Divorare il cielo

Paolo Giordano

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2018
Pagine: 430 p., Rilegato
  • EAN: 9788806222277
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Descrizione
A dieci anni da La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano torna a raccontare la giovinezza, poi l'azzardo di diventare adulti, in un romanzo potente e generoso.

«Sorprende [...] la capacità di dare forma a un mondo con un linguaggio così esatto. Nulla, nel romanzo, suona fuori tono: testimonianza di un'operazione di raffinamento e spoliazione, di riduzione all'essenziale.» - Davide Casati, La Lettura - Corriere della Sera

«Un romanzo bellissimo sul credere e sul desiderare, sull’amicizia totalizzante della giovinezza, e sull’irrimediabile solitudine della giovinezza.» - Donna Moderna

La prima volta che Teresa li vede stanno facendo il bagno in piscina, nudi, di nascosto. Lei li spia dalla finestra. Le sembrano liberi e selvaggi. Sono tre intrusi, dice suo padre. O tre ragazzi e basta, proprio come lei. Bern. Tommaso. Nicola. E Teresa che li segue, li studia, li aspetta. Teresa che si innamora di Bern. In lui c'è un'inquietudine che lei non conosce, la nostalgia per un'idea assoluta in cui credere: la religione, la natura, un figlio. Sono uno strano gruppo di randagi, fratelli non di sangue, ciascuno con un padre manchevole, carichi di nostalgia per quello che non hanno mai avuto. Il corpo li guida e li stravolge: la passione, la fatica, le strade tortuose e semplici del desiderio. Il corpo è il veicolo fragile e forte della loro violenta aspirazione al cielo. E la campagna pugliese è il teatro di questa storia che attraversa vent'anni, quattro vite, un amore. Coltivare quella terra rossa, curare gli ulivi, sgusciare montagne di mandorle, un anno dopo l'altro, fino a quando Teresa rimarrà la sola a farlo. Perché il giro delle stagioni è un potente ciclo esistenziale, e la masseria il centro esatto del mondo.

L'amicizia fra maschi, la ribellione a Dio e ai padri, il desiderio e la rivalità: Divorare il cielo è un grande romanzo sul nostro bisogno di trasgredire, e tuttavia di appartenere costantemente a qualcosa o a qualcuno. Al centro c'è una generazione colma di vita e assetata di senso, che conosce tutto eppure non si riconosce in niente. Ragazzi con un piede ancora nel vecchio millennio, ma gettati nel futuro, alla disperata ricerca di un fuoco che li tenga accesi.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Roberta

    14/02/2019 22:54:50

    Meravigliosamente doloroso. Per tutto il libro continui a ripeterti: non doveva andare cosí, proprio come nella vita, perchè le situazioni risultano talmente reali da viverle parola per parola. L'ambientazione, che da pugliese mi è familiare, è affascinante, accogliente ed allo stesso tempo rude. Se quei luoghi li hai vissuti o li vivi non potrai che far scorrere le vicende accanto a te, come un'osservatore nascosto accanto alla narratrice. Per quanto ogni pagina sia una coltellata, me ne sono perdutamente innamorata.

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    Isa

    10/02/2019 11:19:10

    "Non si finisce mai di conoscere qualcuno...Sarebbe meglio non iniziare affatto".

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    Vittorio

    07/02/2019 21:21:31

    Storia torbida di un gruppo di ragazzi spinti oltre il limite delle passioni assolute: Dio, il sesso, la natura e un figlio... Tutto molto borderline, dalla trama ai personaggi. Sconvolgente ma ben scritto.

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    steval

    22/01/2019 11:49:42

    ben lontano dalla solitudine dei numeri primi. non mi ha convinto lo stile narrativo, troppo melodammatico. indubbiamente giordano è un indagatore dellanimo umano, rende l idea dei personaggi che rappresenta nel romanzo. quanta alla trama, bè, viva la fantasia!

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    Elena

    20/11/2018 16:30:06

    Romanzo intrigante. E seppur nell'assurdità di certi fatti, l'assoluta credibilità, l'assoluto realismo del profondo dei protagonisti. Giordano è un vero conoscitore dell'animo umano. Lo consiglio a chi ricorda, ricorda veramente, cos'era l'assoluto dell'adolescenza.

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    Anna P.

    18/11/2018 15:40:20

    Scritto magistralmente. E' una lettura profonda della vita e in particolare un'approfondita analisi di ciò che accade in adolescenza. Sempre triste come gli altri suoi scritti, ma pieno di energia.

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    Dario A.

    08/10/2018 03:19:02

    La gioventù, la scoperta, gli ideali, la ricerca di qualcosa per cui valga la pena ardere di passione; l'amore Inquieto, potente e magnetico. Per poter divorare il cielo e affrontare i propri fantasmi. Per poter andare avanti nonostante tutto, radicati nel terreno della vita ciclica ed imperturbabile, nella sua continuità assoluta e universale.

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    reghe70

    07/10/2018 08:21:10

    A questo libro non manca niente: amore, amicizia, disubbidienza, rapporto genitori figli, nord e sud, religione...ma tutti gli argomenti sono trattati in modo equilibrato. Un paio di passaggi un pò stiracchiati, ma non fa niente, a me Giordano piace anche per questo. Bello.

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    Fede

    22/09/2018 16:55:28

    Intenso e coinvolgente, fin dalle prime pagine mi ha trascinata all'interno della storia insieme ai protagonisti. Personalmente in alcuni punti ho faticato un po' a seguire alcuni "salti" temporali tra un capitolo e l'altro e avrei preferito un finale diverso, ma lo consiglio assolutamente!

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    Alice

    22/09/2018 15:36:27

    Ho davvero faticato per finire questo romanzo. La storia in sé non è male,ma a tratti l ho trovata pesante; e non sono riuscita ad affezionarmi a nessuno dei protagonisti, troppo antipatici!

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    Volpe

    22/09/2018 14:46:39

    Ho conosciuto Giordano con i suoi numeri primi molti anni dopo l'enorme successo del suo esordio, e priva di pregiudizi l'ho letto con piacere, sebbene fosse un testo non privo di difetti e ancora acerbo. Da allora l'ho seguito con "Il corpo umano", senza mai dimenticarmi il suo nome. E' stato impossibile non imbattermi quest'anno in "Divorare il cielo". L'ho amato. Tutto quello che ho trovato in mezzo alla violenza, alla rabbia e all'amarezza dei primi libri, quella traccia di umanità un po' soffocata sotto il sensazionale, il crudo, il troppo, ora emerge e pulsa tra la parole di questo romanzo. E' un'opera matura, delicata, gentile, seria. Credo veramente Giordano abbia trovato un suo equilibrio, e che non possa che migliorare.

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    Simona

    21/09/2018 21:10:37

    Forse un po' diverso dagli altri libri di Paolo Giordano, ma non per questo meno piacevole per chi ama l'autore. La storia appassiona, in parole povere vuoi sapere come va a finire e devo dire che mi è piaciuto come è stato chiuso il racconto. La scrittura come sempre scorrevole. L'unica nota negativa, a mio parere, è che nella parte centrale ci sono sequenze un po' lente in cui qualche pagina si poteva tagliare. In ogni caso, per me ha superato le aspettative.

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    Particolare

    21/09/2018 20:55:15

    Un libro molto scorrevole e ben scritto. Sicuramente la figura che vi affascinerà sarà Cesare, in tutti i suoi aspetti. Il protagonista maschile è molto strano ma ha un suo perché ed un suo fascino. Ci sono delle parti del libro che non mi sono piaciute molto, ma verso la fine tutto comincia ad avere senso, in ogni minimo dettaglio.

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    Cuore

    20/09/2018 13:55:01

    Dopo aver letto La solitudine dei numeri primi, io Giordano lo avevo abbandonato al suo destino. Nessuno dei suoi romanzi successivi mi aveva convinta a farsi leggere e andava bene così. Poi esce Divorare il cielo e sento che questo libro è diverso, sento che dovevo leggerlo. E sono felice della scelta fatta. Giordano è maturato, ha scritto una storia coinvolgente e profonda, mi ha appassionata tantissimo e mi ha tenuta incollata alle pagine come non mi accadeva da tempo. Bravo Paolo!

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    ale

    19/09/2018 16:06:27

    ho divorato questo libro.. non riuscivo più a smettere di leggere. ho passato 3 notti a leggere. la storia ti prende, intriga.. buona la trama con i suoi intrecci..

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    CATERINA

    18/09/2018 19:24:16

    Non ho ancora finito il libro e ammetto che la storia è molto dolce, ma a rischio di far accapponare la pelle a molti intenditori che amano Giordano dico che non apprezzo il suo modo di scrivere, mi lascia un senso di incompletezza. Mi Spiace, ciononostante ho letto tutti i suoi libri.

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    Pierluigi

    18/09/2018 16:52:37

    Vinta l'iniziale diffidenza verso un autore del quale, forse, si era fin troppo parlato ,ho deciso di fidarmi del mio istinto. Sarà stato il titolo (magnifico), sarà stata la copertina (molto bella)...insomma..."dovevo" leggere questo romanzo. Paolo Giordano ha scritto un libro bellissimo. Una scrittura potente ed ipnotica regala al lettore pagine memorabili. Ogni parola, ogni frase di questo libro è un'emozione. Struggente ed indimenticabile.

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    Giulia

    18/09/2018 13:36:47

    Ho letto recensioni contrastanti su questo libro e dunque mi ci sono avvicinata in modo prevenuto. Tuttavia è stata una delle letture più appassionate della mia estate : un libro che ti cattura fin dalle prime pagine e ti richiama continuamente a scoprire il divenire degli eventi. Trovo onestamente che questo libro , sebbene molto diverso , non abbia molto da invidiare a quelli precedenti. Per me da non lasciare sullo scaffale.

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    Li

    18/09/2018 06:05:10

    Giordano si conferma come una tra le più potenti voci del panorama italiano. Tra amore, amicizia e senso religioso, costruisce una storia potente e appassionante

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    Fra

    17/09/2018 20:47:46

    Un libro denso, questo di Paolo Giordano, dalla scrittura più matura e dai personaggi meglio caratterizzati, rispetto ai suoi precedenti, sebbene gli abbia apprezzati. Una storia da "divorare", che è un romanzo di formazione, crescita, amicizia, amore, ma anche molto altro. L'ambientazione è quella di una Puglia vera, di una masseria, della natura, della terra. E' un libro che parla della vita, che consiglio anche a chi è rimasto deluso da "La solitudine dei numeri primi".

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Due anni fa ho avuto l’onore di partecipare al Premio Strega e il privilegio di farlo senza avere reali possibilità di vittoria, cosa che mi ha permesso di osservare il rito e i suoi effetti con il necessario distacco: nel corso di quei mesi mi colpì in particolare un fatto: quando la favorita era Teresa Ciabatti con La più amata, nella “bolla” del campo letterario, critico ed editoriale, che si allarga fino a blogger e lettori fortissimi, stavano tutti per Paolo Cognetti e Le otto montagne; quando però poi Cognetti ha vinto, sono tornati tutti ciabattiani. Il fatto è tanto più curioso perché si trattava in entrambi i casi di romanzi eccellenti, firmati da autori di solida fama letteraria: pure, la loro stessa letterarietà veniva messa in dubbio non appena si profilava all’orizzonte la possibilità di un successo commerciale. Le stesse persone che si sperticavano in elogi per lo stile icastico e puntuale del Cognetti dei libri minimum fax, ora erano in prima fila ad affibbiare a quello (invero ancora più compiuto) del Cognetti Einaudi e “stregato” la degradante etichetta di midcult.

Devo in effetti l’idea di questo pezzo a un redattore di linus, Ivan Carozzi, che notava come un romanzo solido come Divorare il cielo di Paolo Giordano fosse passato sotto silenzio nella “bolla”.
Ora, è vero che un libro che va in classifica può anche infischiarsene della bolla; pure, Divorare il cielo è talmente superiore, per la forza con cui tiene assieme trame e sottotrame, e per la pura capacità scenografica dell’autore, a tanti più celebrati romanzi usciti nello stesso periodo, da far venire il sospetto che esista, in Italia, uno stigma del successo, sorta di opposto morboso di quella “stairway to stardom” che gira così bene nel mondo anglosassone.

Vanni Santoni


Sono 430 pagine di scrittura densa, magmatica, questo nuovo romanzo di Paolo Giordano. Una scrittura che scorre lenta e piena sopra la curva degli eventi, tanto da rimanerci invischiati per alcuni giorni.

Quattro protagonisti, una storia suddivisa in tre parti, quasi tutta ambientata in una masseria in Puglia, vicino a Ostuni. Intorno alla vicenda personale dei quattro ragazzi, molte storie più grandi di loro e di noi. Torna al romanzo di formazione Paolo Giordano - dopo aver conquistato una fama fulminea forse effimera con La solitudine dei numeri primi – ma da uomo di scienza prima che di lettere, lo fa con un romanzo intenso e gravido, scritto con la precisione del thriller, dove però il delitto è soltanto la vita comune di quattro ragazzi.

Teresa all’inizio del racconto è una giovanissima studentessa di Torino, che passa le sue vacanze estive nella grande villa di sua nonna, in Puglia. È guardando fuori dalla finestra della sua torre d’avorio che scorge per la prima volta Bern, Nicola e Tommaso. Sono nudi e nuotano nella sua piscina, hanno scavalcato la recinzione di notte, vengono dalla masseria che si trova a poche centinaia di metri da casa sua.

La masseria attrae Teresa come il miele velenoso attira la mosca dell’ulivo. Tra quegli antichi muretti a secco, oltre il tratturo, ci sono Cesare e sua moglie, e poi ci sono di volta in volta ragazzini sempre nuovi, non proprio fratelli tra di loro, ma quasi. Sono i bambini dati in affidamento alla coppia. Nella masseria con Bern, Nicola e Tommaso, Cesare applica alla lettera le sacre scritture e recita lunghi sermoni, obbligando tutti al lavoro nei campi. La masseria è una Chiesa delle origini, un Eden prima che si compia il peccato originale. Almeno finché non arriva tra loro la ribellione.

La storia inizia in questa maniera, come inizia la storia del mondo, con una donna a sconvolgere la tranquillità della natura. E prosegue come prosegue la storia del mondo, tra amore, colpe e tradimenti. Nel mezzo c’è il racconto della vita nei campi coltivati con il metodo biologico, l’utopia di un gruppo di giovani che producono senza consumare risorse idriche o energetiche, c’è l’integralismo di chi difende gli ulivi secolari dalle ruspe, ma anche un’incessante, spossante, avvilente lotta contro la natura ostile: il raccolto rovinato dalla grandine, la Xylella, gli embrioni che non attecchiscono e quelli che invece crescono e si moltiplicano in ventri di ragazze minorenni.
Nel nugolo di queste quattro vite, tutte intrecciate e dipendenti, tutte conficcate l’una nell’altra pur avendo radici sottili e volatili, l’autore riesce a tracciare una storia potente e drammatica. Sin dall’inizio l’odore acre della morte si insinua nel racconto: il giardino dell’Eden ha in sé la gioia e anche il dolore, la benedizione e la dannazione. L’amore è imperfetto, è questo il messaggio più forte che ci restituisce questo romanzo, lo dice bene Paolo Giordano quando la sua riflessione si allarga alla vita di tutti.

Questa volta l’autore estende e approfondisce - portandolo all’estremo - il tema che gli è più caro: la fuga e il rifiuto della società borghese. Per farlo, con Divorare il cielo, arriva dritto fino al ventre del mondo.

Recensione di Annalisa Veraldi