'ultimo farà di Charlotte la sua amante e li coinvolgerà in un traffico di armi destinate a un gruppo di rivoluzionari dell'Ecuador, trascinandoli in pericolose peregrinazioni attraverso l'America Latina. Giunti a Panama, dove sperano di trovare rifugio, Mittel e Charlotte scopriranno che contro la donna è stato spiccato un mandato di cattura internazionale: sono quindi costretti a proseguire il loro itinerario verso Sud e poi, verso mete sempre nuove, da un continente all'altro. Al destino, però, non si può sfuggire… La speranza di Mittel di compensare l'affetto perduto dei genitori e le frustrazioni dell'infanzia creandosi una famiglia tutta sua rischiano di affondare sotto i colpi impietosi degli eventi. Da parte sua, Charlotte lotterà strenuamente contro una sorte infelice che la vuole sottomessa a uomini prepotenti, sedotti per puro spirito di sopravvivenza.
Capace di coniugare uno stile narrativo piacevole ed elegante a una trama ben congeniata, che alimenta la tensione e la curiosità dei lettori, Georges Simenon conferma la sua fama di gran narratore in un romanzo che solca gli oceani con la stessa passione e perizia con cui affronta le distese burrascose dell'animo umano.
Scritto a Parigi nel 1935 e pubblicato nel 1936, questo è uno dei sei romanzi in cui Simenon mette a frutto le impressioni immagazzinate durante il lungo viaggio che, dal dicembre 1934 al maggio 1935, gli permise di visitare Panama, la Colombia, le Galápagos, il Perù, Tahiti, la Nuova Zelanda, l'India, il Mar Rosso.

  • Georges Simenon Cover

    Romanziere francese di origine belga. La sua vastissima produzione (circa 500 romanzi) occupa un posto di primo piano nella narrativa europea. Grande importanza ha poi all'interno del genere poliziesco, grazie soprattutto al celebre personaggio del commissario Maigret. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l'Index Translationum, un database curato dall'UNESCO, Georges Simenon è il quindicesimo autore più tradotto di sempre. Grande lettore fin da ragazzo in particolare di Dumas, Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad e Stevenson, e dei classici. Nel 1919 entra come cronista alla «Gazette de Liège», dove rimane per oltre... Approfondisci
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