Il lamento di Portnoy

Philip Roth

Traduttore: R. C. Sonaglia
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 234 p.
  • EAN: 9788806173951
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Recensioni dei clienti

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    Sid

    06/05/2015 01:17:01

    Ma che noia. L'idea di fondo mi piaceva ma, salvo alcune parti, la maggior parte dei ricordi raccontati dal protagonista sono completamente inutili, scritti in modo piatto e soprattutto ricchi di particolari pesantissimi. L'avrei lasciato dopo i primi capitoli ma ho cercato di andare avanti giusto perché è ritenuto uno dei capolavori di Roth. Forse per quando è uscito perché ha creato scalpore. Ma, per i tempi in cui siamo ora, crea solo noia. A metà ho dovuto abbandonare per evitare il tracollo.

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    Paolo

    26/01/2015 12:51:52

    Esilarante e tragico, sarcastico e dissacrante, lieve e penetrante. Insomma: il solito grande, geniale Philip Roth in uno dei suoi libri migliori. Che dire di più?

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    Zanna

    06/07/2014 15:36:44

    Forse sono di parte,adorando l'humour ebreo come poche altre cose al mondo,ma questo libro,scritto da uno dei più grandi narratori viventi,è di una superbia rara.I conflitti interiori,le paure e i limiti di un trentenne ebreo,in perenne conflitto con il suo ambiente familiare e le sue origini,indeciso fino all'ultimo se continuare a rinnegarle o,per amor di stabilità psicologica,riabbracciarle.Il tutto raccontato al suo psichiatra,attraverso un lungo flusso di coscienza dove si districa tra le sue ossessioni principali,nello stile di un caustico Saul Bellow,ancor più nevrotico e ,sopratutto,ipersessuale.Il romanzo,pur non presentando ancora la piena maturità stilistica della cosiddetta "Trilogia Zuckerman",è un capolavoro,in bilico tra serio e faceto,che un altro grande ebreo,altro grande esponente della triade sesso-laicismo-psicanalisi,Woody Allen,ha sicuramente consumato,traendone innumerevoli spunti per le sue più grandi opere cinematografiche.Consigliatissimo.

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    Giuseppe Russo

    04/02/2014 10:10:19

    «Portnoy's Complaint» (1967) è una lunga, pirotecnica mise en abîme dei principali feticci della psicologia dinamica degli anni '50-'60: la madre castrante, il padre coercitivo, l'Edipo irrisolvibile, la deviazione della ricerca identitaria sulla pulsione sessuale sfrenata. Il modo in cui Portnoy esibisce la lunga collezione di bassezze comportamentali e pulsionali al suo analista si arricchisce di spunti che saranno in parte raccolti da Woody Allen nei sui primi film, in particolare per la parossistica presa in giro dei valori comuni della moralità ebraica in un Paese, gli USA degli anni '60, la cui visione del mondo WASP ride di simili anticaglie e che attira il protagonista in modo irresistibile. Ma al di sotto della superficie grottesca si trova a mio avviso l'oggetto principale del romanzo: una riflessione senza via d'uscita sul principio di autorità e sul fatto che tale principio, pur non avendo alcuna base razionale, dimostra di funzionare, mentre tutto ciò con cui Portnoy tenta di sostituirlo non funziona. Questo è ciò che trasmette drammaticità alla sua figura e alle sue aspirazioni di scalata sociale, facendo di lui un personaggio tanto folle quanto disperato.

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    Giovanni

    24/02/2013 18:02:40

    Primo libro che leggo di Philip Roth. La storia parla di un ragazzo che si rifugia nella masturbazione e nella sessualità quasi ossessiva, principalmente a causa dell'educazione "pressante" della figura materna che lo segnerà per il resto della vita. Ci sono spunti divertenti e autoironici sulla morale ebraica. Testo scorrevole e piacevole da leggere, notevoli alcuni spunti che fanno riflettere. Autore da leggere.

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    Davide

    07/02/2013 22:53:34

    Simpaticissimo; non ridevo così dai tempi di: "Guida galattica per autostoppisti", di Douglas Adams.

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    Bafometto

    13/11/2012 11:18:19

    Niente , libro che non lascia niente. Autore tra i piu' sopravalutati della storia moderna.

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    marcello

    03/11/2012 18:57:59

    Per rileggere questo libro bisogna veramente amare Roth. Questa seduta psicoanalitica affascina per i suoi coinvolgimenti antropologici sull'educazione ebraica e lo sviluppo educazionale del protagonista : integralismo familiare,edipismo e sessualità. Difficile,pesante ma incalzante come il ritmo masturbatorio.

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    Adriana

    21/05/2012 12:06:39

    Nonostante il suo sempre presente ed apprezzato sarcasmo, per me c'è ben poco da ridere considerato che questa è la settima cantonata che prendo da Roth. Spinta, infatti, dall'entusiasmo de 'La Controvita' e 'Indignazione', mi sono affrettata a completarne praticamente la bibliografia. Ora ripongo le mie ultime speranze nella serie Zackerman (ormai l'ho comprata) augurandomi di ritrovare quel genio che avevo intravisto nei titoli citati. Wish me luck!

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    Raffaele

    17/04/2012 22:27:07

    Il punto di partenza del lungo percorso letterario di Philiph Roth, pietra miliare della letteratura moderna e, piaccia o no, punto di riferimento di molti scrittori che, con differenti abilità (e sorti) hanno tentato di emularlo. Un romanzo dissacrante ed aspro scritto in modo perfetto.

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    Nicola Intrevado

    18/09/2011 11:56:48

    Un giovane Roth, non proprio agli esordi, ancora privo delle raffinatezze psicoanalitiche delle sue brillanti opere future, ma del tutto consapevole delle sue accese potenzialita' e in termini di ricerca narrativa e analitica.La storia e' banalmente standard, persino un po' ingenua, ma solo se rapportata ai nostri tempi sfacciati, in considerazione della reticenza degli anni sessanta, relativa alla comunicazione sessuale contenuta nella letteratura dell' epoca.Una bella famigliola ebrea tipo, immersa nei suoi rituali tipo fino al collo e fino al medesimo decisa ad imporre al figlio tipo, l' io narrante, le osservazioni religiose tipo piu' ortodosse, il tutto senza esserlo in termini osservativi ai medesimi.Il rituale diventa un ricatto affettivo tipo, poi un senso di colpa devastante tipo, poi una patologia nevrotica tipo e di qui' un serrato monologo che parte dal lettino del solito analista tipo di turno.Analista che tace e ascolta il tutto, per dire una sola frase, l' ultima del libro e dare la stura all' inizio dell' analisi vera e propria.Di qui' facciamo una considerazione seria.Leggendo il libro come un mappa di tracce semeiologiche si intravedono con chiarezza gli elementi che saranno approfonditi nei lavori successivi del piu' grande degli scrittori, degni di essere letti e studiati.Il tutto condito con una chiara impronta psicoanalitica che non verra' mai meno quale unico strumento di ricerca sulla natura dell' individuo in senso universale e non solo del mondo ebraico.Roth parla a tutti parlando di se'.E, non vi e' confessione piu' sferanata di chi offre a tutti il suo mondo interiore.In fondo la psicoanalisi, teorizzata dagli ebrei, nella figura di un loro illustre ricercatore, scienza e speculazione finemente intellettuale, applicata in primis all' Uomo dei Lupi, e ad Anna O', per liberarli dai loro lacci serrati, e farli finalmente vivere come napoletani.Quindi, l' ideale nella vita e' : avere uno psicoanalista napoletano. E un paziente ebreo. Evviva.

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    maurizio

    25/11/2010 15:46:16

    Libro originale e di rottura quando fu pubblicato nel 67, oggi mi appare nulla di che se non un elenco un po scontato di obsoleti concetti psicoanalitici conditi da parolaccie. In ogni caso l'ho trovato divertente.

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    Damiano L.

    21/09/2010 19:57:08

    Da mettere nel ripiano più nobile della libreria.

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    Mary

    05/09/2010 09:34:31

    Questo libro NON lo dovrebbe leggere chi: - non ha il senso dell'ironia - si intorta e si invischia in pastoie moraliste e moraleggianti - chi non conosce e non apprezza l'umorismo tipico della letteratura ebrea contemporanea, e del cinema (tipo Woody Allen, che, si fa fatica a crederlo.... a tanti sta antipatico). Tutti gli altri apprezzeranno quest'opera, la troveranno non facile, certo complessa in molti passaggi, ma geniale come tutte le opere che escono dalla penna di Roth, a mio avviso uno dei piu grandi autori viventi. Il fatto è che... non è il libro che è complesso, lo è l'animo umano, in tutti i suoi meandri e le sue implicazioni psicologiche e psichiche. Avvincente, originale e coraggioso nelle tematiche affrontate, appassionante ed esilarante nel linguaggio, diretto, franco, immediato. A mio parere... una grande opera. Sicuramente certe opere vanno contestualizzate: io l'ho letto durante una vacanza a New York, sicuramente il contesto ha favorito, pur non aggiungendo niente alla genialità di Roth.

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    sergio

    03/06/2010 22:58:29

    questo libro non si legge .... si divora .... rapporto uomo donna, figlio padre, uomo sesso e autoerotismo, tutto trattato con profonda leggerezza. ottimo, consigliato

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    Angelo

    13/04/2010 05:55:24

    Concordo con chi ha scritto che è un libro che si legge per amore di Roth. Infatti mi sarei aspettato molto di più coinvolgente. La lettura di questo vero e proprio "lamento" mi ha suscitato diversi stati d'animo. L'esaltazione delle prime pagine è stata gradualmente sostituita dalla noia per la ripetività degli argomenti (genitori invadenti e ossessione per il sesso) Comunque lo stile è fantastico e inconfondile. Un vero talento. Ne consiglio la lettura.

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    gizzy

    29/03/2010 12:02:20

    Capitolo 2: "Seghe"! Chi potrebbe tirarne fuori un capolavoro nonostanze l'assillante tam tam del dialogo interiore che macera il protagonista tra morbosità e paura di peccare, tra la necessità fisica della "Scimmia" e la voglia di qualcosa di più borghese e rispettabile? La risposta è Philip Roth. P.s. non è un libro "facile" (e forse nememno per tutti!) ma soprattutto c'è un tempo giusto per ogni libro...trovate il vostro e riuscirete a cogliere la grandiosità di questo autore

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    Giovanna

    19/11/2009 11:49:21

    E' un libro che non mi e' proprio piaciuto. Ho dovuto sforzarmi per finirlo. Basato su un protagonista ossessionato dal sesso e dallo stereotipo della famiglia ebraica. Preferisco altri generi.

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    paolo

    06/10/2009 23:30:10

    E' una rilettura, tutt'ora in corso, e confesso la fatica di giungere alla fine. Lo ricordavo un romanzo divertente, non per l'insistenza del torrentizio "lamento" sulle avventure sessuali di Alex,quanto per il cinismo (non privo di affetto) nella descrizione della famiglia Portnoy. Ciò che allora mi divertiva, e che ora un po' mi annoia, è quello che forse è il punto debole del romanzo: la famiglia descritta con tanta, giustificata (e divertita), rabbia, non è una tipica famiglia ebrea, ma una tipica famiglia piccolo-borghese, terrorizzata da tutto, ossessionata dal conformismo, amareggiata dall'esclusione, ansiosa di rivalsa. La madre che pulisce la casa da mane a sera e inonda il figliolo delle raccomandazioni più assurde, il padre rassegnato e un po' pauroso. Ma questa non è una famiglia ebrea, è una famiglia, punto! Come spesso in Roth la fluvialità della riflessione soverchia per quantità le parti dialogate, ed è un peccato, perchè in "Lamento" la prima risulta a tratti francamente ridondante, mentre le seconde regalano momenti di grande letteratura e spesso di irresistibile comicità. E' il caso delle pagine dedicate all'indeciso rapporto con "Scimmia" Reed: le schermaglie tra lei, anelante ad una sistemazione rispettabile e lui, attratto dalla sensualità ma respinto dalla rozzezza, sono magnifiche; il racconto in prima persona del continuo alternarsi dei dubbi e degli slanci amorosi è invece decisamnete tirato in lungo. Comunque Roth si legge.

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    D.

    27/09/2009 17:57:53

    Prima lettura a 18 anni: non ero pronta,non ero maschio,non ero abbastanza spiritosa. L'ho riletto dopo che Pastorale americana,Complotto contro l'America e Zuckerman mi hanno convinta che Roth e'lo scrittore che al momento prediligo(ogni periodo della vita di un lettore vorace si caratterizza per il cambio di preferenze , e per innamoramenti letterari forsennati). Portnoy mi ha travolta,di risate e di TENEREZZA per l'adolescenza maschile.Anche se io stavo dall'altra parte, e se mi avesse avvicinata uno come Alex l'avrei scansato come la peste, ma proprio questo e'(ERA?)il problema. A differenza dei satiri contemporanei Alex mi piace moltissimo,le donne sono proprio il suo chiodo fisso, attraverso di loro cerca la soluzione al conflitto interiore ebreo-della-piccola borghesia-americana/scrittore laico e corrosivo amato dai GOYM:portandosi a letto una quantità industriale....... di ragazze-bene dell'alta società, senza peraltro trovare il punto d'equilibrio.Astenersi dalla lettura se privi di senso del ridicolo (in genere tutti quelli che vogliono "edificarsi" con le loro scarse letture, o quei "grandi fabbricatori di sensi di colpa" che non si trovano solo fra gli ebrei di prima o seconda generazione ).

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