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Muriel Barbery

Traduttore: E. Caillat, C. Poli
Editore: E/O
Collana: Dal mondo
Anno edizione: 2007
Pagine: 384 p. , Brossura
  • EAN: 9788876417962
"Mi chiamo Renée. Ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartamenti di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l'alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante".
Non è difficile capire perché, leggendo tale inizio del capitolo secondo di questo romanzo, venga subito voglia di andare avanti. Soprattutto se nel brevissimo capitolo primo avete colto proprio Renée Michael disquisire sull'Ideologia tedesca di Marx. Già, perché Renée non è una portinaia come tutte le altre: è un'autodidatta con una cultura straordinaria, un'invidiabile apertura mentale e gusti musicali, filosofici e letterari di grande raffinatezza. Studia Husserl, ascolta Purcell, è un'appassionata intenditrice della cultura giapponese e dei film di Ozu, regista giapponese per pochi. Il suo gatto si chiama Lev, in omaggio a Tolstoj. Inoltre i suoi pensieri, il suo sguardo sul mondo sono all'altezza di tale universo culturale. Ma questa Renée, la vera Renée che noi lettori conosciamo, è clandestina.
Lo scopriamo pagina dopo pagina, perché una buona metà del libro è scritta così, in prima persona, come una sorta di diario-confessione al lettore, dove Renée si racconta e descrive il procedere della sua vita mentale e materiale, dal punto di vista della guardiola di rue de Grenelle 7. Renée qui ha scelto, per così dire, di darsi alla macchia, di non svelarsi al mondo, ma di conformarsi a ciò che il mondo si aspetta da una portinaia. Per non essere smascherata, presta grande attenzione a riprodurre tutti gli elementi che collimano con lo stereotipo; ad esempio tiene la televisione sempre accesa, anche se nel retro guardiola ascolta Mahler; presta grande attenzione al lessico e alla sintassi, che volutamente abbrutisce (anche se sussulta, addolorata dagli strafalcioni che invece gli altoborghesi condomini affastellano con pervicace continuità); acquista cibi e prodotti della mediocrità consumista che ci si aspetta da lei. In realtà la lettura del romanzo ci convince, a ogni passo, che Renée è la vera figura nobile della storia; e che i colti e ricchi borghesi che abitano gli appartamenti di rue de Grenelle, oltre alla maggior parte dei famigli che tentano la scalata sociale mostrandosi con essi solidali, sono l'emblema della crassa volgarità.
L'altra metà del romanzo contiene una voce ulteriore che si confessa in prima persona, quella di Paloma Josse, figlia di un deputato, ex ministro, che abita uno dei lussuosi appartamenti di rue de Grenelle. "Io ho dodici anni, abito al numero 7 di rue de Grenelle in un appartamento da ricchi. I miei genitori sono ricchi, la mia famiglia è ricca, e di conseguenza mia sorella e io siamo virtualmente ricche. (…) Si dà il caso che io sia molto intelligente. Di un'intelligenza addirittura eccezionale. Già rispetto ai ragazzi della mia età c'è un abisso. Siccome però non mi va di farmi notare, e siccome nelle famiglie dove l'intelligenza è un valore supremo una bambina superdotata non avrebbe mai pace, a scuola cerco di ridurre le mie prestazioni, ma anche facendo così sono sempre la prima della mia classe". Talmente matura, Paloma, che ha deciso di suicidarsi. La sua parte di diario, che è scritto con un carattere tipografico differente da quello di Renée, in modo da renderlo immediatamente evidente, contiene la cronaca dei giorni che precedono la data in cui ha deciso di togliersi la vita.
Così il libro assume una struttura isomorfa e perfettamente speculare. Nello stesso palazzo due personaggi si nascondono, occultando la propria straordinaria natura dietro gli stereotipi del proprio ruolo sociale (la portinaia, la ragazzina). Come mandare avanti la storia? Con l'entrata in scena di un nuovo ricco e affascinante condomino che prende il posto di un altro, che muore per il bene della storia. E il nuovo personaggio è Monsieur Kakuro Ozu (come il regista!), un non più giovane signore giapponese, la cui raffinata natura, che porta in sé il meglio del mondo orientale, ha il dono di guardare lontano e smascherare le due figure: "Non mi hanno riconosciuta" dice Renée a Ozu. "È perché non l'hanno mai vista (…). Io la riconoscerei sempre e comunque". È questa la vera cifra del romanzo, che il titolo nasconde: "Madame Michel ha l'eleganza del riccio – scrive Paloma, – fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti".
Ciò a cui conduce lo smascheramento condotto da Monsieur Ozu porta alla catastrofe, nel senso etimologico dell'espressione greca. Non andrò oltre nel raccontarlo, anche perché il libro, che a un certo punto dopo le prime cinquanta pagine sembra arenarsi, ritrova nelle ultime cinquanta un andamento vertiginoso che spinge con frenesia il lettore alla conclusione.
Muriel Barbery, scopriamo, è docente di filosofia. Ha ottenuto con questo romanzo numerosi premi e soprattutto, uno straordinario successo di pubblico in Francia, ma anche da noi. Ma ha forse voluto esagerare. Perché la parte in cui parla Paloma è la meno credibile, e alla sua vena suicida neppure lei sembra crederci molto. E dunque tutte le volte che la penna di Renèe si sta sbizzarrendo e vorremmo leggerne ancora, troviamo a importunarci questa bambina un po' saccente. La parte più bella del libro è nella figura di Renèe. Dove ci diverte nella dissimulazione con i pretenziosi condomini, certo. Ma anche dove ci incanta: avviluppata nei panni dell'antieroina, diventa per noi un'eroina vera, nel parlarci di Husserl o del cinema di Ozu. La prendiamo sul serio. Anche perché una riflessione sociologica e di strisciante lotta di classe sembra venir fuori. Davvero ci colpisce "l'incapacità del genere umano di credere a ciò che manda in frantumi gli schemi di abitudini mentali meschine". La sistematica applicazione di pregiudizi che svolgiamo nella nostra vita quotidiana: non è altro che la storia di Cenerentola quella che Barbery ci racconta. E nel saper raccontare quella storia attraverso leggerezza e modernità, continuiamo a volerla ascoltare.
  Andrea Bosco

Recensioni dei clienti

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    Luca

    09/09/2016 18.09.49

    Leggendo le critiche, rimango perplesso dal modo che certuni hanno di intendere i libri. Sembra che adorino vivisezionarli, piuttosto che leggerli. Eppure io ritengo che questo non sia lo scopo di una buona lettura. Una storia può coinvolgerci o lasciarci indifferenti, magari perfino ostili, secondo la sensibilità e l'inclinazione di ciascuno. Ma, soprattutto, può essere ben raccontata, oppure no. Ecco, L'eleganza del Riccio, a mio parere, è una storia davvero ben scritta, con un lessico e un ritmo adeguati alla narrazione, e non mi pongo il problema di quanto sia reale o surreale. Ho amato la poesia intrinseca del racconto, e l'ironia sottile che temo ai più sia sfuggita. L'erudizione delle protagoniste era funzionale alla trama, proprio in quest'ottica! Non c'è nulla di autoreferenziale (ma poi, autoreferenziale per chi? Per i protagonisti? Siamo alla follia recensiva...) La portinaia prima è simpatica, poi antipatica e infine mi risulta adorabile. Ma sul serio io dovrei dare un giudizio positivo o negativo in base alle diverse emozioni che suscitano nel mio animo i vari personaggi? Se è questo il parametro di analisi di un romanzo, ebbene... allora ho il sospetto che la recensione non faccia per noi.

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    Simon60

    21/01/2016 11.38.49

    Cerebrale oltre ogni dire. Pesante e, in alcuni punti, decisamente antipatico. Finito con grande sforzo.

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    angelo

    23/11/2015 15.10.53

    Ingredienti: una portinaia dalla cultura sorprendente, una bambina prodigiosamente matura, un giapponese ricco e affascinante, un incontro condominiale tra tre solitudini dalle conseguenze inattese. Consigliato: ai "ricci" appuntiti e scorbutici fuori ma morbidi e poetici dentro, alle "camelie" nascoste tra il muschio, portatrici di bellezza intima ed effimera.

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    Gigifaggella

    21/10/2015 10.15.13

    Un capolavoro assoluto! Un libro di una bellezza, delicatezza, profondità e verità incomparabili. Dietro i monologhi delle due protagoniste narratrici che non potrebbero essere più diverse ma, allo stesso tempo molto simili tra loro, viene delineata dall'autrice una trama della vita che trovo molto vera e profonda. Concetti da leggere e rileggere e su cui riflettere tanto. E' comunque uno di quei libri che arricchisce l'anima al di là della storia raccontata che è un ovvio pretesto. Dico sempre che ci cerca le storielle con inizio, trama e finale a sorpresa dovrebbe orientarsi su ben altri generi. Nel libro della Barbery c'è solo nutrimento per l'anima...

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    Claudia

    13/10/2015 09.39.52

    Splendido, delicato, alto. Esprime bellezza in ogni pagina. Assolutamente consigliato a chi ama il bello.

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    Lucia

    15/07/2015 23.43.31

    L'eleganza del riccio è la caratteristica di madame Michel, di professione portinaia, la quale, proprio come un riccio, all'esterno è protetta da una corazza impenetrabile, mentre dentro di sè custodisce una grazia innata, nonchè una vasta cultura. L'eleganza del riccio è anche la principale qualità di Paloma, di professione bambina incompresa, che fa di tutto per fuggire dalla propria famiglia, in senso fisico e spirituale. Madame Michel e Paloma,così lontane per età ed estrazione sociale, ma accumunate dalla tensione verso la Bellezza e l'Eternità. Un libro difficile, almeno per me, da rileggere più volte, frase per frase, lentamente, per cogliere i molteplici significati e collegamenti. La vita è fatta di caducità, ma talvolta è proprio la vita a concederci sprazzi di infinito. Piccole cose, difficili da decifrare se non si esce dal vortice di impegni, appuntamenti, cose da svolgere,che ci impediscono di godere dello splendore di un fiore, di un paesaggio di un'amicizia.

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    Francesca

    09/02/2015 21.03.20

    Ho trovato la narrazione un po' pesante, ma mi è piaciuto. Paloma è una bambina forse un po' troppo brillante, ma un personaggio ben costruito, come la portinaia. Il finale è la parte che mi è piaciuta meno, ossia la morte di Renèe, che sembrava giustificata dal fatto che lei aveva iniziato una relazione con un uomo ricco, ovvero di un altro ceto. E' questa la cosa che non sopporto e per questo ho dato solo un 3/5.

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    dani

    20/01/2015 16.57.58

    Non l'ha detto anche papa Francesco? La bellezza ci salverà, e questo libro ne è testimonianza. Meraviglioso, sì ci sono le dissertazioni filosofiche che soprattutto in bocca a Paloma sono un po' eccessive, ma per me è stato illuminante, ironico, struggente.

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    Giulia

    17/01/2015 18.52.42

    Impossibile spiegare a parole quanto questo libro sia meraviglioso, originale, profondo. Leggerlo una sola volta non é abbastanza per penetrarne l'immensa bellezza. A chi lo definisce noioso e autocelebrativo vorrei dire che questo non é un libro da leggere al mare sotto l'ombrellone per intrattenersi, questo é un capolavoro che nutre la mente, che richiede tempo e dedizione, il coraggioso atto controcorrente di una scrittrice e di un editore che hanno deciso di rischiare e di proporre finalmente qualcosa che sia alto e non spazzatura commerciale.

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    valentina

    28/08/2014 15.04.24

    mi è piaciuto molto il libro.

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    marge

    31/07/2014 22.44.49

    la tentazione di non continuare a leggerlo dopo i primi capitoli è stata forte, ma ho resistito, sono arrivata alla fine e ne sono stata contenta. Non è un libro eccezionale, ma si lascia leggere, a parte qualche "lezione" di filosofia per "addetti ai lavori"

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    paola

    16/05/2014 00.54.25

    Molti libri bisognerebbe prima leggerli poi comprarli.le classifiche delle copie vendute sarebbero molto diverse. Ho aspettato l edizione economica ma potevo risparmiarmi anche quelli. Che rabbia. .!!! un vuoto totale.

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    nikiii

    08/04/2014 13.34.45

    All'inizio non riuscivo a comprendere le protagoniste , anzi non le sopportavo . Andando avanti , ho iniziato ad apprezzare i pensieri e le loro emozioni ; da leggere assolutamente .

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    zeno

    04/04/2014 16.00.14

    Apprendendo dai molti giudizi, non tanto negativi ma letteralmente non-giudizi, riguardo un libro che con eleganza e semplicità cerca di stimolare la propensione umana per la bellezza anche nelle piccole cose e valorizzare i sentimenti,mi amareggio nel constatare un declino generalizzato di valori e di una percezione della realtà che stenta a discostarsi dai margini dell'intera "gamma delle sue frequenze".

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    Annabystreet

    03/04/2014 21.49.18

    Incredibile. Come può aver venduto milioni di copie un libro bislacco come questo, pesante come questo, irritante e inconcludente come questo? Senza parole. Abbandonato dopo pochi capitoli senza alcun rimpianto.

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    cheekabey

    23/01/2014 10.46.38

    Mi è piaciuto molto. Ma non posso negare che vi sia una certa pretenziosità nella scrittura, come una sorta di rivincita della portinaia anche nelle parole usate per raccontare la sua storia.

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    Sally

    13/12/2013 15.35.08

    Abbandonato a metà, non sono riuscita ad entrare nel cuore della storia, i personaggi non mi sono piaciuti, peccato.

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    Moteia

    12/12/2013 15.37.53

    L'autrice è un'insegnante di filosofia e si sente molto questo nel libro, permeato da questa disciplina, soprattutto dalla filosofia zen giapponese. I due personaggi principali, Renee e Paloma sono due facce della stessa medaglia, il che mi ha messa in disaccordo con Paloma, quando dice di voler conoscere persone diverse da sè, perchè nel caso di Renee ha trovato la sua "anima gemella". Il cavaliere della situazione è il signor Kakuro, personaggio, a mio avviso, davvero affascinante e meraviglioso... ho avuto problemi a rivedermi e a capire fino in fondo il problema del ceto sociale, che non sento mio, e che mi sorprende ritrovare in un romanzo contemporaneo: esistono le differenze sociali, ma sono pochi, credo, al giorno d'oggi, a farsene un problema così grande per quanto riguarda la loro interazione; inoltre, non me lo aspettavo anche per il contesto francese. Detto questo, credo che in molte si sentano un po' Renee

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    elune

    16/11/2013 18.25.31

    Gli stereotipi si sprecano per non parlare dei personaggi altamente improbabili. Una ragazzina che anziché pensare a giocare pensa al suicidio per non diventare vuota come gli adulti,una portinaia con una cultura incredibile e dall'animo sofisticato che indossa una una maschera di ignoranza e sciatteria...ma a che pro? l'arrivo del l'inquilino giapponese mi ha dato l'idea di voler cercare un attimo quella forzatura per cambiare un pò la storia. Mi è piaciuto il finale drammatico ma che almeno ha dato un pò di brio. Libro Libro pessimo

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    Albertine

    22/09/2013 22.12.55

    Prendi una trama collaudate (Cenerentola, in questo caso ). Diluiscila con il brodo della tua straordinaria erudizione, senza dimenticare, però, quel tanto di indicazioni che coinvolgano l'utente nel tuo fast food culturale. Non arretrare davanti a nessun rischio di macchiettistico o di luogo comune nel disegnare i personaggi, perchè dopo decenni di soap opera, la gente se li aspetta proprio così, come nella Commedia dell'Arte. Aggiungi un po' di destino tragico, preferibilmente a sfondo familiare. A questo punto, se la prosa non è proprio banale - e qui, invece, è molto precisa e arguta - il prodotto culturale di successo dovrebbe essere stato ben confezionato.

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