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Giovanni Fasanella, Antonella Grippo

Collana: Saggi
Anno edizione: 2012
Pagine: X-286 p. , Rilegato
  • EAN: 9788820052966

Il processo che ha portato all’Unità d’Italia – non è un mistero per nessuno – è stato lento e laborioso, per certi versi anche epico: la penisola è stata a lungo un’accozzaglia di Stati in guerra fra loro, abitata da un insieme di popoli sottoposti a dominazioni diverse e per questo culturalmente molto distanti. Risuonano ancora alle orecchie le parole di D’Azeglio che, con grande lungimiranza e consapevolezza, affermò: “Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli Italiani”, a dire che, oltre ai problemi oggettivi, a rendere difficile la creazione dello Stato italiano contribuivano molti altri fattori non trascurabili.
Con questa premessa è facile immaginare che anche le prose relative all’unificazione conservino un’eco leggendaria, e che in molti siano affezionati a quell’aura misteriosa ma poco veritiera che aleggia attorno alla nostra storia. D’altra parte però, se il filo che lega il racconto storico alla finzione narrativa è piuttosto sottile, esistono verità che non è bene tacere.
È partendo da tale convinzione che gli autori di questo libro- realisti e forse disincantati al punto giusto - hanno deciso di scavare in profondità e riportare alla luce i misteri nascosti e gli scheletri finora gelosamente custoditi nell’armadio. La loro ottica non è tuttavia quella storiografica: Fasella e Grippo ammettono onestamente di non avere le competenze necessarie per un’analisi scientifica dei fatti - essendo un giornalista e un’insegnante - quanto piuttosto una ricostruzione di tipo investigativo che procede attraverso l’analisi di documenti inediti sepolti in archivi stranieri, testimonianze volutamente tralasciate e abbandonate nei luoghi più reconditi.
Così, dai sospetti sulla morte di Cavour - ucciso a suon di salassi da chi avrebbe dovuto salvargli la vita o avvelenato dalla giovane e avvenente ballerina Bianca Ronzani? – alle losche operazioni di discredito contro il deputato Cristiano Lobbia in seguito al trasferimento della capitale da Torino a Firenze, dall’omicidio di Raffaele Sonzogno direttore del “Capitale” e proprietario dell’omonima casa editrice allo scandalo della Banca Romana, e altro ancora, Intrighi d’Italia ripercorre i sessant’anni che vanno dal 1861 al 1921, nel tentativo di sfatare le “belle leggende” che per lungo tempo hanno reso “opaco il potere” e alimentato “le aree grigie in cui [hanno trovato] copertura relazioni pericolose”.
La demolizione dei miti però, si sa, costa cara e spesso miete vittime, pertanto occorre usare prudenza e individuare il momento giusto prima di farlo. Quale occasione migliore allora del Centocinquantesimo anniversario dell’Unità, scelto dagli autori, per scagliarsi contro quella “cultura dell’indicibilità” a lungo fomentata dai vari regimi italiani e inneggiare invece a quella cultura della trasparenza di cui oggi più che mai abbiamo bisogno per restituire a un “Paese senza memoria” una rilettura corretta del passato?
Intrighi d’Italia è un saggio che, con una prosa puntuale e al tempo stesso scorrevole, svela le trame nascoste della storia italiana dall’Unità fino alla Grande Guerra: un libro indirizzato a un pubblico ampio con l’intento di restituirci un’immagine del nostro Paese di ieri e di oggi quanto più possibile conforme al vero.

Recensioni dei clienti

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    guido

    29/10/2014 17.44.29

    Un libro bellissimo che svela tanti aspetti nascosti della nostra storia per capire meglio il presente.

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