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Georges Simenon

Editore: Adelphi
Edizione: 9
Anno edizione: 1994
Formato: Tascabile
Pagine: 157 p. , Brossura
  • EAN: 9788845910685
SIMENON, GEORGES, La ballerina del Gai-Moulin

SIMENON, GEORGES, Il defunto signor Gallet
recensione di Baricco, A., L'Indice 1994, n. 9

Fa un po' effetto ritrovarsi Maigret in confezione Adelphi; con tutto il processo di santificazione che questo si porta dietro. Sicuramente lui non avrebbe gradito: e avrebbe preferito rimanere per sempre incolonnato nelle cartolibrerie vestito da Oscar Mondadori vecchia maniera, grafica bonaria e quarte di copertina approssimative. Era uno da brasserie, non da ristorantini.
Era uno vecchia maniera, e c'è da credere che lo fosse già a undici anni. Un bambino già nostalgico dei vecchi tempi. Chi ama Maigret ama soprattutto quel borbottìo costante contro il mondo che fila via veloce. Sentimento che, nella testa del commissario, aveva un corollario non insignificante: una compassione istintiva per quelli che, non reggendo la velocità, scendono dal treno: da vittime o da assassini, è uguale, sono solo due modi diversi di scendere.
Sullo sfondo, come si dice, la Francia. E lì ci sapeva fare, Simenon, perché quando descrive un bar di periferia dice tre cose ma quel bar tu lo vedi tutto, e non solo, hai l'impressione di averlo già visto, di esserci stato, servivano il Pernod nei bicchieri con su scritto Evian. Anche il barista, giureresti di averlo conosciuto. Tutto falso, ovviamente, essendo quella una Francia ormai sparita da tempo, eppure quella sorta di 'trompe l'oeil' è inevitabile. Come è inevitabile collocare quelle storie in una vaga pre-contemporaneità che sa di anni cinquanta ma è prima della guerra, dove passano gigantesche DS ma non ci sono i semafori, provate a dire esattamente gli anni: non lo sapete. I due libri qui citati, per dire, sono del 1931: quanti li leggeranno pensando alla Francia che hanno visto vent'anni fa? Quando un mondo diventa mito, il dove e il quando diventano categorie mobili. È un mito, a modo suo, il buon Maigret.
Che forse non sarebbe così famoso se Simenon non avesse avuto, oltre a un certo talento nell'allestire intrecci polizieschi, una penna che si muoveva con una naturalezza assoluta, e una leggerezza istruttiva. A fargli l'editing, non avresti trovato un aggettivo di troppo. Non forzava quasi mai nemmeno quando l'intreccio si infittiva, quando si scopriva il cadavere, quando l'assassino crollava e confessava. Si piazzava su una certa velocità e più o meno lì restava, con rari surplaces e rarissime accelerazioni. Questo dà ai suoi testi (anche quelli non legati alla figura di Maigret), una sorta di poesia sotterranea, una calma da preghiera profana, una calda mezza luce da lampadina 40 candele. Va, la storia, con un passo da deserto immutabile e da sempre già stabilito: se accade qualcosa, ha sempre il sapore dell'evento annunciato. La vita, come la raccontava Simenon, era un dettato, non un componimento a tema libero. E il delitto non era mai una variabile impazzita e imprevista del sistema, ma la coerente tessera di un puzzle complessivo: un gesto obbligato.
Per questo Maigret non punta mai dritto al colpevole, ma preferisce vagabondare per il mondo che ha ospitato il delitto. Sa che le vie di quel mondo disegnano un teorema di cui il colpevole è la soluzione. Tracanna birre, manda telegrammi; telefona dai telefoni pubblici, piglia taxi, salta pranzi; dorme poco, fuma nei momenti più assurdi. Non ha lo humour di Marlowe, n‚ lo stile di Poirot, n‚ il cervello di Sherlock Holmes. Ma ha qualcosa che loro si sognavano: una moglie che gli tiene la roba in caldo. Alla fine, com'è giusto, vince sempre: ma con quell'aria stanca di chi, sotto sotto, pensa che hanno perso tutti. Lui compreso.

Recensioni dei clienti

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    Renzo Montagnoli

    17/07/2016 21.12.53

    Il defunto signor Gallet (titolo originale in francese Monsieur Gallet, décédé) é stato scritto da Georges Simenon nel 1931 e cronologicamente é uno dei primi romanzi con protagonista il commissario Maigret. La figura del celebre poliziotto appare diversa da quella da noi conosciuta, nel senso che l'autore non ne aveva ancora definito con precisione quelle caratteristiche che ci sono ben note. É infatti un uomo il cui volto ci può apparire anonimo, corpulento senz'altro, ma senza quell'aria da investigatore che sa essere implacabile o anche umano, a seconda delle circostanze. Del resto la descrizione dell'ambiente, che in seguito costituirà uno dei pregi della serie, è un po' carente, mentre é solo abbozzata l'analisi attenta della psicologia dei personaggi. Evidentemente, la macchina che funzionerà perfettamente in seguito, con la schematicità e la regolarità di un orologio, era non ancora ben oliata. La stessa vicenda presenta non pochi aspetti oscuri e mira a una soluzione sensazionale, ma molto poco credibile. La provincia francese, che farà da scenario a non pochi suoi romanzi, si presenta anonima, se non addirittura un po' artefatta. É proprio quindi il caso di dire che Simenon si stava facendo le ossa e che non aveva ancora maturato la necessaria esperienza per confezionare un prodotto che andasse oltre il semplice svago, ma che avesse anche un intrinseco valore letterario. Del resto l'impressione che ha si ha nel leggere questo romanzo è che non sia stato scritto da Simenon, o comunque da quel Simenon che ben conosciamo e apprezziamo. La discrasia fra quest'opera ancora acerba e le successive è talmente evidente che stride non poco con le aspettative del lettore, abituato a ben altro, tanto che io stesso mi sono trascinato stancamente fino all'ultima pagina più che altro con il solo scopo di conoscere il perché e il per come di uno strano omicidio, e chi avrà la pazienza di leggere capirà bene cosa intendo per strano.

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    luciano

    02/03/2016 14.02.01

    Sarcenne è un paese, di cui Maigret "non conosceva nemmeno l'esistenza", a trentacinque chilometri da Parigi. La notte tra il 25 e il 26 giugno del 1930, all'Hotel de la Loire, viene trovato il cadavere di Emilie Gallett, rappresentante della ditta Niel che produce " falsa argenteria, falso lusso, falso stile". E' un'estate calda e afosa e quando Maigret arriva a Sarcenne " il cielo era color bronzo, e le mosche pungevano rabbiosamente, preannunciando un temporale". Maigret scopre che Gallett, a Sarcenne, si faceva passare per il signor Clément, benestante di Orléans, che da diciotto anni non faceva più parte della ditta Niel, che spediva cartoline alla moglie da Ruen, dove non metteva mai piede...Maigret indaga, risolve il caso, ma la sua compassione verso Gallett gli fa dire, al capo della polizia, : " Fiasco!...Non c'è più che da archiviare questo sporco caso...".

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    rosanna robbiano

    26/01/2015 14.28.55

    Terzo romanzo con protagonista Maigret, uscito nel 1931. Trama piacevole, lettura più scorrevole dei primi due romanzi della serie, un bel libro.

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    Franco

    13/01/2008 08.57.33

    La narrazione è sempre godibile per chi si è da anni affezionato a questo autore e a questo personaggio. Bisogna dire che nei primi Maigret c'è molta preoccupazione di variare ambientazioni e trame, sono piuttosto diversi da quelli scritti dal dopoguerra in poi dove Maigret è cementato, come un'istituzione (vacillante perché umana, ma incrollabile per volontà), nella sua Parigi. Qui la trama risente troppo, lo si capirà nel finale, da soluzioni alla Agatha Christie.

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