La cura dei sogni

Paolo Bianchi

Editore: Salani
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 4 maggio 2006
Pagine: 236 p., Brossura
  • EAN: 9788884514783
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Descrizione
Milano, oggi. Aperitivi, lavoro, soldi... noia. Eugenia e Simone, restauratori, ossessionati dall'idea della conservazione del bello; Andrea, di professione gigolo, che con le belle donne ci va a letto. Ciascuno di loro ha un sogno, che tenta di inseguire prima che esso venga divorato dal grigiore quotidiano. Così Simone molla tutto e va a Cuba, Andrea compra la barca che dovrà aprirgli nuovi esotici orizzonti, mentre Eugenia tenta la fuga da se stessa e da un corpo che non soggiace alle statiche leggi dell'eternità dell'opera d'arte...

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Recensioni dei clienti

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    Emilio

    11/11/2014 15:55:30

    L'ho letto a distanza di qualche anno dall'uscita. Un romanzo che regge alla prova del tempo.

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    alex

    29/06/2009 00:37:49

    mah, forse non l'ho capito, comunque non mi è piaciuto. non lo so, l'ho letto voracemente in un paio di giorni eppure l'ho trovato lacunoso, incompleto, quasi un'ambizione non riuscita.

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    Rita

    06/02/2009 12:24:13

    Secondo me lo hai letto nel momento sbagliato. A me è piaciuto tantissimo. Molto fresco e romantico.

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    Alessandra

    31/05/2008 23:52:10

    Non so se ho letto questo libro nel momento sbagliato visto che è piaciuto cosi tanto... a me non è piaciuto per nulla, mi ha pure annoiato e non mi ha per niente coinvolto.... mah...

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    Miriam

    03/02/2008 12:53:24

    Ho avuto con le pagine di Paolo Bianchi un rapporto molto contraddittorio. A tratti curiosa e affascinata di sapere come si sarebbe sviluppato lo scavo emotivo dei personaggi, a tratti riluttata e ribattuta dallo sfogliare pagina. Il tunnel di oscurità, in relazione alla mia condizione emotiva, mi obbligava ad abbandonare la lettura, creando forse ancora di piu quella condizione di sofferta condizione e svalorizzazione che trapela dai personaggi. Non è stata nè una lettura scorrevole, nè una piacevole passeggiata nella generazione italiana che mi precede. Ad ogni modo, è una buona spinta per cercare di capire e capirsi, in relazione alla società e alle sue regole in ambito professionale. L'emotività come terreno di gioco, dove la fragilità è un circolo vizioso che distrugge. Kampf. A volte si perde, l'emotività non è sempre pronta a patire le botte contro gli spigoli, rispetta le sue regole che vanno scoperte nel percorso . Nell'idea è grazioso, assolutamente non enigmatico, molto chiaro e leggero. Nel contenuto, una macchia di nera polvere, che spolverandola, verrà via.

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    Alberto

    21/10/2007 12:18:27

    Il libro mi è piaciuto. E' scritto con una forma usata raramente: la vicenda è narrata soggettivamente da ciascuno dei tre protagonisti – Andrea, Eugenia e Simone - questi ultimi due in terza persona, il primo in prima (scusate il bisticcio), la qual cosa mi è sembrata efficace perchè, in questo modo, le personalità sono state messe meglio a fuoco al pari dei pensieri e dei rispettivi sogni, da curare, come suggerito dal titolo. E' ad un passo per essere trasformato in una sceneggiatura da film.

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    Fedor

    20/10/2007 18:20:55

    Paolo Bianchi sa davvero scrivere. Ti accompagna nelle vite insipide di giovani milanesi e ti trasmette i loro dubbi, le loro passioni, i sentimenti, le aspirazioni. Usa personaggi forti, uno anche repellente, ma racconta i giorni nostri con tanta empatia. Un libro da leggere e meditare. Perché se è vero che i sogni possono essere terapeutici, anche sognare troppo a occhi aperti può essere una malattia.

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    antonella

    12/06/2007 18:11:16

    Ho avuto il libro in regalo prima di Natale ma ho cominciato a leggerlo solo quando mi sono accorta che era linkato al blog di "Grazia" (il giornale). Un libro davvero notevole, l'ho finito in due-tre giorni. Una mia amica una volta mi ha confidato di avere un problema come quello che nel romanzo ha la protagonista, Eugenia. Ci sto ancora pensando. Non sono d'accordo che il finale è amaro, secondo me è solo realistico e poi dà anche speranza.

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    Filippo

    12/04/2007 02:46:38

    Bel romanzo, ben congegnato con molti piani narrativi che si intersecano. L'ho letto in due lunghe riprese, nel fine settimana. Lo consiglio.

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    manuela

    03/04/2007 12:44:45

    A me è piacituo molto, un po' amaro il finale...

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    Ron

    22/12/2006 19:10:45

    Finalmente un romanzo che non parla della solita alienazione metropolitana e neanche dell'alienazione della provincia. Quindi, si è capito, non parla di alienazione. I personaggi navigano un po' nel vuoto, ma questo è uno specchio fedele di una parte di società. Noi lo sappiamo perché ci stiamo in mezzo (dico "noi" perché non so essere più preciso). Se una storia ti prende fino in fondo e ti lascia da pensare anche dopo che l'hai finita, il risultato è raggiunto. Almeno credo. Qui l'autore non cerca di fare il furbo facendoci vedere quanto è bravo a scrivere, o quanto è profondo a pensare. Tra l'altro, quelli che lo fanno, ci guadagnano veramente qualcosa?

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    Luca Bagatin

    21/11/2006 11:42:48

    Sullo sfondo di una fra le più ricche e moderne città italiane, Milano, Paolo Bianchi fotografa i sogni di una generazione attraverso il racconto delle vicissitudini di tre protagonisti: Andrea, Simone ed Eugenia. Una generazione confusa, quella dei trent'enni, senza tanti punti di riferimento trenne forse i sogni. Sogni fra l'illusorio ed il materiale. Sogni che aiutano a vivere...sin tanto almeno che non vengono esauditi. Un romanzo che aiuta a riflettere tanto le vecchie generazioni (che forse dei punti fermi nella vita li hanno avuti) che le nuove (che punti fermi non li hanno e che magari cercno con raro successo in illusioni che passano come un treno in continua corsa), in un mutare di personalissimi scenari di vita vissuta. Giudizio: ***

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    Luca Bagatin

    20/11/2006 09:49:22

    Sullo sfondo di una fra le più ricche e moderne città italiane, Milano, Paolo Bianchi fotografa i sogni di una generazione attraverso il racconto delle vicissitudini di tre protagonisti: Andrea, Simone ed Eugenia. > Una generazione confusa, quella dei trent'enni, senza tanti punti di riferimento trenne forse i sogni. Sogni fra l'illusorio ed il materiale. Sogni che aiutano a vivere...sin tanto almeno che non vengono esauditi. > Un romanzo che aiuta a riflettere tanto le vecchie generazioni (che forse dei punti frmi nella vita li hanno avuti) che le nuove (che punti fermi non li hanno e che magari cercno con raro successo in illusioni che passano come un treno in continua corsa), in un mutare di personalissimi scenari di vita vissuta. > Giudizio: ***

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    Monica Mandirola

    16/11/2006 23:22:41

    Ti fa inciampare tra i suoi personaggi. All’inizio. Sono sgradevoli e fuori dal tempo. All’inizio. In un’ improbabile ambientazione. Sempre all’inizio. Poi, come succede ogni giorno a chi ha voglia di scoprire oltre, loro, i personaggi, si scoprono fino a mettere a nudo anche l’anima. Il cerchio del tempo e dello spazio allora si chiude. Non è il romanzo dei trentenni d’oggi. E’ il romanzo di chiunque abbia un mondo interiore che non vuole svelare spontaneamente. Di chi spera che qualcuno oltre a se stesso veda “la luce” che proietta. Per diventarne anch’esso più consapevole. Questa è l’illusione. Chi spera questo spesso rimane deluso davvero. Forse perché ognuno ha una luce che solo pochi altri possono vedere. Il più sta a incontrarsi, trovarsi. Questo è il sogno. E che il sogno non muoia mai. Bravo Paolo. Coinvolgi gradualmente e riesci in più momenti a sorprendere. M.M.

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    susanna

    19/10/2006 12:42:38

    La cura dei sogni è ben scritto, e in grado di coinvolgere il lettore nelle storie dei 3 personaggi principali. Unico neo una frase che dice qualcosa tipo: "vi spiegherò in seguito il perchè del soprannome" riferito alla coniglietta. Frase di cui non c'è alcun bisogno, e pure brutta: quando spieghi spieghi, le anticipazioni sono altra cosa. Bella la scelta dei cognomi, mi è piaciuto il caratterizzare un personaggio con un fortissimo e riconocibilissimo accento, tanto che avevo pensato che la città fosse Padova (causa Scrovegni) o Venezia, invece credo sia più Torino (o tendenzialmente Torino), causa la costa. Ma non ha alcuna importanza.

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    sandrino

    18/09/2006 16:23:32

    Non avevo mai letto niente di Paolo Bianchi, anche se ho visto che ha scritto altri libri. Questo mi sembra un romanzo più classico. Molto ben congegnato con una accelerazione nella terza parte, dove si racconta un viaggio di illuminazione (diciamo così). Anche il linguaggio è curato, con tentativi che si avvicinano alla sperimentazione. Lo proporrò al mio gruppo di lettura. E' giusto dare spazio anche agli autori italiani che meritano

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    emanuela

    29/08/2006 23:36:37

    Una storia di isolamento urbano, anche ordinaria, ma con qualche fuga nello straordinario. Non tutti fanno l'amore per soldi (che non è amore) e non tutti si tagliuzzano per sentirsi vivi. Eugenia è un personaggio che fa rabbia e tenerezza, più la prima che la seconda. Meglio un po' di sano cinismo.

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    L.D.M.

    31/07/2006 21:13:23

    È interessante ritrovare un autore che già dieci anni fa, in tempi non sospetti, s'interessava allo strano destino della generazione dei trentenni. Travolto da cumuli di carta e di altri materiali vari e avariati, prodotti con compulsione negli anni successivi, il suo saggio inchiesta (Avere 30 anni e vivere con la mamma, Bietti, 1997) sembra riprendere il filo conduttore nelle pagine del nuovo romanzo, che affronta con sufficiente sarcasmo ed onestà la realtà delle cose. Una realtà dove apparentemente tutto scorre nella banale e rassicurante squallidità del grigiore quotidiano, compresi i sogni che ciascuno dei protagonisti chiamati in causa pensa di voler realizzare. Ma siamo sicuri che lo vogliano per davvero? CHI sono i veri protagonisti, che ci sbeffeggiano con solerzia e metodo tra le righe? Qual è il vero percorso da seguire, curarsi con i sogni o curarsi dai propri sogni, come fossero una malattia, non lo si capisce mai fino in fondo. Forse l'autore torna a sondare i sotterranei dell'anima di una falsa gioventù, vittima di un esistenzialismo senza possibilità, facendosi un po' gioco del lettore. Un modo di prendere le distanze dalla soglia della maturità universale, con quella sottile ironia che convince. E con una certa cifra stilistica, che induce al perdono per un finale che lascia perplessi. Offre, d'altronde, la possibilità di ricominciare daccàpo per non perdersi nei mille trabocchetti disseminati quasi in tutte le pagine, che finiscono per condurre -dalle profondità dei tre metri ipogei- verso una zona franca in cui si può fare a pugni con l'autore. In effetti lo spazio c'è, e Bianchi lo permette: basta saper osservare. Ma s'impone una certa difficoltà. Un libro denso, dunque, più di quanto parrebbe in un primo momento falsamente onirico. E quale libro, in fondo, può sperare in un destino migliore di quello della rilettura?

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    Paolo

    28/06/2006 19:15:43

    Molto interessante. Da leggere. In un panorama affollato di titoli generazionali, il libro spicca per almeno una qualità: suona vero, non consolatorio, anti-retorico, dissacrante ma non cinico. Ovviamente è scritto benissimo, quindi anche a chi può non piacere, difficilmente lo stile non lascierà la sensazione di un lavoro di valore. Complimenti all'autore. Voto 8.

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    Umberto

    20/06/2006 14:37:31

    Un bel libro, che vortica fra le esperienze dei tre protagonisti (tre?) e la soggettività di ognuno di fronte agli accadimenti della vita. Scrittura essenziale, le sbavature sono limate con perizia e ci regalano una narrazione scorrevole. S'indagano i sogni, s'inseguono con maggiore o minore perseveranza. Se ne cerca la cura? Forse, perché il guaio dei sogni è che rischiano di avverarsi.

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