La ferrovia sotterranea - Colson Whitehead - copertina
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La ferrovia sotterranea
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La ferrovia sotterranea - Colson Whitehead - copertina
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Descrizione

Vincitore del Premio Pulitzer - Vincitore del National Book Award – Candidato al Man Booker Prize 2017

La ferrovia sotterranea è una testimonianza scioccante – e politicamente consapevole – dell’eterna brutalità del razzismo, ma si legge al tempo stesso come un’appassionante storia d’avventura che ha al centro una moderna e tenacissima eroina femminile.

«Quando da bambini si scopre la storia della ferrovia sotterranea, più che a un gruppo di persone si pensa a un vero e proprio treno. Mi sono chiesto: cosa sarebbe successo se fosse stato davvero così? Tutto è nato da questa domanda...»Colson Whitehead

«Il romanzo che ho letto più di recente è stato "La ferrovia sotterranea" di Colson Whitehead; ci ricorda come il dolore della schiavitù si trasmetta da una generazione all’altra, non solo in modi espliciti, e come cambi la mente e il cuore delle persone»Barack Obama

«Il compito della letteratura dovrebbe essere proprio questo: aprirci gli occhi, metterci alla prova, emozionarci, farci cambiare»Daria Bignardi, Vanity Fair

«Non c'è spazio per nessun sentimento dentro quest'America brutale. L'unico legame possibile ed efficace è quello che lega la vittima al suo carnefice, un abbraccio disgustoso, un groviglio fisicamente inscindibile dal quale uno solo potrà salvarsi, uno solo sopravvivere»Elena Stancanelli, D-La Repubblica

«La ferrovia sotterranea» è il nome con cui si indica, nella storia degli Stati Uniti, la rete clandestina di militanti antischiavisti che nell’Ottocento aiutava i neri a fuggire dal Sud agli stati liberi del Nord. Nel suo romanzo storico dalle sfumature fantastiche, Colson Whitehead la trasforma in una vera e propria linea ferroviaria operante in segreto, nel sottosuolo, grazie a macchinisti e capistazione abolizionisti. È a bordo di questi treni che Cora, una giovane schiava nera fuggita dagli orrori di una piantagione della Georgia, si imbarca in un arduo viaggio verso la libertà, facendo tappa in vari stati del Sud dove la persecuzione dei neri prende forme diverse e altrettanto raccapriccianti. Aiutata da improbabili alleati e inseguita da uno spietato cacciatore di taglie, riuscirà a guadagnarsi la salvezza? La ferrovia sotterranea è una testimonianza scioccante – e politicamente consapevole – dell’eterna brutalità del razzismo, ma si legge al tempo stesso come un’appassionante storia d’avventura che ha al centro una moderna e tenacissima eroina femminile. Unico romanzo degli ultimi vent’anni a vincere sia il National Book Award che il Premio Pulitzer, è un libro che sembra già destinato a diventare un classico.

Periodo/Luogo/Soggetto: XIX sec., Stati Uniti, Schiavitù.
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Dettagli

Sur
2017
376 p., Brossura
9788869980879

Valutazioni e recensioni

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Monica
Recensioni: 5/5

Il tragitto e le vicende della ferrovia sotterranea ci accompagnano nella rocambolesca fuga di Cora verso la libertà. Lei, nera, la più schiava degli schiavi, è un'indomabile eroina moderna, nella quale si svelano tutti gli orrori e le brutture dell'oppressione. Un romanzo brutale, feroce e avvincente. E il lettore non può che restare aggrappato all'istinto di sopravvivenza di questa giovane donna, fino all'ultima pagina.

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Manuela1978
Recensioni: 5/5

Capolavoro! Scrittura cruda , diretta e impeccabile. Prende per mano il lettore e lo accompagna lungo un viaggio reale e metaforico attraverso la Storia con la "S" maiuscola , scuotendone bruscamente la coscienza.

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Squittii tra le pagine
Recensioni: 3/5

"Che razza di mondo è, pensò Cora, quello in cui una prigionia perenne è il tuo unico rifugio? Era libera dalla schiavitù o ancora sotto il suo giogo: come descrivere la situazione di una fuggiasca? La libertà era qualcosa che cambiava forma mentre la si guardava, così come un bosco è fitto di alberi visto da vicino ma dall’esterno, da un campo aperto, se ne vedono i veri limiti. Essere liberi non aveva nulla a che fare con le catene o con la quantità di spazio a disposizione." Cora è una schiava. Il suo destino è piantare, estirpare le erbacce e raccogliere cotone. Ceaser, uno schiavo come lei, le propone di scappare. Inizia così il viaggio di Cora che, grazie alla ferrovia sotterranea, riuscirà ad allontanarsi dalla Georgia e a giungere in diversi Stati americani: arriverà in Carolina del Sud, in cui sperimenterà un altro tipo di schiavitù rispetto alla Georgia, in Carolina del Nord, dove dovrà nascondersi grazie all'aiuto di alcuni abolizionisti, passerà dal Tennessee fino all'Indiana. In questo viaggio verso la libertà, Ridgeway, un cacciatore di schiavi, renderà la sua vita ancora più difficile. "La ferrovia sotterranea" è, in realtà, un romanzo storico ucronico. Infatti, la Underground Railroad è sì realmente esistita, ma non consisteva in una vera e propria linea ferroviaria (come è presentata nel libro), ma raccoglieva una serie di percorsi segreti tracciati dagli abolizionisti per aiutare gli schiavi africani a raggiungere il Canada o Stati in cui la schiavitù fosse stata abolita; mi sembra che col suo lavoro Colson Whitehead abbia voluto omaggiare chi, con le sue braccia, ha costruito binari di carne e di ossa. Cosa dire del romanzo? Sebbene la storia di Cora fosse toccante e coinvolgente, la narrazione frammentaria e discontinua mi ha causato non poca confusione: quasi in ogni capitolo si dà spazio al punto di vista di uno dei personaggi che popolano il romanzo e facendo dei salti temporali brevi, ma che rischiano di lasciare spiazzato il lettore.

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Recensioni

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Voce della critica

La ferrovia sotterranea, ambientata nell’America schiavista di metà Ottocento, è una storia di oggi. (...) Con questo ultimo libro, che ha vinto i due più importanti premi americani, il Pulitzer e il National Book Award, Colson Whitehead ha guardato dritto negli occhi il razzismo, che con tutte le sue svariate, infide incarnazioni, ancora affligge la nostra epoca. Dopo sette libri e diversi anni di studio e preparazione, Whitehead ha deciso di fronteggiare la pagina più scura della storia del proprio paese regalandoci un romanzo potente, che ha appassionato lettori illustri come Barack Obama e Oprah Winfrey e che ha già riscosso, meritatamente, grande attenzione anche in Italia. La ferrovia sotterranea è, senza mezzi termini, un bellissimo romanzo. Whitehead ha intrecciato con grande sapienza la ricostruzione della tragedia storica a elementi prettamente letterari. Il lavoro di ricerca che l’autore ha compiuto leggendo i memoirs degli schiavi gli ha permesso di rendere con grande realismo la vita della schiava Cora, figlia e nipote di schiave. Il suo tragitto di fanciulla ribelle, abbandonata da una madre che pare essere riuscita a fuggire nel mitico e libero Canada, è infatti segnato dalle tappe fondamentali di una iniziazione alla vita adulta e all’emancipazione politica. I capitoli, come tappe di un duplice viaggio, interiore ed esteriore, portano la protagonista a conoscere la più varia umanità. Bianchi e neri le mostreranno i vari volti dell’odio e della possibile amicizia. Nel frattempo Cora impara a leggere, amare, a sentirsi libera e, per paradossale conseguenza, a sentirsi prigioniera. (...). Whitehead ha ancorato questo racconto non solo nella storia, ma ha gettato arpioni anche nel mito e nel fantastico. (...) Con un colpo di genio, Whitehead ha trasformato la metafora della “ferrovia sotterranea” – una rete di abolizionisti realmente esistita – in una cosa reale. Questa intuizione non solo dà forma e ritmo al libro, i cui capitoli alternano le diverse stazioni raggiunte da Cora ai “ritratti” dei personaggi principali da lei incontrati per strada, ma immette la sua protagonista nel grande mito fondativo dell’identità americana. Nel cinema e nella letteratura americana la ferrovia è un simbolo immancabile del grande, utopico West. Lì, ai confini con il western, sfocia il viaggio di Cora, inedita pioniera di colore, schiava liberata che diventa tassello essenziale per la costruzione della nuova società americana. Anche noi siamo chiamati a fronteggiare nuove servitù e la nascita di una nuova realtà sociale. Forse la storia di Cora può aiutarci a capire da che parte stare.

Recensione di Stefano Moretti

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Nella Georgia della prima metà dell’Ottocento, la giovane schiava nera Cora superando le proprie paure, non avendo più nulla da perdere, decide, come aveva fatto la madre Mabel prima di lei, di tentare la fuga dalla piantagione di cotone in cui vive in condizioni disumane, sottoposta alle peggio angherie, e comincia il suo viaggio verso la libertà. Servendosi di una misteriosa ferrovia sotterranea, Cora fa tappa in vari stati del Sud dove la persecuzione nei confronti dei neri imperversa crudele.
L’idea della ferrovia sotterranea, mai realmente esistita (è bene dirlo) è una trovata affascinante: rende appieno l’idea di una strada di ferro, solida, una linea retta potente che lavora rumorosamente nascosta agli occhi dei più, come faceva la rete di aiuto con i fuggiaschi neri per portarli in salvo. Congiunge il punto di partenza, al buio, sotto terra, quando sei schiavo, a quello di arrivo, dove sei una persona nuova (letteralmente con un’altra identità) e – forse – puoi respirare a pieni polmoni. Nel libro la ferrovia esiste: è una linea servita da treni che unendo stazioni nascoste, spoglie o arredate, porta lontano dalle piantagioni. Ma non ci sono orari o destinazioni precise per affrancarsi dalla schiavitù.
La ferrovia sotterranea racconta la avventure di una donna braccata, in fuga, che deve rinunciare alla propria identità per restare libera. Il romanzo è una sequenza di avventure, incontri in chiaroscuro, personaggi buoni e personaggi malefici. È come se i vari personaggi salissero a bordo del treno ad una fermata per scendere a quella successiva. Ne restano impressi pochi: ad esempio il cacciatore di taglie Ridgeway che deve trovare Cora per lavare l’unica onta subita in anni di onorata carriera (ovvero la fuga riuscita della madre di Cora), il bambino inquietante al seguito di Ridgeway.
È sì un romanzo che parla della schiavitù dei neri d’America, della crudeltà e della cattiveria umana, dei pregiudizi e della perdita dell’innocenza…. ma non è un semplice romanzo storico: è anche un libro sulla resistenza, sulla resilienza e sulla speranza, che stimola la riflessione su cosa significhi davvero libertà, senza fare la morale. Rimane impresso il capitolo in cui Cora è finalmente riuscita a scappare e seminare i suoi inseguitori, trovando rifugio presso una coppia di bianchi che cercano di aiutarla….ma la confinano per giorni all’immobilità più assoluta in una assolata angusta soffitta: niente rumori, nessuna parola, nessun movimento. Può chiamarsi libertà? “Essere liberi non aveva nulla a che fare con le catene o la quantità di spazio a disposizione”.
Questo libro è per chi è forte di stomaco, per chi ama le fotografie senza filtri, per chi ha un una frase di Nelson Mandela tatuata e ha ricominciato da capo più volte. Agita, scuote ma in qualche modo le emozioni sono messe al riparo dalla scrittura di Colson Whitehead che è controllata, distaccata anche quando racconta le scene più cruente. Niente pathos. E per fortuna, perché immedesimarsi anche solo per un minuto in Cora costa parecchio.
Colson Whitehead ha vinto il premio Pulitzer e il National Book Award nel 2017 per questo romanzo.

Recensione di Patrizia Carrozza

 

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Conosci l'autore

Colson Whitehead

1969, New York

Scrittore statunitense, vincitore di numerosi premi, è erede del romanzo postmoderno, della saturazione mediatica che diventa meditazione sulla storia e sul suo assorbimento nella cultura del consumo. Ne L’intuizionista (Mondadori, 2019) gli ascensori diventano simbolo di sviluppo verticale e di un’ansia di promozione sociale che seduce anche i neri. Dopo John Henry Festival (Sur, 2018) mostra un mondo minacciato da un nuovo razzismo, di cui la cultura delle merci si fa veicolo e in cui la pubblicità è la principale fonte di ispirazione nella vita delle persone, mentre il postapocalittico Zona Uno (Einaudi, 2013) destruttura il genere horror. La ferrovia sotterranea (Sur, 2016) è stato un successo internazionale che gli è valso il Pulitzer...

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